Florem Vitis, un richiamo alla storia vitivinicola italiana, con un nome in latino che significa “il fiore della vite”, inteso come la sua parte migliore
13 Maggio 2023
Siamo a Mussolente, in provincia di Vicenza, dove incontro i due soci Donato e Paolo nello studio del primo, che si occupa di tutt’altro mestiere. Per passione, Donato, il fratello Fabio e l’amico Paolo, hanno dato vita al progetto Florem Vitis. I tre amici, con il ricordo delle vinificazioni d’altri tempi, effettuate assieme ai nonni, si sono avvicinati al “bere bene” una quindicina di anni fa, cercando di assaggiare ed acquistare vini talvolta più costosi, ma prodotti in maniera più sostenibile e con meno prodotti aggiunti possibili. Un concetto che ha fatto spostare il focus sulla qualità più che sulla quantità, sempre mantenendo un’ottica hobbystica del settore.
Nel 2016 è stato acquistato il primo terreno, in realtà oltre confine della provincia di Vicenza, a Borso del Grappa, che fa parte dell’area trevigiana. Un ettaro e mezzo a quattrocentoventi metri di altitudine sulla dorsale sud del Monte Grappa che domina la pianura padana.
In un territorio dove l’attività vitivinicola massiva, è di tutto marginale ed in cui, i pochi vigneti sono principalmente di Glera (essendo nella zona della Asolo DOCG), affascinati appunto dai vigneti resistenti provenienti da incroci selezionati dall’università di Friburgo, si è pensato di piantare un primo vigneto con una varietà resistente PIWI, il Cabernet Cortis.
E proprio nel terreno in oggetto si è da poco scoperto, che circa un centinaio di anni or sono, insisteva qualche filare “ad uso famigliare”, ed ora, con la memoria storica di qualche anziano del posto, si sta cercando di capire, di che tipo di varietà si trattasse.
L’evoluzione di Florem Vitis ha visto, un paio di anni più tardi, l’acquisto di un secondo appezzamento, un ettaro e duemila metri nel comune di Pieve del Grappa, ma semplicemente dall’altra parte della strada rispetto al precedente, quindi di fatto formando un unico corpo. Altri due ettari entreranno a breve a far parte di questa realtà e saranno piantati a vigneto, così da ottenere un unico appezzamento che a target sarà di circa cinque ettari abbondanti.
Ci troviamo in un territorio in cui sono stati scoperti diversi resti romani, tra cui ossa, monete, alcune strutture e, la più importante, il sarcofago di Caio Vettonio. Il terreno è ricco di roccia affiorante, limo, argilla rossa, un tocco calcareo e presenza di fossili. La ventilazione non manca e le vigne sono protette dai vicini boschi, in cui abitano diversi animali con cui convivere, come cinghiali, caprioli, cervi e lupi. I primi anni non si sono mai effettuati trattamenti, diventati un paio (quelli obbligatori) negli anni successivi, a base di rame e zolfo; mai effettuata nemmeno l’irrigazione, nell’ottica di lasciare che le viti vadano a prendersi i nutrimenti in autonomia nel substrato. Si può notare un inerbimento spontaneo (con amarantino, dente di leone e varie altre erbe e fiori) e tralci che non vengono esageratamente limitati, pur non volendo estremizzare la produzione di uva che nella media è di cinquanta/sessanta quintali per ettaro.
Le vinificazioni ad oggi sono gestite in una cantina terza, ma è già stato acquistato uno spazio a Pieve del Grappa, che diventerà la cantina di Florem Vitis, con tanto di shop e sala degustazioni. Tutto il processo viene svolto in acciaio, con lieviti ad oggi selezionati, ma a tendere si cercherà di lavorare e sperimentare sempre più fermentazioni spontanee. “D’altronde partendo senza basi o studi in materia enologica è tutto un percorso e una sperimentazione, per capire cosa possiamo ottenere con le nostre uve, frutto i un determinato territorio”. Ottenendo vini dal buon livello alcolico anche la solforosa è limitata.
Le bottiglie prodotte sono circa sette/otto mila per anno, ma a target si vorranno raggiungere almeno le venti/venticinque mila. Disponibili oggi sul mercato ci sono quattro etichette: “Jacadee”, in ricordo della “menda” (soprannome di famiglia) del nonno e papà di Donato, a base di Cabernet Cortis (vincitore della medaglia d’oro in un importante concorso sui vini PIWI in Germania); “Rosauri” (rugiada d’oro in latino) con uve Souvignier Gris; “Meavia”, che significa fatto “a modo nostro”, blend di Solaris, Muscaris e Souvignier Gris ed infine “Indole”, per il suo carattere forte, ottenuto da una pressatura soffice e macerazione carbonica di poche ore del Cabernet Cortis.
Non ci si è però fermati qui, perché in uscita ci sono anche due rifermentati “LaCerta”, nome in latino del ramarro tipico di quelle zone, con uve Souvignier Gris e “Armonia”, nome di una coccinella asiatica, vino rosè a base di Cabernet Cortis. Infine sta riposando sui lieviti anche un Metodo Classico con uve Souvignier Gris, ancora innominato, che uscirà tra due anni sul mercato.
Uno dei sogni dell’azienda è quello di poter costruire una tree house, a bordo vigna accostata ad un albero già individuato, così da poter creare una sala degustazioni e far godere agli ospiti del meraviglioso panorama che si estende dai sette Colli Asolani, la Laguna di Venezia, i Colli Euganei e i Colli Berici.
Non solo vino, poiché nel 2013 sono stati piantati circa centodieci ulivi, che con molta pazienza daranno un ottimo olio, essendoci in questa zona un micro-clima vocato anche per questo prodotto.
In attesa di scoprire le novità di Florem Vitis e di assaggiare i vini portati a casa, maglietta numero 244 per il team.


