Cantine Giovinco, assieme ad Antonino alla scoperta di una giovane realtà con alle spalle più di cent’anni di storia
02 Giugno 2025
Festa della Repubblica che non ci impedisce di cimentarci in una nuova avventura in cantina, a pochi passi dal centro di Sambuca di Sicilia, dove ha preso vita da qualche anno una giovane realtà: Cantine Giovinco.
In compagnia di Antonino andiamo a scoprire le radici della sua famiglia e quelle dell’azienda, balzando al 1920 quando si hanno le prime testimonianze dell’allevamento della vigna da parte di bisnonno Vito, in Contrada Sgarretta, dove ancora oggi è presente il corpo vitato principale di questa realtà.
Cantine Giovinco è cresciuta sia in estensione sia a livello imprenditoriale con nonno Carlo, il quale è stato uno dei fondatori della vicina Cantina Sociale di Sambuca, conferendo tutta la sua produzione e sperimentando qualche vinificazione “per uso personale”.
Nel corso degli anni la stessa strada è stata perseguita dallo zio di Antonino, Vito, consulente enologo anche di altre cantine siciliane e uno dei primi estimatori e produttori di bollicine della Trinacria, avendo creduto e credendo fermamente nel Nerello Mascalese.
Il 2021 è stato l’anno della svolta, in cui si è deciso di non voler conferire più la propria produzione, per investire in un nuovo brand che rispecchiasse l’identità della famiglia, forti di un’esperienza più che centennale. Il nuovo team, oltre che da zio Vito, vede come protagonista sua figlia Anna Giovinco, nelle vesti di enologa, Antonino per la parte di vendite e marketing (dopo alcune esperienze nello stesso ruolo in altre cantine) e sua sorella Delia, la creativa di famiglia, sia per le degustazioni, ma anche per dare un tocco unico alle bottiglie, che poi scopriremo.
Solo due anni fa, nel 2023, c’è stata l’occasione di rilevare la proprietà dove ci troviamo oggi, appartenuta ad una storica azienda di Sambuca, con l’idea di accentrare tutti gli aspetti produttivi e il progetto di investire nell’enoturismo. I lavori di ristrutturazione della struttura sono quasi giunti al termine, creando un ampio spazio pavimentato esterno da sfruttare nei mesi più caldi (la gran parte dell’anno in questa zona) e una sala finestrata al piano superiore, così da poter godere del panorama della vigna adiacente. La vigna più limitrofa alla cantina è da sempre proprietà della famiglia Giovinco e, nell’opera di rinnovo, si sono piantati due ulivi e sacrificata qualche pianta di vite, al fine di creare uno spazio da sfruttare per aperitivi e cene all’interno del vigneto stesso.
Dando uno sguardo alla parte esterna, ad accogliere i visitatori in cantina, non si può non notare il murales di Lorenzo Maniscalco, artista ed insegnante di matematica locale che ha interpretato con i colori della Sicilia, giallo e verde uniti al color vinaccia del vino rosso, racchiudendo geometricamente il logo di Cantine Giovinco in due scene della viticoltura, che alternano la fatica della raccolta e trasformazione delle uve e quella più goliardica dei festeggiamenti con un calice di vino.
Piccola parentesi: tra le varie attività si è aperto anche un bistrot nel centro di Sambuca, un progetto personale di Antonino, assieme ad un socio, i quali hanno voluto proporre una “cucina della nonna” siciliana, leggermente rivisitata, con piatti della tradizione, come il macco di fave, le polpette, la pasta con le sarde, agnello, brociolone, ma anche salumi e formaggi locali, essendoci diversi produttori a chilometro zero. Dovremmo sicuramente tornare per provare questa cucina, che fa venire la colina in bocca, accompagnati da qualche calice di vino, con una proposta che si spinge da ovest ad est della Sicilia (oltre a qualche etichetta nazionale ed internazionale), al fine di rimarcare le aree di produzione di Cantine Giovinco.
Oggi troviamo un’azienda che conta circa cinquanta ettari, di cui trentacinque sono vitati e quindici di uliveto, con un’estensione limitata nel raggio di pochi chilometri, il corpo più storico a Contrada Sgarretta e gli impianti più recenti attorno all’azienda. Ci troviamo tra i centocinquanta e i quattrocento metri sul livello del mare e tendenzialmente i terreni sono tutti uniformi, di matrice argillosa che necessita diverse lavorazioni al fine di essere ossigenati al meglio, i quali consentono una vita media della vite, nel pieno della sua produzione, di circa venticinque/trent’anni. Nei pressi della cantina è presente anche un lago, che negli anni si è purtroppo sempre più ridotto, ma resta un bacino idrico importante, soprattutto in tempi di siccità.
Cantine Giovinco è certificata Bio dal 2006, trattando con solo rame e zolfo, oltre ad effettuare del sovescio quando necessario.
Oltre all’idea di sostenibilità in vigna, l’azienda tiene molto ad essere sostenibile anche negli altri processi, adottando pannelli solari che gli permettono di essere totalmente autonoma, ma anche cartoni prodotti con carta riciclata e riciclabile e bottiglie più leggere, intraprendendo la strada della certificazione Sustain.
Nel corso degli anni si è investito nelle varietà autoctone, come il Grillo, Catarratto, Nero d’Avola, Nerello Mascalese, con alcune internazionali quali Chardonnay, Syrah e Merlot (quest’ultima in fase di sostituzione).
La famiglia Giovinco, viste le consulenze di zio Vito nella parte orientale della Sicilia, ha investito nel 2011 anche sull’Etna, in tre versanti, per un totale di tre ettari: a Randazzo, Biancavilla, Santa Venerina.
Proprio con le uve dell’Etna si sono ottenute le prime etichette; tre vini rispettivamente: un bianco a base di 80% Carricante e 20% Catarratto; un rosato da Nerello Mascalese e un rosso, che solo il primo anno è stato ottenuto esclusivamente da uve di Contrada San Lorenzo, con un 95% Nerello Mascalese e un 5% di Cappuccio.
Nel 2022 si sono cominciate le vinificazioni anche delle altre uve, per due anni una cantina terza, mentre dal 2024 all’interno della nuova cantina, acquistata già completa di strumenti e materiali all’avanguardia e completata con una moderna linea di imbottigliamento, al fine di essere totalmente autonomi nei vari processi.
Qui possiamo vedere diverse vasche in acciaio tutte a temperatura controllata, ma anche tonneau e barrique, oltre ad un frigo che contiene circa ventimila bottiglie di Metodo Classico, che riposano prima di essere sboccate.
Infine, per completezza, è stato creato un piccolo laboratorio per le analisi, ecosistema di zio Vito, che tiene alla precisione maniacale in tutte le fasi del processo di selezione delle uve e vinificazione.
Oltre ai vini dell’Etna, la cui linea ha preso il nome di “Tre Versanti”, è stata creata una linea più fresca e di beva dal nome “Alma”, che comprende un Catarratto; Grillo; un rosato a base di Nerello Mascalese e un Nero d’Avola. Dai vigneti di Contrada Sgarretta sono prodotti un secondo Nero d’Avola e un Grillo, mentre a breve verrà lanciato sul mercato anche un nuovo vino, blend di Chardonnay e Grillo, affinato in legno. La produzione di Cantine Giovinco si è attestata sulle cinquanta mila bottiglie nel 2024, con l’ambizione di raddoppiare nel 2025.
Cominciamo i nostri assaggi nella nuova area esterna, coccolati dalla tipica brezza di questa zona, con il Metodo Classico Riserva Extra Brut (scritta riportata in etichetta, anche se si tratta un Pas Dosè), che riposa più di cinquanta mesi sui lieviti, ottenuto da uve Nerello Mascalese.
Vendemmia 2020, prodotto in sole cinquecento bottiglie, porta in bottiglia il bollino “affinamento esteso” per rimarcare il fatto del lungo affinamento e si presenta al naso con note fresche di gelsomino, rosa bianca, ma anche note agrumate e di zagara. In bocca entra dritto e pungente, con una grande acidità, discreta sapidità e mineralità, un tipico tocco amarotico in sottofondo e una discreta persistenza.
Una curiosità è che Cantine Giovinco vuole offrire ai propri ospiti un ambiente dove possano godere di una degustazione rilassante e non troppo tecnica, senza il pressing di orari prestabiliti e limiti schematici negli assaggi, così da far godere di un’esperienza più conviviale rispetto a molte degustazioni più impostate.
Passiamo ad una seconda bolla, il Metodo Classico rosato Extra Brut (pur essendo valido lo stesso discorso del dosaggio del precedente vino) vendemmia 2022, ottenuto sempre da uve Nerello Mascalese, che restano a contatto in pressa per circa due/tre ora. Un trenta mesi sui lieviti che regala note più ricche al naso, di agrume, arancia, ma anche fragolina, melograno e piccoli frutti rossi, per un sorso dalla bolla più piena, mantenendo sempre una buona acidità, con una discreta mineralità e sapidità, ancora un po’ fresco di sboccatura e da assaggiare nuovamente tra qualche mese.
Altra curiosità, già in parte anticipata, è che ogni vino porta nella sua retro etichetta una poesia diversa, scritta dall’artista di famiglia, la sorella di Antonino, Delia.
Il primo bianco che assaggiamo è il Grillo 2024, del vigneto Sgarretta, uno dei più vecchi dell’azienda, con i suoi venticinque anni d’età. Un vino le cui uve effettuano per un paio di giorni una criomacerazione, per poi essere vinificate ed affinate in solo acciaio. Si presenta al naso con note aromatiche di albicocca, ananas, zagara, litchi, per un sorso ricco in acidità, freschezza, con un’aromaticità che si percepisce anche al palato ma non stanca, anche in questo caso con una discreta sapidità e mineralità e buona persistenza.
Passiamo al Catarratto 2024 della linea “Alma”, per toccare con mano questi vini pensati per essere più immediati e di beva, il quale si esprime più timido al naso, con note agrumate ed erbacee, maggiore acidità al palato, di grande beva, buona freschezza, sapidità e discreta persistenza.
Il mondo dei rossi si apre con il Sambuca DOC Nero d’Avola 2022, essendo Cantine Giovinco l’unica azienda che produce un vino di questa che è il più piccola DOC dell’Isola. Nero d’Avola 100% che affina sei mesi in tonneau che regala al naso note di frutti rossi, fragolone maturo, lampone, una nota erbacea, tocco di spezie, ma anche sentori fumè e di leggero cioccolato. Al palato entra pieno, con un buon corpo, discreta mineralità e sapidità, dalla buona beva, tannino moderato e buona persistenza.
Ci spostiamo sul lato orientale della Sicilia, dove nel 2019 è stato ottenuto l’Etna DOC San Lorenzo, con uve 95% Nerello Mascalese e 5% Nerello Cappuccio. Il suo percorso prevede un affinamento di dodici mesi in barrique e almeno dodici in bottiglia. Una produzione di nicchia, per un vino che è stato riproposto nel 2022, uscendo dalla sola Contrada, per mancanza di uve. Al naso esprime note di piccoli frutti rossi, ciliegia, melograno, ma anche rabarbaro, china, noce moscata, grafite, bastone di liquirizia, note di tabacco, un inizio di sottobosco. Nonostante i suoi sei anni è un vino che scalpita, ricco di freschezza, con una buona acidità, sapido e minerale, con un tannino che emerge maggiormente, un tocco fumè e una buona persistenza.
Esperienza a tutto tondo con la famiglia Giovinco, in attesa di tornare ad esplorare Sambuca e magari provare i piatti della tradizione, nel nuovo locale di Antonino.


