Nel piccolo villaggio di Radeki Polje in compagnia di Marko, che ha seguito le orme di papà Elio, fondatore dell’azienda Kalavojna
09 Giugno 2023
Giornata nella penisola istriana che si conclude a pochi chilometri da Pola, nell’azienda Kalavojna, assieme alla sua seconda generazione, il giovane Marko. Entrati nella struttura principale di questa realtà scopriamo che, al contrario di alcuni business di famiglia centenari, questa è stata fondata da papà Elio nel 2000, dopo aver lavorato in una delle più grandi e famose realtà istriane e con un DNA legato alla coltivazione della vigna, poiché la sua famiglia ha da sempre prodotto vino per autoconsumo. Marko è entrato in azienda dopo gli studi universitari in agricoltura a Zagabria ed è da sottolineare che anche mamma Sanja è nel settore, insegnando all’Istituto di Agricoltura e Turismo di Parenzo.
Oggi Kalavojna è riuscita a mettere assieme cinquanta ettari che si estendono sia a corpo, sia nelle località limitrofe come Valtura e Dignano, dove sono presenti anche ottomila piante di ulivo, condotte assieme ad alcuni soci. Un tempo qui non c’era nulla e tutte le vigne sono state piantate proprio da Elio, in diversi periodi, faticando a mettere assieme gli appezzamenti, poiché nell’ultimo ventennio si pensa più a costruire case o strutture ricettive, rispetto alla produzione agricola e vitivinicola, pur essendo comunque un’attività in crescita.
I vigneti vengono condotti in una filosofia di lotta integrata, con trattamenti misti, inerbimento sia spontaneo che con sovescio, per arricchire di materia organica la tipica terra rossa. Una terra che nasconde alcune insidie, poiché non manca di scheletro, di diverse dimensioni, molto dannoso sia in fase di nuovi impianti sia nelle lavorazioni della terra, arrecando danni ai macchinari.
Le bottiglie prodotte sono circa ottantamila per anno (anche se la capacità potrebbe essere quattro volte tanto) e la restante parte della produzione viene venduta sotto forma di uva o di vino. Tra le fila delle etichette troviamo due Metodo Classico, rispettivamente a base di Chardonnay e di Terrano, che affinano ventiquattro mesi sui lieviti. Una curiosità è che le bottiglie vengono stoccate in un tunnel presente in un palazzo austroungarico nel centro di Pola: “Zerostrasse”, aperto in alcune delle sue aree, per visite turistiche. Passando al mondo dei bianchi troviamo due Malvasia, una più fresca e una macerata per circa quindici giorni, che fa un affinamento di qualche mese tra tonneau e acciaio, per trovare la giusta complessità. Un terrano che viene prodotto con la stessa modalità, macerazione non troppo lunga e affinamento breve, poiché Kalavojna, soprattutto dopo il Covid, vuole produrre vini freschi, da commercializzare l’anno successivo alla vendemmia. Oltre agli autoctoni troviamo un bordolese a base di Merlot e Cabernet Sauvignon, due vini a base Moscato, uno semi-dolce ed uno secco ed un altro internazionale in purezza, come lo Chardonnay; pur essendo l’80% della produzione rappresentato dalle prime due varietà.
Il nome Kalavojna è stato dato in onore di un piccolo paesino in Istria dove, leggenda vuole, che sia stato il primo posto dove abbiamo prodotto vino nella penisola. Per assaggiare i vini ci accomodiamo all’interno della sala degustazioni ed iniziamo con la Malvazija “Berba” (vendemmia) 2022, dal naso delicato, spunti floreali, di gelsomino, pesca, leggera nota speziata, salvia, erbe aromatiche. In una zona dove il terroir regala vini più leggeri e meno alcolici questa Malvasia si presenta fresca, dalla buona sapidità, abbastanza minerale, di buona beva e poca persistenza.
Prima di provare il Terrano vinificato in rosso, un assaggio della bolla Metodo Classico “Bon Castello” (chiamato così poiché nella proprietà dove sorgono i vigneti di Terrano c’era una sorta di piccolo castello), prodotta con quest’uva; vino dai sentori di ribes, melograno, piccoli frutti rossi, put pourri di fiori rossi, leggere note di pasticceria, zucchero filato e anche un accenno di sottobosco tipico della varietà. La sua bolla è fine, spicca l’acidità, buona sapidità, mineralità e persistenza.
Infine un assaggio di Terrano 2022, affinato tra acciaio e tonneau, senza lunghe soste, per rispecchiare, anche nel caso dei vini rossi, la freschezza e semplicità di beva che vuole trasmettere Kalavojna. Al naso spiccano le note floreali, di rosa canina, prugna, note terrose, di ferro, ematiche, una nota di pepe nero, ma anche peperone, e uno spunto di legno abbastanza ben integrato. In bocca l’acidità si sente, ma è domata da una buona morbidezza, minerale, tannino delicato, fresco, di beva e dalla discreta persistenza.
Per scoprire la storia dei vigneti Kalavojna è d’obbligo una passeggiata nella parte esterna dell’azienda, che si trova a poche decine di metri dalla cantina, dopo aver attraversato il piccolo villaggio.
Un percorso che vede le piante più storiche, un paio di filari ereditati dai nonni di Marko, per poi immergersi in circa tredici ettari di vigne che spaziano dagli zero ai vent’anni del vigneto più vecchio e distante che abbiamo esplorato.
Si possono vedere i nuovi impianti del 2023 e impianti già in produzione, in cui è appena stata tagliata l’erba e mossa la terra per lasciare il sovescio a fare il suo mestiere e nelle vigne meno recenti un inerbimento spontaneo e derivato da una semina mista.
Dopo una passeggiata in vigna uno sguardo alla cantina, costruita nel 2000 e ampliata in più fasi (di cui l’ultima nel 2015) che si divide in diversi ambienti: due sale dedicate all’acciaio, di cui una ospita anche tonneau, barrique e botti più grandi. Le fermentazioni avvengono tutte in acciaio, con lieviti selezionati, per poi spostare il vino nei vasi vinari, dove si vuole procedere con l’affinamento, mai troppo lungo. Adiacente alla cantina è presente anche un piccolo shop, per proporre le bottiglie alle sempre più numerose persone che passano in questa zona.
Qui scopriamo che viene fatta una linea per la GDO e si producono anche vini conto terzi, a private label, con il processo interamente gestito da Kalavojna, essendoci anche la linea di imbottigliamento.
Per il futuro non ci si vuole fermare e, vista la continua richiesta di Malvasia, dopo alcuni nuovi impianti di quest’anno, saranno piantati altri due ettari di questa varietà nel 2024. Maglietta numero 256 per Marko!


