Giovanni Iannucci, assaggi di Falanghina, a Guardia Sanframondi (Benevento)

Giovanni Iannucci, assaggi di Falanghina dalla bottiglia e da tutte le vasche presenti, nell’omonima cantina beneventana

03 Luglio 2021

Siamo nell’entroterra campano, precisamente in quel di Guardia Sanframondi, in provincia di Benevento, dove, proprio nel centro del paese, sorge la cantina di Giovanni Iannucci.

Giovanni Iannucci

Una cantina casalinga, ricavata nel garage dell’abitazione, con tutto il necessario per le vinificazioni e per l’affinamento. E’ qui proprio che Giovanni, comincia a raccontarmi la storia della sua realtà.

Un’azienda giovane nel panorama beneventano, provincia che produce circa il 50% del totale di uva di tutta la Campania, fondata ufficialmente nel 2013 per la passione ereditata dal nonno prima e dal papà poi.

Il primo allevava la vigna per una piccola produzione di vino per sé e per gli amici, mentre il papà di Giovanni e poi Giovanni stesso iniziarono come conferitori di uva al consorzio, pur mantenendo un’altra attività lavorativa principale.

Il distacco dal consorzio per la divergenza di idee portò Giovanni Iannucci a voler cimentarsi nelle vinificazioni, con l’aiuto del padre e di un enologo che tutt’oggi li supporta. L’idea è stata proprio quella di distaccarsi dal mondo convenzionale delle grandi produzioni e dei trattamenti esasperati per aumentare la quantità e prendere più soldi grazie al conferimento. La volontà di lavorare il frutto in casa adottando la filosofia del nonno, il quale produceva “vini marroncini”, grazie o a causa delle macerazioni dell’uva sulle bucce, è stata il motore per dare vita al progetto.

Un po’ per gioco, con poche nozioni e tecnicismi, ma mettendosi sempre alla prova e con continue sperimentazioni ha preso forma l’azienda Giovanni Iannucci.

Giovanni Iannucci

Oggi troviamo tre ettari divisi in quattro appezzamenti principali, due a Guardia Sanframondi e due nel paese di Castelvenere. Le uve coltivate sono principalmente la Falanghina, il Trebbiano Toscano, con vecchi impianti a tendone e la Barbera del Sannio o Camaiola. L’identità di quest’ultima uva è stata un mistero per molti anni ed è stata erroneamente chiamata Barbera, registrandola con questo nome anche nella DOC. Negli anni più recenti, mediante le analisi effettuate, si è scoperta una genetica totalmente diversa dalla Barbera e, grazie anche ad alcune prove tangibili, come dei manifesti antecedenti alla seconda guerra mondiale, si è risaliti alla sua giusta identità, denominandola Camaiola.

I due territori in cui sono coltivate le vigne sono abbastanza uniformi con la prevalenza di calcare ed argilla, anche se a Castelvenere, dove si trova anche un giovane vigneto di Falanghina, nel sottosuolo emerge la presenza di blocchi di tufo, che rendono impegnativi i nuovi impianti.

Le lavorazioni rispettano i canoni del biologico con bassissimi dosaggi di rame e zolfo cercando di stimolare le autodifese della pianta, intervenendo il meno possibile.

Tra le chiacchiere assaggiamo la Falanghina che mi ha fatto conoscere l’azienda Giovanni IannucciCampo di Mandrie” 2019, un vino che prende il nome da …. , frutto del vinaggio di uve provenienti da tre vigne separate.

Giovanni IannucciUna vinificazione in bianco per le uve che provengono dalla vecchia vigna di Castelvenere, vino affinato poi in tonneau di rovere di Borgogna; tra i cinque e i sei giorni per le uve del vigneto di Guardia; vinificazione in bianco per quelle dell’appezzamento più giovane. Le fermentazioni vengono innescate da un pied de cuve con uve pre-vendemmiate e scelto tra le varie masse fermentate a seconda delle qualità.

La Falanghina viene poi assemblata in acciaio per poi essere imbottigliata senza filtrazioni e chiarifiche. Al naso si presenta intrigante, con sentori agrumati, note tropicali, pepe bianco e un sottofondo minerale quasi di idrocarburo e pietra focaia. In bocca è piano ed avvolgente, generoso di mineralità e con una buona acidità, sapido e ben persistente.

La curiosità mi porta a chiedere a Giovanni un assaggio delle vasche dei tre vini che si uniscono per dare vita al Campo di Mandrie, così da scoprire da dove provengono i vari sentori che poi si ritrovano nel vino imbottigliato. La parte speziata e sulfurea si ritrovano più nel vino affinato in legno, mentre le acidità dal vitigno più giovane e la concentrazione di frutta con una leggera trama tannica sulla massa che effettua la macerazione. Ognuno esprime le proprie caratteristiche, che trovano sia equilibrio in sé stesse, ma si completano anche nel blend finale.

Giovanni Iannucci

Oggi Giovanni Iannucci produce circa diecimila bottiglie che si dividono in tre etichette oltre il Campo di Mandrie: “La Forma”, una Falanghina macerata tra i dodici e i quindici giorni, con uve provenienti dall’appezzamento in località Forma e la Barbera del Sannio, o meglio Camaiola, affinata tra acciaio e cemento.

Per capire l’animo di Giovanni, la sua passione e la voglia di sperimentare riporto un episodio che gli balza alla mente. Nel 2016 dopo la raccolta della Falanghina, lasciò in pianta alcuni grappoli fino a novembre per poterne vedere i risultati di maturazione. Ormai viola e attaccati da botrite tutti gli dissero di lasciar perdere un’eventuale vendemmia, inutile spreco di tempo ed energie, ma accorgendosi della bontà di quella muffa nobile e dell’assenza di marciumi vendemmiò lo stesso la poca quantità di grappoli rimasti.

Il risultato della vinificazione fu una Falanghina botritizzata che ricevette, oltre i complimenti dell’enologo, un riconoscimento dalla clientela che andò l’anno successivo al Mercato dei Vignaioli Indipendenti, lasciando Giovanni senza più una bottiglia della scorta che aveva portato alla manifestazione.

Essendo in cantina ne approfitto per un altro furto dalle vasche, così da assaggiare anche la Falanghina più macerata, “La Forma”, che nel 2019 ha macerato per dodici giorni sulle bucce. Dal colore dorato, esprime sentori di frutta matura, frutta disidratata, miele d’acacia, una ricorrente spezia dolce, buona balsamicità. In bocca è fresco è avvolgente, con una buona mineralità ed acidità, persistente e con un tannino finale che chiude il sorso.

Giovanni IannucciA differenza delle annate precedenti in quest’annata è stato effettuato un passaggio in legno di due mesi, per poi ritornare a riposare in acciaio.

L’assaggio di Barbera o Camaiola è stato rimandato, portandone a casa una bottiglia.

Per Giovanni maglia numero 63 e arrivederci!

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