Markus Divinus, nuova tappa alla scoperta delle cantine maltesi tra varietà autoctone e varietà internazionali
26 Agosto 2025
Seconda tappa maltese nella cantina Markus Divinus, la quale prende il nome dal figlio del suo fondatore, Markus, pur non essendo ancora nato quando è cominciato il progetto, situata a poche centinaia di metri dal centro di Dingli, in località Zafrana.
Coccolati dalla brezza dell’orario aperitivo, poco dopo le diciassette e trenta, ci sediamo a fianco di uno dei piccoli vigneti dell’azienda per scoprire la storia di questa “boutique winery”, con lo sfondo della cattedrale del paesino di Dingli.
Insieme al produttore Mark scopriamo che la produzione di vino è per lui un hobby nato nel 2005, occupandosi tutt’ora di supply chain per un’azienda multiservizi.
Vent’anni fa si è avvicinato al mondo del vino con la curiosità e volontà di capire che cosa stesse succedendo nella sua isola, dal punto di vista vitivinicolo, quasi geloso della cultura centenaria di Italia e Francia. In un panorama dove le cantine si potevano contare in una mano Mark ha iniziato a scavare sulle origini della viticoltura maltese, focalizzandosi sull’individuazione di vecchie vigne di varietà autoctone, riscoprendo piante di oltre cinquant’anni dei due vitigni principali: Gellewza e Girgentina.
Vigne che erano sparse qua e là sull’isola di Malta, iniziando così a stabilire alcune relazioni con i contadini che le possedevano, al fine di cominciare un grande lavoro di sperimentazione nella vinificazione di queste due uve. Per undici anni si sono fatte delle micro-vinificazioni con circa mille bottiglie per anno e almeno un totale di trecento diversi vini, il tutto nel garage di casa a Rabat, con l’aiuto di qualche serbatoio in acciaio e il supporto di strumenti quasi rudimentali. Il tutto fino al 2017, quando si cominciò la definizione di un progetto di stampo più strutturato, iniziando ad etichettare e commercializzare i vini, non solo agli amici, ma anche ai ristoranti e locali di Malta.
Markus Divinus è cresciuta negli anni mantenendo l’integrità filosofica dei primi tempi, ossia quella di voler valorizzare le varietà autoctone, sommando le vinificazioni di vitigni internazionali e non, che si trovano sull’isola. Proprio per questi motivi i vigneti di proprietà si limitano a meno di mezzo ettaro, ma si lavora in stretta collaborazione con viticoltori del posto, in quasi venticinque parcelle dislocate da nord a sud di Malta e una decina di diversi proprietari. Un poutpourri di terreni che spaziano dal calcare, all’argilla, alla terra rossa a più o meno scheletro e sabbie, accomunati dall’influenza del mare e da una costante ventilazione.
Gestendo piccoli appezzamenti vitati si può avere il presidio di quelle che sono le lavorazioni, stabilendo un rapporto molto stretto con chi li conduce, pur cercando di essere quasi sempre presenti per i vari trattamenti, potature e soprattutto durante la vendemmia.
La conduzione delle vigne si può tradurre in una sorta di biologico durante la stagione, con il solo utilizzo di rame e zolfo, e, se necessario, viene effettuato qualche trattamento sistemico all’inizio della stagione. Nell’isola si combatte principalmente con l’oidio e gli uccelli si nutrono dell’uva, allontanati con alcuni dissuasori sonori.
Nel 2019 è stata costruita la cantina, su tre diversi piani, sfruttando una vecchia struttura che fungeva da magazzino per le munizioni durante la Seconda guerra mondiale. Al primo piano si può vedere lo shop e sala degustazioni dei vini Markus Divinus, mentre al meno uno si trova la cantina per le fermentazioni, con la sala degli acciai, mentre all’ultimo piano sotto terra è presente la barricaia, dove affinano i vini. Qui si trova anche una piccola libreria delle annate passate prodotte da Mark.
L’idea alla base delle vinificazioni è quella di essere il meno interventista possibile, gestendo circa il 90% delle fermentazioni con lieviti neutri, e per la restante parte lasciare che il processo parta spontaneamente. I lieviti utilizzati dipendono dalla varietà, lavorando con circa otto diversi ceppi, a seconda dell’uva da fermentare, selezionati nel corso degli anni, così da ottenere risultati più precisi e centrati nei vini finali. Il tutto viene svolto a temperatura controllata, lasciando il giusto tempo al processo. Quando il vino è stabile viene travasato e lasciato affinare o in legno (da sei a trentasei mesi dipendentemente dalla tipologia) o in acciaio.
Oggi si producono circa seimila bottiglie per anno, divise in una decina di etichette di cui: un Pet Nat, tre vini bianchi, un rosè e quattro rossi.
Tra le referenze troviamo il Pet Nat a base di uve Girgentina “Zi Mariè”; il bianco “Zafrana”, con uve 45% Girgentina, 24% Vermentino, 22% Sauvignon Blanc, 9% Chardonnay; “Zareen”, 90% Sauvignon Blanc e 10% Chardonnay, affinato in barrique per circa quattordici mesi; “Zaren”, a base di uve a bacca bianca con affinamento in damigiana di vetro; il rosato di Syrah al 65% e 35% Sangiovese, affinato in solo acciaio.
Per quanto riguarda il mondo dei rossi troviamo “Adon”, blend di 35% Gellewza, 35% Syrah e 30% Merlot, il quale affina per diciotto mesi in barrique; “Yehudit”, 47% Cabernet Sauvignon, 33% Sangiovese, 20% Cabernet Franc, affinato per quattordici mesi in barrique; “Grezz”, 67% Merlot e 33% Cabernet Sauvignon, un bordolese affinato per ventiquattro mesi in barrique; “Solum” un 100% Syrah ottenuto da una parte di vendemmia tardiva di questa varietà in blend con quelli raccolti regolarmente e anche in questo caso il periodo di affinamento è di ventiquattro mesi in barrique ed infine il vino dolce “L-Imzabbab”, 100% Merlot ottenuto da uve appassite in pianta e un affinamento in damigiane di vetro.
Curiosità è che i nomi spaziano tra richiami ad amici e famigliari e riferimenti alla terra o alle contaminazioni culturali dell’isola. Per esempio, Yehudit è il nome della mamma di Mark, Grezz della nonna, Zaren era un contadino che lavorava le terre maltesi, mancato più di una decina di anni fa, mentre Zareen significa oro in persiano e Solum è un chiaro riferimento al suolo dove crescono i vigneti allevati.
Gli assaggi cominciano con il Pet Nat a base di Girgentina dimostrandosi il primo ancestrale prodotto sull’isola di Malta, bottiglia appena rilasciata sul mercato. In questo caso l’uva fermenta per una quindicina di giorni, interrompendo il processo con quaranta grammi di zucchero, concludendo così la fermentazione in bottiglia. Un vino dai sentori di cedro, buccia di limone, crema pasticcera, uno spunto fumè, zagara, crosta di pane, pasticceria, tiglio, gelsomino. In bocca entra dritto, fresco, con una buona beva, non spicca in mineralità, presenta una moderata sapidità, la bolla è cremosa e non invadente, discreta la persistenza.
Continuiamo in bianco con “Zafrana” 2023, che significa letteralmente “zafferano”, una dedica all’omonima area dove sorge la struttura della cantina. Un blend che negli anni è sempre stato di Sauvignon Blanc e Chardonnay, il quale nel 2023 ha visto come protagoniste Girgentina, Vermentino, Sauvignon e Chardonnay in minima parte. Vinificato ed affinato in solo acciaio la bottiglia numero 1215 di 1434 bottiglie prodotte in questa annata, si presenta con sentori molto freschi, agrumati, di limone, pompelmo, un tocco ananas, leggere erbe aromatiche, timo, anice stellato e un sottofondo erbaceo. In bocca entra con una buona beva e freschezza, sapido, abbastanza minerale, con una discreta acidità e persistenza.
Un piccolo focus sul logo individuato e progettato da Mark, il quale rappresenta le ali di lucifero, prima di essere cacciato all’inferno; un simbolo che ben si presta al termine “divinus” scelto sia con un’accezione divina, ma anche nel richiamo latinista al mondo del vino.
Per continuare il focus sulle autoctone passiamo ad “Adon”, 2022, che prende il nome dal secondo nome di Markus. Questo vino è un blend di Gellewza, Syrah e Merlot e durante la fermentazione dell’autoctona Gellewza vengono utilizzate le bucce della Girgentina in una sorta di ripasso per caricare maggiormente i sentori della prima uva. Un vino che viene affinato per il 25% in barrique americane e 75% in barrique francesi. Bottiglia numero 105 di 955 che regala sentori delicati di ciliegia croccante, fragolone, cipria, un tocco di rabarbaro, vaniglia, sentori ematici, di grafite, un inizio di sottobosco e spezia dolce. In bocca si presenta con una buona beva, freschezza, tannino delicato, buona spalla acida e sapidità, con un tocco minerale e discreta persistenza.
Ad oggi anche il figlio Markus, dopo aver studiato agraria alle scuole superiori è presente al fianco del padre in azienda, avendo l’obiettivo di consolidare questa realtà famigliare ed arrivare a produrre circa diecimila bottiglie a target, puntando a valorizzare sia le varietà autoctone, anche in purezza e concentrandosi su qualche bollicina, che ovviamente si presta all’ambiente marino dell’isola di Malta.
Markus ci svela che, oltre a concentrarsi sulle uve della sua isola, sta portando avanti alcuni progetti anche in Francia e California, rispettivamente a Pommerol e a Santa Rita, introducendo a stretto giro un’etichetta di Pinot Nero a marchio Markus Divinus, ma prodotta oltre oceano.
Un tuffo tra le varietà autoctone e le internazionali, con qualche tocco anche d’Italia, tra Vermentino e Sangiovese, grazie a Mark e alla sua azienda Markus Divinus.


