Arcari Danesi, con Arianna Vianelli e Giovanni Arcari a Coccaglio (Brescia)

Arcari Danesi, in compagnia di Arianna Vianelli e Giovanni Arcari alla scoperta dell’azienda del metodo “SoloUva” in piena Franciacorta

12 Marzo 2022

Arcari DanesiUna stradina tutta curve e ad ogni metro sempre più stretta mi porta sulla più solitaria collina con vista della Franciacorta, il Montorfano, nel paese di Coccaglio, dove ad attendermi ci sono Giovanni e Arianna (per i più social @ariannafranciacorta), due dei soci delle aziende Arcari Danesi e SoloUva.

Seduti all’interno della sala degustazioni con vista, Arianna stappa subito una bottiglia di Franciacorta DOCG, per accompagnare le chiacchiere. Chiacchiere che cominciano con l’approfondimento della storia di Arcari Danesi, realtà che nasce dalla passione dei due soci fondatori, Giovanni Arcari e Nico Danesi, entrambi consulenti nel mondo vitivinicolo, rispettivamente nella parte più organizzativa/commerciale e dal punto di vista enologico.

L’idea di poter creare una cantina di proprietà, che rispecchiasse le idee dei due amici ha preso forma in maniera embrionale nel 2001, ma, per creare un’azienda vitivinicola, le basi di partenza potevano essere solamente due: il terreno di proprietà o una buona base economica “e noi, figli di operai, non avevamo né terreno né soldi”.

La vita di entrambi è stata caratterizzata dall’amore per il vino e per gli assaggi, in un settore che negli ultimi venti/venticinque anni ha avuto un’evoluzione in estrema ascesa, considerando che nei ricordi del Giovanni ventenne che frequentava i bar della zona si trovano solo persone ben oltre i cinquant’anni d’età che bevevano vino senza una grande consapevolezza.

Arcari Danesi

I primi mattoni del progetto sono stati posati nel 2006, con l’affitto di una prima vigna e l’idea di concentrarsi sulla produzione delle bollicine Metodo Classico, che dal 2000 avevano iniziato il loro momento di gloria. Già dall’anno successivo venne applicato il metodo “SoloUva”, che, in seguito, è stato certificato a livello europeo e reso disponibile, in forma gratuita, per chiunque lo volesse usare al fine di produrre il vino con questa filosofia.

La teoria su cui si fonda il metodo “SoloUva” parte dal concetto di distanza dal mondo più conosciuto del Metodo Classico, la Champagne, milleduecento chilometri a sud, in un territorio di diversa conformazione e con delle caratteristiche che non consentono di ottenere gli stessi risultati che presentano i vini dei cugini francesi, soprattutto in termini di acidità. L’acidità è un elemento sicuramente fondamentale per ottenere delle basi di vino da spumantizzare, ma questa non è necessariamente il frutto di vendemmie anticipate, con il rischio che l’uva non abbia raggiunto la sua completa maturazione e grado zuccherino. Uno degli assunti fondamentali è proprio la produzione di spumanti con delle basi ottenute da uve mature, che possano esprimere sia il risultato dell’annata, sia le caratteristiche del territorio, entrambi elementi da valorizzare.

La conseguenza principale di avere una base ottenuta con uva matura e una maturazione fenolica che coincide già con un buon grado alcolico è quella di non necessitare di zucchero aggiunto per compensare la mancanza di alcol, causata talvolta dalle già citate vendemmie troppo anticipate per puntare sulla fantomatica acidità.

Un metodo che Giovanni definisce “non metodo”, mettendo in discussione le teorie di produzione del Metodo Classico. Curiosità che nel retro-etichetta viene indicata la frase “in tutti i processi di vinificazione usiamo solo zucchero della nostra uva”.

La tecnica di Arcari Danesi evita che almeno un quarto del vino sia influenzato dall’aggiunta dello zucchero, fattore che comporta la direzione univoca dei sentori del Metodo Classico verso la strada della crosta di pane e del lievito molto marcati.

Le fermentazioni vengono innescate con dei lieviti selezionati, neutri, considerati solo come un agente meccanico di trasformazione, per non inficiare in nessun modo sulla tipicità e le caratteristiche dell’uva, mentre per quanto riguarda la seconda fermentazione in bottiglia si aggiunge del mosto che viene preventivamente separato e congelato. La filosofia che si ritrova in bottiglia è quella di proporre un vino che sia l’esaltazione delle caratteristiche che ci sono già nell’uva e non una trasformazione o esasperazione di sentori poco inclini a territorio ed annata.

Arcari DanesiLa prima bottiglia aperta da Arianna è un Franciacorta BrutSoloUva”, da uve Chardonnay, il quale affina circa ventiquattro mesi sui lieviti e presenta sentori di mela matura, bergamotto, agrume, fieno, fiori bianchi, erbe aromatiche, salvia, leggere note tostate; in bocca la bolla è fine, fresco e delicato, buona percezione di acidità, minerale, sapido, con una discreta persistenza.

Nel 2015 è entrata a far parte del progetto anche Arianna, unendosi al team SoloUva, dopo diversi anni investiti in lavori affini alla sua passione per il mondo del vino, con un’esperienza decennale all’interno del consorzio Franciacorta.

SoloUva, cantina che prende il nome dal metodo di produzione stesso, produce circa trentamila bottiglie per anno, con un buon potenziale di crescita, divise principalmente in tre etichette: Brut, Dosaggio Zero e dal 2016 un Rosè di Pinot Nero; mentre Arcari Danesi si ferma alle trentacinquemila, numero che volontariamente resterà tale, con un’etichetta “fissa” che è rappresentata dal Dosaggio Zero e in base alle annate un Saten e un Blanc de Noir da uve Pinot Nero (prodotto solo nelle annate migliori, ad oggi 2013 e 2015).

I vigneti SoloUva sono dislocati in diverse zone della Franciacorta, tra Adro ed Erbusco, mentre le vigne Arcari Danesi occupano la cimetta del Montorfano e alcuni punti più bassi, dove si trova anche un piccolo brolo che custodisce una vigna di Chardonnay. L’età delle piante è molto variabile, con nuovi impianti e alcuni che hanno anche trenta o quarant’anni, principalmente di Pinot Bianco, nella parte più alta della collina.

Arcari DanesiSpingendo lo sguardo all’esterno della sala degustazioni si possono notare i vari terrazzamenti che la circondano e il terreno ricco di argilla rossa, con una buona percentuale di ferro, che lascia poi spazio alla tipica roccia di questa altura. Arcari DanesiNon solo vigneti, ma diversi sono anche gli ettari di bosco che completano le proprietà, un elemento fondamentale per giovare l’ecosistema.

Il modello di conduzione è quello della sostenibilità, trattando il vigneto come un giardino, nel quale l’erba viene sfalciata a mano, coccolato da un’ottima ventilazione e dalla protezione del bosco. “Non utilizziamo il rame essendo un metallo pesante non marcescente e, da quando non viene più utilizzato, la natura è rifiorita, si son moltiplicati pure i carciofi”.

I processi di vinificazione vengono gestiti in un centro di vinificazione condiviso, presso la sede di SoloUva, predisposto per lavorare circa un milione di litri di vino e dove ogni cantina ha tutto il necessario per lavorare le proprie uve.

Arcari DanesiIl secondo assaggio è del Franciacorta DOCG Dosaggio Zero Arcari Danesi, millesimo 2017, ottenuto da uve 80% Chardonnay e 20% Pinot Bianco, con un riposo sui lieviti di almeno trenta mesi. Vino dal carattere più erbaceo, con profumi di frutta gialla, pesca, agrumi, fiori bianchi, per un palato dalla bolla fine, verticale, buona mineralità, freschezza, sapidità e discreta persistenza.

Parlando di comunicazione, per la promozione dei propri vini, oltre ai social e il vecchio passaparola non vengono utilizzati altri metodi, non partecipando a nessuna guida e nemmeno alle fiere di settore “risparmiamo Co2”.

Arcari DanesiDopo una prima parte di assaggi la degustazione si sposta al ristorante “Dispensa Franciacorta” in località Torbiato, prelevando dalla riserva personale una bottiglia di Arcari Danesi Saten, vendemmia 2012 e sboccatura 2015, con uve principalmente Chardonnay e una minima parte di Pinot Bianco.

Arcari DanesiRicominciamo gli assaggi proprio da questo vino, che presenta sentori di albicocca disidratata, frutta secca, note tostate, miele, spunti di burro, fiori secchi, per un palato pieno ed avvolgente, una bolla fine e delicata, minerale, fresco, con una buona sapidità e buona persistenza.

Tra le chiacchiere e i manicaretti Giovanni ed Arianna condividono un terzo progetto aziendale, dal nome Posapiano, il quale ha lo scopo di valorizzare la piccola DOC bresciana di Botticino, ormai quasi dimenticata con i suoi venticinque ettari rimasti e una manciata di cantine. Posapiano è formata da circa cinque ettari vitati e tredici di bosco, con viti, a pergola, che raggiungono anche gli ottant’anni d’età.

Arcari Danesi

Questo nuovo progetto, che prende il nome dallo stile di vita a cui vuole tendere sempre di più Giovanni, diminuendo le attività e godendosi un po’ di meritato relax, ha visto la produzione delle prime bottiglie con il frutto della vendemmia 2019, partendo dalla vinificazione delle proprie uve in rosso ed ottenendo il Rosso di Posapiano. Un vino che assaggiamo durante il pranzo, da uve Schiava Gentile per il 60/70% oltre a Sangiovese, Marzemino e Barbera. Caratterizzato da frutti rossi, violetta, note ematiche al naso, in bocca si presenta fresco, di ottima beva, con discreta mineralità, buona acidità e un tannino vellutato, quasi dolce, a voler richiamare un Nebbiolo.

Arcari DanesiLa sorella di questo vino si chiama Grace, adottata ufficialmente da Posapiano con la vendemmia 2021 (prima era a firma di Arcari Danesi), un rosato dedicato principalmente al mercato americano ma anche un’idea fresca per il territorio. Il nome prende spunto dalla stazione centrale di New York “Grand Central” la cui struttura è stata creata in parte con il marmo bianco estratto anche dalle cave in terra bresciana, famosa più per questo materiale, che per la produzione di vino. Le uve utilizzate sono al 90% Schiava Gentile e in minima quantità quelle già citate, per un vino dai sentori di piccoli frutti di bosco, fragoline, petali di rosa, note gessose, un gusto delicato e di facile beva, minerale e con una discreta spalla acida, oltre ad una discreta persistenza.

Arcari DanesiDopo aver goduto dei manicaretti del ristorante e dei calici che hanno fatto scoprire i tre diversi volti e i tre protagonisti di queste realtà, doppia maglia 149-150 per Giovanni e Arianna!

 

 

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