La via del Moscato Giallo nell’azienda Maeli, Baone (Padova)

La via del Moscato Giallo assieme ad Elisa Dilavanzo fondatrice dell’azienda Maeli, sui Colli Euganei

16 Ottobre 2021

MaeliUn percorso, quello di Elisa Dilavanzo fondatrice dell’azienda Maeli, iniziato al causa di un colpo di fulmine per una varietà tanto bistrattata come il Moscato Giallo. Una vera e propria mission per riportare in auge questo vitigno e le sue espressioni più significative, in una cornice bucolica che è quella dei Colli Euganei.

Della vita precedente di Elisa si possono leggere diversi articoli in numerose testate on e offline, ma oggi la sua quotidianità è concentrata nell’essere portabandiera nazionale ed internazionale del Moscato Giallo, vivendo a pieno la realtà che negli anni ha fondato e sta, passo dopo passo, sviluppando e facendo crescere.

Vision, lungimiranza, fiducia e magari un pizzico di pazzia sono state spostate da Gianluca e Desiderio Bisol; il primo conosciuto nel 2008 alla premiazione del concorso organizzato da un’associazione sommelieristica: “charme sommelier” organizzato da un’associazione, in cui Elisa risultò la vincitrice.

A distanza di anni Gianluca è diventato socio di questo progetto ed è una delle poche quote azzurre in un’azienda formata da cinque donne, le preziose collaboratrici di Elisa Dilavanzo, che sono parte integrante della sua mission e di una famiglia, rendendo, con accezione positiva, sempre più sfocato confine tra vita privata e vita lavorativa.

MaeliUn lavoro che è dettato dalla passione per il Moscato Giallo e per il territorio del Colli Euganei, avendo creato un’azienda da zero, senza avere le basi di viticultura ed enologia e senza farsi mancare le critiche.

Non scendiamo nei particolari, ma più volte Elisa Dilavanzo è stata criticata per la sua scelta di puntare tutto su quel “vino delle donne”; definita pazza da molti, la sua rivincita è stata sicuramente dimostrata nel corso degli anni.

Il pomeriggio passato con Elisa è stato in continuo movimento, da parte sua, per le numerose persone che hanno partecipato alla presentazione del libro “Love +” di Leonardo Barsotti e lo street artist padovano, Seneca. Intrufolato tra la folla non è mancata la disponibilità e cura nel non farmi mancare nulla in un percorso di degustazione di cinque etichette di Moscato, accompagnate da ottimi manicaretti.

Maeli, di cui non avevo ancora citato volutamente il nome, è il risultato della concretizzazione del progetto di valorizzazione del Moscato Giallo dei Colli Euganei, partendo proprio da questo territorio, unendo a formare il nome dell’azienda i nomi dei due substrati più caratterizzanti della zona dove sono piantate le vigne di Elisa: Marna e Limo.

MaeliUn percorso alla scoperta del Moscato attraverso quella che è l’esperienza chiamata “La Via del Moscato”, il cui cammino è cominciato con il Moscato Fior d’Arancio spumante dolce. Un ingresso volutamente provocatorio nel mondo dei vini Maeli al fine di sbalordire il consumatore con la versatilità che può donare questa interpretazione, facendolo apprezzare anche come aperitivo.

La sua spumantizzazione avviene ventiquattro mesi dopo la vendemmia, con una presa di spuma che dura circa tre mesi. Un naso fine ed elegante, con sentori floreali, di gelsomino, agrumi, limone, rosa bianca, pesca; la bolla è fine e cremosa, per un palato ben bilanciato, che lascia spazio al territorio, con la sua mineralità, buona sapidità e discreta persistenza. La parte dolce (cento grammi zucchero) si sposa bene con la freschezza e le note più dure, rendendo così il vino equilibrato e non stucchevole, invitando a sorseggiare un secondo calice.

La provocazione è continuata con un crostino al lardo, così da eliminare i clichè che vedono il Moscato unicamente adatto ad essere consumato in abbinamento ai dolci. Posso affermare che l’abbinamento è stato azzeccato!

Maeli

Dopo lo charmat il Moscato Giallo 2020 rifermentato in bottiglia, che, dopo una macerazione sulle bucce e relativa fermentazione spontanea di circa tre giorni, viene lasciato riposare sulle fecce fine per quasi un anno. Vino messo in bottiglia con l’aggiunta del mosto della stessa annata e lasciato riposare almeno un paio di mesi prima di essere commercializzato.

Il colore è più concentrato, come i profumi, che tendono sempre a sprigionare note floreali, di zagara, fiori gialli, con una pesca più matura, tè verde, note di fieno, erbe aromatiche e una leggera nota balsamica e sulfurea.

Le bolle sono un po’ più grossolane, ma mantiene la freschezza, mineralità, buona sapidità come nel precedente; ripresentando i sentori di erbe aromatiche nella fase retronasale e chiudendo con una leggera nota ammandorlata, tipica di questo vitigno aromatico.

Abbinamento con un crostino al salmone selvatico andato perfettamente a braccetto con l’Ancestrale!

MaeliIl suo nome è “Dilì” (non potendolo chiamare surlì), fratello del “Dilà”, terzo assaggio di questo percorso. Il 2020 è stato il primo anno ad avere il marchio della certificazione BIO in etichetta.

Le lavorazioni dell’azienda Maeli seguono il disciplinare biologico, cercando di limitare il più possibile l’utilizzo del rame e la produzione ettaro è di circa trenta/quaranta quintali, con una media di bottiglie inferiore alle sessantamila per anno.

Ci spingiamo oltre a quanto fino ad oggi è stato prodotto e vinificato con il “Dilà”, il primo Moscato Metodo Classico al mondo, con uve della vendemmia 2014, prima annata di produzione di questo tipo di spumantizzazione. La fortuna di bere una delle ultime duemila bottiglie prodotte, sboccata dopo poco più di un anno di affinamento sui lieviti. Un extra brut dal naso ricco dove l’aromaticità del vitigno non sparisce, ma lascia spazio anche alla frutta secca, frutta candita, note tostate, di caramello erbe aromatiche, leggera crosta di pane, un tocco balsamico. Palato pieno e con una buona spalla acida, buona mineralità e persistenza.

Questo Metodo Classico ha visto un duro sforzo e dispendio di energie per sfatare tutti i preconcetti che il Moscato potesse spingersi al di là delle vinificazioni più usuali, con risultati sorprendenti e in continua evoluzione, potendo di volta in volta affinare la tecnica.

Il formaggio di capra alle noci e qualche noce a parte hanno accompagnato il suo sorso e si sono sposati riprendendo viceversa i tocchi della frutta secca per un buon equilibrio e pulizia del palato.

MaeliDopo le bolle il Moscato Giallo secco 2018 “Bianco” con vicino il simbolo dell’infinito; le cui uve, dipendentemente dalla provenienza restano in macerazione dalle poche ore fino a tre giorni, per poi essere pressate e fatte fermentare con lieviti autoctoni. L’80% della massa viene affinata in acciaio per circa sedici mesi, mentre il restante 20% in barrique di rovere di secondo passaggio, per poi essere assemblato ed imbottigliato senza solfiti aggiunti. Frutta a pasta bianca e gialla, pesca, rosa bianca, spezia dolce, leggera vaniglia, fiori bianchi, gelsomino, agrumi rendono un naso ricco ed invitante; mentre al palato si nota un’acidità più presente degli altri vini, con una buona mineralità e generosità nella persistenza. La chiusura amaricante caratterizza anche in questo caso il finale.

La volontà di Maeli è anche quella di poter promuovere la conoscenza di un Moscato che possa durare nel tempo ed è forse anche questo un significato di quel simbolo dell’infinito che si trova in etichetta.

Una cantina che è in costante fermento e che ad oggi si divide tra Rovolon, dove si svolgono la maggior parte delle vinificazioni e nell’edificio speculare alla casa che ospita, oltre alla sala degustazioni, due camere per accogliere turisti enogastronomici o persone che hanno il desiderio di rilassarsi tra il relax Colli.

Il futuro più prossimo di Maeli vedrà la costruzione di una nuova struttura, sopra la storica Villa Vescovi di Torreglia, immersa tra i vigneti che raggiungono i duecentottanta metri sul livello del mare, nella quale verranno accentrate tutte le lavorazioni. Gran parte delle vigne sono situate proprio sopra alla Villa, sul Monte Pirio, nei pressi del Capitello della Madonna. In aggiunta ai diciannove ettari e mezzo vitati, altri quattro ettari si estendono nelle vicinanze del Monte Gemola.  Vigne in due territori diversi, implicano due conformazioni del substrato che trovano terre più bianche nella zona del Pirio, mentre tra Valle San Giorgio e Baone terra più rossiccia, con argilla, rocce vulcaniche e alcune striature calcaree.

In entrambi i casi si può affermare che i vigneti sono protetti e coccolati da esposizioni favorevoli, con una ricca biodiversità sia animale sia vegetale, caratteristiche uniche del bio distretto euganeo.

Il lavoro di Elisa è più legato alla cantina, agli aspetti commerciali e di accoglienza, con uno studio costante nell’approfondimento delle tecniche di vinificazione per poter far esprimere le diverse essenze di questo vitigno. Un team di enologi ed agronomi la supportano nelle lavorazioni e decisioni.

MaeliUna dolce conclusione di percorso con “Di loro”, il Fior d’Arancio passito 2016, forse il vino “più tecnico” dell’azienda, ma altrettanto rappresentativo del territorio di cui ne è sicuramente porta bandiera.

Le uve vengono lasciate appassire in fruttaio per circa tre mesi per poi macerare circa sette giorni e fatte fermentare, in questo caso con lieviti selezionati, fino alla primavera successiva alla vendemmia. Un riposo di almeno quaranta mesi in acciaio, sulle proprie fecce fini, per poi essere imbottigliato.

Al naso spiccano note di frutta secca, frutta candita, albicocca disidratata, miele di castagno, macchia mediterranea, erbe aromatiche. In bocca entra pieno ed avvolgente, con un ottimo corpo e buona mineralità; l’equilibrio tra le parti è interessante e permette di non stancare il palato.

Un cenno al simbolo che si trova nelle etichette è quello della scintilla che ha dato vita al progetto, che all’inizio contava quattro vini.

A completare la gamma dei vini Maeli al di la dei Moscati: un Rosè, “Dilante”, con uve autoctone (principalmente Corbina Nera e Marzemina Bianca) rifermentato in bottiglia; “Rosso Infinito” e “D+”, rispettivamente blend di Merlot, 48% Cabernet Sauvignon, 38% Carmenere 14% e una Riserva con una quantità maggiore di Merlot (Merlot 60%, Cabernet Sauvignon, 25% Carmenere 15%) e un affinamento più lungo tra barrique, acciaio e bottiglia.

MaeliA conclusione della via del Moscato Giallo foto di rito e diploma consegnatomi da Elisa Dilavanzo, che merita la maglia numero 92 di Winetelling.

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