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giovedì, 13 Giugno, 2024

Cantine Ferrari: un pezzo di storia del Trento DOC, Trento

Un viaggio attraverso la storia del Trento DOC nelle Cantine Ferrari, una delle realtà più storiche ed emblematiche del panorama enologico italiano e mondiale

29 Settembre 2021

Cantine Ferrari

Un viaggio alla scoperta del Trento DOC e delle Cantine Ferrari che si apre con una parte introduttiva dell’azienda grazie alla guida di Nicoletta Negri, che ormai da diversi anni fa parte del Gruppo, gestendo accoglienza e visite.

Prima di avventurarci negli ambienti principali di lavorazione una piccola presentazione dell’azienda, mettendone in luce filosofia e mentalità che si possono riassumere in due principali caratteristiche: la prima inerente alla valorizzazione della propria storia che trae origine centodiciannove anni fa; mentre la seconda è l’estrema precisione con cui viene controllato tutto il processo dalla vigna al vino che arriva nel calice del consumatore.

Cantine Ferrari

La storia di Cantine Ferrari comincia nel primo dopo guerra, quando Giulio Ferrari, un tecnico che si è formato tra San Michele all’Adige e Montpellier, ritorna nelle terre trentine portando con sé dalla Francia alcune barbatelle di Chardonnay. La sua intuizione fu quella di notare delle similitudini tra i territori più vocati della Francia e quelli della terra natale, piantando le barbatelle prima in Valsugana, poi sulle Colline di Trento. A circa mille chilometri dalla Champagne il suolo dolomitico e l’altitudine compresa tra i trecento e i settecento metri sul livello del mare, furono il suo lascia passare verso la strada del successo.

Nel 1902 fu fondata la sua piccola azienda nel centro di Trento, vicino a Piazza Duomo, con una produzione di poche migliaia di bottiglie, dedicate ad un pubblico di clienti esclusivi.

Giulio Ferrari non aveva eredi, ma aveva il desiderio di affidare il suo sogno ad un compaesano trentino e così, un cliente che possedeva un’enoteca in centro a Trento, tale ragionier Bruno Lunelli, acquistò nel 1952, non senza una copiosità di debiti, l’attività di Ferrari.

Bruno Lunelli ebbe cinque figli, tre dei quali, Gino, Franco e Mauro, portarono avanti l’attività di famiglia, fino a lasciare le redini di Cantine Ferrari ai figli, una terza generazione composta dai cugini Camilla, Matteo, Marcello e Alessandro.

Oggi l’azienda vitivinicola in Trentino ha una dimensione di centoventi ettari vitati di proprietà, per la coltivazione delle uve dedicate alle basi spumante, dislocati nella provincia di Trento; oltre a contare oltre seicento famiglie di conferenti che ogni anno riforniscono l’azienda delle migliori uve, prodotte seguendo il “protocollo Ferrari” supervisionato da un team di otto agronomi.

Le vendite nel 2019 hanno superato i cinque milioni e ottocento mila bottiglie e lo stock conta circa venti milioni di bollicine che riposano nelle cantine e nei magazzini.

Cantine Ferrari

Il Gruppo, pur mantenendo come live motive il concetto di qualità che parte da un territorio, nel corso degli anni, ha ampliato i propri brand e prospettive fino a salire sul podio della Formula 1. Non solo Cantine Ferrari, ma l’espansione è avvenuta investendo in nuove realtà vitivinicole per la produzione di vini fermi a marchio Tenute Lunelli, dislocate in Trentino, Umbria e Toscana; l’acquisizione dell’azienda veneta Bisol specializzata nella produzione di Prosecco Superiore DOCG, la produzione di grappa a marchio Segnana, l’acqua minerale naturale Surgiva e come ultimo ingresso, quello dello storico marchio della Cedrata Tassoni.

Cantine Ferrari

Dopo l’introduzione da parte di Nicoletta e la visione di un video emozionale che riprende la storia di questa realtà, un tour nelle zone salienti di Cantine Ferrari, partendo proprio da lì dove arriva l’uva.
Nella parte esterna all’azienda giungono da tutte le zone del Trentino i grappoli in cassoni, vinificati in maniera separata a seconda delle diverse provenienze per dare vita alle diverse qualità di vino. Dopo la pressatura dei grappoli interi il mosto fiore arriva per caduta in cantina, mentre le vinacce, una volta diraspate, sono destinate all’adiacente distilleria.

Scendendo nei sotterranei si possono vedere le numerose vasche in acciaio dove avviene la prima fermentazione di tutti i mosti, e per alcune tipologie si usano botti grandi da quaranta ettolitri. Si possono notare anche alcune barrique e tonneau che conservano le segrete ricette della liqueur d’expedition, traducibile anche come: “la firma dell’autore dell’opera”.

Cantine FerrariLa parte più affascinante è quella dove si conservano le centinaia di migliaia di bottiglie, lavorate a mano nel caso delle riserve e i grandi formati e con una lavorazione quasi totalmente robotizzata per le altre etichette della gamma.

Tra gli ambienti si può toccare con mano un volto storico dell’azienda, con pezzi unici che appartengono al secolo scorso, come una dosatrice in argento, il materiale più nobile dal punto di vista di garanzia nelle lavorazioni, che poteva esserci un tempo. Dal museo si passa velocemente alla modernità, con macchinari che portano in punta le bottiglie, si occupano della sboccatura, riempimento, tappatura, etichettatura, fino al posizionamento nelle scatole.

Un salto quantico nell’epoca moderna, che esibisce l’altro lato della stessa medaglia di Cantine Ferrari, un’azienda che ha segnato la storia del vino in Italia e nel mondo, fino ad arrivare sul podio della Formula 1 nel 2021.

Cantine Ferrari

Un tour che ha toccato gli organi vitali della cantina, partendo dalle presse, simbolicamente il cuore del lavoro, passando per il polmone tecnologico e arrivando ai laboratori, metaforicamente il cervello nel quale vengono svolte le analisi chimiche e microbiologiche, oltre al controllo di qualità ed agli uffici dove vengono svolte attività quali comunicazione e marketing.
Non dimentichiamo i vari attori che gestiscono i numerosi processi lavorativi, con un team di giovani e meno giovani, che talvolta appartengono anche alla stessa famiglia, a dimostrazione dell’attaccamento di una professione che va oltre alla mera operatività.

La visita si è conclusa con i saluti e ringraziamenti a Nicoletta, ma è proseguita con una chiacchierata assieme a Marcello Lunelli, vice-presidente e direttore tecnico dell’azienda.

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