Cantina de Bacco a poche centinaia di metri dal centro di Feltre (Belluno)

Cantina De Bacco, con un cognome così che lavoro avrebbero dovuto fare?

06 Febbraio 2021

Cantina De Bacco, realtà incontrata a Vini da Terre Estreme nel 2020, l’ultima manifestazione a cui sono riuscito a partecipare prima del lookdown.
Finalmente si crea la giusta occasione per conoscere da vicino questa azienda e i suoi vini!

Cantina de Bacco

Marco, mio coetaneo, e la sorella Valentina ci accolgono nello spazio degustazione alla fine di una stradina a poche centinaia di metri dal centro di Feltre, non ci si può sbagliare perchè l’ingresso dell’azienda è lo stesso della storica Villa Guarnieri.
Marco inizia a raccontarci la storia della Cantina De Bacco portandoci a vedere i vari ambienti che la compongono, tra cui la vecchia stalla dell’800 restaurata ed “arredata” con vasche (da 2 a 50 ettolitri) in acciaio e vetroresina, la barricaia in fase di costruzione e lo stoccaggio delle bottiglie di metodo classico sulle pupitre.
Vicino a queste due anfore di terracotta, di diverso impasto e cottura, dove riposano un Souvigner Gris (vitigno Piwi) e una Pavana, che resta in macerazione sulle bucce per sei mesi.

Il vino ha sempre fatto parte della famiglia, a partire dal cognome, De Bacco, che richiama la divinità antica del vino (in greco Βάκχος, in latino Bacchus). Altro tratto caratterizzante dell’azienda è il territorio in cui sorge, infatti è proprio in queste terre che è stato ritrovato dello statuto dei vignaioli del Monte Aurin, datato 1518, dove venivano indicati, tra gli altri argomenti, le regole per la vendemmia e le regole per sorvegliare i vigneti.

L’azienda sta prendendo forma in maniera lenta e graduale senza bruciare le tappe e fare il passo più lungo della gamba. Quando nel 2008 Marco è partito con questo progetto la famiglia, che da sempre produce vino, contava 2000 metri di vigna per lo più allevata con le varietà autoctone della zona tra cui Gata, Turca, Pavana e Bianchetta Fonzasina.
Un progetto con il fine di rivalutare le varietà storiche del territorio concentrandosi sulle uve tipiche, ma producendo anche qualche internazionale per scoprirne i risultati in un territorio come quello del Feltrino. Valentina è stata trascinata in questo flusso di passione subito dopo la laurea in Marketing ed è l’anima, oltre che operativa, anche comunicativa e commerciale della Cantina.

I vigneti sono dislocati in diverse zone tra cui Feltre, Arsiè, Pedavena, Franzoso, Mugnai. In quelle più storiche ed estreme troviamo sottosuoli poveri, conoidi, formati dopo le grandi glaciazioni, con una gran parte di ghiaia; verso il feltrino invece a farla da padrona è l’argilla, terreno più favorevole alle varietà internazionali coltivate dall’azienda.

L’azienda è certificata SQNPI da due anni ed applica una difesa integrata nel massimo rispetto delle lavorazioni. In un territorio dove cadono una media di 1900 centimetri di pioggia ogni anno è impossibile lavorare in un regime biologico, ma si cerca di non essere invasivi sia in vigna (dove l’anno scorso sono stati fatti solo 9 trattamenti) sia in cantina.

Oggi Cantina de Bacco conta 11 ettari per una produzione media di 50/70mila bottiglie per anno, con tredici etichette.

Cantina de Bacco

Da una delle pupitre peschiamo una bottiglia di Pinot Nero che Marco sbocca per noi a la volèe; direi che non c’è accoglienza migliore!
Una bollicina 100% Pinot Nero del 2013 (con una sosta ad oggi di più di 60 mesi sui lieviti) dosaggio zero, senza aggiunta di liqueur d’expedition, rabboccato con lo stesso vino. Marco si definisce un “talebano degli spumanti” non facendo fare la fermentazione malolattica alle sue basi per le bollicine.
Un vino di estrema piacevolezza, con sentori di piccoli frutti rossi, tra cui la fragolina di bosco, sentori di lievito, una freschezza impressionante ed una “dolcezza”, data dall’uva, pur non avendo zuccheri aggiunti. In bocca è quasi burroso e mai stucchevole, un sorso sicuramente invita il secondo e terzo. Questo vino prende il nome dal papà di Marco e Valentina, “Ico”.

Cantina de Bacco

Passiamo poi alla Bianchetta extra dry “Saca” (dal soprannome del nonno Pietro de Bacco, Piero Saca) proveniente da vecchi vigneti di circa 60 anni, spumantizzata con metodo charmat, una bolla quasi balsamica dai sentori di salvia, timo, oltre ad aromi più tropicali. Una piacevole ed insolita bollicina che fa emergere il territorio con la sua freschezza, acidità tipica del vitigno e mineralità, sicuramente un’ottima alternativa alle bollicine più conosciute.
La seconda autoctona è la Pavana Extra Brut, un’uva rossa che non fa contatto con le bucce, spumantizzata in charmat, dai riflessi di un rosa tenue e che esprime sentori di frutti rossi per una piacevolezza sia al naso sia in bocca, dove entra fresca, con una bolla fine e con una buona acidità e mineralità. Verticalità è sicuramente una parola che accomuna tutti i vini dell’azienda, ritrovata soprattutto in quelli prodotti con uve autoctone.

Cantina de Bacco

Gli assaggi proseguono con Solaris, varietà Piwi piantata ad 800 metri s.l.m., dal carattere fruttato e vegetale, bassissima solforosa (caratteristica che accomuna tutti i vini dell’azienda) e leggera sapidità.
Ci concentriamo poi sulla Bianchetta 2015, che macera 15 giorni sulle bucce per poi riposare per il 30% sei mesi in barrique dove svolge la fermentazione malolattica e il restante 70% in acciaio.
Un vino fresco dai sentori di frutta candita, albicocca disidratata, vaniglia, zucchero filato; il legno si fa sentire sia al naso che in bocca ma il vino entra comunque fresco e rimane in bocca per diversi secondi. Una curiosità, le etichette sono dipinte a mano da ragazzi diversamente abili che ogni anno vengono impiegati in questa attività.

Prima di passare ai rossi, un aneddoto sul bisnonno dei due ragazzi: Tilio, che ha combattuto durante la prima guerra mondiale, fece parte di un plotone di cui da 300 tornarono a casa solo in otto; un numero di poco maggiore dei litri di vino che ha gustato ogni giorno fino alla veneranda età di 97 anni!

E’ ora di un internazionale della Cantina De Bacco, il Cuss, Merlot all’85% e Carmenere per il restante 15%, un’interpretazione di montagna, con una interessante sentore di lampone oltre alla speziatura e ad un corpo robusto ma piacevole.

Cantina de Bacco

Tocca ora a Vanduja, dal nome del primo proprietario dei vigneti di quella zona, “padre di anima” di una delle sorelle del nonno di Marco e Valentina e da cui, cent’anni dopo, sono stati ereditati.
Una Pavana di cui vengono selezionate le uve migliori dalla rive , il cui 30 % viene lasciato affinare in legno, dove svolge la malolattica, mentre il restante 70% riposa in acciaio.
I profumi ricordano quelli della bollicina della stessa uva bevuta all’inizio amplificati di gran lunga; si perde un po’ la fragola per dar spazio alla ciliegia, all’amarena, alla frutta sotto spirito, con una lieve nota erbacea. Emerge una leggera speziatura, una grande acidità e un tannino da domare; rimango molto curioso delle capacità di invecchiamento di questo vino. Da sottolineare la tipica astringenza data dal varietale, che asciuga la bocca, pur ammorbidita dai passaggi effettuati.

Finiamo i rossi con un Teroldego, i cui grappoli vengono lasciate surmaturare per 15 giorni in pianta prima di essere vendemmiati e pressati, così viene guadagnato un grammo di zucchero a discapito del 30% in meno di produzione.
Il “Roro” riposa un anno in barrique di rovere, da cui il nome, poco tostate e si presenta come il vino più morbido di Cantina de Bacco, oltre che il più alcolico.

Cantina de Bacco

Per il prossimo futuro c’è l’idea di aumentare pian piano la produzione per soddisfare sia i mercati italiani, molto curiosi degli autoctoni, sia quelli internazionali colmando il gap commerciale creatosi nel dopoguerra con l’avvento dell’industrializzazione e la produzione di vino solo per autoconsumo.

Prima di lasciare Cantina De Bacco e contare gli assaggi che abbiamo fatto un “furto” da una piccola vasca contenente un prezioso nettare, il passito di casa.
50% Bianchetta, 50% Moscato bianco: un vino dove prevalgono i profumi aromatici del moscato, ma che spiazza in bocca dove entra dolciastro e chiude con un finale tendente al secco e facendo emergere l’acidità della bianchetta. Il SaRoEl è dedicato alle zie, unendo le prime due lettere dei nomi di ognuna.
Dopo un’apertura con il botto, nel vero senso del termine, questa avventura non poteva finire meglio.

Cantina de Bacco

Maglietta numero 9 per Marco!

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