Marchisa, tra arte cultura e vino nel centro di Tropea (Vibo Valentia)

Marchisa, insieme ad Antonio per scoprire un blend tra arte, cultura e vino nella splendida cittadina calabrese di Tropea

10 Agosto 2025

MarchisaUna terza tappa nel lungo viaggio dal Veneto alla Sicilia, ci porta a Tropea, per scoprire Marchisa, un’azienda che mette a fattor comune arte, cultura e vino.

MarchisaDavanti ad uno splendido tramonto, con vista mare, scopriamo che questa realtà ha da pochi mesi cambiato il suo volto, con l’ingresso di Antonio al timone, subentrato al fratello Renato, il quale aveva iniziato il progetto nel 2014, per occuparsi della promozione culturale e della vendita.
Antonio ha vissuto alcune vite precedenti a quella che lo vede come protagonista nel mondo del vino, con un bagaglio di dieci anni in Francia, ad Aix en Provence, e sette anni oltreoceano, in Indiana, dove stava svolgendo una carriera accademica di successo, con tanto di svariate pubblicazioni nel settore della critica letteraria e poesia.
Una decisione meditata da qualche tempo e concretizzata con la scelta del fratello Renato di prendere una strada diversa da quella del mondo del vino. Una nuova vita che si è mescolata a quella precedente per creare un hub che intreccia vino, arte e cultura, volendo dare più forza ad ognuna di queste branchie, creando in questo mondo un circolo multiculturale in grado di autoalimentarsi, sempre più in maniera autonoma.

MarchisaAntonio si sta cimentando pian piano con un nuovo mondo, di cui è sicuramente appassionato, imparando di giorno in giorno tecniche di vigna e di cantina. Il suo scopo non è esclusivamente quello di produrre e vendere il vino, ma andare oltre, organizzando iniziative culturali come mostre, eventi, performance artistiche live e curando progetti legati all’editoria, settore in cui ha dedicato la prima parte della sua vita. Quest’anno la residenza dove è basata legalmente Marchisa è diventata una residenza d’artista, dedicando alcune delle stanze alle mostre piccole manifestazioni all’insegna della cultura.
MarchisaGiugno è stato il mese protagonista della lettura di poesie della poetessa tropeana Alessia Tarantino, dal libro “Mare sei e mare Ritornerai”, che porta in copertina un acquarello di Francesco Caracciolo, di cui sono stati esposti alcuni dei suoi quadri, intitolando la mostra “Ondenuvole”. A luglio le fotografie di Carlotta Giuana hanno trovato spazio nella mostra “Sguardi dal sud del Mondo”, in abbinamento alle letture di “Rinascimento Poetico”. MarchisaInfine, in agosto c’è stata la presentazione della traduzione curata da Antonio “Testo sacro a Mnemosyne – traduzione metrica della laminetta orfica di Hipponion”, con il museo archeologico di Vibo, oltre alla mostra delle tre fumettiste Michela Rossi, Laura Angelucci e Nora, che abbiamo avuto il piacere di conoscere, ognuna delle quali ha anche eseguito una performance dal vivo durante lo stesso mese.

MarchisaPer quanto riguarda i progetti legati all’editoria è stato creato a quattro mani con l’editore di Pulcinoelefante Alberto Casiraghy, una limitata catena di libricini contenenti “Esercizi Asemici”, forma d’arte di nicchia praticata a sud della Calabria e a nord est della Sicilia, che si presenta come una sorta di esercizio artistico mescolato allo stile di scrittura su carta, senza significato logico nel testo. Inoltre, come precedentemente citato è stato tradotto in poesia da Antonio uno dei testi misterici più antichi ritrovati nel sud Italia; si tratta della laminetta orfica di Hipponion, sacra alla dea della memoria, Mnemosine, e dedicata al culto di Dioniso, dio del vino.

Ovviamente tutti gli eventi sono seguiti da un rinfresco con i vini Marchisa!

Un circolo virtuoso che si esprime con lo slogan aziendale, diventato una sorta di disclaimer: “l’arte del vino, il vino dell’arte”. Per quanto riguarda il nome Marchisa è necessario un approfondimento sulle origini della famiglia di mamma Isabella, discendente dalla nobile famiglia borbonica-tropeana dei Toraldo. Piccola parentesi Gaspare Toraldo è stato nella storia l’unico calabrese chiamato dalla Serenissima Repubblica di Venezia per combattere la battaglia di Lepanto.
Ritornando al nome aziendale: questo è il risultato del blend del titolo nobiliare della famiglia di Marchesi Toraldo e il nome di mamma Isabella, richiamando anche il termine “marchesa” in dialetto calabrese.

MarchisaOggi Marchisa conta otto ettari vitati abbondanti che si estendono nei pressi di Tropea, a circa dieci/quindici minuti dalla cittadina costiera, nelle località di Battirò, Manna, Foresta e Scialle, quest’ultima è anche la sede della cantina di vinificazione (uno stabile decorato dall’artista romano Patrizio Anastasi). I vigneti si estendono fino ai settecento metri sul livello del mare, come nel caso del bianco Pecorello, una delle varietà autoctone allevate assieme al Magliocco Canino, che si coltiva in queste terre fin dal sedicesimo secolo, diventando pian piano un’uva sempre più rara per le caratteristiche ostiche che lo contraddistinguono, sia in pianta sia nella trasformazione dei suoi frutti.
MarchisaI vigneti sono stati ripresi dalle proprietà di famiglia, che non venivano coltivate direttamente, ma dai mezzadri, i quali si occupavano delle campagne e delle varie attività contadine. Il ricordo di Antonio bambino va a quanto i contadini portavano alla “Gniura” (letteralmente “la signora”, in questo caso sua nonna) frutta, verdura, ma anche la ricotta fresca.

Fin dall’inizio di questa attività, Marchisa ha da sempre puntato sulla valorizzazione delle varietà autoctone, ricevendo, per questo motivo, anche una menzione speciale da parte dell’Unesco. Le vigne di Magliocco Canino contano un’età che va oltre ai sessant’anni e hanno mantenuto la loro modalità di allevamento originaria ad alberello oltre ad esserci alcune vigne di Greco Nero e Malvasia Nera, come si usava fare un tempo. Queste equilibrano il “caratteraccio calabrese” del Magliocco che, sebbene abbia acini piccoli e poco produttivi, produce un vino di una struttura importante.
Per quanto riguarda la conduzione della vigna, si segue il protocollo del biologico con soli trattamenti a base di rame e zolfo, in attesa di terminare l’iter di conversione e ottenere la certificazione.

MarchisaLa produzione annua si attesta sulle trenta/quarantamila bottiglie, divise in quattro etichette: “Natus”, il primo nato, con il nome che vuole essere un chiaro riferimento a Renato, a base principalmente di Magliocco; il PecorelloSettecento”, data l’altitudine delle vigne; un Cabernet Sauvignon in purezza, chiamato “Le Colline”, avendo piantato nel 2021 una nuova vigna di questa varietà internazionale (sia per la produzione di vino in bottiglia sia per la vendita delle uve); il “Togato”, in una tiratura di circa ottocento bottiglie per anno, a base di Magliocco Canino e un 10/15% di Cabernet Sauvignon, unico vino che affina in legno, nello specifico barrique. Edizione speciale che prende il nome dalla professione di papà Tommaso, avvocato.

A breve nascerà anche un nuovo progetto, avendo piantato una nuova vigna, questa volta puntando sullo Zibibbo, prevedendo di vinificare il primo raccolto nel 2026.

Marchisa ha iniziato anche una piccola produzione di olio nel 2024, con la cultivar “ottobratico”, oltre alla diversificazione produttiva nel vino, con l’introduzione di bag in box da cinque litri, a base Pecorello.

MarchisaLe bottiglie dei vini principali, ottenute con le varietà autoctone sono rivestite da etichette che raffigurano alcuni acquerelli ripresi da Il Codice di Romano Caratelli, un manuale nel quale l’autore ha rielaborato, negli anni 2000, un manoscritto risalente al 1500, il quale raffigurava in novantanove fogli le città fortificate della Provincia di Calabria e del Regno di Napoli, fondamentali per respingere gli attacchi degli ottomani dal mare. Sono state individuate la torre di Tropea e la rappresentazione della stessa cittadina risalente al sedicesimo secolo.
MarchisaPiccola specifica: a quei tempi la Calabria era divisa in due diverse aree, la Calabria Citeriore, a nord, e quella Ulteriore a sud, la quale comprendeva Vibo Valentia, la Costa Ionica e la provincia di Reggio Calabria.
Queste aree sono state influenzate dalla Sicilia, nello specifico della provincia di Messina, con le sue tradizioni, dialetti, usanze e anche leggende, come quella dei giganti Mata e Grifone, coppia interraziale composta da una principessa cattolica di origine siciliana e un re musulmano. Ogni anno nel periodo di Ferragosto, in alcune aree di entrambe le regioni, Calabria e Sicilia si celebra una festa che prevede una processione che porta per le strade la riproduzione dei due giganti.

MarchisaDeliziati da un meraviglioso tramonto sul mare di Tropea, nell’area esterna adibita alle degustazioni, assaggiamo i vini Marchisa.
Cominciamo dal bianco “Settecento”, annata 2021, il quale si presenta con sentori di agrume, pompelmo, cedro, un leggero fumè, pietra focaia e uno spunto di idrocarburo. In bocca entra dritto, verticale, con una discreta spalla acida, buona sapidità, mineralità, equilibrio e persistenza.

MarchisaPassiamo al rosso “Natus”, annata 2021, il quale regala note di frutti neri, mora, mirtillo, sentori terrosi, uno spunto sanguigno, tocco di violetta, cioccolato fondente, cassis, rabarbaro, per un sorso di beva, pur complesso, un tannino ben integrato e abbastanza setoso, con una discreta mineralità e sapidità e buona persistenza.

MarchisaAntonio tiene molto ai dettagli, offrendo sempre alcuni crostini di pane con l’olio, serviti in piatti pensati e realizzati a quattro mani con un artista locale.

MarchisaIn attesa di scoprire le novità e le sfaccettature della nuova Marchisa, un ringraziamento ad Antonio, che merita la maglietta numero 400!

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