Tra Mussolente e San Zenone degli Ezzelini, a Calalta, con Giulia (Vicenza)

Calalta, un’azienda nata sull’omonima collina, guidata oggi dalla nuova generazione formata da Giulia e Nicola

13 Maggio 2023

Dopo aver varcato un grande cancello, situato in mezzo ai boschi tra Mussolente e San Zenone degli Ezzelini, si trova l’azienda Calalta, che ha preso vita sull’omonima collina. Ad accogliermi è Giulia e con lei andiamo subito a passeggiare tra le vigne e scoprire un po’ di storia di questa realtà. Tutto è nato da Sergio, il nonno di suo marito Nicola, il quale si è innamorato questa proprietà e ha deciso di acquistarla negli anni ’70. Ci troviamo in una collina che conta sedici ettari, di cui cinque e mezzo sono vitati, un ettaro è costituito da ulivi e la restante parte è bosco. Le varietà presenti, piantate nel 2009, sono: Riesling RenanoCabernet FrancMerlotSyrah e Bronner oggi addizionate da un’altra resistente che è il Souvigner Gris, oltre a mille metri di Tai Rosso. Una scelta un po’ bizzarra, se pensiamo che siamo tra la zona di Valdobbiadene e quella di Breganze, che negli anni si è dimostrata vincente, per poter creare uno stile unico e andare a carpire una nicchia di mercato.

Curiosità è che gli impianti sono stati creati molto fitti, con settemila ottocento ceppi ettaro, al fine di promuovere la competizione radicale al fine di ottenere uve di maggior qualità, non è, pertanto, un impianto funzionale alla maggior produzione.

Tra il 2012 e il 2013 sono state effettuate le prime vinificazioni, con l’aiuto di un enologo, e, proprio negli stessi anni, Nicola ha iniziato ad appassionarsi di viticoltura, pur non avendo alcuna base scolastica. Iniziò così un percorso di affiancamento nella gestione della vigna, dei processi di cantina, frequentando sempre di più il mondo del vino, tra fiere, incontri in aziende e uno studio personale. L’idea che si è costruito di questo mondo è quella di poter ottenere un prodotto che subisca il minor impatto possibile, con fermentazioni spontanee, senza filtrazioni, bassissimi livelli di solforosa, oltre a un determinato processo di conduzione della vigna.

La mentalità del giovane Nicola era un po’ in controtendenza alle prime vinificazioni e al pensiero dell’enologo e, dopo qualche anno di “convivenza” nel 2017 nonno Sergio ha deciso di lasciare le redini di Calalta al nipote. Nello stesso anno anche Giulia, che si occupava di commerciale, ha deciso di seguire il marito in questa avventura.

Come anticipato Calalta segue i trattamenti del disciplinare biologico (l’azienda è certificata dal 2019), con un ulteriore limite di rame, voluto dall’associazione Vinnatur, di cui fa parte. La fortuna è anche quella di essere in una zona nella quale non ci sono altri vigneti, il bosco gioca il ruolo di alleato a protezione dell’ecosistema e, oltre alla costante ventilazione, c’è un’ottima escursione termica tra il giorno e la notte, trovandoci ai piedi del Monte Grappa.  Oltre a rame e zolfo si utilizza la bentonite, propoli ed altri preparati per fortificare la pianta, in una zona comunque piovosa, con meno problemi di oidio e una maggiore probabilità di peronospora.

I terreni sono prevalentemente argillosi, con alcune fasce sabbiose e, nella parte più a nord, dove è posizionato il Syrah, il substrato si arricchisce di scheletro.

Le uve vengono portate in cantina in cassetta e lavorate per lo più diraspate e il vino affinato in diversi vasi vinari, dipendentemente dalla varietà. Un tempo si utilizzava più il legno, trovando in cantina ancora alcune barrique, ormai esauste. Oggi si predilige l’acciaio, cemento vetrificato e alcune vasche troncoconiche di rovere, che si sommano a due anfore in ceramica. Le fermentazioni si avviano da un pied de cuve, ottenuto solitamente con la prima varietà vendemmiata, il Bronner, inoculato alle altre masse. La solforosa viene utilizzata in bassissime quantità, solitamente nei travasi e, se necessaria, in fase di imbottigliamento; sono stati prodotti anche alcuni vini senza solfiti aggiunti.

Se l’annata è favorevole le bottiglie che si ottengono sono circa ventimila, un numero che si vuole alzare per avere trenta/trentacinque mila bottiglie, grazie anche all’acquisto di un nuovo ettaro nel confine più a sud della proprietà, dove si pianteranno il prossimo anno alcune altre piante di Riesling. Le etichette sono di norma sette: due Rosè di Syrah in versione fermo e rifermentato in bottiglia, dal nome tedesco “Sehnsucht” (desiderio); “Mentelibera”, blend di varietà a bacca bianca con una maggioranza di Bronner; “Davvero”, Riesling macerato; “Onbria”, Cabernet Franc; “Undercover”, Merlot; e ancora disponibile il taglio bordolese 2016 “Monsaulente”, prodotto con l’idea passata del nonno, con caratteristiche più legate alla struttura ed alcolicità. Grazie alla collaborazione con il maestro Gianni Capovilla, viene prodotto un distillato delle vinacce di Riesling.

La filosofia di Calalta è quella di produrre vini che possano rappresentare più che il vitigno il territorio, con alcune caratteristiche che si identificano nella poca alcolicità, grande beva, andando oltre alle aspettative più classiche che appartengono ad una determinata varietà.

Per degustare i vini prodotti ci accomodiamo nella sala degustazioni, ad oggi ricavata nella villa dal profumo di epoche passate. Un primo assaggio di “Mentelibera”, prelevato direttamente dalla vasca, blend di BronnerRiesling Renano e Vespaiola (oggi espiantata); annata 2021 che affina diciotto mesi in acciaio, quasi pronto per essere imbottigliato, a luglio. Vino dai sentori freschi, agrumati, di cedro, pesca gialla, leggera nota tropicale, fieno, un leggero idrocarburo che marca la presenza del Riesling e un tocco di zolfetto, il quale riporta una leggera e voluta, ma piacevole, riduzione. In bocca ha un’ottima beva, buona acidità, minerale, con note iodate che emergono, discreta persistenza.

Passiamo al bianco “Davvero”, da uve Riesling che vengono macerate per un paio di mesi in tino troncoconico, per poi dividere in tre la massa che affina tra cemento, legno e anfora, prima di essere riunita e messa in bottiglia. Sentori più carichi di frutta disidratata e candita, frutta secca, erbe aromatiche, tè, note di sottobosco e foglia bagnata, per un sorso comunque di beva, con pochi richiami identitari della varietà, ma legati più al territorio, che offre una buona spalla acida, tannino ben presente, buona mineralità, piacevolezza di beva e discreta persistenza.

Una nota di rosso con “Onbrìa” 2020, termine che riprende l’ombra degli alberi, in dialetto, a base di uve Cabernet Franc, lasciate solo quattro giorni in macerazione e affinato in acciaio, per ottenere un vino scarico e di beva, concetti che non vengono in mente se si pensa a questa varietà. Un vino dai sentori delicati, con note floreali fresche, lampone, leggero peperone verde, spunto di liquirizia, leggero sottobosco e nota di pepe. In bocca ottima la beva, buona freschezza, acidità, con tannino soffice, minerale e di discreta persistenza.

Si può affermare che nei vini Calalta si trova a pieno la filosofia precedentemente anticipata!

Per il futuro, oltre al nuovo impianto, si vorrebbe rinnovare la struttura abitativa presente nella proprietà, al fine di offrire la possibilità di pernottare all’interno di quest’oasi aziendale e godere del relax della collina.

Curioso di vedere le novità, maglietta numero 248 per Giulia!

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