Frecciarossa, un’altra eccellenza dell’Oltrepò Pavese, Casteggio (Pavia)

Una terza tappa in Oltrepò Pavese assieme a Valeria e i suoi numerosi animali nella sua storica azienda di famiglia, con tanto di villa: Frecciarossa

30 Settembre 2022

FrecciarossaUn pomeriggio in Oltrepò Pavese che si conclude con la visita alla Tenuta Frecciarossa tra le colline di Casteggio. Assieme alla titolare Valeria e i suoi numerosi cagnolini andiamo a scoprire la storia e gli ambienti principali di questa realtà, partendo dai vigneti, che oggi hanno raggiunto i venti ettari, su un totale della proprietà che arriva complessivamente a trenta ettari.

FrecciarossaPrima di esplorare la vigna un pit stop per conoscere le mucche, che sono ormai diventate delle collaboratrici dell’azienda, fornendo il letame necessario alla concimazione, dopo essere stato mescolato con le vinacce. Mucche e vitelli, nati da poco, a cui Valeria e il resto dell’azienda si sono affezionati sono trattati sempre più come “colleghi”, da cui non si vuole ricavare né il latte né tanto meno la carne. FrecciarossaNon solo mucche ma anche galline e cani, dai nomi piuttosto bizzarri: Tubo (partorito e ritrovato all’interno di un condotto di tubature), Berta, Vispo, Orso e Zeus.

FrecciarossaTra i vigneti la varietà predominante è il Pinot Nero, con un nuovo impianto piantato nel febbraio 2022, sopravvissuto sia alle gelate invernali sia alla siccità dell’estate. I terreni in questa zona, oltre alla componente calcarea, sono prettamente argillosi, caratterizzati da un suolo molto franoso, è proprio da una particolare argilla di colore rosso, evidentemente ricca di ferro, che proviene il nome dell’azienda, colore che viene anticipato da “Freccia”, modo di dire dialettale per indicare la frana.

FrecciarossaCurioso scoprire come durante le lavorazioni della terra si possono trovare fossili, conchiglie e addirittura gusci di ostriche antiche: “Non è che mio padre mangiava le ostriche e buttava i gusci in vigna”.

FrecciarossaFrecciarossa lavora nella preservazione della qualità del suolo, per compensare gli annuali “furti di uva” durante le vendemmie, così da mantenere e promuovere quanto possibile un equilibrio della pianta nel suo ecosistema. I trattamenti rispettano i parametri BIO, le concimazioni sono del tutto naturali e si utilizza la tecnica del sovescio per arricchire il terreno di carbonio e al fine di trattenere l’acqua nel suolo; acqua che non manca, essendoci una sorgente sotterranea, che si rimpingua grazie alle acque che scendono dall’appennino.

FrecciarossaScavando nella storia di Frecciarossa troviamo un certo Pasquale Valsecchi, ingegnere a capo del progetto della ferrovia Torino-Piacenza che, nel 1860, fece costruire una villa al fine di seguire più da vicino il progetto ferroviario. Finito il cantiere l’abitazione, con le annesse proprietà, fu messa in vendita e ad acquistarla fu il bisnonno di Valeria, tale Mario, un genovese vissuto per anni a Cardiff, giunto alla fine della sua attività di commerciante di carbone. FrecciarossaErano gli anni successivi alla prima guerra mondiale e all’influenza spagnola e, a cinquant’anni, Mario decise di vendere tutto per trasferirsi fuori dalla città, anche per godersi il pensionamento, dedicandosi ad un’attività che aveva scoperto nei suoi viaggi, la produzione di un grande vino rosso, in stile francese.

FrecciarossaIn quelle terre era già piantata la vigna, che fu successivamente ampliata con l’ingresso in azienda del figlio Giorgio, iscritto inizialmente all’università di ingegneria, ma dirottando successivamente i suoi studi in agraria ed enologia. Iniziò così la produzione di Pinot Nero e la sua commercializzazione nei mercati europei e non, grazie alle conoscenze di Mario nel panorama internazionale. I vini Frecciarossa si potevano trovare negli anni venti e trenta all’interno dei ristoranti dei transatlantici della compagnia “Italia Navigazione”, nelle tavole dei Savoia e del vice Re delle Indie; e, dopo il 1933, finito il proibizionismo, ci fu l’ingresso anche oltre oceano, con la licenza di importazione numero 19 (antecedente a quella di Campari, che aveva la numero 24). Paragonata ai giorni d’oggi l’azienda a quei tempi si poteva definire una start-up innovativa, non avendo concorrenti sul mercato americano e proponendo un prodotto di estrema qualità unico nel suo genere.

L’azienda passò negli anni in mano a mamma Margherita, laureata in agronomia nel 1963 (in un corso nel quale c’erano tre donne e solo due hanno terminato gli studi), che ne portò avanti la tradizione, fino all’ingresso di Valeria, che, dopo gli studi in agronomia prima e in belle arti poi (anche se il padre avrebbe voluto dirottarla nello studiare geologia) e un periodo di vita passato a Parigi, è tornata nel paese natale nel 2011 per condurre Frecciarossa.

FrecciarossaSpostandoci dal vigneto alle cantine si può godere del parco della villa con una vista stupenda su tutta la vallata e, portando lo sguardo all’orizzonte, sulle Alpi e il Monte Rosa. Da mettere in risalto anche un laghetto, utilizzato come sempre pieno per il recupero delle acque in eccesso del serbatoio, oltre all’antico forno per il pane, utilizzato dai mezzadri una volta a settimana, mezzadri che rimasero in azienda fino al 1963. FrecciarossaRaggiunta la barricaia sotterranea si possono trovare, oltre a due botti grandi da ventisette ettolitri, esclusivamente barrique usate, di provenienza francese, per affinare il Pinot Nero ed alcuni altri vini rossi, evitando di inficiare troppo con i sentori di legno. Da sottolineare come le fermentazioni avvengono con un pied de cuve e per quanto riguarda i vini rossi si tende a far fare la fermentazione malolattica dopo il primo inverno di affinamento.

FrecciarossaRiemersi dalla cantina andiamo a scoprire alcuni aneddoti storici dell’azienda, in una stanza adibita a piccolo museo, nel quale si trovano le vecchie bottiglie prodotte dal nonno e bisnonno, con nomi che richiamano ai vini francesi, o la traduzione in “Red Arrow” del nome dell’azienda, per il mercato americano.

Frecciarossa

Addirittura una dedica di Alfred Hitchcock, innamorato dei vini di Frecciarossa, scoperti durante le riprese del suo primo film girato in Italia, siglando il retro menù dell’hotel dove alloggiava (Villa d’Este sul Lago di Como). FrecciarossaImpressionante sfogliare il libro “The wines of Italy” di Cyril Ray, dove la Franciacorta viene descritta in quattro/cinque righe, mentre Frecciarossa viene raccontata come zona vitivinicola vocata, trattata come una vera e propria denominazione, in più di una facciata e mezza.

FrecciarossaInfine il reperto più storico dell’azienda è una bottiglia, trasparente e dal fondo molto pronunciato, portata a Valeria, ormai vuota, da un cliente che l’ha ritrovata ancora piena all’interno di un relitto di una motonave italiana affondata di fronte alle coste della Somalia. A suo dire il vino aveva ancora il suo perché!

FrecciarossaPer approfondire con naso e bocca le circa novantamila bottiglie prodotte per anno da Frecciarossa ci spostiamo nella sala degustazioni al piano superiore, dove apriamo le danze con “Carillo” 2021, un Pinot Nero che affina in solo acciaio. Vino dai sentori freschi che spaziano dalla ciliegia alla prugna, spunti ematici, un leggero sottobosco, con una frutta che torna al palato, all’interno del quale si caratterizza per la beva, freschezza, buona spalla acida e tannino abbastanza integrato.

FrecciarossaPassiamo subito alla punta dell’azienda Frecciarossa, il “Giorgio Odero” nelle sue annate 2017 e 2012; vino dedicato al nonno, le cui uve Pinot Nero vengono pigiate intere con i piedi; dopo una fermentazione in tini tronco conici affina per circa dodici mesi in barrique e un altro anno un bottiglia. Il primo assaggio si presenta intenso, con frutti rossi maturi, china, sottobosco, con una nota balsamica, di incenso, eucalipto, mentre nel secondo si smorzano leggermente le note fruttate, per un maggior spunto speziato, di grafite, rabarbaro. FrecciarossaEntrambi ben equilibrati, con un buon corpo, ma una delicatezza di beva, nel primo emerge una componente tannica maggiore che si smussa nel secondo; mantengono una buona acidità e buona persistenza.

La visita non si è conclusa qui, ma dopo una cena organizzata dal Consorzio dell’Oltrepò Pavese, in vista dell’evento del giorno successivo, ho la possibilità di godere di un silenzioso riposo all’interno della storica villa, immergendomi in un’altra epoca.

FrecciarossaA Valeria va la maglietta numero 190!

 

 

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