Sergio Barone, una mattina in Val di Noto con Luigia, Pachino (Siracusa)

Barone Sergio, una mattinata in Val di Noto per scoprire una delle più storiche aziende di quest’area attraverso gli occhi di Luigia

19 Agosto 2025

Barone Sergio

Non ci si ferma nemmeno durante il mese di agosto e la passione per la scoperta delle aziende della Sicilia ci porta in Val di Noto, per approfondire la storia dell’azienda Barone Sergio, attraverso gli occhi di Luigia, una delle protagoniste della nuova generazione di questa realtà.

Barone Sergio

Precisamente siamo nell’entroterra tra Pachino e Marzamemi, a pochi chilometri dalla costa di Portopalo di Capopassero, lì dove si incontrano Mar Ionio e Mar Mediterraneo. Ci troviamo da subito davanti ad una struttura che ti riporta indietro negli anni, nella storia della Sicilia, un antico Baglio dove vediamo incisa una data al di sopra della sua porta di ingresso principale. Il 1928 è stata una data significativa per la struttura che ha visto un grande restauro, finanziato da una delle principali e storiche aziende assicurative italiane. Se si è dei bravi osservatori si può individuare il simbolo del leone che rappresenta tale realtà nel mondo assicurativo, incastonato nella facciata principale.

Barone Sergio

Assieme a Luigia e i cagnolini Ettore e Lisa, ripercorriamo i passi di Barone Sergio e della sua famiglia, scoprendo le principali aree del Baglio, che negli anni è stato protagonista di diversi restauri, sempre conservativi, per mantenere inalterata la sua conformazione e struttura originaria. “I nostri predecessori sapevano come progettare queste strutture”, con determinate esposizioni, che consentivano di regolare le fermentazioni delle uve e la conservazione del vino, oltre alle precise misure per permettere una costante aerazione che prende vita dalla porta d’ingresso. “Il nonno con il suo cappello era solito sostare per ore in questa sorta di corridoio d’aria, specialmente nelle ore più calde”.
All’interno della struttura è stata ricavata la cantina, che predilige vasche in acciaio ed alcune tonneau di rovere francese, queste ultime dedicate alla produzione di uno dei vini rossi.
Si possono notare anche le grandi vasche in cemento, utilizzate nel passato, ma poi abbandonate principalmente per la loro grande capienza e a causa dell’usura avvenuta negli anni.

Barone Sergio

A questi pezzi di storia si vuole dare una seconda vita e l’idea di Luigia è quella di creare una sorta di struttura ricettiva, di ispirazione ai Capsule Hotel, che possa ospitare i visitatori dell’azienda che vogliono vivere un’esperienza unica nel suo genere, all’interno di questi vasi vinari ormai pensionati.

Barone Sergio

Andando alla scoperta della parte esterna dell’azienda, troviamo circa centotrenta ettari di proprietà, terre raggruppate da nonno Luigi Sergio, di cui venticinque ettari sono vitati. Quasi tutte le vigne si trovano a corpo, a pochi passi dal Baglio, dove sono per lo più coltivati vitigni autoctoni, tra cui Grillo, Nero d’Avola, Perricone, Frappato e la “Reliqua Riscoperta”, Lucignola, oltre al Moscato Bianco. Altri tre ettari sono situati ad una manciata di chilometri dall’azienda, in un appezzamento definito “Le Mandrie”, dove è allevato il Nero d’Avola.

Barone Sergio

Quest’area è situata in una sorta di collinetta, verso l’entroterra, e i terreni sono in entrambe le zone prettamente calcarei.
La fortuna di questa zona della Sicilia, che si può estendere a gran parte dell’est di questa Regione è mamma Etna, che si dimostra una preziosa fonte di acqua, che riempie le falde sotterranee e permette di non creare troppo stress alle vigne, ma anche per l’agricoltura in generale.

Barone Sergio

La conduzione della vigna segue il disciplinare Bio, con il minimo dei trattamenti in base all’annata, principalmente per un tema morale.

Le rimanenti aree sono dedicate alla coltivazione degli ulivi, per circa dieci ettari, sessanta ettari di limoni e il resto delle terre sono affittate per la coltivazione di altre tipologie di ortaggi o frutti.

Barone Sergio

Nella parte esterna si possono anche notare cinque murales che decorano le mura del Baglio, dipinti da diversi artisti, nel corso degli anni. Tra questi incontriamo le opere di Andrea Parisio, ex collaboratore della cantina, l’artista di Caltagirone Ligama Salvatore e Illustre Feccia, un altro artista poliedrico e Le Duo Amazonas.

Barone Sergio

Arte che intreccia il vino, sia nelle decorazioni, sia nelle etichette che sono state scelte per i vini dell’azienda Barone Sergio, nella sua versione 2.0.

Non solo arte e vino, ma anche iniziative ed eventi che hanno preso vita grazie allo spirito della nuova generazione, organizzando diversi momenti di condivisione che animano la parte esterna del Baglio. Per esempio, quasi tutti i giovedì d’estate si organizzano aperitivi con i vini dell’azienda accompagnati da diverse proposte culinarie. È proprio l’ambito gastronomico che sta stuzzicando le idee di Luigia, che vorrebbe creare una sorta di pop up culinario in collaborazione con cuochi locali e non, al fine di offrire nuovi stimoli agli amici della cantina e a nuovi ospiti che si avvicinano a questo mondo.

Seduti all’interno della sala d’accoglienza e degustazioni di Barone Sergio ci addentriamo nella storia della famiglia Sergio, i quali sono discendenti dai Tasca di Mistretta, una famiglia nobile proprietaria terriera, dedicata all’allevamento del bestiame, i quali avevano investito in un terreno per la transumanza che si estendeva da Pachino a Portopalo, essendo il clima invernale più mite rispetto alle terre d’origine.
Nel corso dei secoli Mastro Don Giovanni Tasca si è ritrovato ad avere quattro eredi femmine, di cui due hanno sposato i fratelli Salomone di Palermo, una ha sposato un Ciuppa (ramo poi cessato) ed infine la quarta figlia ha sposato un Sergio, che ha dato vita al ramo famigliare che ha successivamente fondato l’azienda Barone Sergio.

Dopo nonno Luigi e papà Giovanni, uomo d’altri tempi che incontriamo di sfuggita tra le varie aree della cantina, è subentrata la nuova generazione, tutta al femminile, capitanata dalle sorelle Luigia e Angela.
Angela è oggi impegnata nella gestione della parte commerciale, mentre Luigia è tornata tra le sue terre natali nel 2020, durante la prima riapertura in seguito alla pandemia. A diciotto anni Luigia si è trasferita a Milano per studiare e intraprendere una carriera di producer e organizzatrice di eventi, fino ad approdare in un’azienda pubblicitaria. A causa della pandemia, dopo i primi tre mesi di chiusura nell’appartamento milanese, ha avuto la possibilità di lavorare da remoto tra le sue terre natali. È scattata in lei una scintilla ed innamoramento verso l’azienda di famiglia, trovando in questa una sorta di isola felice, che trasmetteva pace e serenità, al contrario del caos e del trambusto quotidiano della City!

Piccola parentesi, Luigia si è cimentata nella ricerca della documentazione inerente alle varietà che vi erano piantate all’epoca. Una caccia al tesoro che si è conclusa con il ritrovamento di decine di carte riguardanti gli inventari delle tipologie di bestiame e le rispettive compra-vendite, oltre alle numerose testimonianze dei danni effettuati dai gallesi e canadesi che hanno occupato queste terre durante la Seconda Guerra Mondiale. C’è da sottolineare che i canadesi hanno ben apprezzato i vini della zona e molti abitanti di queste aree si sono trasferiti Oltreoceano, tanto che è presente Pachino Street in Ontario.

Barone Sergio

Oggi Luigia definisce la “stagista” dell’azienda e, oltre a gestire tutti gli aspetti legati alla comunicazione, eventi, social e marketing, si sta approcciando alla parte più tecnica del mondo del vino, avendo prodotto la sua prima etichetta nel 2025, con le uve della vendemmia 2024. Si tratta di “Baronetto”, Grillo ottenuto da uve che restano a contatto tra loro per qualche giorno, per poi essere vinificate ed affinate in solo acciaio. Un vino prodotto in collaborazione con un altro vignaiolo, basato a pochi passi dall’azienda, Salvatore Turi Marino.

Barone Sergio

Per quanto riguarda la produzione annua di bottiglie, Barone Sergio si attesta sulle sessanta/settanta mila, divise in sei etichette principali. Partiamo dalle referenze più prodotte, tra cui “Alégre”, un Grillo in purezza dal nome che trasmette la felicità, creato in seguito ad un difficile periodo per la famiglia; “Sergio”, Nero d’Avola; “Luigia”, rosato di Nero d’Avola; un Moscato fermo, “Moscà”; il Moscato frizzante rifermentato con Metodo AncestraleAlluccà” ed infine “Le Mandrie”, rosso da uve autoctone, in ordine di vendemmia: Lucignola, Perricone e Nero d’Avola, l’unico vino che affina in legno, tonneau di rovere francese per un periodo di dodici mesi.
Baronetto” si può considerare una settima etichetta (prodotta in sole millecentosessantasette bottiglie) e, per completezza, ne possiamo individuare un’ottava, ottenuta dall’uva reliquia Lucignola e denominata proprio “Reliquia”.

Barone Sergio

Le etichette, con l’arrivo in azienda della nuova generazione, hanno cambiato stile e design; oggi sono state disegnate da Salvatore Ligama che ha realizzato alcuni dipinti dai temi floreali e di volti che riprendono figure rassomiglianti a statue classiche, dalle caratteristiche androgine.

Barone Sergio

L’idea è quella di dare un nuovo volto alle bottiglie, ogni otto anni, variando in base agli artisti che hanno creato i murales esterni. Possiamo affermare che le vecchie etichette rappresentano a pieno lo stile classico di papà Giovanni, mentre, quelle nuove, danno una visione diversa e più dinamica, proprio come la nuova generazione Barone Sergio.
All’interno dell’etichetta è presente anche il simbolo di famiglia, il quale rappresenta un leone e una pecora, “alleggerito” da quello originario che prevedeva anche un giglio e una borsa con i soldi.

Oltre alla produzione di vino si produce anche olio, di varietà Moresca, denominato “Uocchiu”.

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Parlando di cantina, anche qui si segue lo stesso principio con cui si lavora la vigna, identificato con principio “less is more”, puntando raccogliere uve il più sane possibile per poi fargli seguire un processo di vinificazione semplice, con affinamenti in materiali che possano valorizzare i varietali e il territorio.

Barone Sergio

Per approfondire lo stile dell’azienda Barone Sergio assaggiamo il “Luigia” 2024, rosato a base Nero d’Avola, le cui uve restano a contatto per circa due/quattro ore. Un vino dai sentori freschi di frutta rossa, fragolina di bosco, lampone, melograno, agrume, arancia e un tocco di origano. In bocca è ricco di sapidità, con un sorso teso e verticale, con una buona mineralità, spalla acida e persistenza.

Barone Sergio

Passiamo al GrilloAlégre”, sempre annata 2024, che si presenta al naso con note agrumate, di pompelmo, cedro, melone bianco, uno spunto erbaceo, di macchia mediterranea, origano, timo, pepe bianco. In bocca mantiene una grande sapidità, discreta mineralità, spalla acida, ottima freschezza e buona persistenza.

Barone Sergio

Un caro saluto a Luigia, in attesa di toccare con mano la realizzazione delle sue dinamiche idee. Per lei maglietta numero 401!

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