Scapigliata, un’ultima visita in Franciacorta con Claudio e Mauro, Ospitaletto (Brescia)

Scapigliata, un ultimo calice in compagnia di Claudio e Mauro per scoprire il loro progetto, prima di lasciare la Franciacorta

31 Gennaio 2026

Un’ultima tappa di un tour alla scoperta di alcune aziende della Franciacorta che ci porta a nord di Gussago, per incontrare i fondatori di Scapigliata, Mauro e Claudio, due ex compagni di scuola dell’Istituto agrario che si sono ritrovati e hanno unito le proprie forze per dar vita ad un sogno nel cassetto.

I due amici, dopo le superiori, si son persi di vista, poiché Mauro, originario della zona di Lugana, ha intrapreso gli studi in microbiologia a Milano, lavorando per diversi anni in Sicilia, per poi tornare in Lombardia dove ha gestito gli aspetti di vigna e cantina principalmente per due aziende. Claudio, autoctono franciacortino, ha studiato agraria a Parma, vivendo prima in questa città per poi aprire un primo ristorante a Reggio Calabria e, in un secondo momento, uno a Santa Maria Ligure. Anche lui per alcune vicissitudini è tornato nelle terre natali, dove ha ritrovato il vecchio amico, iniziando nuovamente a frequentarsi, tra iniziative di degustazione, ma anche in cene con le famiglie.

Durante uno dei tanti incontri, Mauro ha condiviso con Claudio il sogno di creare una piccola realtà che potesse produrre vino artigianale, esclamando palesemente: “Ho un’idea, ma mi serve un socio”, trovando come risposta dall’amico un secco e positivo “Ok va bene!”.

Nessuno dei due aveva vigneti, né una cantina o almeno una cascina, né tanto meno un budget da investire, ma, convinti e ormai ricchi di entusiasmo per questa missione, formarono nel 2013 la società, che ha trovato in fase iniziale una poco piacevole sanzione a causa di alcuni errori documentali. Superato anche questo ostacolo, due anni più tardi, è stato individuato un piccolo appezzamento vitato di tremila metri a Monticelli Brusati, piantato a Chardonnay. Correva il 2015 e, apprestandosi a fare la loro prima vendemmia, dovevano trovare un nome e un volto alle future etichette dell’azienda. L’idea principale che aleggiava era quella di un volto femminile, ispirandosi ad una famosa azienda italiana, simbolo di eleganza, trasparenza e naturalezza, i principi su cui si è basato il progetto. In seguito al viaggio della cognata di Claudio, al Museo Ducale di Parma e all’incontro con il quadro “La Scapigliata” di Leonardo da Vinci si è identificata l’immagine che potesse rappresentare questa nuova realtà della Franciacorta, battezzandola con lo stesso nome dell’opera. Per loro un amico pittore ha disegnato un volto che richiamasse l’opera di Leonardo, così che potesse diventare l’immagine delle etichette, registrandone sia il nome sia la raffigurazione.

Nel 2018 è stato individuato un altro piccolo appezzamento in affitto, nella zona di Rodengo Saiano, di circa altri tremila metri di Chardonnay, che ha sostituito il primo, di cui non è stato rinnovato il contratto. Dal 2020, invece, si sono iniziate ad acquistare le uve di Pinot Nero di un altro micro-appezzamento di proprietà dell’azienda dove lavora a tempo pieno Mauro, a Gussago, sede anche del nostro incontro. Parallelamente all’acquisto, a circa duecento metri dalla cantina, si è investito su millecinquecento metri di vigna di proprietà, piantati a Pinot Nero, aspettando la prima vendemmia nel 2026, così da integrare sempre di più la massa critica per la produzione dello Spumante con protagonista quest’uva.

ScapigliataIn realtà, questo non è l’unico vigneto di proprietà, poiché Mauro, tra il 2011 e il 2013, ha iniziato a piantare alcune vigne resistenti, tra Bronner, Souvignier Gris, Cabernet Cortis, nei pressi del Lago di Idro, in località Ponte Caffaro, a cinquecento metri sul livello del mare e un’ora e mezza da dove ci troviamo. Anche qui la superficie vitata è di circa tremila metri e, con le uve ottenute da questo appezzamento, si ottiene un altro Spumante Metodo Classico. Queste zone sono quelle di origine della mamma di Mauro, più vocate alla coltivazione di mais, da cui si ricava la famosa farina di storo, altri seminativi e ortaggi, essendoci un terreno prettamente sabbioso, ricco di silicio, al contrario delle altre aree vitate Scapigliata, nella zona della Franciacorta dove troviamo argille rosse ferrettizzate, dove emergono lastre di calcare e selce.

Il lavoro dell’azienda sia in vigna sia in cantina si è orientato, fin dal primo momento, sulla certificazione Bio, adottando trattamenti a base di rame e zolfo, ma soprattutto intervenendo il meno possibile nel ciclo della vigna e della campagna. Alcuni esempi sono il non cimare le piante, bensì si lavora arrotolando tutti i tralci a mano in più momenti, far crescere l’erba al massimo tra i filari, evitare le concimazioni, mantenere le rese molto basse per ettaro, con circa cinquanta/sessanta quintali di produzione potenziale (anche in annate come la 2025 dove la Franciacorta in media ha avuto un 20% in più della produzione di uve).

Senza ricadere nell’esoterismo o in pratiche in cui non ci si crede, il lavoro di Scapigliata si può riassumere in uno dei pilastri di Masanobu Fukuoka, ovvero l’agricoltura del non fare. “Noi se dobbiamo decidere di fare o non fare qualcosa, optiamo per non farla, poiché la natura è sicuramente molto più brava di noi e se proprio dobbiamo fare qualcosa, dobbiamo essere ben sicuri”.

Le vinificazioni avvengono nella cantina dove lavora Mauro, utilizzando pressature molto soffici, da cui si ricava esclusivamente il mosto fiore, fatto fermentare con un pied de cuve, direttamente in barrique esauste, con un’età che arriva ai diciassette anni. In nessun processo si utilizza la solforosa e, dopo la fermentazione alcolica, avviene la malolattica su tutte le basi. Il vino base riposa in barrique fino a maggio/giugno dell’anno successivo alla vendemmia, per poi essere assemblato in acciaio, dove sosta qualche giorno, prima del tiraggio, con solo zucchero biologico e lieviti indigeni, che permettono la rifermentazione in bottiglia. Anche in questo processo e nel successivo degorgement non si aggiunge né solforosa né particolari liqueur, rispettivamente di tiraggio e d’expédition (colmando le bottiglie con lo stesso vino). I vini dopo la sboccatura riposano almeno un anno in bottiglia prima di essere commercializzati.

Le etichette, come parzialmente anticipato, sono tre e variano molto in numero, in base alle annate, che possono attestarsi sulle mille di Franciacorta a base ChardonnayNinfale”; novecento di “Refino”, Metodo Classico ottenuto dalla vinificazione delle uve Piwi (con un potenziale di duemila) e milleduecento/milletrecento di Metodo Classico, con uve Pinot Nero, che nell’annata 2020 è un Vino Spumante di Qualità, mentre nel 2021 è stato approvato come Franciacorta.

C’è da sottolineare che i due amici sia prima sia nel corso delle prime produzioni, ma non perdendo l’abitudine ancora oggi, si sono avvicinati a molte fiere e aziende artigianali, come visitatori, al fine di poter individuare quelle che più potessero rappresentare la loro volontà di produrre vini di qualità, puliti e il più artigianali possibile.

ScapigliataGli assaggi dei vini Scapigliata cominciano con il “Refino” dosaggio zero, che prende il suo nome dal toponimo della zona dove crescono le vigne Piwi da cui si ottiene questo vino. Annata 2022, con un affinamento di ventiquattro mesi sui lieviti, si presenta con note di agrume, pompelmo, bergamotto, note iodate, un tocco di foglia di liquirizia e sentori mentolati, per un sorso fresco, pungente, con una buona sapidità, abbastanza minerale e dalla discreta persistenza.

ScapigliataContinuiamo con il “Blanc de Noir” dosaggio zero, che al momento non ha ancora un nome, come nel caso degli altri due vini. Annata 2020, resta per trentasei mesi sui lieviti, che si esprime con note di una leggera frutta a bacca rossa, ma anche note di frutta secca, gelsomino, pietra bagnata, erbe aromatiche, sentori mentolati e un velo di piacevole ossidazione. In bocca entra ancora più pungente, dritto, con una buona acidità, sapido, abbastanza minerale e con una discreta persistenza.

ScapigliataConcludiamo con il “Ninfale” 2020, che prende il suo nome dal satiro boccaccesco che spunta dai cespugli e rincorre le ninfe. Quaranta mesi sui lieviti, Franciacorta DOCG, dosaggio zero, a base 100% Chardonnay, che regala note più floreali, di delicata frutta esotica, sentori di ananas e note iodate. Anche in questo caso ritroviamo una buona acidità e tensione, buona sapidità, tocco minerale e discreta persistenza.
Curiosità è che nel 2019 non si sono prodotte bottiglie di questa referenza, poiché, stante alle analisi degli acini, si sarebbe dovuto vendemmiare alla fine di una settimana di settembre, giorno che si è dimostrato troppo in là per l’acidità delle uve, che era crollata. Così, per mantenere saldi i principi di onestà intellettuale e coerenza in cui si è basata l’azienda si è deciso di non produrre una base spumante, ma dirottare su un vino bianco fermo, dal nome “Fantesca” (la matrona delle case nel periodo medioevale), che si era già proposto sul mercato qualche anno prima.

ScapigliataUn ringraziamento a Claudio e Mauro, per averci portati nel loro piccolo mondo, che si completa con la produzione di miele, principalmente millefiori, ma anche acacia, castagno e in qualche annata tarassaco. Per loro magliette numero 445 e 446.

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