Le Piane, in compagnia del suo fondatore Christoph Künzli, per scoprire la storia di questa azienda che ha contribuito alla rinascita di Boca
24 Gennaio 2026
Dopo esserci ritrovati tra le vigne dell’azienda Le Piane, a causa del navigatore che, se non si imposta correttamente il nome Le Piane Srl ti porta nella località da cui questa prende il nome, ci dirigiamo al punto d’incontro, presso il centro di Boca, dove conosciamo Christoph Künzli, per approfondire assieme a lui la storia della sua realtà, che va di pari passo con quella della rinascita di questo territorio.
All’interno dello shop e sala degustazioni aziendale, ci immergiamo nella storia di Le Piane, cominciando dalle origini di Christoph, che non sono prettamente locali, essendo nato e cresciuto in Svizzera. La sua famiglia si è occupata da sempre di edilizia e, dato che avrebbe dovuto prendere in mano l’azienda di famiglia e avere a che fare con operai italiani, fin da piccolo passava le estati in Toscana, così da imparare la lingua. Dopo la laurea in ingegneria edile e un primo approccio al mondo edile, iniziò a svilupparsi in lui la passione per il mondo del vino, grazie anche alla regione dove passava le estati e a quella vigna di proprietà nella parte esterna dell’abitazione di villeggiatura dei genitori, da sempre guardata con fascino e curiosità.
Nel corso degli anni ’80, grazie anche alle conoscenze che pian piano venivano fatte nel mondo del vino, Christoph diede vita ad un’azienda di importazione di vini italiani in Svizzera, non potendo che specializzarsi nella regione a lui più vicina, la Toscana. Nel corso delle sue ricerche di altri vini italiani da importare e, grazie ai suggerimenti di un amico produttore toscano, Paolo de Marchi, della nota azienda Isole e Olena, iniziò a frequentare anche l’Alto Piemonte, principalmente la zona di Lessona. Qui un tempo nei locali venivano serviti vini austeri, difficili da bere, in “bicchieri da acqua”, ma, tra le colline ormai restituite quasi totalmente alla natura e i terreni vulcanici fu individuato un vignaiolo che produceva vini estremamente al di sopra della media; si trattava di Antonio Cerri.
Durante la seconda metà degli anni ’90, Christoph di avvicinò a questo produttore, volendo apprendere sempre di più le sue tecniche e conoscere il pregresso che lo ha portato ad ottenere vini “fuori dal coro”. Sono stati assaggiati vini dagli anni ’50 alle ultime produzioni, trovando una grande costante nella qualità, che variava in base all’annata e alla sua interpretazione. Il ricordo va a quelle bottiglie del 1950, fresche ed equilibrate allora come oggi, definite il “testamento segreto di Antonio Cerri” e di cui ne sono rimaste meno di una decina nella biblioteca privata dell’azienda, dove si conservano tutte le vecchie annate, di cui spiccano per qualità la 1961, 1964 e la 1971.
Grazie alla conoscenza con Cerri, Christoph si innamorò della zona di Boca, decidendo di voler iniziare a fare vino in questo territorio. Antonio Cerri è mancato nel 1997 convinto che fosse l’ultimo a produrre vini di qualità a Boca e che questa zona morisse con lui. Non aveva del tutto torto, ma non aveva considerato che “uno svizzero testardo”, si potesse cimentare in questa impresa. Così, nel 1998, Christoph Künzli iniziò ad acquistare le vecchie vigne di Cerri, oltre alla cantina, raccogliendo un testamento che si sarebbe interrotto.
Facendo un salto temporale ai giorni nostri, oggi troviamo un’azienda che conta dodici ettari vitati, tra vecchi impianti, in cui sono presenti anche venticinque piccoli appezzamenti a Maggiorina, per un totale di due ettari, e impianti più recenti, completati nel 2017.
In queste vigne che affondano le proprie radici su un terreno porfirico dalle centinaia di sfumature di colori differenti si è adottata una filosofia di lavorazione sostenibile, affidandosi alla certificazione “Diversity Ark”.
Scettici dei parametri standardizzati del biologico, che non seleziona i prodotti in base alle zone di appartenenza e prevede trattamenti che, se pur con elementi naturali, possono fare più danni all’ecosistema che portare beneficio, si è scelta una strada alternativa.
Nella certificazione “Diversity Ark” si misurano diversi fattori, come l’analisi chimico-fisica del suolo e della sua fertilità, uno screening dei microorganismi presenti, ma anche l’analisi delle popolazioni di insetti in vigna tra prede e predatori, così da calcolare, tramite punteggi in scala da uno a dieci, la sanità dell’ecosistema in base alla biodiversità e al suo equilibrio. Essendo i vigneti protetti dal bosco e i trattamenti che, ove possibile si limitano a quelli di copertura e sperimentando prodotti alternativi quali alghe, resine, oli essenziali, oltre a limitati interventi antecedenti alla fioritura che non lasciano residui, Le Piane raggiunge puntualmente punteggi molto alti.
Oltre a non aver mai diserbato e puntando ad un inerbimento naturale, pur avendo fatto sperimentazioni di semina negli anni, una peculiarità dell’azienda è quella di non utilizzare la plastica per le legature, sostituita dal salice naturale.
Spostando il focus sulla cantina, è necessario allontanarsi di una manciata di chilometri dal punto vendita, dove un tempo si trovava la vecchia cantina di Antonio Cerri. Christoph ha acquisito la struttura, restaurando un primo piano dove vengono lavorate e torchiate tramite un torchio verticale le uve per poi procedere con le fermentazioni alcolica e malolattica, che partono del tutto spontaneamente, in tini troncoconici di legno o vasche in acciaio.
Nel corso degli anni è stata scavata anche un’area sotterranea, dove si sono posizionate le botti grandi di diversi formati e qualche tonneau, dove affina una parte della Croatina. Oltre al legno sono presenti anche alcune vasche in cemento, vetrificato all’interno, dedicate al riposo del Nebbiolo. Di media tutti i vini affinano per lunghi periodi, rimanendo sulle proprie fecce fini; ne è un esempio il Boca 2022 che riposa in un’unica botte da ottanta ettolitri, per almeno cinque anni.

È affascinante scoprire che dietro alle botti sono conservate centinaia di bottiglie di vecchie annate, con vini prodotti da Antonio Cerri e tutto lo storico de Le Piane, fin dal 1998.
Una produzione che oggi si attesta sulle ottanta mila bottiglie per anno, divise in otto etichette, tra cui troviamo un solo bianco, a base Erbaluce, affinato in botte grande per poco meno di un anno, per poi passare al Colline Novaresi Nebbiolo DOC, con al suo interno un 10% di Vespolina e affinamento in acciaio; “Mimmo”, Nebbiolo per l’85%, 10% Croatina, 5% Vespolina, dedicato ad un collaboratore mancato nel 2013, affinato due anni in botte grande; il vino di punta Boca DOC, di cui un 85% è Nebbiolo e un 15% Vespolina, che di media svolgono una macerazione molto lunga, di sessanta giorni e quattro anni in legno grande; la Maggiorina, ottenuta dalle vecchie vigne di cento/centocinquantanni piantate con questa tecnica (che ricordiamo prevedere tre piante di varietà differenti legate che puntano quattro ramificazioni verso i quattro punti cardinali), al cui interno sono presenti tredici varietà, tra cui Nebbiolo, Croatina, Dolcetto, Durasa, Slarina, Muscatello, Malvasia di Boca, Erbaluce, Freisa, Barbera, Neret, Vespolina, Dolcetto di Boca, vinificate tutte assieme per poi riposare due anni in legni grande; “Piane”, una Croatina vendemmiata esclusivamente dagli impianti di Maggiorina, affinato tra botte grande e tonneau.
Non in tutte le annate si producono altre due referenze: “Antonio Cerri” e “Plinius”: il primo vino è stato prodotto solo nel 2018, da una singola vigna appartenente al vecchio proprietario, con un’età di circa novant’anni, una sorta di selezione che rimane un anno in più in botte grande. Il Plinius si trova nelle versioni I II e III rispettivamente prodotto nel 2007, 2017 e successivamente 2014; il tutto è partito da una singola botte di Boca che faticava il compimento della fermentazione alcolica, lasciato riposare per un tempo maggiore rispetto a quello più classico, è emerso un vino più “massiccio” e concentrato, così da imbottigliarlo, solo nelle annate indicate con un’etichetta diversa e un nome che riprende quello del grande Plinio il Vecchio, il primo che ha descritto questa zona viticola nei tempi romani.
Dopo aver scoperto le principali sfaccettature de Le Piane e la sua storia, ci dedichiamo agli assaggi, che cominciano dall’unico bianco di casa, Erbaluce 2024, con uve in parte acquistate a causa della perdita di buona parte della produzione a causa dei ghiotti animali che le hanno utilizzate per banchettare. Un vino che regala note di frutta matura, susina, miele, agrume, pompelmo maturo, pepe bianco, per un sorso ben equilibrato, quasi cremoso, spalla acida integrata, sapido, con una discreta mineralità e persistenza.
Passiamo al “Mimmo”, 2023, che si può definire quotidiano, dai sentori di rosa canina, lampone, fagiolone, note vinose, ma anche di rabarbaro e un tocco speziato in sottofondo, per una grande beva, giusto equilibrio tra le parti, tannino ben integrato e con una discreta persistenza.
Il “padrone di casa” non può essere che il Boca, il quale, nella sua annata 2020 regala sentori di frutti di bosco, un leggero sottobosco, violetta, note speziate, di rossetto, ma anche balsamiche, per un vino pronto ma ancora giovane, più minerale in bocca, sapido, con una buona spalla acida e un tannino che fa capolino.
Per comprendere la storia di questo territorio, non poteva mancare la Maggiorina, il vino del contadino, rivisto in una chiave moderna. Annata 2022 si esprime con sentori di frutti rossi, ciliegia matura, marasca, leggera prugna, mirtillo, con note anche di sottobosco, cioccolato e spezia. Da subito l’impatto è quello di un tannino più ruvido, mantenendo una buona beva, spalla acida, discreta mineralità, sapidità e persistenza.
Concludiamo con “Piane” 2023, un vino che si carica di note di frutta più scura, mora, prugna, ma anche foglia bagnata, sentori terrosi ed erbacei, per un sorso più muscoloso, con una buona acidità, sapidità, tocco minerale, tannino che si fa sentire e buona persistenza.
Un ringraziamento a Christoph, in attesa di avere la possibilità di assaggiare qualche vecchia annata, ma intanto per lui maglietta 439!


