Cantine Barbera, con Marilena Barbera a pochi passi da Menfi (Agrigento)

Cantine Barbera, tarda mattinata assieme a Marilena Barbera, all’interno del suo quartier generale a pochi passi da Menfi

30 Maggio 2025

Siamo a pochi passi da Menfi e dopo aver sfidato qualche strada chiusa e i giri pindarici del navigatore, arriviamo finalmente da Cantine Barbera, dove ad accoglierci troviamo la sua protagonista principale Marilena Barbera.

Un luogo che fa subito dimenticare lo stress quotidiano e ti permette di ammirare una splendida vista sulle campagne circostanti, godendo dei profumi dei vari fiori e piante aromatiche che Marilena ama coltivare nel giardino esterno alla sua cantina.
Ci sediamo in uno dei tavolini esterni per approfondire la storia di Cantine Barbera e poterci rilassare in compagnia della produttrice, che ci svela essere reduce da un grande lavoro di piantumazione di milletrecento piante di ulivi Nocellara del Belice, in poco più di quattro ettari.

Accarezzati da una piacevole brezza scopriamo che Marilena, originaria di Menfi, ha svolto gli studi universitari in Scienze Politiche presso l’Università di Firenze, avendo da sempre avuto il sogno di dedicare la sua vita ad una carriera diplomatica. Erano i primi anni Novanta e la politica era costituita da una platea prettamente maschile, riservando il gineceo a ruoli di segretarie o poco più. Un plateale esempio è quello di un concorso a cui ha partecipato, in seguito ad un master di specializzazione, dove si sono presentate sette donne e tre uomini. Il risultato è che i due posti disponibili sono stati assegnati a due uomini.
Il suo desiderio e ambizione sono pian piano scemati e, volendo comunque ottenere una sua indipendenza lavorativa, grazie anche allo zampino di un amore giovanile, c’è stata la possibilità di trasferirsi in Friuli. Un cambio non da poco dalla soleggiata Sicilia alla piovosa e nevosa cittadina di Tarvisio. Durante questi anni, archiviando il tema diplomatico, ha svolto l’attività di segretaria per un consulente del lavoro, parallelamente ad un secondo master universitario in diritto tributario a Verona, il quale le è stato offerto grazie agli ottimi risultati nel conseguire la laurea. Scappata dopo circa un anno dalle fredde terre nordiche si è iscritta come praticante commercialista a Palermo, per poi conseguire l’abilitazione alla professione.

C’è da dire che la famiglia di Marilena ha dagli anni Venti del secolo scorso alcuni vigneti per la produzione di uve, che un tempo venivano vendute quasi per la totalità, ad eccetto di un limitato quantitativo vinificato per un consumo personale, o destinato ad amici e parenti. La trasformazione avveniva per lo più nelle botte grandi di nonno Calogero, per tutti Lilly, il quale ha tramandato tale tradizione anche a papà Pietro. Proprio Pietro tra il 1994 e il 1995 cominciò a pensare che il vino non dovesse più essere esclusivamente un “affare di famiglia”, avendo il desiderio di sviluppare una produzione di bottiglie da poter vendere anche ai bar e ristoranti della Regione. In quegli anni in Sicilia si stava vivendo un periodo di grande fermento nel mondo del vino, con produttori, che oggi sono talvolta molto affermati nel mercato, i quali stavano iniziando ad imbottigliare le prime bottiglie e proporle sia nel mercato nazionale sia internazionale.
Si iniziò così a lavorare nel garage di famiglia, con alcune vasche e materiali rudimentali come alcuni contenitori di acciaio da mille litri, un torchio di legno e un imbuto per imbottigliare.

Una prima fase che è durata circa tre o quattro anni, periodo in cui Marilena si è occupata della gestione di tutte le sfaccettature burocratiche, oltre che della promozione e commercializzazione delle bottiglie. Bottiglie che stavano iniziando ad aumentare in quantità e venivano sempre più richieste dai locali delle varie province della Sicilia, in cui venivano consegnate direttamente dai produttori.
Forti dei feedback positivi dal punto di vista commerciale, tra il 2000 e il 2001 si edificò lo stabile dove ancora oggi trova sede Cantine Barbera.
Purtroppo, nel 2006 è mancato papà Pietro e, con pochissime nozioni legate alla parte produttiva sia di campagna sia di cantina, Marilena ha dovuto cimentarsi con questi aspetti, prendendo in mano le redini dell’azienda di famiglia, non solo dal punto di vista burocratico, ma anche da quello produttivo.

Nelle prime fasi si è appoggiata al consulente enologo del padre, un piemontese che negli anni è diventato protagonista affermato nel mondo del vino, lavorando anche con alcuni ragazzi locali, freschi di laurea in enologia, che iniziarono ad apportare idee innovative e dirompenti, rispetto alle classiche pratiche che si studiavano nei libri.

Questi anni sono stati per Marilena fondamentali per apprendere tecniche di conduzione della vigna e di trasformazione delle uve, portandola ad una totale autonomia nel 2010, producendo il suo primo vino e diventando l’unico punto di riferimento per campagna, cantina, promozione e commercializzazione dei vini di Cantine Barbera.
Un percorso che l’ha fatta approcciare prima alla produzione del vino, per poi concentrarsi sempre più sulla campagna, convertendo prima l’azienda in biologico, ufficialmente dal 2013 e successivamente alla biodinamica.
Marilena ha spostato il focus nella gestione dei vigneti per ottenere uve il più qualitative possibili, nel rispetto della pianta ed in base all’andamento delle varie annate.

Ad oggi, oltre ai prodotti consentiti dal biologico, si adottano i preparati biodinamici 500 e 501, oltre a preparati, tra cui valeriana, achillea, equiseto e un macerato di fico d’india e aloe. Le piante grasse per antonomasia resistono alla siccità e mescolando l’aloe al fico d’india, che contiene alcuni specifici batteri, si realizza un consorzio benefico sia per la pianta sia per il terreno. Il composto viene spruzzato sulle foglie e limita le scottature di queste ultime, dimostrandosi un alleato molto prezioso in queste terre molto calde; se invece si mescola alla zeolite e si inocula nel sottosuolo, si creano delle bollicine di acqua che trattengono l’umidità.

Cantine Barbera si compone di quindici ettari di vigna e circa sei ettari di uliveto, avendo piantato i nuovi alberi di Nocellara del Belice citati poco fa. Si allevano esclusivamente varietà autoctone, tra cui Inzolia, Nero Avola, Grillo, Cataratto, Zibibbo, Alicante, Frappato e quasi tutti gli appezzamenti sono abbastanza vicini tra di loro, trovandosi principalmente a sud di Menfi, dove i terreni sono molto variegati. Si può facilmente capire la conformazione di quest’area definita “Terre Sicane”, da una carta che è stata appositamente creata qualche anno fa. Questa zona, che comincia a sud di Palermo e si apre sul mare, delimitata naturalmente dai fiumi Belice e Carbo è di matrice vulcanica, trovando la parte centrale del vulcano sottomarino a Montevago (dove si è formata anche un’area termale, ricca di zolfo). In quest’area, la più antica, sono presenti sedimenti rocciosi, che si sono mescolati con argilla, detriti e altri materiali portati dai corsi d’acqua che sfociano sul mare.
Piccola parentesi: tra i vari substrati, in un’area chiamata “al Genovese” è presente un terreno calcareo estremamente interessante per la produzione di vini bianchi e frizzanti. Qui si trovava una vecchia vigna, ahimè sostituita da pannelli solari.
Notizie tristi a parte, c’è anche da sottolineare che nel corso del 2025 ci dovrebbe essere il censimento delle sedici Contrade che caratterizzano l’area di Menfi, così da avere una più accurata zonazione e una riconoscibilità anche in quelli che sono i vini prodotti.

Curiosità degli impianti è che dal 2007 vengono fatti tutti tramite selezione massale di vecchi vigneti, grazie ad un collaboratore che si occupa di innestare le gemme sui portainnesti e dar vita alle nuove barbatelle, ricche di una genetica che conta decine di anni.

La raccolta delle uve avviene tendenzialmente per vigneto, rispettando vinificazioni separate anche in cantina, nelle annate migliori, altrimenti si uniscono le varie masse per ottenere quanto di meglio si può da ogni singola vendemmia. Cantine Barbera avrebbe una capacità produttiva di circa novantamila bottiglie, considerando gli ettari vitati a disposizione, ma i risultati effettivi sono molto inferiori, contando ventottomila bottiglie nel 2024 e trentacinque mila nel 2023. La produzione si divide tra le quindici e le diciotto/diciannove etichette, che non sono sempre disponibili ogni anno, ma solo se una determinata vigne presenta le peculiarità per produrre un determinato vino, puntando molto sulla longevità di un prodotto finale (fattore fondamentale che Marilena indica criticamente come “snobbato” dalla DOC di Menfi).

Dando uno sguardo alla cantina si possono incontrare sia vasche in acciaio, anfore, ma anche barrique esauste, botti grandi e botti troncoconiche. Non c’è una regola fissa per la vinificazione delle uve e si valuta di vendemmia in vendemmia la qualità e le caratteristiche dei grappoli, al fine di procedere con il percorso che meritano. Tendenzialmente le fermentazioni vengono avviate da un pied de cuve, che attiva i processi di trasformazione di tutte le varietà, che successivamente trovano il percorso più coerente in base ad una determinata annata, valorizzandone le caratteristiche migliori.

In realtà per la fermentazione ogni anno si creano diversi piedi per avviare le fermentazioni, di cui uno con uve a grappoli interi comprensivo dei tralci, un altro con la feccia delle botti o anfore delle vendemmie precedenti e un terzo solo con uve e senza solfiti, così da capire quale utilizzare in base all’uva che entra in cantina durante la vendemmia.

Tra le varie etichette si contano quattro linee principali: “Easy Menfi”, dove troviamo cinque vini freschi e di beva definiti “quotidiani e facili da condividere e per scoprire l’area di Menfi”; “Terroir”, cinque interpretazioni di varietà autoctone di diversi Cru basati su sottosuoli differenti; “Fatti a Mano”, quattro referenze ottenute da fermentazioni esclusivamente spontanee e più “liberi” nella loro espressività sia nella vinificazione sia nell’assaggio e “Tradizione”, tre etichette dalla grande personalità e senza tempo, espressione del terroir oltre le mode e i pregiudizi.

Ci vorrebbe qualche giorno per scoprire al meglio tutti i vini e le interpretazioni che Marilena dà sia alle varietà, ma anche al territorio, con le sue sfaccettature principalmente provenienti dai diversi sottosuoli.

Tra le chiacchiere ci dedichiamo ad alcuni assaggi, cominciando con l’InzoliaTivitti” 2023, proveniente da una vigna del 2007 a ottocento metri sul livello del mare, vinificata ed affinata in solo acciaio.
Un ingresso nel mondo dei vini di Cantine Barbera che si presenta molto fresco, con note agrumate, buccia di limone, cedro, note salmastre, un sottofondo di macchia mediterranea, spunti erbacei e di origano. In bocca spicca la sua sapidità, ma anche discreta spalla acida e mineralità, per un sorso di beva e dalla moderata persistenza.

Piccola curiosità, dal prossimo anno in etichetta verrà posizionato un nuovo QR code, che oltre a riportare tutte le informazioni previste dalla legge, indicherà che i vini sono “prodotti con uva, solfiti e confezionati in atmosfera protetta”, essendo l’azoto e un pizzico di solforosa gli unici due alleati di Marilena.

Il secondo assaggio è di GrilloCoste al Vento” 2023, della linea “Terroir” con uve che effettuano una macerazione di sette giorni, per poi essere pressate e trasformate in vino, il quale affina in vasche d’acciaio sulle sue fecce fini per almeno sei mesi. Vino che ci regala note profumate di tiglio, nespola matura, agrume, leggera macchia mediterranea, un tocco tropicale e un sentore sempre iodato. In bocca regala grande sapidità e freschezza, con note minerali e una buona persistenza.

Concludiamo con un terzo bianco, lo ZibibboAmmàno” 2024, bottiglia numero 1638 di 2616, appartenente alla linea “Fatti a Mano”. Anche in questo caso le uve effettuano una macerazione, di circa due settimane in legno tronco conico, per poi affinare per otto mesi nelle anfore.
Un vino che anche in questo caso non manca di profumi, spaziando dalla pesca gialla a zagara, buccia di arancia, chinotto, un tocco di miele agli agrumi, ma anche sentori di lavanda e tè verde.
Al palato si percepisce la sua aromaticità, entrando comunque fresco e di beva, con una costante sapidità, discreta mineralità, un leggerissimo tannino e una discreta persistenza.

Prima di salutarci una novità di Cantine Barbera: da quest’anno si sta puntano sempre di più sull’accoglienza in cantina, organizzando incontri ed aperitivi nella sua parte esterna, grazie anche al prezioso aiuto dell’amico di Roberto, giocatore di tennis e cuoco provetto, con un occhio di riguardo alla cucina vegana e senza glutine.

Dopo una lunga chiacchierata e qualche assaggio, salutiamo Marilena, in attesa di ritrovarci presto per scoprire tutta la gamma dei vini Cantine Barbera!

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