James Cole, il risultato del blend dei fondatori, James e Colene, Napa (California)

James Cole, una piccola realtà famigliare che ha preso vita a lato della Silverado Trail, grazie alla passione di James e Colene

01 Maggio 2025

Ultima tappa di una giornata alla scoperta della Napa Valley all’interno del cuore pulsante dell’azienda James Cole, in compagnia di Kate, che dal 2015 si occupa dell’accoglienza e delle degustazioni. Un’appassionata di Italia e Venezia che vive metà dell’anno a Tokyo (dove a breve si trasferirà per seguire il marito nella propria professione) e ha passato molte delle sue vacanze estive a Lido di Venezia.

Vista la bella giornata, ci accomodiamo nella parte esterna per godere degli ultimi raggi di sole e approfondire la storia di questa realtà famigliare. Un progetto nato dalla passione per il mondo del vino dei fondatori James e Colene, battezzandolo con l’unione dei propri nomi. Le prime radici dell’azienda hanno preso vita nel 2000, quando la coppia ha acquistato un vecchio maneggio per i cavalli, di circa undici acri (poco meno di quattro ettari e mezzo), cominciando a trasformarlo piantando la vigna, tutta attorno allo stabile principale. Scavando nel passato dei due, scopriamo che James, originario del Canada, proviene dal settore dell’importazione e distribuzione di vino, mentre Colene, californiana, si è occupata principalmente di marketing e finanza. I due si sono incontrati grazie ad amici in comune, che hanno organizzato un incontro conoscitivo al buio ed è sbocciata fin da subito una grande complicità che li ha fatti innamorare e convogliare a nozze dopo circa un anno. James ha lasciato il Canada per amore, trasferendosi con la moglie a San Francisco, dove attualmente la coppia vive assieme ai due figli.

La decisione di fondare la propria azienda è stata un grande incognita che la coppia si è presa poco dopo la loro unione, un ulteriore sposalizio, questa volta in ambito professionale, che li ha maggiormente legati in qualcosa di rischioso, ma eccitante ed adrenalinico al tempo stesso. Oltre al nome, frutto dell’unione dei nomi dei due protagonisti si è scelto fin da subito un simbolo che fosse rappresentativo della coppia, ovvero una statua che è stata acquistata assieme, all’inizio della propria relazione, a Laguna Beach, denominata “Umbrel”, la quale rappresenta un uomo intento in un tuffo.

Nel corso degli anni l’azienda James Cole è cresciuta per arrivare al target che vediamo oggi, rispettando le caratteristiche di una piccola realtà, che si compone di circa tre ettari vitati a Cabernet Sauvignon (oltre a qualche filare di Malbec) e una produzione di bottiglie che si attesta sulle tremilacinquecento casse per anno (quarantaduemila bottiglie). Curiosità è che le bottiglie prodotte non sono distribuite nel settore HoReCa, ma la vendita avviene soltanto attraverso l’iscrizione al wine club e pertanto solo al cliente finale.

Parlando di vigna, ci troviamo in un corpo unico che si basa su un terreno vulcanico, parzialmente calcareo e in alcune aree ricco di scheletro, specialmente in un’area marginale (“Poets Corner”) dove il Cabernet si presenta in pochissima quantità, con grappoli molto piccoli, ma estremamente concentrati.

Sfortunatamente quest’area, come molte della Napa, è soggetta ai numerosi incendi; uno su tutti quello del 2017 che ha distrutto parte dei vigneti coinvolgendo anche una delle strutture dedicate ad alcune attrezzature.

Ad oggi non sono presenti alcune certificazioni, ma il lavoro in vigna è limitato a lavorazioni manuali e pochissimi trattamenti, grazie anche all’ecosistema molto favorevole di quest’area, dove le piogge non sono molto frequenti e non ci sono problemi di gelate o grandinate. Si utilizza la tecnica del sovescio, al fine di evitare la propagazione di erbe infestanti e si cerca di favorire un ecosistema utile agli insetti impollinatori che si occupano in maniera naturale di quelli antagonisti. In fase di vendemmia, che avviene tendenzialmente dalla prima o seconda settimana di ottobre in poi, se c’è troppa quantità d’uva si cerca sempre di selezionare quella migliore, lasciando in pianta i grappoli non all’altezza.

La cantina è a dieci minuti dai vigneti, nell’area di Calistoga, dove è presente anche un secondo progetto avviato dalla coppia qualche anno fa, una sorta di “hipster winery” ricavata in una vecchia stazione di rifornimento, denominata Tank Garage Winery. Qui si producono vini meno classici che solitamente non sono mai gli stessi e variano di anno in anno, con bottiglie rivestite da etichette più giovanili e bizzarre.

Tornando a parlare di James Cole, la filosofia produttiva è quella di ottenere vini che siano accessibili e di pronta beva, con un range che vada a soddisfare le diverse occasioni della settimana, dall’aperitivo, alla cena con amici all’occasione più importante. Anche per questo motivo, vengono acquistate delle uve di Chardonnay e di Grenache, per la produzione rispettivamente di un vino bianco e un rosè, così da avere una gamma di etichette più ampia rispetto al solo Cabernet Sauvignon, che è l’uva “signature”, più identitaria, dell’azienda e di questo territorio.

James ColeLa nostra degustazione inizia proprio con questi due vini in successione, cominciando con il Grenache, prodotto riprendendo lo stile della Vallée du Rhône, con un minimo contatto sulle bucce. Annata 2023, vinificato ed affinato in solo acciaio, si presenta al naso con note di fragola, ciliegia, ma anche melone, leggermente agrumato, con un tenue pompelmo rosa, un sottofondo erbaceo, di erbe aromatiche come l’origano. In bocca entra molto fresco, verticale, con una ricca spalla acida, buona beva, discreta persistenza, un bicchiere tira l’altro, soprattutto in una bella giornata di sole.

Continuiamo con lo Chardonnay 2022 di cui il 20% riposa in barrique di legno francese per circa venti mesi, per poi essere integrato alla restante parte della massa che affina in acciaio. L’idea di base è quella di avere un vino che non abbia un’eccessiva struttura, celebrando la parte varietale. Al naso è ben bilanciato, con note di frutta matura, pesca gialla, un tocco tropicale, di ananas, polvere da sparo, sentori leggermente burrosi e un sottofondo di crema pasticcera, oltre ad una velata speziatura di pepe bianco. Al palato è dritto, con una buona acidità, minerale, sapido, con una buona persistenza.

Il primo rosso degustato è “Tyson” 2021, vino dedicato al figlio della coppia, 55% Cabernet Sauvignon, 32% Malbec, 8% Petit Verdot, 5% Zinfandel, blend che può variare in base all’annata. Un vino definito “Party Started Wine”, che affina per circa diciotto mesi in barrique francesi per il 60% nuove. Al naso è decisamente fragrante, con note di frutta rossa, fragolone maturo, lampone, un leggero tocco di peperone e un leggero sentore di pepe nero. Al palato mantiene il trend dell’acidità dei vini precedenti, abbastanza minerale e sapido, con un tannino già delicato e setoso, oltre ad una buona persistenza.

Passiamo al Malbec 2022, un vino non sempre disponibile, utilizzando per lo più questa varietà nei vari blend e dimostrandosi una delle poche aziende che lo propone anche in purezza. La prima volta è stato prodotto nel 2005 volendo sperimentare l’espressione di quest’uva in un microclima favorevole come quello della Napa Valley. Un vino che affina sempre in barrique nuove per il 60%, per diciotto mesi, dai sentori di prugna, frutti di bosco, rosa rossa, un po’ più “scuro” del precedente, con note anche terziarie, tendenti al cioccolato e spezia dolce. In bocca è comunque verticale, con una buona acidità, fresco, minerale, con una buona sapidità, tannino mai invadente e persistente, con una leggera nota amarotica sul finale.

Continuiamo con il Cabernet Sauvignon 2022, solitamente in purezza, ma in qualche annata con un 5% di Merlot, il quale affina per venti mesi in barrique francesi, anche in questo caso per il 60% nuove. Al naso troviamo una frutta fresca che anticipa sentori terziari come il cioccolato, un tabacco dolce, sentori erbacei, ma anche un leggero tocco ematico e un sottofondo balsamico. In bocca entra comunque pieno e deciso, con un buon corpo, ma un sorso di grande beva e finezza, buona acidità, mineralità e sapidità, tannino molto delicato, buona persistenza e prospettiva di invecchiamento.

Una conclusione speciale con una delle RiserveSuede”, che tradotto significa letteralmente “pelle di camoscio” per la sensazione che regala al palato, ripresa anche nella percezione visiva e tattile dell’etichetta. Ogni anno ne vengono prodotte circa centoventi/duecento casse (l’equivalente di millequattrocentoquaranta/duemilaquattrocento bottiglie) con uve 96% Cabernet Sauvignon, 4% Cabernet Franc che fermentano in legno nuovo per almeno due mesi, a freddo, così da ottenere una lenta estrazione. Assaggiamo l’annata 2019, che regala sentori di frutta più matura e scura, con mirtilli, prugna, note di sotto spirito, ma anche sottobosco, liquirizia, un sentore terroso, ma anche di grafite, pietra e foglia bagnata. Annata appena messa in commercio che regala un sorso fresco, con buona acidità, minerale, abbastanza sapido, con un tannino più pronunciato e dalla ricca persistenza. Curiosità è che per questa etichetta non si fa uno storico e viene venduta di anno in anno, lasciando ai clienti scoprire la sua evoluzione nel corso del tempo.

Oltre ai vini assaggiati, l’azienda produce anche altre etichette, quali: Pinot Nero, altre interpretazioni di Cabernet Sauvignon e alcuni uvaggi, sempre in rosso e sempre come protagonista principale il Cabernet Sauvignon.

Prima di lasciare l’azienda, uno sguardo all’interno della struttura principale, dove è stato creato un ambiente che riporta ai vecchi saloon americani, contornato di barrique usate e arredato con due pezzi di storia americana: una Harley Davidson degli inizi del 1900 e una Corvette cabrio del 1959.

In attesa di rivederci in Italia o a Tokyo, un caro saluto e un ringraziamento a Kate!

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