Bosco de Medici, tra il Vesuvio e gli scavi di Pompei (Napoli)

Bosco de Medici, tardo pomeriggio e sera immersi nella storia dei vini a sud del Vesuvio, ripercorrendo l’eruzione di Pompei e degustando i prodotti dell’azienda

04 Settembre 2025

Bosco de MediciTardo pomeriggio di settembre al confine con gli scavi di Pompei, nell’area più a sud del Vesuvio, dove sorge il cuore pulsante dell’azienda Bosco de Medici.

Ad accoglierci Margherita e Maddalena, che si occupano, la prima (arrivata in azienda per servire le colazioni) della parte amministrativa, commerciale, di incoming, prenotazioni, ma anche degli aspetti legati ai matrimoni e relazioni con i tour operator; mentre Maddalena, che in quel giorno ha compiuto gli anni, è la sommelier dell’azienda e dell’adiacente ristorante di proprietà.

Bosco de MediciUn’esperienza a trecentosessanta gradi per scoprire i numerosi volti che caratterizzano questa tenuta, che comincia dall’ingresso al ristorante, dove si può notare una sala che contiene alcune vasche in acciaio di medio-piccolo formato, oltre a qualche barrique e tonneau usate e anfore toscane in terracotta. Una piccola anticipazione che suggerisce le differenti vinificazioni e micro-vinificazioni che portano ad avere un numero elevato di etichette che andremo a scoprire nel corso della serata, frutto del lavoro dell’enologo dell’azienda Vincenzo Mercurio.
Bosco de MediciIn realtà questa è una parte della cantina che si trova in un casale adiacente, dove sono presenti più vasi vinari, tra cui altre vasche in terracotta interrate, utilizzate sia per macerazione che affinamento del vino. Bosco de MediciQueste sono un must dell’azienda per richiamare la tradizione delle vinificazioni e conservazione del vino in epoca romana, pur essendo, a quei tempi tutt’altra bevanda talvolta aromatizzata, oltre a richiamare i vicini scavi di Pompei, dove si sono trovate testimonianze di coltivazione della vite e produzione di vino.

Bosco de MediciIl nostro tour nella proprietà dell’azienda comincia a bordo di una sorta di caddy station wagon, che ci porta a scoprire le varie aree di Bosco de Medici. Tra una tappa e l’altra scopriamo la storia di questa azienda che, come anticipato, non è impegnata nella sola produzione di vino e nasce dai Palomba, una famiglia di albergatori di Pompei, fondatori dell’Hotel Diana nel centro del paese, i quali, nel corso degli anni ’90 hanno acquistato la tenuta dove ci troviamo, al cui interno era presente qualche vigneto, oltre ad alcuni ruderi di vecchie strutture contadine.
Bosco de MediciUna decina di anni più tardi, grazie ai nipoti di Raffaele Palomba si è voluta ripristinare quella grande proprietà per dargli non uno, ma più volti diversi. Così grazie a Giuseppe, Sonia, Raffaella ed Emiddia oggi troviamo sia l’azienda agricola alla conduzione della vigna per la produzione di vino in bottiglia, ma anche una struttura ricettiva con diciotto camere, quattro suite e piscina aperta nel 2015 (struttura rinnovata nel 2024), un centro equestre, il ristorante dedicato agli ospiti del resort e un casale destinato ai matrimoni e ricevimenti, ristrutturato durante il periodo del covid.Bosco de Medici

L’ambizione più grande di Bosco de Medici è quella di far conoscere questa zona della Campania, sia nel suo aspetto tristemente storico, ma anche per quanto riguarda la parte enoturistica.

Bosco de MediciUno dei punti più importanti dell’azienda, è quello nel giardino adiacente al vecchio casale restaurato, dove è stata posizionata la pietra con inciso lo stemma dei Medici, raffigurante una “M con sopra una corona, ritrovata nella proprietà. Dopo una serie di ricerche si è scoperto che quest’area era il bosco di caccia della famiglia dei Medici, da cui è stato fisiologico attribuire il nome dell’azienda a Bosco de Medici. Dopo l’eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo queste terre furono abbandonate, essendo state sommerse di materiale vulcanico, fino all’arrivo di Federico Secondo, il quale iniziò il loro recupero e bonifica creando, appunto, una sorta di tenuta di caccia, tradizione portata avanti dal successore Carlo d’Angiò.

Bosco de MediciProprio vicino al casale, dove si stava festeggiando un matrimonio, si può scoprire una testimonianza della viticoltura risalente ad un centinaio di anni fa, con una pianta di Piedirosso che ormai ha preso il sopravvento a fianco ad un vecchio muretto di pietra.

Parlando di ettari vitati, Bosco de Medici possiede un unico corpo a sud ovest del vulcano, una zona molto battuta dalle eruzioni.
Quest’area, come nei Campi Flegrei e nell’Isola di Ischia, vede come protagonista un substrato puramente vulcanico, creato dalle eruzioni esplosive e non effusive del vicino Vesuvio, con un materiale piroclastico che si è propagato fino a qualche centinaio di chilometri di distanza. Un terreno drenante e permeabile, molto minerale e ricco di potassio, che ha permesso di far resistere i vigneti alla fillossera, continuando oggi a piantare vigneti a piede franco. Curiosità è che, tra i lapilli, possiamo trovarne di più bianchi/grigio chiari, testimonianza di attività vulcaniche più antiche, mentre alcuni più scuri che risalgono ad attività più recenti, come, per esempio, quella del 1944.
La propensione è quella di allevare solo vitigni autoctoni, tra cui Caprettone, Falanghina, Aglianico Pompeano, Piedirosso.
Una delle varietà principe della zona è il Piedirosso o “Per’e Palummo”, dal colore del suo raspo che nel periodo di maturazione diventa rossastro, ricordando le zampe dei piccioni. Questo viene spesso paragonato al Pinot Nero, per le sue caratteristiche fini, eleganti e con un colore non troppo intenso, godendo in aggiunta della vicinanza al mare e delle influenze del terreno vulcanico.

La conduzione della vigna è certificata bio, utilizzando solo rame e zolfo, senza alcun prodotto di sintesi, nel massimo rispetto dell’ecosistema, dove gli insetti non mancano e nemmeno le api, con cui si ottiene il miele a marchio aziendale.

Bosco de MediciNon solo coltivazione della vigna, ma anche di un grande orto di cui i prodotti vengono utilizzati nel ristorante dell’azienda o trasformati, grazie alla collaborazione con aziende terze. Qui si coltivano varietà per lo più autoctone e locali tra cui il pomodoro irpino, la papaccella napoletana (un tipo di peperone che viene messo sotto aceto e servito nel periodo di Natale con il baccalà), il pomodorino del Piennolo, il datterino Vitiello, i piselli Centogiorni e molto altro. Bosco de MediciUna coltivazione che viene ripetuta anche in alcuni possedimenti sul Vesuvio e si completa di alcune aree con piante aromatiche sparse nella tenuta, sempre con il fine di essere utilizzate nella cucina del ristorante.

Bosco de MediciUn’altra tappa di questa visita ci porta a scoprire un’area a ridosso degli scavi di Pompei, precisamente all’esterno della Porta di Sarno, alle spalle dell’anfiteatro, dove è stato scoperto un cimitero romani, scoperto grazie ad alcuni lavori di ripristino. Qui è stata ritrovata la tomba di Marco Venerio, uno schiavo diventato liberto e sacerdote di Augusto di cui si è trovato il corpo mummificato, pratica concessa solo a persone di un certo rilievo, di cui erano ancora visibili i capelli ed un orecchio. Gli scavi e il ripristino di questa zona della tenuta sono stati affidati all’università di Valencia, città dove si trova il corpo. Un’opera di ricerca non ancora terminata che sta portando a galla nuove scoperte, di cui però non c’è ancora alcuna anticipazione.
Parlando sempre di storia è presente anche una parte di strada che porta ai vicini resti di Pompei, oltre ad un canale borbonico, il quale si racconta essere uno dei motivi che ha condotto alla scoperta dell’area archeologica che oggi conosciamo.

Il nostro percorso ci porta all’interno del maneggio, voluto da una delle sorelle, Sonia, assieme al marito, essendo appassionati di questa attività e di cavalli, contando sessanta esemplari principalmente olandesi ed irlandesi, oltre a venti poni. Questi animali godono di un grande spazio dove la musica è sempre accesa, avendo dimostrato che è complice di un clima di benessere.

Bosco de MediciRitornando al punto di partenza e a parlare di vino, Bosco del Medici produce una media per anno di circa trentamila bottiglie, tra le quali troviamo un ricco assortimento di etichette. Cominciamo con due bollicine Metodo Charmat denominate “Vesuvius”, rispettivamente 100% Piedirosso, in rosè e 100% Falanghina in bianco. In ordine crescente di importanza troviamo la FalanghinaTalìa”, vinificata ed affinata in solo acciaio, come il “Pompei Rosso” a base Piedirosso, mentre il CaprettonePompei Bianco” riposa tra acciaio ed anfora per circa il 30% della massa. Di seguito gli uvaggi della linea “Lavarubra”, che prevedono solo acciaio, il primo Piedirosso per l’85% e 15% Aglianico, mentre il secondo in bianco con un 85% Caprettone e 15% Falanghina. È presente anche un rosato a base Aglianico, affinato in solo acciaio, che prende il nome di “Kleio”. Troviamo un’interpretazione di Aglianico che fermenta ed affina per sei mesi in tonneau dal nome “Erato” e un Aglianico che riposa in legno di diversi formati per circa un anno “Agathos Gold Edition”. Prima di passare agli altri rossi, due bianchi “Dressel 19.2”, con uve Caprettone della parcella che ne da il nome, le quali fermentano restando a contatto in anfora, per un affinamento tra anfora ed acciaio e “Odeion”, una Falanghina che affina per circa un anno in legno di rovere di diverso formato. Concludiamo la gamma delle etichette Bosco de Medici con tre interpretazioni di Piedirosso: “Agathos”, che fermenta in acciaio ed affina in tonneau per dieci mesi; “Edonè”, che affina per un anno in terracotta ed, infine, “Tirso”, che riposa per ventiquattro mesi in tonneau.
A completare la gamma dei prodotti dell’azienda l’olio, le creme di Mandarino, Melone, ma anche limoncello e le grappe di Melannurca (mela tipica campana), Pellecchiella (albicocca caratteristica del Vesuvio), Catalanesca (antica varietà d’uva a bacca bianca della Campania).

Bosco de MediciPer assaggiare i vini e i piatti proposti all’interno del menù, ci accomodiamo in uno dei tavolini esterni del ristorante.
Cominciamo gli assaggi con il “Pompei Bianco” 2024, 100% Caprettone che in quest’annata ha visto un 30% della massa che ha effettuato una macerazione in anfore di terracotta, mentre la restante parte acciaio. Vino dai sentori di gelsomino, ginestra, camomilla, nespole, albicocca e una nota leggermente sulfurea, il quale entra in bocca con un’ottima freschezza, ricco di sapidità, minerale, con una buona acidità, discreto corpo e persistenza.

Bosco de MediciPassiamo alla FalanghinaOdeion” 2024, che effettua una macerazione e fermentazione in legno, per poi riposare negli stessi contenitori per circa un anno. Un vino dal carattere più aromatico, con sentori di mela verde croccante, spunto di litchi, erbaceo, tocco iodato, per un sorso ricco in acidità, buona sapidità, mineralità e persistenza.

Bosco de MediciTra un assaggio e l’altro qualche affettato e formaggio locale accompagnato da alcuni fagottini di pane farcito e verdure del vicino orto.

Bosco de MediciIl terzo bianco è “Dressel 19.2” 2023 100% Caprettone, vinificato ed affinato in anfore di terracotta, il quale si presenta con sentori di agrume, bergamotto, cedro candito, frutta gialla più matura, mele cotogne, miele, macchia mediterranea per un sorso più corposo, ma sostenuto da una buona acidità, sapidità, ricco in persistenza.

Bosco de MediciSpostandoci sul mondo dei rossi assaggiamo “Edoné” 2024, 100% Piedirosso, una delle varietà che si contraddistingue in queste zone attorno al vulcano. Già citato da Plinio il Vecchio, in questo caso viene interpretato con una macerazione di circa venti giorni in terracotta per poi affinare per un anno nello stesso vaso vinario. Vino che regala note molto fruttate, di frutti rossi, ma anche un inizio di sottobosco e peperone verde, spezie, pepe nero e un sottofondo sulfureo. In bocca entra dritto e verticale con una discreta acidità, abbastanza sapido e minerale, con un tannino setoso ed integrato e una buona persistenza.

Bosco de MediciInfine, “Agathos Gold Edition” 2020, Aglianico che riposa un anno in legno di diverso formato e si presenta con sentori di frutti neri e frutti di bosco, mirtilli, more, note di sottobosco, viola mammola, spezie, pepe nero. In bocca entra con un ottimo corpo, morbido, rotondo, ma sostenuto da una buona spalla acida, sapidità, mineralità, tannino che fa da contorno e ottima persistenza.

Bosco de MediciLa vera conclusione di serata è stata la Grappa a base di Catalanesca, un’uva che un tempo si consumava a tavola, piantata per lo più sul Monte Somma, l’ex vulcano collassato su sé stesso, di fianco al Vesuvio. Dal 2006 le prime sperimentazioni di vinificazione per capirne i risultati, sia come vino, ma anche utilizzando le sue vinacce per produrre la Grappa (dal 2011 si può commercializzare come Catalanesca del Monte Somma IGT).
C’è da sottolineare che questa varietà proviene dalla Catalogna, come lascia immaginare il suo nome, importata dal Re delle Due Sicilie Alfonso I d’Aragona. Si narra che il monarca si fosse innamorato di una giovane ragazza di Somma Vesuviana, incontrata per caso in occasione della vigilia della festa di San Giovanni Battista. Durante questa festa era tradizione che le giovani nobili portassero come pegno d’amore una piantina di orzo ai propri amati, in cambio di offerte per poter aumentare il prestigio della manifestazione. Così, la diciottenne Lucrezia d’Alagno, offrì una piantina proprio a Re Alfonso, il quale si innamorò di lei e iniziò una storia d’amore tra l’allora cinquantottenne Re e la fanciulla diciottenne. Il Re decise di regalare alla giovane delle barbatelle di uva “catalana”, che vennero piantate tra Somma Vesuviana e Terzigno. Questa varietà e la sua storia sono giunte fino a noi, mentre il Re, che voleva far annullare il suo matrimonio direttamente dal papa, morì poco tempo dopo e Lucrezia venne cacciata in un castello aragonese.

Bosco de MediciDopo la ricca visita, la cena, le degustazioni e molta cultura, non poteva mancare la consegna della maglia numero 410 per Margherita e 411 per il compleanno di Maddalena, ringraziando entrambe per averci fatto scoprire il mondo Bosco de Medici.

 

Torna in alto