Villa Franciacorta, tardo pomeriggio e sera assieme all’amico Alessio, per ripercorrere le tappe salienti dell’azienda fondata da nonno Alessandro
30 Gennaio 2026
Una giornata di visite e assaggi in Franciacorta che si conclude all’interno del piccolo borgo medioevale che è diventato la sede dell’azienda Villa Franciacorta.
Assieme all’amico Alessio andiamo a scoprire la storia e le tappe salienti di questa realtà che spazia dalla produzione di vino, alla ristorazione, eventi e senza farsi mancare la ricettività.
Villa è stata fondata dal nonno di Alessio, Alessandro Bianchi, figlio di un guardaboschi, che a meno di diciotto anni ha iniziato a recuperare componenti di vecchi camion per restaurarli e venderli. Da questa passione e abilità si è sviluppata quella che successivamente è diventata un’azienda metalmeccanica, fondata assieme ai fratelli. La sua visione e lungimiranza nell’imprenditoria e negli investimenti lo ha portato a dedicarsi a diversi progetti, tra cui la fondazione di un villaggio turistico sul Lago d’Iseo, l’azienda vitivinicola e, tra le altre attività, una centrale idroelettrica in Val Brembana finalizzata all’autonomia energetica dell’azienda stessa.
A soli ventisei anni, senza alcuna esperienza nel settore vitivinicolo, guardato sempre con grande fascino, ha iniziato questa avventura, facendosi aiutare da diversi collaboratori che hanno reso possibile il progetto che troviamo oggi.
Con Alessio scopriamo i principali ambienti dell’azienda, che sembrano formare una sorta di labirinto, disposto su diversi livelli, che intersecano le sale accoglienza e alcune stanze della vecchia casa padronale.
Andando con ordine, varcato un grande portone in legno, che porta la scritta Villa, si possono vedere le vasche in acciaio, di formati differenti, al cui interno avvengono tutte le fermentazioni per i vini base con cui si producono i Franciacorta. Piccola parentesi: dal 2012 sono utilizzati lieviti autoctoni brevettati dopo uno studio su più di trecento ceppi presenti in cantina, da cui ne è stato individuato uno per lo Chardonnay e uno per il Pinot Nero.
All’interno dello stesso ambiente si trovano alcune barrique, dedicate all’affinamento di alcune basi per i Franciacorta, principalmente per una parte di vino destinata a Brut Cuvette, Extra Brut Extra Blue e Diamant Pas Dosè.
In una stanza adiacente sono custodite le presse, di due modelli e marchi diversi a seconda del risultato che si vuole ottenere, momentaneamente a riposo, oltre ad un nastro di cernita, al fine di selezionare le uve in seguito ad una preventiva selezione in vigna, dove si raccoglie esclusivamente a mano.
La zona più affascinante di Villa Franciacorta è sicuramente l’insieme di cunicoli e tunnel costruiti in epoche diverse con mattoni “faccia a vista” e affascinanti arcate che si sviluppano sotto alla collina vitata, che si estendono per circa un chilometro. Sono custodite più di un milione di bottiglie di Franciacorta, le quali affinano sui lieviti, oltre alle pupitre. Dopo il processo di tiraggio, che viene effettuato con l’ausilio di un’azienda esterna, le bottiglie rimangono a riposo un minimo di trentasei mesi fino a quindici anni, in cataste.
Villa Franciacorta ha deciso di non servirsi di giropalette per portare in punta le proprie bottiglie, prima della sboccatura, gestita direttamente in cantina. Pur essendo tra le prime quindici aziende in Franciacorta, per quantità di bottiglie prodotte, si vuole mantenere un concetto diffuso di artigianalità. Proprio per questo si continua ad effettuare il processo in maniera manuale e “romantica”, affinché ogni bottiglia riceva la stessa cura.
La produzione annua si attesta sulle duecentoventi/duecentocinquanta mila bottiglie, ottenute solo con uve di proprietà, producendo solo vini di Millesimo, così da valorizzare le caratteristiche di ogni annata, pur mentendo una costanza sulle referenze proposte. Un esempio di coerenza rispetto a questo ideale e fedeltà nei propri principi è sicuramente quello del 2017, quando una gelata in fioritura ha fatto decimare la produzione dell’80/85% delle uve, facendo prendere la scelta all’azienda di produrre esclusivamente un’etichetta, del vino più rappresentativo, dal nome “Emozione”, che per quella specifica annata è diventato “Emozione Unica”.
Approfondendo gli aspetti legati alla vigna, scopriamo che oggi Villa Franciacorta possiede quarantasei ettari vitati, su circa centodieci di proprietà, di cui, in seguito ad una zonazione datata 1970, sono state individuate ventisei particelle, le cui uve vengono vinificate separatamente, così da avere una sorta di tavolozza di vini base con cui effettuare i tagli più rappresentativi in base all’annata e al vino che si vuole ottenere.
Il nucleo principale è a Monticelli Brusatti, attorno al Borgo e negli anni sono stati acquisiti anche altri appezzamenti tra Persaga, Provaglio e Gussago.
Per quanto riguarda la filosofia di conduzione, dal 2017, ci si è certificati Bio, concretizzando un atteggiamento di attenzione all’ambiente e al suo equilibrio che Villa Franciacorta ha sempre avuto nella gestione del vigneto.
Tra i vari cunicoli è custodita anche la prima bottiglia di Franciacorta prodotta, che porta la data 1978, annata con la quale si è partecipato ad un concorso ad Asti, nel quale si è vinto il primo premio. Un evento che ha fatto capire ad Alessandro che non si trattava di una produzione dettata solo dalla passione per il mondo del vino, ma poteva essere una vera e propria attività.
La bottiglia porta il nome di “Pinot di Franciacorta Metodo Champenoise”, poiché non vi era una distinzione tra Chardonnay e Pinot Bianco, una bollicina con vino base 85% Chardonnay, 10% Pinot Nero e 5% Pinot Bianco, la “ricetta” utilizzata negli anni anche per la referenza “Emozione”.
Oltre a questo cimelio, si può notare l’installazione di una fontana, con il volto di Bacco, dalla cui bocca sgorgano le acque che naturalmente scendono dalla collina, oltre a poter toccare con mano le stratificazioni di marne e argille formatesi nei secoli per deposizione di sostanza organica sul fondo di quel mare antico che riempiva queste zone. Un’area, a nord est della Franciacorta protetta dai monti alle spalle del Monte Madonna della Rosa che, come si può ben notare, non è soggetta a siccità, ma è in grado di trattenere la giusta quantità di acqua che garantisce il giusto equilibrio alla vite anche in annate siccitose, garantendo così sempre ottime acidità, fondamentali per una base Franciacorta. Queste peculiarità pedoclimatiche si esprimono in una freschezza che permette lunghi affinamenti sui lieviti e la produzione esclusiva di millesimati. Altre aziende hanno investito sulla varietà Erbamat, utile ad infondere freschezza e acidità al prodotto finale, visto come un alleato per contrastare il cambiamento climatico, di cui, per il momento Villa Franciacorta, non risente particolarmente.

Dopo aver percorso i tunnel di affinamento del Franciacorta, si giunge in quella che è la parte più antica della struttura, la cantina del ‘500, al cui interno, pur rinnovato, si trovano alcune botti grandi di legno, barrique e uova in cemento, dedicate all’affinamento dei vini fermi rossi. In questa sala si possono notare tre botti grandi che riportano tre diversi passaggi della Divina Commedia, opera che nonno Alessandro sapeva praticamente a memoria.
Nel 2021, si è creata un’edizione speciale di tre riserve speciali ottenute con l’uso esclusivo di lieviti autoctoni con il nome rispettivamente di “Inferno”, “Purgatorio” e “Paradiso”, che riportavano i medesimi versetti dell’opera.
La cantina storica anticipa le stanze della casa padronale, di cui la prima che si incontra è la sala degli affreschi, dove si era soliti tenere riunioni ed incontri, anche finalizzati a degustare i vini prodotti. In questo luogo sono state svolte numerose riunioni che hanno dato vita alla creazione del disciplinare del Consorzio Franciacorta, di cui Villa Franciacorta ne è uno dei membri fondatori.
Da qui si raggiunge la zona degli uffici al piano terra, una sala per gli eventi al primo piano, adiacente alla galleria dei diplomi che si apre sulle terrazze vista collina, arrivando fino al secondo piano, una stanza, una volta antico granaio, dove, oltre al biliardo, è presente una grande tavola, dedicata alle degustazioni private e qualche evento più intimo.
Dal lato opposto della cantina e della casa padronale si trova una parte del borgo medioevale, dove un tempo vivevano i mezzadri. Mezzadri che, all’arrivo di Alessandro, sono stati incentivati tramite un salario a rimanere in quelle abitazioni, al fine di poter custodire e curare i vigneti circostanti. Dal 1990 si è deciso di investire anche sul lato ricettivo, restaurando in maniera conservativa il vecchio Borgo, ricavando dapprima sei appartamenti, oggi ventidue (comprensivi di piscina), con a disposizione tutti i confort dei giorni nostri, pur mantenendo una parte di arredi originari dell’epoca.

La storia più recente, essendo Alessandro mancato nel 2020, vede come protagonista al timone di Villa Franciacorta la famiglia di Alessio, con mamma Roberta, entrata fisiologicamente in azienda da ragazza, papà Paolo, veneto trasferitosi per amore a Brescia e il fratello Matteo. Alessio, dopo gli studi in Ingegneria delle Nanotecnologie e dei Materiali e in Marketing e Management e qualche anno passato all’interno di un famoso brand di moda italiano, oggi è entrato a tempo pieno nell’azienda di famiglia, occupandosi principalmente della parte commerciale, ma, come in tutte le piccole e medie realtà, è a disposizione per ogni lavoro necessario.
Non abbiamo ancora specificato l’etimologia del nome di questa realtà, Villa è l’italianizzazione del nome di questa zona, che un tempo era denominata “Ela”. Il nome Ela è stato utilizzato per il ristorante adiacente alla cantina, aperto nel 1995, a completamento di un servizio di enoturismo che permette una esperienza di abbinamento cibo vino veramente interessante.
Villa Franciacorta produce sedici etichette di cui otto sono quelle che si possono definire “continuative”, tre edizioni speciali e cinque tra vini bianchi e rossi. I Franciacorta DOCG sono “Mon Saten” Brut, 100% Chardonnay; trensasei mesi sui lieviti “Diamant” Pas Dosè, 80% Chardonnay, 20% Pinot Nero, quarantotto mesi sui lieviti; “Extra Blu” Extra Brut, 90% Chardonnay, 10% Pinot Nero, quarantotto mesi sui lieviti; “Cuvette” Brut, 80% Chardonnay, 20% Pinot Nero, quarantotto mesi sui lieviti; “Briolette”,un rosè Demi Sec 50% Chardonnay e 50% Pinot Nero, trentasei mesi sui lieviti; “Boke Noir” Pas Dosè, 100% Pinot Nero quarantadue mesi sui lieviti; “Boke” Brut, un rosè 100% Pinot Nero trentasei mesi sui lieviti; “Emozione” Brut, con lo storico blend di 85% Chardonnay, 10% Pinot Nero e 5% Pinot Bianco e affinamento sui lieviti di trentasei mesi; “Emozione Unica” 2017 nell’annata di perdita delle uve, ottenuto da un 50% Chardonnay e 50% Pinot Nero, con affinamento di cinquantaquattro mesi, ; “RNA” Riserva 2007 Extra Brut, 85% Chardonnay e 15% Pinot Nero che riposa quindici anni sui lieviti e “Emozione 40 Anni” Riserva Brut, che riprende la “ricetta storica” e rimane in affinamento per cento mesi. Tra le fila dei vini fermi troviamo due Curtefranca, rispettivamente Chardonnay 100% e 35% Merlot, 35% Cabernet Sauvignon e 30% Cabernet Franc oltre a tre diverse etichette di Sebino IGT, 100% Merlot; 100% Barbera e il terzo 35% Cabernet Sauvignon, 15% Cabernet Franc; 20% Merlot; 20% Barbera e 10% Nebbiolo.
All’interno della sala degustazioni adiacente alla sala da ballo, iniziamo qualche assaggia con il “Cuvette” 2020, il vino regalato da nonno Alessandro in occasione del matrimonio di mamma e papà. Un Brut a base Chardonnay e Pinot Nero, di cui un terzo del vino base fermenta in barrique, affinato per quarantotto mesi sui lieviti che regala note di agrume maturo, tocco di miele, spunti erbacei, un leggero amaretto e note balsamiche, per un sorso pieno, con una discreta acidità, un tocco sapido e minerale e una buona persistenza.
Tra una chiacchiera e l’altra e l’arrivo dell’ora di cena, ci spostiamo al ristorante Ela Osteria in Villa, per poter saziare l’appetito con qualche piatto locale e specialità della casa, tra sfiziosi antipasti misti e un risotto con i funghi, assaggiando anche tre referenze speciali prodotte da Villa Franciacorta.
Ricominciamo a degustare da “Emozione Unica” 2017, con la sua produzione di sole trentamila bottiglie e un nome che si riferisce all’unicità di quell’annata che si spera non si ripeta mai più. Sboccato a novembre 2022 si presenta ricco al naso, con note intense, di frutta matura e leggera frutta secca, agrume, un tocco vegetale e mentolato, per un sorso teso, ma equilibrato, fresco, con una buona mineralità, sapidità e persistenza.
Passiamo a “Emozione 40 anni” Riserva Brut, annata 2008, lasciato sui lieviti per cento mesi e sboccato nel 2017, riposando quasi un altro decennio in bottiglia. Ne sono state prodotte solo duemila bottiglie, vestite con un’etichetta di stoffa riproduzione esatta della prima etichetta del 1978, per festeggiare nel 2018, i quarant’anni di “soli millesimati”. Un vino che regala note strutturate, di frutta matura, bergamotto, pasticceria, ma anche frutta secca, sentori salmastri, di ostrica, spezie dolci, per un sorso avvolgente, pieno, ma comunque sostenuto da una discreta acidità, minerale, abbastanza sapido e persistente.
La triade di queste chicche si chiude con “RNA” Riserva Extra Brut, regalo che Roberta ha fatto al padre Alessandro, dando il suo nome ad un vino da lei ideato. Un nome che riprende quello dell’acido ribonucleico ma anche una sigla che sta per “Riserva Nobile Alessandro”, nell’ottica di dedicare un vino al fondatore di Villa Franciacorta. Duemiladuecento bottiglie prodotte, nella prima edizione 2004 con cinque anni sui lieviti; successivamente lo stesso 2004 con dieci anni sui lieviti e ora, col millesimo 2007, la decisione di prolungare l’affinamento a quindici anni e magari un domani a venti. Un vino vestito da un’etichetta in rame, che si presenta con note più grasse e lievitose, mai invadenti, agrume, sentori speziati, di erbe aromatiche e note iodate, per un sorso caratterizzato da una bolla tenue ed avvolgente, buona acidità, sapido e minerale con un buon corpo e persistenza.

L’azienda è sempre in fermento, con nuove implementazioni, migliorie e progetti, tra cui l’investimento in una tenuta sui Monti di Provaglio, dove sarà aperta una location per eventi, ricavata da una vecchia tenuta di famiglia.
Dopo una notte passata nel totale relax in una delle suite dell’antico Borgo medioevale, in attesa di poter toccare con mano le novità targate Villa Franciacorta, maglietta numero 443 per Alessio!



