Ventiventi, finalmente all’interno del progetto famigliare dedicato al Metodo Classico Modenese, condotto dai tre fratelli Riccardo, Andrea e Tommaso
20 Febbraio 2026
Una mattinata che si conclude in compagnia di Andrea, uno dei quattro protagonisti dell’azienda Ventiventi, dove finalmente siamo riusciti ad andare di persona, dopo esserci conosciuti lo scorso anno.
Siamo in località Medolla, a nord-est di Modena, dove qualche anno fa ha preso vita questo progetto a conduzione famigliare. Correva l’anno 2015 quando papà Vittorio, appassionato di vino e soprattutto di bollicine Metodo Classico italiane, ha proposto ai tre figli di investire in un’attività che potesse vederli tutti protagonisti, lavorando assieme e creando un progetto dove la famiglia potesse essere il suo motore principale, in un settore stimolante dove la sperimentazione fosse alla base.
“Pur non avendo una storicità nel mondo del vino, l’idea e di lavorare assieme e l’opportunità di poterlo fare ci piaceva molto”.
Così, dopo aver acquistato la terra dove ci troviamo oggi che un tempo era un’area per lo più boschiva, come suggerisce il nome della strada per arrivare in azienda, via Saliceta, sono state messe a dimora le prime barbatelle nel 2016. Ci si è concentrati sulle varietà autoctone quali Lambrusco di Sorbara, Lambrusco Salamino di Santa Croce e Pignoletto, affiancando successivamente le internazionali, Pinot Bianco e Chardonnay.
Nel frattempo, i tre fratelli hanno intrapreso gli studi universitari, con il maggiore, Riccardo che ha studiato economia, mentre il mediano Andrea e il più piccolo, Tommaso, hanno entrambi svolto gli studi in enologia.
Oggi i tre fratelli si occupano di diverse mansioni, anche se il carattere famigliare del progetto prevede che, a necessità, ci sia la flessibilità di gestire attività differenti. Riccardo segue principalmente la parte commerciale estera e la gestione amministrativa dell’azienda; Andrea è concentrato nella produzione dei vini e dell’area commerciale Italia; infine, Tommaso è entrato da poco nel progetto, fresco di studi, con l’idea di svolgere alcune esperienze in altre aziende, in Italia e all’estero, per ritornare con un bagaglio esperienziale carico, da mettere a fattor comune.
Le prime bottiglie, a titolo puramente introduttivo, dell’azienda sono state presentate nel 2019, ma la vera produzione è cominciata nel 2020, anno da cui l’azienda ha voluto ispirarsi per il suo nome Ventiventi. Fin da subito ci si è voluti concentrare su una produzione di qualità, volendo proporre sul mercato bollicine Metodo Classico.
Ventiventi in questi anni è cresciuta in termini di produzione e di proposta di etichette sul mercato, ma andiamo con ordine! Gli ettari vitati sono trenta, in un corpo che nella sua totalità è di ottanta ettari, dove si trovano anche seminativi ed erba medica.
Curiosità è che le terre vitate sono collocate al di là del limite della strada che delimita la DOC Lambrusco di Sorbara, credendo più nella tipologia del terreno che nella denominazione. Qui è presente un terreno che spazia tra il 43 e il 47% di argilla, oltre alla parte limosa e alcune aree più sabbiose, tutte peculiarità che si riflettono nelle caratteristiche dei vini.
Dall’inizio di questa avventura si è voluto lavorare in biologico, successivamente certificato, anche se, dalla stagione 2026, tale certificazione è stata interrotta, per due motivi principali. Il primo è legato alla numerosità dei trattamenti che richiede questa zona, concetto che si allontana da quello di sostenibilità, mentre il secondo è quello di poter avere un’arma in più da giocare in caso di annate poco favorevoli, al fine di portare a casa il raccolto il più sano possibile.
Nel 2018 si sono terminati i lavori della cantina e dell’area dedicata all’accoglienza, anche se, come si può ben notare, ci si sta allargando per poter gestire al meglio tutti i vari spazi. Ventiventi ha investito molto anche sul tema dell’enoturismo creando un’area interna ed esterna per ricevere i visitatori, che possono fare una semplice degustazione o un assaggio dei vini accompagnato da alcune pietanze tipiche a supporto del vino, che rimane il protagonista principale.
Al concetto di enoturismo dedicato al cliente finale, si è legata anche la possibilità di creare diverse tipologie di eventi, dalle cooking class ai team building aziendali, mescolando lavoro e conoscenza del mondo del vino.
Per dare più spazio a questo tipo di attività e per gestire al meglio i processi di vinificazione, nel 2025, si sono cominciati i lavori di ampliamento della cantina e degli uffici. Ancora in fase di completamento, si possono vedere quelli che saranno i nuovi ambienti, come il magazzino di stoccaggio, una piccola barricaia, lo spazio per la linea di imbottigliamento e sboccatura, una stanza per le vecchie annate.
Per ora tutti i processi sono svolti nella cantina già esistente, dove si trovano le vasche in acciaio, al cui interno avvengono le fermentazioni, con lieviti principalmente neutri selezionati (senza farsi mancare qualche esperimento), oltre ad un paio di tonneau, dove riposa una riserva di Salamino da circa quattro anni, utilizzata come liqueur per colmare le bottiglie ottenute da questa varietà (circa un 2%).

Come anticipato, Ventiventi, fin dal giorno zero ha avuto l’obiettivo di improntare la produzione sul Metodo Classico, producendone oggi cinque diverse etichette: Blanc de Blanc a base Pignoletto, quaranta mesi sui lieviti e quattro grammi di residuo zuccherino; Rouge de Noir 100% Lambrusco Salamino di Santa Croce, quaranta mesi sui lieviti e quattro grammi zucchero; rosè Metodo Classico 100% a base Lambrusco di Sorbara che affina cinquanta mesi e presenta tre grammi zucchero; oltre ai due blend che restano sempre in affinamento per cinquanta mesi, dove troviamo il Pinot Bianco assieme allo Chardonnay e al Lambrusco di Sorbara Pas Dosé e lo Chardonnay assieme allo stesso Lambrusco, in versione Extra Brut.
Oltre ai Metodo Classico, si producono un Metodo Ancestrale di Lambrusco di Sorbara, la cui peculiarità è che si possono trovare dodici diverse etichette, avendo fatto un progetto con un’associazione di Finale Emilia, che mirava a coinvolgere un gruppo di persone con differenti disabilità. Lo scopo era quello di poter fargli vivere una giornata in vigna dove potevano raccogliere qualche foglia, ramo, sassolino, da utilizzare per disegnare il loro concetto di freschezza, sensazione che vuole trasmettere questo vino. Disegni che sono stati ripresi in alcuni particolari per vestire questo Ancestrale. Per terminare la categoria delle bollicine, arrivando così ad una produzione media di settantamila bottiglie per anno, si è introdotto anche un Metodo Martinotti ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara.
Per completezza, negli anni si è introdotta una linea di vini fermi, utilizzati soprattutto in loco, in maniera complementare alle bollicine. Questa si chiama “Ricanto”, dalle iniziali dei nomi di Riccardo, Andrea e Tommaso, e prevede un vino bianco a base Traminer, rosato di Lambrusco di Sorbara e il rosso con uve Acellotta.
Per il prossimo futuro c’è l’idea di creare anche un orto per poter utilizzarne la produzione in cucina, oltre a trasformare una vecchia abitazione in una sorta di museo esplicativo dell’aceto, possedendo cinque batterie di aceto balsamico dagli anni ’70, considerati come una sorta di cimelio di famiglia. Questo progetto non verrà creato a titolo commerciale, ma sarà finalizzato ad offrire un’esperienza più completa per l’utente finale, così che possa toccare gran parte delle peculiarità che può offrire il territorio modenese. Resta in sospeso il tema dell’ospitalità, dal punto di vista di una struttura ricettiva con camere, essendo un ulteriore investimento di tempo ed energie.
Dopo una lunga chiacchierata e l’esplorazione dei vari ambienti, cominciamo ad assaggiare i vini al piano superiore della struttura, trasferendoci nella parte esterna, vista la magnifica giornata di sole.
Il primo vino è il Metodo Classico Pas Dosè, 65% Pinot Bianco 20% Chardonnay e 15% Lambrusco di Sorbara con cinquanta mesi di affinamento e zero grammi di residuo zuccherino. Vino dai sentori di pera matura, agrume, leggera erba aromatica, un sottofondo speziato e sulfureo, molto delicato sia al naso sia in bocca dove entra cremoso, con una bolla fine, sapido, abbastanza minerale e persistente.
Passiamo al 100% Pignoletto Blanc de Blancs, che affina quaranta mesi sui lieviti e presenta quattro grammi di residuo zuccherino. Al naso si presenta più pieno, con note di frutta matura, mango, crema pasticcera, fieno, fiori gialli, tiglio, per un sorso dove torna a farsi sentire il mango, un’acidità meno marcata, più integrato, avvolgente, con un tocco sapido e minerale e una buona persistenza.
La terza bolla è di Lambrusco di Sorbara affinato cinquanta mesi, con tre grammi zucchero, la quale regala note delicate di fragolina, melograno, un leggero confetto e arancia, per un sorso fresco, dalla bolla incisiva, buona acidità, sapidità marcata, tocco minerale e buona persistenza.
Attratti dal colore dell’ “Happy Selvaggio” 2024 non potevamo non assaggiare questo Ancestrale ottenuto da uve di Lambrusco di Sorbara che per un 30% restano a contatto tra loro. Un vino dai sentori molto freschi di lampone, ribes, tocco vegetale e di rosa per un sorso dalla grande beva, spalla acida, sapidità e moderata persistenza.
È il turno dell’unico vino ottenuto da Metodo Martinotti “La Vie”, un calice da tutti i giorni ottenuto da uve Lambrusco di Sorbara, che regala note di frutti rossi un po’ più maturi, confettura di lamponi, rosa più scura. Vino che entra al palato con una maggiore acidità, costante freschezza, beva, sottofondo sempre sapido e abbastanza minerale, con una discreta persistenza.
Trasferiti nuovamente al piano superiore, dove proviamo anche qualche piatto della cucina Ventiventi, oltre a qualche affettato selezionato da produttori locali, concludiamo la degustazione con il Metodo Classico Brut a base 85% Chardonnay e 15% Lambrusco di Sorbara, che riposa cinquanta mesi sui lieviti e presenta quattro grammi di zucchero.
Un vino dalle note di frutta più matura, mela golden, sentori di frutta tropicale, ma anche una leggera nota iodata e di pane. In bocca presenta una maggiore struttura e pienezza, mantenendo comunque una buona beva, bilanciamento grazie alle parti dure e buona persistenza.
Un ringraziamento ad Andrea, super Cicerone di questa storia famigliare a cui sono state affidate le meritate maglie numero 448, 449 e 450 per lui e per i fratelli!


