All’interno del Podere Fiesole, per scoprire Casanova di Neri, Montalcino (Siena)

Presso il Podere Fiesole, a nord est di Montalcino, per toccare con mano l’azienda Casanova di Neri in compagnia Pier Luigi, Simona e Giacomo Neri

22 Marzo 2024

A nord est di Montalcino, presso il Podere Fiesole, si trova il quartier generale dell’azienda Casanova di Neri, che andiamo a scoprire assieme all’export manager Pier Luigi e alla responsabile dell’accoglienza Simona.

Ci troviamo a pochi chilometri di distanza dal centro del paese, anche se i vigneti sono disposti in diverse aree della DOCG, per un totale di settantanove ettari vitati, che si possono racchiudere in quattro diverse macro zone. Per riassumere gli appezzamenti vitati si è creata una mappa dell’area di Montalcino, evidenziando in verde le vigne, che andiamo a scoprire fin dall’inizio del nostro incontro. Le prime che si possono individuare sono quelle più vicine al cuore dell’azienda, a Fiesole, per poi spostarci poco più a sud, a Podernuovo (dove arriviamo fino a cinquecento metri sul livello del mare). Sul lato più ad est alti due vigneti adiacenti tra di loro: Cerretalto e Collalli per poi spostarci nell’estremo sud, tra i paesi di Sant’Angelo in Colle e Castelnuovo dell’Abate, dove incontriamo le vigne di Cetine, Giovanni Neri e Pietradonice. Per quanto riguarda la composizione dei substrati, le diverse zone sono decisamente variegate: attorno al Podere troviamo terreni più argillosi, che si arricchiscono di ferro e minerali nell’area più ad est di Cerretalto fino a passare ad un terreno ricco di argille e rocce degradate negli appezzamenti più a sud. A distinguersi ancora la vigna Giovanni Neri, dove troviamo un terreno ricco di argilla e calcare.

A regnare sovrano è il Sangiovese, che ricopre il 98% dei vigneti dell’azienda, il quale lascia un limitato 2% alla coltivazione di Cabernet Sauvignon e Petit Verdot tra Pietradonice e Cetine, oltre a Vermentino e Grechetto situati a Colalli. L’azienda Casanova di Neri è concentrata sulla produzione di vini rossi, ma, dalle uve a bacca bianca, si ottengono circa un migliaio di bottiglie di bianco “per divertimento più che per altro”.

I trattamenti sono definiti sostenibili, lavorando come un’azienda biologica, pur non essendo certificati, con il solo utilizzo di rame e zolfo, oltre a periodici sovesci al fine di arricchire il terreno, quando è necessario. Questa pratica, per esempio, non avviene nei vigneti di Cetine, per le caratteristiche del suolo, molto roccioso, il quale limita la crescita di piante sia spontanee sia seminate, costringendo la vigna ad andare in profondità. Casanova di Neri è certificata “Agriqualità” dal 2012.

Tuffandoci nel passato dell’azienda, troviamo più di cinquant’anni di storia, fondata nel 1971 in un Podere situato a nord-est di Fiesole, denominato appunto Casanova. C’è da dire che in questa zona molti dei poderi nati in quegli anni veniva attribuito il nome di Casanova o Casa Nuova. Per esempio a Montalcino se ne contano cinque o sei, mentre a San Quirico ce ne sono tre, nell’arco di cinque chilometri.
Per contraddistinguere un podere dall’altro veniva addizionato il cognome o soprannome di chi lo abitava, in questo caso il signor Giovanni Neri, originario di Montevarchi in provincia di Arezzo, che ne acquistò la struttura.

Da circa vent’anni il cuore dell’azienda si è spostato nel podere del diciottesimo secolo, situato a Fiesole, acquistando sia questa struttura, sia il Poderuccio, che risale addirittura al tredicesimo secolo, all’interno del quale, dal 2018, sorge la struttura ricettiva di Casanova di Neri, con quattro camere e sei suite.

All’epoca Giovanni Neri comprò quattro proprietà che, messe assieme, contavano circa trecento ettari, per lo più coltivati a seminativo, dato che la sua attività era principale legata al commercio di questi prodotti, pur essendosi via via appassionato anche al mondo del vino. In quegli anni le persone scappavano da Montalcino e l’attività vitivinicola non era di certo quella che si trova oggi. La sua persona è stata in controtendenza rispetto al trend generale, acquistando sempre più appezzamenti per piantare la vigna, come se avesse intuito le caratteristiche di estrema qualità che contraddistinguevano queste zone.
Così iniziò la sua avventura nel mondo del vino, volendo produrre Brunello di Montalcino con uno stile moderno, concentrato sui profumi e nel gusto, ma con tannini morbidi e bevibile fin da subito, anticipando anche in questo caso una filosofia di beva sicuramente attuale. All’inizio queste scelte non venivano capite né dai colleghi limitrofi, né dal consumatore, ma a lungo andare le sue idee e mentalità si sono imposte sul mercato, diventando anche un esempio per altre realtà della zona.
Oggi al timone di Casanova di Neri c’è il figlio Giacomo Neri, assieme ai nipoti Giovanni, che cura la parte enologica ed agronomica, mentre Gianlorenzo che si occupa di comunicazione e marketing.

Per scoprire la cantina e gli altri dettagli di Casanova di Neri ci affidiamo a Simona, responsabile dell’accoglienza. Raggiunta la parte esterna possiamo toccare con mano la struttura “vedo non vedo” della cantina, la cui opera di costruzione è stata cominciata nel 2003, consentendo di vinificare le prime uve nel 2005. La cantina è esposta a nord, favorendo così il mantenimento di una costante temperatura naturale e godendo di una vista che si estende da Siena all’Appennino Toscano. Ci troviamo in una terrazza ricoperta di erba che nasconde tre piani, scavati sottoterra, così da impattare il meno possibile sull’ambiente esterno.
Le uve si raccolgono tutte a mano e si portano nella parte superiore, dove gli acini diraspati, dopo una selezione ottica (conseguente alla selezione in vigna) che ne scarta il 40% del totale, vengono inseriti nelle vasche d’acciaio, per caduta, per mezzo di alcuni buchi che comunicano direttamente con i contenitori.
Le uve di seconda scelta, non vinificate, si utilizzano per prodotti di cosmesi, come profumatori e saponi, che vengono fatti produrre da vicine aziende specializzate.

C’è da sottolineare che, da sempre, ci si è preoccupati di analizzare le varie epoche di raccolta delle uve, al fine di ottenere una completa maturazione fenolica e tannica, per avere sia un colore intenso ma anche tannini dolci, acidità ed equilibrio.

Le fermentazioni avvengono per lo più in acciaio, tranne che per una parte del Sangiovese atto a Brunello che fermenta in grandi tini troncoconici. Le uve raccolte da ogni appezzamento vengono trasformate grazie ad un piede ottenuto dalla vigna stessa, così da poter mantenere le caratteristiche più autentiche dei determinati vigneti. La durata media è di quindici giorni per i rossi e di tre/quattro settimane per i Brunello di Montalcino.
Nell’arco dei prossimi due anni quest’area dovrà essere ingrandita per avere un maggior spazio dedicato alle vinificazioni, avendo alcuni nuovi vigneti che entreranno in produzione.

Scendendo nella parte inferiore si possono vedere le varie botti grandi e tonneau, utilizzate per l’affinamento delle varie referenze. La mentalità è sempre stata quella di utilizzare il legno in maniera molto calibrata e il meno impattante possibile sul prodotto finale, utilizzando le botti per diversi anni, prima di sostituirle gradualmente.

Gli spazi della struttura si concludono con l’area di imbottigliamento ed etichettatura, con un grande magazzino che consente alle bottiglie di riposare il giusto tempo prima di essere commercializzate. Esportando circa l’80% della produzione, in sessantotto paesi diversi, le etichette vengono applicate di volta in volta quando arrivano gli ordini.

Ritornati alla sala degustazioni, assieme a Pier Luigi scopriamo che Casanova di Neri produce ad oggi circa trecentomila bottiglie per anno, divise in dieci etichette. Tra queste troviamo: “Ibbianco”, blend di Vermentino e Grechetto; “Irrosè”, rosato di Sangiovese; “Irrosso”, Sangiovese in blend con una piccola quantità di Cabernet Sauvignon; “Pietradonice”, Cabernet Sauvignon prodotto dal 2000; Rosso di Montalcino; Rosso di MontalcinoGiovanni Neri”,  un nuovo rosso per celebrare il cinquantesimo anno dalla nascita dell’azienda, dedicato al suo fondatore; Brunello di MontalcinoEtichetta Bianca”; e i tre Cru di Brunello di Montalcino: “Tenuta Nuova”; “Giovanni Neri”; “Cerretalto”.

Cominciamo l’assaggio dei vini, conoscendo anche il titolare Giacomo Neri ed iniziando subito dal BrunelloEtichetta Bianca” 2019, con uve che provengono dai vigneti situati a nord-est. Un vino prodotto fin dai primi anni dell’azienda, che si esprime al naso con sentori delicati, di viola, frutti rossi, note ematiche e floreali, un tocco speziato, di grafite, un leggero agrume e sanguinella. In bocca buona beva, fresco, delicato, con un tannino tenue, buona mineralità, acidità e buona persistenza.

Dalla zona più a sud arriva il “Tenuta Nuova” 2019, dove al naso si percepisce la frutta fresca, fragola, lampone, leggera vaniglia e note speziate, per un palato fresco, minerale dalla buona acidità, un leggero spunto tannico e buona persistenza.

Continuiamo con il “Giovanni Neri” 2019, dedicato al capostipite di questa realtà, con uve che provengono dall’omonimo vigneto. Al naso spiccano i frutti rossi, fragola, ciliegia, ma anche note ematiche e un tocco ferroso. Frutto di un’annata ottimale ma “muscolosa”, è un vino ricco di corpo e forse ancora giovane da poter essere apprezzato al meglio, che comunque presenta buona freschezza, beva, spalla acida, mineralità e persistenza. Ho osato battezzarlo come “il più Borgogna dei Brunello assaggiati!”.

Concludiamo con il fiore all’occhiello di Casanova di Neri, “Cerretalto” 2018, vino che non si produce tutti gli anni e che affina un anno in più degli altri in bottiglia. Al naso presenta note più intense, che mantengono una tendenza ematica, ma emergono anche spunti terrosi, di china, rabarbaro, tabacco, sottobosco e una frutta più matura. Al palato si esprime comunque elegante, con un’ottima acidità, freschezza, beva, mineralità, un tannino già ben maturo e una buona persistenza.

Foto di rito assieme a Giacomo Neri e Pier Luigi, consegnando la maglietta numero 315!

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