Nella storia del Montefalco Sagrantino, Arnaldo Caprai, (Perugia)

Arnaldo Caprai, nella storia del Montefalco Sagrantino in una domenica di sole e foliage

14 Novembre 2021

Arnaldo CapraiUna domenica mattina di sole e foliage, che si apre alla scoperta di una delle aziende più storiche di Montefalco, ambasciatrice del Sagrantino in tutto il mondo e traino per il territorio, ormai da cinquant’anni, festeggiati proprio il giorno prima: Arnaldo Caprai.

Azienda fondata dall’imprenditore del settore tessile Arnaldo Caprai, che si è evoluta ed ingrandita negli anni, guidata oggi dal figlio Marco Caprai. Un hobby cominciato nel 1971 con soli tre ettari di vigneto, diventati oggi centosessanta divisi tra Montefalco, Bevagna e Gubbio.

Arnaldo CapraiLe energie si sono concentrate nella valorizzazione del Sagrantino, tra numerose sperimentazioni e studi con l’università di Milano, per approfondire l’essenza di questa varietà e le sue caratteristiche, al fine di ottenere i migliori risultati in bottiglia.

Arnaldo CapraiNei terreni di Gubbio, con colline che arrivano fino ai mille metri, sono piantate varietà internazionali tra cui Chardonnay, Sauvignon, Merlot, Pinot Nero, mentre Grechetto e Sagrantino trovano dimora nelle terre di Montefalco, per una divisione 40% di uve a bacca bianca e 60% a bacca rossa (di cui la metà sono Sagrantino).

I terreni sono misti, e presentano sabbie e calcare con uno strato di sasso nella zona di Montefalco, mentre nelle vallate di Gualdo, appena sotto Gubbio, si trova uno strato più argilloso, per poi ritrovare sabbia e piccole rocce.

Arnaldo Caprai punta alla conduzione dei suoi numerosi ettari in maniera sostenibile, senza utilizzare diserbanti e pesticidi, mantenendo e preservando la flora e la fauna del territorio. Numerose sono le stazioni meteo posizionate tra i vigneti, per poter adottare trattamenti mirati, solo quando necessario.

Arnaldo CapraiTra le vigne vicine all’azienda si possono notare anche alcune delle già citate sperimentazioni sul Sagrantino in un impianto a cordone speronato che vede delle piante molto più basse delle altre circostanti.

Il Sagrantino viene vendemmiato tutto a mano, con una selezione sia in vigna sia su nastro in cantina.

Arnaldo CapraiUno sguardo agli spazi principali della cantina dove si trova una sala per la gestione delle fermentazioni, che avvengono in acciaio, con lieviti selezionati per i vini bianchi e lieviti indigeni per i rossi, che stanno a contatto con le bucce tra i sette e i dieci giorni.

Arnaldo CapraiDopo la sala di stoccaggio si trova la barricaia, nella quale alloggiano circa duemila barrique di rovere francese. Il ciclo di vita di queste botti è compreso tra gli otto e i dieci anni e vengono utilizzate per l’affinamento dei vini rossi, oltre ad un bianco. Il Sagrantino riposa tra i ventidue e i trenta mesi, dipendentemente dalla sua destinazione in bottiglia, in barrique principalmente nuove, che poi vengono destinate all’affinamento del Rosso di Montefalco.

Dal 2007 si è lavorato assieme all’enologo Michel Rolland ad una “linea top”, lanciata sul mercato nel 2015, con vini che svolgono tutto il loro percorso in barrique, dalla fermentazione all’affinamento; le etichette prodotte sono un Pinot Nero e un Merlot entrambi al 100%.

Arnaldo CapraiLe bottiglie ad oggi prodotte sono circa un milione per anno e, dopo aver scoperto gli ambienti della cantina, l’assaggio di alcune etichette partendo dal Grecante 2020, che, come anticipa il nome è un vino a base di uve Grechetto al 100%. Sentori agrumati, mela, fiori bianchi, un leggero biancospino e sambuco, note ammandorlate che ritornano poi al palato, dove entra fresco minerale, abbastanza sapido, con una discreta acidità e persistenza.

Arnaldo CapraiPassaggio per “Cuvée Secrete” 2019 a base di uve Sauvignon, Chardonnay e Grechetto in percentuali segrete e variabili di anno in anno, con un affinamento in barrique di rovere francese per circa sei mesi. I profumi diventano più complessi e si passa alla frutta matura, mela gialla, frutta esotica, mango, ananas, ma anche rosa bianca, vaniglia e pepe bianco. Al palato è più avvolgente del precedente, con una buona freschezza, sapidità e mineralità, oltre ad una maggiore lunghezza.

Arnaldo CapraiPassando ai vini rossi il Montefalco Rosso 2018 a base di Sangiovese per il 75%, Sagrantino 15%, Merlot 15% affinato in barrique di secondo passaggio per circa dodici mesi ed altri sei in bottiglia. Al naso emerge la frutta rossa, frutti di bosco, fiori rossi ed una leggera spezia, mentre in bocca entra fresco ben bilanciato, con una discreta acidità, mineralità e un finale con un tannino abbastanza delicato che accompagna una buona persistenza.

Con lo stesso uvaggio viene prodotta anche la riserva, che però affina in barrique ventidue mesi, mentre, sostituendo la percentuale di Merlot, con il Canaiolo prende vita l’etichetta “Maremmana”, essendo quest’uva proveniente dalla Maremma.

Arnaldo CapraiInfine il Sagrantino MontefalcoValdimaggio” 2016 che riposa in barrique almeno ventiquattro mesi e trova sentori di frutta scura, confettura, leggero sottobosco, note di caffè, cacao amaro, spezie e un sottofondo di vernice per un palato intenso, caldo ed un tannino che si presenta in maniera importante.

Purtroppo le altre etichette non sono disponibili in mescita e la degustazione è abbastanza standard; la cantina è presa d’assalto da numerosi curiosi ed appassionati che vogliono scoprirne i vini e visionarne gli spazi.

Dopo aver atteso invano Marco Caprai per una chiacchierata e donargli la maglietta, ci si incammina nuovamente, con la speranza di tornare a fare una visita più approfondita alla cantina Arnaldo Caprai.

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