Barone Pizzini: prima tappa in Franciacorta con Silvano Brescianini, Provaglio d’Iseo (Brescia)

Barone Pizzini, una prima tappa in Franciacorta per scoprire questa azienda dalle origini nobiliari, tra biologico, innovazione ed Erbamat

30 Gennaio 2026

Barone PizziniPrima tappa in Franciacorta insieme a Silvano Brescianini, amministratore delegato di Barone Pizzini, azienda che si trova nel paese di Provaglio d’Iseo, a sud dell’omonimo Lago d’Iseo, che rappresenta la parte più a nord della DOCG.

Assieme a lui scopriamo la storia di questa realtà, acquistata negli anni ’90 dal Barone Giulio Pizzini, appartenente ad una famiglia nobile bresciana che produceva vino sfuso e in bottiglia, ricordata anche per essere tra i fondatori della DOC, nel 1967, producendo una delle prime bottiglie di Spumante Metodo Classico con il nome Franciacorta nel 1971, oltre a partecipare alla costituzione e del Consorzio, nel 1990. Non trovando eredi, dato il non interesse della figlia, l’azienda è stata messa sul mercato, suscitando l’interesse di una cordata di imprenditori, coordinata da un commercialista del luogo, in una sorta di crowdfunding.
Così, nel 1992, si è completata l’acquisizione di Barone Pizzini, da parte di sedici investitori, mentre oggi la proprietà fa riferimento alle famiglie Colombo e Ghitti, con Silvano che gestisce il tutto quotidianamente.
Silvano non proviene da famiglie di vignaioli, a parte il nonno che allevava la vigna per una produzione di vino domestica, come avveniva in molte famiglie della zona. Dopo aver studiato all’Istituto alberghiero, la sua professione è sempre stata quella del ristoratore e sommelier, appassionato del mondo del vino, ma con alcuna esperienza pratica dal punto di vista produttivo.
Nel 1994 un tragico incidente ha portato via il socio deputato alla gestione della cantina, ritrovandosi così a prendere in mano da zero questi aspetti, parallelamente all’apertura di un ristorante adiacente alla cantina (dato in gestione nel 2010).

Un conto è riempire la bottiglia, un altro è stapparla; mi sono ritrovato nei panni di un pilota che si deve cimentare a fare il meccanico”.

Senza alcuna preparazione tecnica, ma con una passione e un’apertura mentale tale da poter affrontare questo percorso, Silviano ha iniziato a formarsi in questo settore, dal punto di vista tecnico, per poter condurre, ampliare e migliorare la storica azienda che era stata acquisita.

Barone PizziniUno su tutti è stato l’avvicinamento al biologico, in un periodo in cui questo temine identificava qualche persona alternativa che voleva remare contro alla quotidianità. Negli anni dell’esplosione dei prodotti sistemici, che hanno cancellato la “naturalezza” delle lavorazioni dei millenni precedenti, si è accesa la lampadina del rovescio della medaglia, notando che dove vengono spruzzate alcune sostanze, come i diserbanti, quello che viene colpito si secca e muore. Oltre a questo fattore, tali materie, prima o poi, raggiungeranno il terreno e di conseguenza le falde acquifere, per non parlare delle uve e dei residui che si ritrovano successivamente nel vino.
Barone PizziniDal 1996 si iniziarono ad eliminare queste sostanze dannose, una sorta di sfida finalizzata al benessere della vigna e a quello del consumatore finale. La vera sfida era quella di capire se questo approccio era fattibile o meno, oltre a schivare le critiche di amici e colleghi produttori che non avevano la consapevolezza di tale conduzione e commentavano che il risultato finale fosse ottenere solo uve marce.

Barone Pizzini ha così cambiato approccio mentale e tecnico, avviando la certificazione Bio nel 2001, uscendo, però, con la prima bottiglia certificata come “vino ottenuto da uve biologiche”, nella vendemmia 2002.

Fin dai primi anni, si sono effettuati molti studi per approfondire i vari terreni e le aree vitate, mappando la biodiversità è la qualità dei suoli in vigneto, volendo capire quali fossero le necessità di ogni appezzamento. Le lavorazioni del suolo sono state quasi del tutto eliminate, dove non sono necessarie, cercando di lavorare sull’aumento della sostanza organica, con compost autoprodotti e sovesci, dove necessario. Un esempio che riassume molte sfaccettature dell’azienda è quello della trinciatura del legno di potatura, per essere cosparso direttamente in vigna, creando nuova materia organica, senza investire tempo, mezzi, fattore umano per essere rimosso e trasportato altrove, magari per essere bruciato.
Barone PizziniIn questo, quasi, trentennio, la materia organica è aumentata dell’1%, donando fino al 30% di umidità in più alla pianta. Tutti gli studi e le ricerche che effettua Barone Pizzini sono testimoniate e condivise nel loro sito web, sia per una trasparenza verso il consumatore finale, sia per poter essere un punto di riferimento finalizzato al miglioramento della conduzione dell’ecosistema vitato.

Uno dei temi salienti da associare all’azienda Barone Pizzini è sicuramente quello dell’investimento su una delle varietà autoctone delle colline bresciane, l’Erbamat. Un lavoro che inizialmente era mirato alla salvaguardia del patrimonio genetico di quest’area, caratterizzata da una viticoltura che un tempo era a pergole, miste, con più varietà, tra cui Schiava, Merlot, Moscato e le vecchie autoctone bresciane, tra cui Sebina e Erbamat.
Barone PizziniIn una fase iniziale il lavoro di recupero delle vecchie varietà si è concentrato sulla Sebina, uva a bacca rossa individuata in un’area omonima, vicino al Lago d’Iseo. Lavoro che non ha mai suscitato questo grande interesse, che si è orientato successivamente sull’Erbamat, un’uva bianca di cui si ha una testimonianza documentata di circa cinquecento anni, il cui vino è descritto nel libro “Vecchi Vitigni Bresciani” come “utilizzato in uvaggi, essenzialmente per apportare acidità e finezza. Attualmente potrebbe essere rivalutato in uvaggi per supportare vitigni con mosti più profumati ma meno strutturati”.Barone Pizzini

A causa del campanello d’allarme del 2003 prima e del 2007 poi, con annate anomale in termini di caldo e siccità, si è voluto iniziare a diversificare il patrimonio varietale, per poter prevenire un imminente evoluzione del clima, a cui abbiamo potuto assistere nell’ultimo ventennio. L’Erbamat poteva essere la scelta giusta, date le sue caratteristiche, essendo ricco in acidità, povero di zuccheri e quindi di alcol, con scarsi polifenoli e neutro in aromaticità.

Barone Pizzini

Così, nel 2008 è nato il primo vigneto di Erbamat, circa ottomila metri, in una zona sperimentale, a pochi passi dalla cantina, con vitigni frutto di una selezione massale con individui diversi tra loro, da cui si sono individuati alcuni cloni. Cloni diversi tra loro che hanno creato un vigneto misto di Erbamat, con grappoli grandi e compatti, grandi e spargoli, piccoli e compatti, così da selezionare le piante che più potevano essere indicate per un impianto più strutturato, virus esente, un ettaro messo a dimora tra il 2016 e il 2017, in un’area più vocata su un dosso morenico molto povero, coccolata dal Lago d’Iseo e dalla brezza che scende dall’Adamello e dalla Val Camonica. Il 2017 è l’anno in cui questa varietà è stata inserita nel disciplinare, per un massimo del 10%. La storia più recente dell’Erbamat ha visto l’avvio di una selezione clonale dei primi tre cloni certificati, con un terzo impianto, le cui uve saranno vinificate per la prima volta nel 2026.

Barone PizziniOltre alle vigne di Erbamat, scopriamo con Silvano alcuni altri appezzamenti: il Pian delle Visti sul Monte Cognolo a Provaglio, Provezze, Fantecolo e Gremoni, che formano la superficie vitata di Barone Pizzini, che si attesta sui sessanta ettari, in diverse aree della parte nord della Franciacorta, comprese tra i duecentocinquanta e i trecentocinquanta metri sul livello del mare.
Le vigne hanno un’età media di quindici anni e si trovano in terreni che spaziano dai tipici morenici che caratterizzano la Franciacorta, a terreni creati con la sedimentazione dell’oceano, come nella zona di Provaglio e Provezze, che ha lasciato un suolo calcareo, con una superficie argillosa ricca di ferro. La fortuna dell’azienda è quella di avere vigneti che sono per lo più circondati dal bosco, fonte naturale di biodiversità e di regolazioni termiche, oltre ad avere “vicini di casa” che hanno sposato una visione simile, legata al biologico.
Barone PizziniI nuovi impianti si sono da sempre creati con selezioni delle vigne più vecchie, o meglio che più si sono adattate ad un determinato territorio, in un lavoro decisamente più costoso, ma con un DNA sicuramente migliore e più resistente.
È decisamente affascinante toccare con mano tutte le sfumature dei diversi territori, che si possono percepire anche dalla quantità, grandezza e dalla tipologia di sassi che si trovano tra i vigneti. Di norma dai suoli morenici si possono notare sassi più tondi, mentre da quelli di origine colluviali pietre maggiormente squadrate. Questa conformazione si riflette anche sull’architettura dei vicini paesi, dove nelle case più storiche, si possono vedere le pietre con cui sono state costruite, ricavate dalle vicine campagne e colline.

Barone PizziniSpostando il focus sulla cantina, possiamo toccare con mano una struttura ultimata nel 2006, a pochi passi dalla villa padronale, dove in una fase iniziale si svolgeva la trasformazione delle uve e l’affinamento del vino, diventata ben presto stretta e scomoda. L’obiettivo era quello di costruire un ambiente non troppo impattante verso l’ecosistema esterno, scavando una struttura sotterranea per dodici metri, che potesse essere creata con materiali locali, come la pietra di Monticelli, e soluzioni al passo con la modernità e il risparmio energetico, come pannelli fotovoltaici, ma anche prese d’aria esterne per una migliore gestione dell’equilibrio climatico e filtri per la depurazione delle acque.

Barone PizziniIn una prima area sono presenti le vasche in acciaio, tutte ben visibili dall’alto, grazie ad una passerella che, anche in questo caso, come un ristorante con cucina a vista, consente la massima trasparenza ai visitatori, permettendo di toccare quasi con mano il processo di fermentazione delle uve. Lo scopo è quello di portare uva integra in pressa, intera e senza alcuno stress, nemmeno nella cernita, che avviene esclusivamente in vigna. Le presse si caricano direttamente dalle cassette, gestendo il frazionamento in maniera puntuale per ottenere il mosto fiore dedicato alle basi spumante. Le fermentazioni sono indotte tramite lieviti selezionati, riassumendo la filosofia di Barone Pizzini che sottolinea più l’importanza delle uve che di cosa si utilizza per la loro trasformazione, paragonando tale processo alla panificazione: “è sicuramente più importante parlare delle farine che si utilizzano, piuttosto che del lievito madre, diventato più una moda”.

Barone PizziniAlcune delle fermentazioni e parte di affinamenti avvengono in barrique francesi ed austriache, contenute in un’altra sala, che ne ospita almeno quattrocento per lo più usate, assieme ad alcune botti grandi da venticinque e cinquanta ettolitri.
Parlando sempre di base spumante, le diverse pressate, vengono tenute separate, sulle fecce fini che si mantengono in sospensione tramite battonage settimanali, così da infondere una maggior rotondità e morbidezza al vino. Dopo un riposo che arriva a fine maggio, inizio giugno, il vino viene messo in bottiglia, con un tiraggio minimo, per avviare la rifermentazione.
Le bottiglie vengono conservate fino alla loro sboccatura, in un magazzino che ne ospita circa un milione, essendo la produzione annua di circa trecentodieci/trecentotrenta mila.
Barone PizziniUn piccolo segreto riguardante la sboccatura è che si adotta la tecnica del “Jetting”, ovvero l’addizione di una goccia di una soluzione, in questo caso a base di vino, all’interno della bottiglia, prima della tappatura. Questa innesca la formazione di una piccola quantità di spuma, che satura la bottiglia, a discapito dell’aria, così da ridurre la presenza di ossigeno all’interno del vino.

Le etichette prodotte da Barone Pizzini sono ad oggi sette, parlando di Franciacorta, che si sommano alle quattro dei vini rossi e due di vini bianchi.
Concentrandoci sugli assaggi delle bollicine, partiamo dalle loro basi, potendo degustare alcuni prelievi di campioni da vasche d’acciaio e barrique.
Barone PizziniUn percorso che comincia con il Pinot BiancoVigneto Troso”, ancora torbido, prelevato dall’acciaio, con note pungenti, di pera, che si caricano di sentori complessi, di burro, spezia, micetta, nello ChardonnayVigneto Gremoni” prelevato dalla barrique; per poi passare all’ErbamatVigneto Dosso” e le sue note molto delicate, tenui, di fiore bianco ed agrume, oltre ad una acidità tagliente al palato e concludere con il Pinot Nero del “Vigneto Roccolo”, e le delicate note di piccoli frutti rossi, agrume e un legno più integrato.

Barone PizziniAll’interno della sala degustazioni, che ospita diverse migliaia di visitatori ogni anno, cominciamo il nostro percorso di assaggi dei Franciacorta Barone Pizzini con il “Golf 1927”, un vino che richiama il primo campo da golf creato a Corte Franca dal Barone Edoardo Pizzini nel 1927, di cui si conservano ancora i progetti originali, libri contabili e un video. Assemblaggio di 95% Chardonnay, 5% Pinot Nero, affinamento tra i venti e i trenta mesi sui lieviti, Extra Brut con quattro grammi zucchero, senza annata. Vino la cui base riposa in solo acciaio e si presenta con note di pera, tocco erbaceo, frutta secca, leggero boisé e foglia di liquirizia, per un sorso dritto pieno, equilibrato, con una bolla fine.

Barone PizziniLa seconda bolla, anch’essa senza annata e con un affinamento simile sui lieviti, è l’unica che ha al suo interno un 7% di Erbamat, oltre ad un 70% di Chardonnay, 13% di Pinot Nero e la restante parte di Pinot Bianco. Senza dosaggio, zuccheri e solforosa alla sboccatura, regala note delicate di ananas, frutta disidratata, note salmastre, per un sorso più complesso, ben integrato e più persistente.

Barone PizziniPassando ai Millesimati troviamo il Saten 2021, Blanc de Blanc a base Chardonnay, che affina per due terzi in legno e Pinot Bianco, per poi riposare tre anni in bottiglia. Brut con quattro grammi di zuccheri, al naso esprime note più cremose, di agrume, frutta esotica, leggera crema pasticcera, che ritornano in bocca, dove è più “tondo”, con una bolla fine, discreta acidità e persistenza.

Barone PizziniProseguiamo con il Brut Naturae Edizione 2021, un Extra Brut che in questa annata presenta, in via del tutto eccezionale un residuo di tre grammi zucchero, sviluppati naturalmente. Vino a base Chardonnay per il 70% e 20% di Pinot Nero, che fermentano e affinano in legno, per un vino che si presenta con note floreali, di frutta matura, agrumi, ed erbe aromatiche, per un sorso sempre fresco e teso, dalla bolla precisa, con note sapide e abbastanza minerali, per una discreta persistenza.

Barone PizziniL’unico Rosè Barone Pizzini è sempre un millesimo 2021, che in questa annata in particolare presenta un 90% di Pinot Nero e un 10% di altre uve a bacca bianca, affinate tra barrique e acciaio. Un vino che regala note di piccoli frutti rossi, fragolina di bosco, melograno, leggera sanguinella, per un sorso preciso e verticale, animato da una discreta acidità, ma anche un buon corpo che ne equilibra le parti dure, oltre ad una discreta persistenza.

Barone PizziniPassiamo alla Riserva 2015, “Bagnadore”, prodotta nelle annate dove le uve di Pinot Nero al 55% e quelle di Chardonnay al 45% esprimono note degne di produrre un vino di questo tipo. Affinamento in legno per il vino base e almeno sessanta mesi di riposo sui lieviti prima della sboccatura, per una bollicina dalle note più complesse, ma mai stucchevoli, con un naso che regala sentori di frutta matura, agrume, cedro, ma anche spunti più burrosi, evoluti, di frutta secca, mandorla e un leggero tocco fumé. In bocca entra comunque fresco, con una buona acidità, bolla fine, pungente, buona sapidità, discreta mineralità e una maggiore persistenza.

Barone PizziniConcludiamo con una versione speciale di “Animante”, di cui ne sono state sboccate sole cinquemila bottiglie in seguito ad un lungo affinamento, di sette anni sui lieviti, anche in questo caso colmato con il proprio vino e senza alcuna aggiunta. Un vino che prende il nome di “L.A.”, Lungo Affinamento che si presenta, in questa versione di cui la base è per lo più del 2016, con sentori di mela gialla, uno spunto di agrume maturo, leggere note iodate, di ostrica, ma anche di frutta secca, per un sorso fresco, di beva, un po’ più complesso, con una buona acidità e persistenza.

Barone PizziniUn ringraziamento a Silvano che ci ha fatto scoprire la storia e le sfumature di Barone Pizzini, meritando la maglia numero 441!

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