Immersi nella filosofia di Kapuhala non si incontra solo vino, cibo e accoglienza, ma si sperimenta la vera e propria spiritualità del buon vivere
13 Agosto 2024
Ci troviamo nella parte più a sud est della Sicilia, a pochi chilometri da Marzamemi, dove è nato il progetto Kapuhala, frutto della passione di Stefano e di Crystal.
Dopo un po’ di relax nella stupenda piscina con vista su una parte dei vigneti della Tenuta, incontriamo Stefano, per esplorare il cuore di questa realtà. Stefano, dall’evidente fisico atletico, è di origine siciliana, poiché papà Francesco è di Rosolini, per poi spostarsi in Toscana, precisamente a Siena, dove è nato il protagonista di questa storia. Quest’ultimo si è trasferito a Milano, per intraprendere gli studi universitari e successivamente ad Hong Kong, inseguendo la sua vocazione imprenditoriale.
Kapuhala è nata come progetto di famiglia di Stefano e Crystal e come completamento di una storia imprenditoriale che vede Stefano come il fondatore di una delle più importanti società di consulenza contabile e fiscale nel mondo Monx.team, oggi con presenza in oltre quindici paesi e con un occhio di riguardo per le società avanguardiste. Crystal, sempre al suo fianco.
Durante una corsa mattutina di Stefano, il colpo di fulmine per un piccolo angolo sperduto della Valle di Noto, dove si trovava solo qualche vecchia casa diroccata, appartenuta ai pastori, ed un cespuglio di rosmarino.
Nel 2015 è stato acquistato il primo lotto di terra, con l’intento di sviluppare un progetto legato alla natura, tuttavia il benvenuto in terra siciliana, pur essendo per metà di questa Regione, è stato l’incendio di quell’unico cespuglio di rosmarino, la sola forma di flora dell’appezzamento. Curiosità è che ora ha preso il suo posto un labirinto, dove simbolicamente “i cattivi si perdono e i buoni tornano a casa”.
Questo percorso ha comportato una grande opera di restauro delle aree esistenti e una trasformazione delle terre incolte, creando una fucina di cultura, dettata dalle tre regole per vivere bene: movimento, nutrizione e vita sociale. Kapuhala, infatti, non è la classica azienda agricola o vitivinicola dedicata anche ad accoglienza e recettività, ma vuole rappresentare un ecosistema che mira ad arricchire culturalmente e spiritualmente gli ospiti, sia che trascorrano qui poche ore sia che rimangano diversi giorni.
Oggi troviamo sessanta ettari di proprietà di cui dieci sono vitati e i rimanenti sono dedicati alle strutture ricettive, ma anche agli orti, uliveti (utilizzati per la produzione di olio a livello artigianale), spazi per praticare lo yoga, una palestra botanica realizzata con materiali di riutilizzo, una doppia piscina con tanto di bar e altre aree tutte da scoprire.
Le quattro case dei pastori sono state rinnovate nei minimi dettagli e sono oggi utilizzate come appartamenti, che fanno parte delle nove camere totali della struttura, situate vicino al ristorante e reception e arredate in tipico stile siciliano. Piccola anticipazione è che nella parte frontale dell’azienda verranno installate quattro tende dedicate al glamping, da inaugurare nella prossima stagione.
Dove sorgono le cinque stanze, diverse decine di anni fa, era presente l’area di vinificazione, come testimonia il ritrovamento di un vecchio palmento. Un tempo, allevatori e agricoltori si incontravano nell’aia aromatica, dove oggi è situata la piscina, per scambiare qualche chiacchiera e magari anche alimento, nell’ottica della convivialità. Concetto che si è ripreso nel rito dell’aperitivo, che si tiene ogni giorno alle ore diciannove, con un massimo di trenta persone e non di più, così da poter offrire un servizio di qualità, accompagnato dal panorama che si può godere da quella che è la parte più alta dell’azienda.
Da qui, al di là della piscina, si possono vedere le vigne ad alberello, piantate cinque anni fa, con varietà che spaziano dall’autoctono Nero d’Avola, al Moscato, Cabernet Sauvignon e Tannat, varietà antica francese, proveniente dai Pirenei. Spostando lo sguardo dietro al bar, si può notare l’estensione di Kapuhala, con alcuni nuovi terreni acquistati un paio di anni fa, dove si trovano vigneti di circa trent’anni. In lontananza si possono anche scorgere alcuni altri edifici, quali la casa del fattore, le scuole dei Maccari e la cantina con palmento, nella parte più a destra. Anche in questo caso è in corso un’opera di rinnovo che vedrà sorgere la cantina per le vinificazioni dei vini Kapuhala, oggi gestita in un’azienda terza, ma anche altre camere, adiacenti alle sale di trasformazione delle uve.
La vigna, di cui l’appezzamento più vecchio conta cinque anni, viene allevata tutta a mano in maniera biologica, certificata, con pochissimi trattamenti, grazie anche alla posizione strategica e ventilata di questa collina calcareo-argillosa, che gode delle influenze del mare, il quale si può intravedere in lontananza. Ad accudire le vigne l’unico ragazzo siciliano, Pietro, i cui nonni erano i fattori dei nonni dello stesso Stefano.
La trasformazione delle uve, affidata a due consulenti enologi, è totalmente spontanea, con l’obiettivo di impattare il meno possibile sul prodotto finale. Avendo iniziato questo percorso da poco, il numero di bottiglie per anno è di circa sette/ottomila, con etichette frutto della sperimentazione.
Le bottiglie sono principalmente consumate in loco e non vengono distribuite, poiché la filosofia dell’azienda è quella di conoscere il consumatore dei propri vini, essendo prodotti che devono essere contestualizzati e spiegati, con il giusto tempo e conoscenza. Al momento si possono trovare in un solo locale a Marzamemi, Taverna La Cialoma, che ha abbracciato il credo di Kapuhala.
Parlando di ristorazione, dietro ai fornelli troviamo Crystal, moglie di Stefano, che gestisce le esperienze culinarie proposte quotidianamente. Non c’è uno standard nel menù, ma si cerca di volta in volta di valorizzare i prodotti degli orti, decidendo la mattina per la sera cosa poter proporre agli ospiti.
Il tutto nell’ottica di una cucina vegetariana, che combina i sapori siciliani a quelli orientali, essendo Crystal originaria di Hong Kong. La cena viene servita alle venti e trenta, mantenendo l’ottica conviviale, e si possono effettuare diverse esperienze culinarie, dalla “Sicilasian” alla “Cena in Vigneto”, oltre a serate con accompagnamento musicale live.
Il team di Kapuhala è composto quasi interamente da stranieri e ognuno ha le giuste competenze per far vivere un’esperienza culturale al pubblico che incontra questa chicca. “Il più vicino alla Sicilia è probabilmente lo zio Enrico, svizzero che vive a Palermo!” Stefano, che è per metà siciliano, esprime la sua frustrazione nei confronti di alcuni suoi conterranei, che talvolta non hanno la voglia di mettersi in gioco e lavorare, anche in ambienti ricchi di positività come questo e un’attenzione maniacale al personale, pur essendoci grande mole di lavoro e picchi di stress.
Le nostre chiacchiere ci portano a scoprire sempre di più la persona di Stefano, il quale, dopo aver venduto la sua prima società ad Hong Kong e aver fondato Kapuhala, nel 2021, ha avviato una seconda azienda, l’attuale Monx.team, scalando in brevissimo tempo e diventando una gemella della prima, sempre in Cina, dove vive attualmente. Non avendo il dono dell’ubiquità, per poco più di un mese, nel periodo estivo, rimane in Sicilia e affianca il suo team nei lavori più disparati, “avendo il vizio” di servire i commensali ai tavoli, senza farsi riconoscere come il titolare della struttura.
Un’altra sua grande passione è la corsa, ma anche lo sport in generale, avendo partecipato a numerose maratone, triathlon e ironman.
Toccando con mano la palestra all’aria aperta adiacente al bar non poteva che partire una sfida a base di trazioni e piegamenti sulle braccia!
Per assaggiare alcuni dei vini prodotti ci spostiamo nell’area ristorante, all’ingresso della tenuta, dove finalmente scopriamo il significato di Kapuhala. Dalla lingua Maori questo termine significa “albero sacro”, un concetto che intreccia diverse culture, evocando sia la sacralità e l’importanza degli alberi, sia i protagonisti di questa zona, ovvero i maestosi carrubi, che regalano ombra in tutta l’area dove si consumano i piatti a metro zero. Una piccola parentesi è che Kapuhala è il nome scelto anche per un’altra realtà fondata dalla coppia, un Boutique Wellness Resort nelle isole thailandesi di Koh Samui.
Il primo vino degustato è “Canzoncin” 2022, che presenta, come gli altri vini, una poesia nella retroetichetta, una sorta di “sinfonia del tramonto”, a sottolineare il nome di questo punto di ingresso nello spirito interpretativo del vino Kapuhala. Una canzoncina assonante al classico augurio Cin Cin!
Moscato Secco vinificato in solo acciaio, dopo un contatto di due giorni sulle bucce, che al naso si apre con note di macchia mediterranea, spunto erbaceo, di piante aromatiche, rosmarino, che lasciano spazio a note agrumate, di zagara, un tocco di pepe bianco e un sottofondo di miele. Al palato si presenta con un buon corpo, ben bilanciato, ricco in mineralità, con una discreta spalla acida, sapidità e buona persistenza.
Parliamo sempre di Moscato Secco con il “Lady Bug” 2023, non filtrato e ispirato alla coccinella che sorvola i vigneti e il rosmarino, portafortuna dell’azienda che ha dovuto combattere svariate battaglie, la prima delle quali è stata l’incendio avvenuto due giorni dopo l’acquisto delle terre, per giungere al punto dove si trova oggi.
Degustiamo una delle trecentottanta bottiglie prodotte, sempre con un breve contatto sulle bucce e vinificazione in acciaio, che si presenta con note più fresche e agrumate, di buccia di limone, pompelmo, zagara e pesca gialla, per un sorso molto fresco, verticale, dalla discreta acidità, sapido e minerale con un leggero tannino estratto e una buona persistenza.
Abbinato ad un piatto vegetariano composto da una pizzetta, melanzane, polpetta e tupu burger, ispirato alle brioche che accompagnano le granite siciliane, passiamo al terzo vino “Arú” 2019, un Nero d’Avola vinificato ed affinato in solo acciaio. Stefano spiega che il nome rappresenta il legame che unisce il suo team, simbolizzando lo spirito di gruppo. Scherzosamente viene rivolta al personale la domanda “Qual è la tua professione Leonida?” e la risposta è “Aru Aru Aruuuuuu”.
Vino dal carattere fresco ed accattivante, fin dal suo profumo che spazia tra i frutti rossi e neri, tripudio di fragola, lampone, mora, frutti di bosco, mirtillo, ma anche rosa rossa e violetta. Un sorso che entra con una buona spalla acida, buona sapidità e discreta mineralità, tannino ben integrato e una discreta persistenza.
Non potevano mancare le coccole ai gatti Gattivo, il più birichino e Saro, il gatto buono e alcune decine di foto al tramonto, che hanno concluso questo assaggio dell’esperienza nel mondo Kapuhala!
Con la promessa di tornare a cenare in questa oasi di pace e di continuare il percorso enogastronomico, assaggiando anche il vino più emblematico “Polifemus”, abbiamo salutato affettuosamente Stefano e Crystal.


