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giovedì, 13 Giugno, 2024

Una nuova azienda in Val di Cembra, Man Spumanti, Giovo (Trento)

Man Spumanti, una nuova azienda a Giovo che punta sugli spumanti Metodo Classico Trento DOC unione dei suoi protagonisti Mattia ed Anita

20 Maggio 2023

Siamo a casa di Mattia, a Giovo, a pochi passi da una vecchia conoscenza, Villa Corniole, per approfondire l’azienda Man Spumanti, che prende il nome dall’unione dei nomi dei suoi due protagonisti principali, Mattia e Anita. Man in dialetto trentino, ma estendibile ad una buona parte del triveneto, significa “mano”, per rimarcare i concetti di artigianalità con cui viene prodotto il vino, ma anche la manualità con cui si conducono manualmente le vigne.

Un benvenuto con un assaggio Man Spumanti e il suo Blanc de Blanc Nature, a base di Chardonnay, che affina almeno quarantadue mesi sui lieviti, vendemmia 2018, con le uve della quale sono state prodotte circa duemilacinquecento bottiglie. Circa un 18% del vino base viene lasciato riposare in legno, dove effettua la malolattica, per poi essere creato l’assemblaggio che viene imbottigliato per procedere alla rifermentazione. Un dosaggio zero colmato con lo stesso vino, dopo la sboccatura, “ci definiamo puristi”, che esprime note di confetto, leggera crosta di pane, spunti di lievito, note di mandorla, lavanda, note iodate, che ritornano al palato dove entra con una marcata acidità, fresco, con gusto pieno, bolla fine, verticale.

In val di Cembra la fortuna è quella di avere un’uva pronta, ben matura, che però permette di ottenere anche una buona acidità, caratteristiche di un equilibrio unico nei vini. Più ti sposti in quota, più ti avvicini al corretto punto di maturazione, questo è un altro segreto del Trento DOC”.

Mattia ha da sempre avuto la passione per la campagna e per la vigna, come molte famiglie della valle anche la sua ha avuto un appezzamento vitato che allevava dopo il lavoro principale, vendendo le uve prodotte. A quattordici anni ha deciso di studiare Viticoltura ed Enologia alla vicina scuola di San Michele, dove ha conosciuto la futura moglie Anita, anche lei appassionata di questo mestiere e anche lei proprietaria di alcuni appezzamenti vitati. Dopo il percorso di studi Mattia ha iniziato a lavorare per alcune aziende che producevano bollicine, in Val di Cembra, periodo nel quale è esplosa ancora di più la passione per il Metodo Classico e la consapevolezza che la sua vallata avesse un potenziale superiore ad altre zone.

La volontà di fare qualcosa per il territorio, assieme alla moglie Anita, ha portato i due a fondare l’azienda Man Spumanti nel 2016, con l’idea iniziale di produrre un unico Metodo Classico Blanc de Blancs, mantenendo il proprio lavoro di enologo in un’altra azienda. Il fallimento di quest’ultima ha portato i due a ripensare il progetto, con una seconda ripartenza nel 2018, anno in cui “si è chiusa una porta e si è aperto un portone”, creando una vera e propria realtà vitivinicola che ad oggi produce tra le quindici e le venti mila bottiglie. Una scelta dettata anche dall’orgoglio di poter essere gli eredi di una realtà che nonno Arturo e papà Franco, hanno costruito e mantenuto con un grande sforzo di energie e lavori, che un tempo venivano portati avanti esclusivamente in maniera manuale, non essendoci nemmeno quel minimo di tecnologia che è stata oggi integrata. Inoltre, nell’ultimo decennio il mercato ha cominciato a richiedere sempre più, non solo bollicine Trento DOC “generiche”, ma bollicine Trento DOC della Val di Cembra.

Negli anni l’azienda da qualche migliaio di metri è passata a circa due ettari vitati, che comprendono anche, oltre a Pinot Nero e Chardonnay, alcune piante di Müller Thurgau e Traminer, acquistando due anni fa duemila metri e altri duemila quest’anno. Gli appezzamenti sono praticamente tutti sul territorio di Giovo, tranne una piccola vigna a Faver, vicina alla vecchia cantina di trasformazione, attiva fino al 1985, appartenuta ai nonni di Mattia. La filosofia che viene portata avanti in vigna è quella dell’equilibrio, un concetto ripreso dalla biodinamica anche se “in queste zone è impossibile adottare una conduzione biodinamica”.  “In queste terre ci viviamo e vivranno le nostre figlie, così per prima cosa cerchiamo di salvaguardare il terreno e l’ambiente circostante”. Ad oggi vengono condivise alcune pratiche Bio, anche se talvolta si crede che sia più uno strumento commerciale e di marketing. La fortuna di questo territorio è che c’è una costante ventilazione e di media si effettuano poco più di una decina di trattamenti di cui il 90% è a base di rame e zolfo, con il costante punto interrogativo se questi fanno più o meno bene o male rispetto ad altre sostanze.

Il terreno si differenzia da quello più classico del tipico porfido della Val di Cembra e i vigneti di Man Spumanti sono piantati, per lo più, nella parte centrale del comune di Giovo, ai piedi del Monte Corona, dove troviamo i sedimenti lasciati dalla montagna, prevalentemente marne e calcare.

Le vinificazioni sono effettuate nella vecchia cantina di famiglia e lo stoccaggio ed affinamento degli spumanti avviene in un magazzino condiviso a Verla, così da avere uno spazio sufficiente per far riposare il vino, metterlo in punta e procedere con la sboccatura.

Tra le chiacchiere passiamo ad un altro assaggio, Pinot Nero vinificato in bianco, con le uve che solitamente si vendemmiano qualche giorno prima dello Chardonnay, ma con vinificazione, affinamento di una percentuale in legno e riposo sui lieviti, uguale al precedente, così da capire il comportamento di due diversi vitigni in un uguale processo. Un po’ più moderato al naso, dove spuntano note più agrumate, leggere note di frutti rossi in sottofondo, leggero confetto, più moderati i sentori di lievito e leggerissima pasticceria. Anche la percezione acida si modera (pur avendo lo stesso grado di acidità nelle analisi), il corpo è più tondo, mantiene una buona mineralità, meno verticale del precedente e con una discreta persistenza.

In etichetta sono rappresentati due merli, abitanti tipici ed autoctoni della vallata, che si presentavano spesso alla finestra di casa, nutriti puntualmente dalle figlie della coppia, due anche per richiamare proprio le piccole, che magari un giorno potranno diventare le eredi di Man Spumanti.

Nel 2021 è stato provato un nuovo modo di produrre vino, per una parte della massa di Chardonnay, facendo fermentare e vinificando le uve in anfora di ceramica, progetto condotto assieme ad un amico, al fine di sperimentare il risultato di un vaso vinario non poroso come la terracotta, senza rilasci di legno come la barrique e senza i possibili metalli pesanti del cemento non vetrificato. L’idea di fondo è stata quella di capire quanto i vini della Val di Cembra “sovrastassero il metodo”, convinti nel potenziale del tempo come segreto per ottenere la qualità, indipendentemente dai vasi vinari utilizzati. Si è dimostrato che la ceramica è sicuramente un acceleratore del processo e l’evoluzione è più rapida dell’acciaio, ma tendenzialmente le bottiglie con lo scorrere dei mesi e degli anni saranno più che simili, constatando che emerge il vino sulle condizioni di affinamento. La prima annata è in bottiglia da un anno, mentre la seconda è stata tirata pochi giorni prima del nostro incontro. Curioso di poterne degustare i risultati!

A tendere ci sarà una nuova bottiglia, quinta etichetta (assieme alle non degustate Chardonnay Brut e Rosè 70% Chardonnay e 30% Pinot Nero), riserva 100% Chardonnay, annata 2016, che sosterà settantadue mesi sui lieviti, così da rappresentare a pieno la Val di Cembra in cui il 32% dei vitigni è proprio di questa varietà, in una versione ancora più prestigiosa. Sempre nel prossimo futuro l’idea è quella di allargare leggermente la vigna, con appezzamenti che possano avere caratteristiche per produrre vini di livello, senza però aumentare troppo i numeri di bottiglie, poiché la forza lavoro rimarrà, per il momento, sempre limitata. Per Mattia, che comunque vuole mantenere la sua attività di enologo e scoprire altre cantine per portare un valore aggiunto alla sua Man Spumanti, maglietta numero 249.

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