Ghost Horse, ultima mattina in Napa Valley insieme a Todd, Napa (California)

Ghost Horse, ultima mattina in Napa Valley “col botto”, grazie all’incontro con Todd Anderson e l’assaggio dei suoi iconici vini

02 Maggio 2025

Ghost HorseUn’ultima mattina in Napa Valley per incontrare, finalmente, un vignaiolo che ha fatto della sua passione un’eccellenza nel mondo del vino, Todd Anderson, all’interno della sua azienda Ghost Horse.

Dopo qualche chilometro di strada dal centro di Napa, qualche curva e qualche bosco, raggiungiamo il 680 di St. Helena (una delle aree tra il centro e il nord della Regione), dove ha sede l’azienda principale di Todd: Anderson’s Conn Valley. Ghost HorseQui ad inizio anni Ottanta è cominciata la sua attività vitivinicola, trovando nelle sue origini il DNA della passione che lo ha portato a dedicarsi a questo settore.
Nato in South California e trasferitosi successivamente in Michigan, a causa del lavoro del padre, membro della U.S. Air Force, da sempre ha vissuto una vita tra le campagne americane, sviluppando un amore per la terra, che si è evoluto successivamente in quello per la vigna e la trasformazione dei suoi frutti.

Nel 1983 sono state acquistate le campagne che circondano l’attuale struttura aziendale, oltre alla casa padronale in cui ha vissuto con la madre, originaria dell’Illinois, per alcuni anni. L’idea iniziale era quella di coltivare la vigna per commerciarne le uve, ma la curiosità era talmente tanta e la voglia di sperimentare come potesse essere il risultato di quel duro lavoro in campagna, che iniziò la produzione delle prime bottiglie di vino nel 1987, sotto il brand Anderson’s Conn Valley. Vennero proposte sul mercato due etichette, rispettivamente di Merlot e Cabernet Sauvignon.
C’è da sottolineare che in quelle terre non era piantata la vigna e tutti gli impianti sono stati creati dallo stesso Todd, in anni in cui in Napa si potevano contare poco più di una settantina di produttori, dimostrandosi così uno dei capostipiti della viticoltura della Regione californiana.

Il suo approccio a questo mondo è stato quello dell’autodidatta, imparando facendo, sperimentando e sbagliando, sicuramente parlando e confrontandosi con molti amici professionisti del settore, sia californiani, ma anche nel vecchio mondo. Dopo oltre quarant’anni di vinificazioni non si è mai smesso di sperimentare e ogni annata di conduzione della vigna e di trasformazione delle uve viene interpretata quasi come un nuovo lavoro, gestendo le diverse variabili che si possono presentare, con lo scopo di migliorarsi sempre di più, anche in annate “avverse”.

Oggi troviamo un’azienda affermata nel mercato, con vigne che contano fino a trentacinque anni d’età (la maggior parte piantate nuovamente tra gli anni ’90 e nel corso del nuovo millennio, per un totale di circa undici ettari (ventisette acri) su poco più di sedici di possedimenti.

Il vero motivo per cui abbiamo raggiunto Todd è l’iconico progetto cominciato nel 2000, acquistando circa mezzo ettaro (un acro e due) nella zona di Coombsville, un’area a circa venticinque miglia dall’azienda dove ci troviamo, situata a sud-est della Napa Valley, un tempo bistrattata e denigrata dai più, a causa delle sue condizioni pedoclimatiche poco favorevoli alla viticoltura. Todd ci ha decisamente visto lungo, studiando il suo suolo, l’esposizione, la piovosità, e, anche grazie al mutamento climatico, la scelta di piantarvi esclusivamente Cabernet Sauvignon si è dimostrata vincente.
Ghost HorseRaggiunta una grotta artificiale scavata sottoterra, all’interno della proprietà di St. Helina, tra barrique, bottiglie e un tavolo per le degustazioni, ci tuffiamo nel racconto di Ghost Horse.
Fin dal primo anno, si sono iniziate a produrre quattro etichette esclusive di Cabernet Sauvignon in purezza, rispettivamente “Cabernet”, “Fantome”, “Apparition”, “Spectre”, per poi aggiungere solo nelle annate 2006 e 2009 oil “Treasury” e dal 2014 “Premonition” (sole sessanta bottiglie numerate).

Ghost HorseIl nuovo brand è stato dedicato ad un cavallo che possedeva Todd, chiamato appunto Ghost, arrivando a produrre una media per anno di duecentocinquanta/trecento casse da dodici bottiglie. Diverse etichette per la diversa provenienza delle uve e i differenti stili di vinificazione. Il mezzo ettaro dedicato a questo progetto è diviso in due aree, una più alta che presenta un terreno vulcanico più roccioso, con una temperatura leggermente più moderata e una maggiore ventilazione, mentre un blocco più basso dove il clima è leggermente più mite e il sottosuolo è di matrice sabbiosa. Anche nella scelta delle barbatelle si sono fatte diverse riflessioni, scegliendo cloni e portainnesti che potessero dare delle caratteristiche diverse ai vini, oltre a gestire la vinificazione singolarmente, “giocando” principalmente sulle estrazioni, con macerazioni più o meno lunghe e pressature più o meno impattanti.
Ghost HorseLa fermentazione alcolica viene svolta per tutti i vini esclusivamente in barrique, lasciando il vino in affinamento, dove viene effettuata anche la fermentazione malolattica, negli stessi vasi vinari utilizzando un legno 200% nuovo. 200% non è un errore di battitura, ma il vino si lascia riposare in barrique di rovere francese nuova per due anni, circa, per poi trasferirlo in altre barrique nuove per altri due anni. Le sfumature delle diverse etichette sono insite anche nella scelta del legno, dalla tonnellerie alla tostatura, di norma medio lunga “plus”.

L’ispirazione di questi Cabernet Sauvignon è sicuramente di origine francese, precisamente con influenze bordolesi. “Sono cresciuto con un palato bordolese, fin dal 1955 mio papà ha contaminato, positivamente, il mio gusto con questi vini di cui era un grande amante e appassionato”.

Più volte è stata detta la frase che in Napa il vino viene bene se sai quello che devi fare, questo per rimarcare la sua presenza, non solo in cantina, ma specialmente in vigna. Todd è quasi costantemente e maniacalmente presente tra le sue vigne, sottolineando il fatto che anche la mattina del nostro incontro alle cinque era in campagna a bordo del suo trattore. Non è possibile fare un vino che rappresenti la personalità di un produttore se non si effettuano in prima persona i lavori in campagna e si sceglie di affidare la gestione della vigna a dei consulenti. I consulenti adottano dei protocolli standard, da nord a sud della Regione o addirittura del Paese o portando modelli che funzionano in altre nazioni.
Per filosofia non si è voluta adottare nessuna certificazione, iniziando le prime sperimentazioni negli anni ’80 con agenti sistemici, abbandonati quasi subito a causa dei loro potenziali effetti negativi sia sulla salute sia sul portafoglio. Sicuramente fare il meno possibile, ma il meglio possibile è quello che può essere più efficace per la vigna, senza alcun esoterismo biodinamico (pur parzialmente affascinante in piccola scala), ma essendo in campagna per capire cosa ha bisogno una pianta in un’area e cosa necessita un’altra in una zona differente. Osservazione e sperimentazione hanno portato Todd negli anni ad aver creato un proprio approccio di conduzione della campagna, attingendo quando, secondo lui, è il meglio di ogni pratica e filosofia, senza chiudere le porte o smettere di sperimentare quanto offre l’evoluzione dei giorni d’oggi.
Il suolo viene analizzato almeno ogni tre o quattro anni e si va ad arricchire solo se necessita un arricchimento, con concime organico o con altre pratiche quali la semina di alcune essenze, tramite sovescio.
Un fattore molto importante per Todd è sicuramente l’irrigazione, una pratica vista come origine di tutti i mali da molti viticoltori ma, secondo lui, necessaria per il benessere delle vigne, ovviamente se ha bisogno di acqua. “Se vedo che la vigna ha bisogno di acqua, irrigo, anche se poco prima della vendemmia, non voglio che la pianta vada in stress”.

Ghost HorseTra le chiacchiere assaggiamo anche un calice di Chardonnay, prodotto dal 2012 e ottenuto con uve di un caro amico che possiede alcune vigne a Napa. Un vino che fermenta e affina in barrique nuove di rovere francese e si presenta pieno al naso, con sentori di agrume molto maturo, cedro, bergamotto, ma anche note tropicali, di ananas, per un sottofondo burroso, speziato, di pepe bianco e sfumature di polvere da sparo. Al palato presenta un buon corpo, ma anche freschezza e beva, con una buona acidità, mineralità, abbastanza sapido e persistente.

Durante i primi anni di produzione dei vini Ghost Horse queste bottiglie, che si sono inserite nell’olimpo delle bottiglie migliori del mondo, non sono state pubblicizzata e sono rimaste quasi segrete, fino ad essersi fatta conoscere tramite i vari critici e giornalisti che hanno cominciato a divulgare il progetto, fortunatamente senza far montare la testa a Todd o farlo smontare dal suo trattore!

Ghost HorseÈ il momento di assaggiare i rossi targati Ghost Horse, con il primo Cabernet che porta il nome della varietà e si presenta, nella sua annata 2020, delicato al naso, con sentori di frutta rossa matura, ma anche mora, alloro e un tocco di mirtillo sotto spirito che lasciano spazio ai sentori terziari di liquirizia fresca, ma anche cacao e pepe nero. In bocca entra deciso, con un buon corpo, ma ottima beva, mineralità, sapidità, un tannino delicato e non irruente oltre ad una buona persistenza.

Ghost HorseDa notare il design unico nel suo genere, con vetro personalizzato e serigrafato, sempre a rappresentare il cavallo che ha battezzato l’azienda, il cui disegno sulla bottiglia che cambia negli anni (di solito ogni tre o quattro).

Assaggiamo anche “Apparition”, sempre nella sua annata 2020, le cui uve hanno effettuato una macerazione più lunga e una pressatura maggiore, così da avere una maggiore estrazione. Al naso si percepisce maggiormente la frutta sotto spirito, tra cui la prugna, ma anche note di peperoncino, un tocco ematico, di tabacco dolce, caffè, spezie per un sorso più profondo, ma sempre di beva, con un grande corpo, ben bilanciato da una buona spalla acida, mineralità, discreta sapidità, tannino setoso, morbido e molto persistente.

Ghost HorseCuriosità è che a breve verrà lanciato sul mercato un nuovo vino, dal nome “Effrewant”, che significa “spaventoso” in francese, di cui abbiamo l’opportunità di assaggiarne in anteprima l’annata 2023, direttamente dalla barrique. Vino che si presenta fresco e scalpitante, con un’ottima frutta al naso, e un sottofondo balsamico che lo differenzia dagli assaggi precedenti, pur mantenendo un’ottima beva e bilanciamento in bocca, con un tannino ovviamente più verde, che troverà la sua rotondità, grazie ad un successivo affinamento in bottiglia. Altra peculiarità di Ghost Horse è che i vini una volta imbottigliati sono immediatamente disponibili sul mercato, lasciando la scelta di essere aperti subito o dopo qualche o diversi anni al cliente finale.

Ghost HorseUn ringraziamento a Todd per la sua disponibilità, le chiacchiere e la sua grande umiltà, in attesa di rivederci a breve in Italia per un tour di cantine del Bel Paese.

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