Anzivino, fine giornata in Alto Piemonte in compagnia di Andrea Anzivino, seconda generazione di una famiglia destinata a produrre vino
23 Gennaio 2026
Una giornata di visite in cantine dell’Alto Piemonte che si conclude nella piccola realtà famigliare Anzivino, situata nel centro di Gattinara, scendendo dalla Valsesia. Ad accoglierci Andrea, che rappresenta la seconda generazione di questa azienda fondata dal padre Emanuele. Correva il 1998, quando papà Emanuele, nato e cresciuto a Milano, ma di origine metà friulana e metà campana, stanco della sua prima attività professionale nel settore edile, decise di dedicarsi ad una nuova vita, lontano dalla città di Milano.
L’idea di base, dopo trent’anni di edilizia, era quella di avviare un’azienda che potesse produrre vini di nicchia, con quantitativi limitati, senza dover necessariamente scalare. Gattinara è stata una scelta legata alla famiglia di mamma Sabrina, essendo nonno Cesare (che oggi rappresenta anche il nome dell’etichetta di maggiore pregio della cantina) possedeva una piccola vigna, precisamente nei pressi di Romagnano. Dopo aver valutato altre zone vitate, tra quelle più vocate e conosciute in Lombardia, ci si è innamorati della zona di Gattinara, che rappresentava l’area perfetta per produrre vini di nicchia, come voleva fare Emanuele.
Nel finire degli anni ’90 si sentiva ancora uno strascico del vino che più si produceva, lo “Spanna”, il rigido e talvolta ostico Nebbiolo in purezza dedicato principalmente all’autoconsumo, ma si poteva anche percepire nell’aria un clima legato ad idee di preservazione di una zona così unica nel suo genere, che voleva puntare sulla qualità, anche grazie a nuovi investitori provenienti da altri territori.
Oltre alla vigna, si doveva trovare un luogo dove poter creare la cantina per la trasformazione delle uve, identificata in una vecchia distilleria, Distilleria Lucca, una delle prime della zona (come testimonia in maniera quasi divertente divertente, il numero telefonico della distilleria era proprio, e soltanto, “1”, a indicazione del fatto che sono stati i primi nell’area ad interessarsi anche alle nuove tecnologie, già più di un secolo fa) ormai abbandonata, poco fuori dal centro storico del paese di Gattinara. Nello stabile del 1862, quasi in rovina, sono stati ritrovati due grandi alambicchi, ancora prodotti a mano in rame, donati successivamente all’università di agraria a Torino. Mantenendo il legame architettonico con la vecchia distilleria in alcune parti, e rinnovandone completamente altre, naque il cuore pulsante di Anzivino,
La seconda generazione è oggi rappresentata da Andrea, il quale si è appassionato al settore, lavorandoci a stretto contatto ormai da un decennio, pur essendosi laureato in Ingegneria del suono. Andrea, dopo otto anni passati tra Milano e Torino come produttore per alcune celebri etichette discografiche, oggi gestisce la parte amministrativa e commerciale, ma si sta avvicinando sempre di più anche alle trasformazioni delle uve e alle tecniche enologiche, avendo centralizzato in famiglia questi aspetti, che prima erano in mano ad un consulente enologo, grazie all’esperienza di questi, quasi, trent’anni.
Con lui iniziamo a scoprire le diverse zone della cantina, dove un tempo sorgeva la vecchia distilleria, di cui si possono vedere ancora alcuni particolari, che riportano la mente ai tempi passati. La prima parte, costruita a partire dal 1998, è dedicata alla fermentazione delle uve, circa duecento/duecentocinquanta quintali per anno, di media, per lo più a bacca rossa (con un 90% di Nebbiolo). Le uve portate in cantina sono selezionate per tre volte, sia con la potatura verde (se necessario), sia durante la vendemmia, manuale in cassetta, sia con il tavolo di cernita che si può notare, momentaneamente a riposo.
La fermentazione alcolica avviene in tini troncoconici, da un minimo di quaranta ettolitri, mediante l’uso di una combinazione di lieviti indigeni selezionati, così da avere la sicurezza che il processo vada a buon fine, effettuando successivamente la fermentazione malolattica in maniera spontanea, per poi trasferire il vino nelle botti di affinamento.
Oltre ai tini troncoconici e ad alcune vasche in acciaio, in quest’area della cantina possiamo incontrare alcune anfore di terracotta, prodotte da un artigiano torinese, con parte della terra prelevata dagli appezzamenti Anzivino. Le anfore sono state ricoperte nella parte interna con una cera d’api prodotta dal fratello di Andrea, Alessandro, per poi lasciare in affinamento un vino a base di Nebbiolo e, in minima parte di altre varietà come Croatina e Vespolina, per circa un anno, oltre ad un altro in botte grande.
Ogni vendemmia si sperimenta questo particolare affinamento, dipendentemente dalla qualità, dall’intensità e dallo spessore della cera, che dona alle circa cinquecento bottiglie di vino prodotte, sentori più morbidi, delicati e con un richiamo di miele.
Le vasche in acciaio sono utilizzate principalmente per gli assemblaggi, prima che il vino vada in bottiglia, senza effettuare alcuna filtrazione. Sono presenti, in un’area dedicata, le botti grandi e tonneau, utilizzando quasi esclusivamente legno di grande formato e mai di primo passaggio. L’azienda completa tutto il processo in cantina, grazie ad una imbottigliatrice, acquistata già nelle fasi iniziali del progetto, che potrebbe imbottigliare tremila bottiglie per ora, ovviamente distante dai numeri che si gestiscono oggi.
In una stanza confinante con la strada che conduce al centro di Gattinara, che scopriamo alla fine del nostro percorso, è presente la libreria delle vecchie annate, dove sono custodite le bottiglie prodotte dai primi anni ai giorni nostri.
Anzivino possiede cinque ettari vitati di proprietà, di cui due sono a Gattinara e tre a Bramaterra, in terreni che sono di matrice prettamente vulcanica, con una grande copiosità di argilla, ma anche molto calcare, all’interno degli stessi vigneti. Tra le terre di Corticella è presente anche una buona quantità di ferro, che trasforma le argille di colore rossastro e dona al vino note piacevolmente ematicge. Negli anni passati erano presenti più appezzamenti, magari in zone meno vocate, ridotti man mano per concentrarsi su aree collinari che potessero dare una qualità superiore puntando, come anticipato, su una produzione limitata, ma di nicchia.
Le vendemmie, clima permettendo, vengono posticipate il più possibile, per raggiungere la corretta maturazione delle uve e addirittura la surmaturazione per quelle dedicate ad uno specifico vino, che scopriremo in seguito. Ci si dichiara poco interventisti, cercando di impattare il meno possibile in vigna, pur essendo in un territorio molto ostico e caratterizzato da molta pioggia e, talvolta, grandine (diventata ahimè un appuntamento annuale). Quello che è certo è che non ci sono formule standard e si cerca di interpretare ciò che offre l’annata, sia in vigna, sia in cantina, senza marchiarsi con etichette che talvolta sono troppo standardizzate per poter essere utilizzate in questa zona.
Dal 2001 sono state create cinque camere arredate in stile “Walser” (tipiche case rurali, in legno, presenti nelle zone di montagna) per poter dedicarsi all’accoglienza, con formula bed and breakfast, oltre ad un ristorante interno, diventato in seguito sala colazioni, per concentrarsi maggiormente sulla produzione di vino.
Anzivino produce circa venticinque mila bottiglie per anno, di queste, le più impostanti sono divise in sei etichette, fra cui troviamo il Gattinara DOCG, 100% Nebbiolo che affina almeno tre anni in botte grande; il Gattinara Riserva DOCG, Nebbiolo selezionato con resa massima di quarantacinque quintali ettaro, che riposa quattro anni in botte grande; il Gattinara Riserva DOCG “Cesare”, sempre da uve Nebbiolo, ancora più selezionate e lasciate a sovramaturare in vigna, prodotto solo nelle annate migliori al massimo duemila bottiglie totali; “Bramaterra”, Nebbiolo per un 70-75%, Croatina, Uva Rara e Vespolina, con affinamento di almeno due anni, di cui almeno diciotto mesi in legno; “Bramaterra” Riserva, che rispecchia le stesse varietà del precedente con circa un 80% di Nebbiolo ed un affinamento di circa quattro anni in botte grande; Coste della Sesia Nebbiolo, almeno 90% Nebbiolo, il più fresco e varietale; “Continuo”, a base di Nebbiolo e Croatina affinato in anfora e “Rosa Continuo” Metodo Classico, con uve Pinot Nero vinificate in bianco, il quale risposa almeno trentasei mesi sui lieviti.
Per assaggiare i vini ci accomodiamo nel vicino ristorante Villa Cavalleri, rilevato da poco più di un anno da Alessandro, ristoratore, figlio di ristoratori originario della Costiera Amalfitana, ormai da più di trent’anni a Gattinara con la famiglia.
Cominciamo con il “Rosa Continuo” 2020 Extra Brut, sboccato nel 2024, dopo trentasei mesi sui lieviti, prodotto con uve di Pinot Nero, selezionate in collaborazione con una cantina dell’Oltrepo’ Pavese e aggiunte, in fase di sboccatura, di un 3% di “Continuo” in rosso, che gli fa assumere un colore rosa antico. Vino dai sentori di melograno, fragolina di bosco poco matura, miele, un tocco fiori bianchi, tiglio, confetto per un sorso dritto, con una discreta acidità, moderata mineralità e sapidità, bolla pungente e discreta persistenza.
Continuiamo con il Gattinara Riserva 2019, che affina per quattro anni, di cui tre in legno e uno in bottiglia, che si esprime con note di frutta matura, rosa rossa, bastone di liquirizia, un delicato tocco speziato, inizio di sottobosco e grafite per un sorso ricco, con un buon corpo, discreta spalla acida e mineralità, tannino ben presente e buona persistenza.

Tra un piatto e l’altro, ricalcando i sapori della cucina piemontese, assaggiamo anche il “Cesare”, bottiglia numero 1132 di 1858, nella sua annata 2018, che si dimostra essere una delle annate migliori. Al naso emerge una confettura di frutti rossi maturi, con note che arrivano al sotto spirito, sentori ematici, ferrosi, di incenso, sottobosco e un tocco balsamico. In bocca entra con un tannino più morbido, tondo, maggiormente integrato, mantenendo le sue parti dure che lo equilibrano e una buona persistenza.
Non potevamo non concludere con il “Continuo”, in rosso, nella serie numero IV che indica la quarta annata di produzione, bottiglia numero 045 di 500, prodotte nel 2021, anche se non viene fatto riferimento all’annata essendo venduto come vino da tavola. Un vino molto floreale e delicato, con note terrose, un leggero miele e un sottofondo balsamico, per un sorso fresco, più sapido, con una discreta mineralità, un tannino integrato e non invadente, con una buona persistenza e una chiusura quasi dolciastra.
Dopo una notte passata nel relax delle camere Anzivino, essenziali ma accoglienti, un saluto ad Andrea e papà Emanuele, senza dimenticare la foto di rito, con la maglia numero 438!



