Elisabetta e Marco Donati, nella Cantina che prende il nome da quest’ultimo, nella Piana Rotaliana dove il fiore all’occhiello è il Teroldego
22 Maggio 2023
Siamo nella Piana Rotaliana, un territorio definito “collina in pianura”, in compagnia di Elisabetta e Marco Donati, nell’azienda di famiglia che prende il nome di Marco, una realtà che ha più di un secolo di storia alle spalle. Prima di addentrarci negli anni passati scopriamo il territorio rotaliano partendo dai vigneti che circondano la cantina.
Marco Donati inizia il racconto proprio dal particolare substrato che caratterizza questa collina in pianura, un conoide di origine alluvionale ricco di ciottoli, ghiaia e sabbia più fine, formato dal ritiro del ghiacciaio e da quanto ha portato a valle il torrente Noce.
Le vigne che vediamo in un impianto a pergola sono l’eredità del nonno di Marco, anche lui Marco, il quale nel 1920 aveva creato questo vigneto con una tecnica un po’ insolita per l’epoca, puntando sul concetto della qualità vitale della vigna, che doveva avere i giusti spazi che permettevano una buona areazione. Pergola trentina diventata poi un classico in Regione, a quarantacinque gradi, per proteggere le uve nelle estati più calde, anche se sono un elemento favorevole per ottenere grandi vini rossi.
Questa metodologia di impianto permette ai grappoli di essere baciati dal sole in un versante negli orari mattinieri, mentre dal lato opposto negli orari pomeridiani, senza mai avere un contatto troppo diretto. Il lato negativo della pergola è che non è possibile sfruttare la meccanizzazione, in diversi processi, uno su tutti la vendemmia.
Lavorazioni fatte manualmente che impegnano tra le seicento e le settecento (nei vigneti più in quota) ore per ettaro, adottando una filosofia di lotta integrata, certificata SQNPI, nel rispetto dell’ambiente circostante. Come in tutto il Trentino si adottano le fascette ricche di feromoni per la confusione sessuale e da ormai molti anni non viene fatto alcun diserbo, lasciando inerbiti tutti gli interfila.
Un altro elemento da considerare è quello legato al clima, il Trentino gode di tre diversi climi: Mediterraneo, nella zona del Lago di Garda; Continentale, in Piana Rotaliana e Dolomitico nelle quote più alte. Caratteristiche che si intrecciano tra di loro con le correnti provenienti dalle montagne e dal lago, favorendo la Piana che beneficia di una costante areazione, utile a mantenere la sanità in vigneto.
Oggi gli ettari sono circa una trentina, divisi in varie zone, dove si allevano le diverse varietà: in Piana Rotaliana Teroldego e Lagrein; nelle Colline di Trento Chardonnay, Müller Thurgau, Riesling Renano, Kerner, Cabernet Sauvignon, Merlot; nella Valle dei Laghi Gewürztraminer, Nosiaola, Sylvaner, Sauvignon, Pinot Nero; in Vallagarina Pinot Grigio, Marzemino e Moscato Rosa.
Per approfondire i processi di vinificazione andiamo ad esplorare la cantina, che si divide in due ambienti principali, il primo dove si trovano le vasche in acciaio, all’interno delle quali fermentano le uve, con lieviti selezionati, mentre il secondo è quello più storico.
Scendendo una scalinata, si trova la parte più antica della cantina Marco Donati, nella quale sono contenute botti di diverso formato e con diverse età. Una cantina che è stata costruita dopo la metà del diciannovesimo secolo, facendo risalire al 1863 la data di fondazione di questa realtà da parte del trisavolo di Marco, Luigi.
Oltre alle barrique e qualche tonneau principalmente di rovere francese, spuntano delle botti grandi e una di esse, risalente al 1911, è stata intarsiata con la rappresentazione della leggenda del Sangue di Drago.
Una storia di cui è già stato scritto in articoli precedenti, riguardo all’origine del Teroldego dalle gocce di sangue del Basilisco che dimorava all’interno delle rovine del Castel San Gottardo (ben visibile dalla cantina), trafitto con una lancia dal Conte Firmian.
Un tempo la botte veniva utilizzata per la riserva migliore di Teroldego, oggi pensionata e conservata come cimelio a rappresentazione della lunga storia di famiglia. “Da ragazzino sono entrato molte volte a pulire questa botte, rigorosamente a mano”.
Protagoniste al femminile della cantina Marco Donati sono Emanuela, moglie di Marco ed Elisabetta, la figlia, sesta generazione e prima donna Donati, che ad oggi si occupa principalmente della parte commerciale e delle visite.
Le bottiglie prodotte sono di media centoventimila per anno e si dividono in una gamma molto ricca di etichette: Gewürztraminer “Tramonti”; Müller Thurgau “Albeggio”; Nosiola “Sole Alto”; Sylvaner “Aurora”; Riesling “Stelle”, Sauvignon “Luna Nuova”; Kerner “Spicchio di Luna”; Pinot Grigio “Ramato”, Gewürztraminer Superiore; Lagrein Rosato “Fratte Alte”; Teroldego Rosato; Teroldego Rotaliano “Bagolari”; Lagrein Rubino “Fratte Alte”; Marzemino “Orme”; Pinot Nero “Centa”; Teroldego Rotaliano “Marco Donati”; “Vino del Maso” blend di Teroldego, Lagrein, Merlot, Novello di Teroldego; Lagrein; Cabernet Sauvignon; Merlot, Lagrein Rubino; Cabernet Sauvignon; Merlot; Teroldego Rotaliano “Sangue di Drago”; Spumante Trento DOC “Cuvèe del Drago”; Spumante Trento DOC “Marco Donati”; Gewürztraminer vendemmia tardiva e Moscato Rosa di Oliva “Prezioso”.
Assaggiarli tutti sarebbe pressocchè impossibile, ma nella sala degustazioni raggiungibile attraversando la strada, ad aspettarci c’è una verticale di Teroldego “Sangue di Drago”, nelle annate 2020, 2012, 2008, per approfondire l’evoluzione del vino più simbolico e rappresentativo della cantina Marco Donati, ma anche del territorio.
Uva che viene selezionata dai ceppi più vecchi, di circa settanta/ottanta anni, fatta fermentare in acciaio ed affinata in legno per diciotto/venti mesi, dipendentemente dagli assaggi che vengono fatti costantemente, al fine di capire il più corretto punto di maturazione. Le barrique utilizzate sono per un terzo nuove, un terzo di secondo passaggio e la restante parte di terzo passaggio.
Un primo vino dai sentori freschi, di frutti rossi, frutti di bosco, mora, marasca, note ferrose, ematiche, spunti tostati, leggera vaniglia. Sentori che si accentuano nel secondo vino, 2012, più timido al naso, ma con note che si spostano verso il cuoio, cioccolato, spezia dolce, leggero sottobosco e un sottofondo di sotto spirito.
Passando all’annata 2008 si trova anche una nota di tabacco, cuoio, goudron, con note più terrose, aumenta il sottobosco e un sottofondo balsamico. Un appunto sul colore che non muta di moltissimo, trovano solo una velata nota granata nel vino del 2008, che però mantiene una buona lucentezza e un rosso vivo e carico.
In bocca la freschezza è costante, ovviamente accentuata nel primo vino, ma si ritrova una buona beva in tutti e tre gli assaggi, con una buona spalla acida, discreta mineralità, tannino delicato, una delle caratteristiche principali del Teroldego, e una buona persistenza.
Esperienza a trecentosessanta grandi assieme ad Elisabetta, Emanuela e Marco Donati, in un percorso attraverso la storia dell’azienda, vissuta anche attraverso le annate meno recenti del loro famoso Teroldego “Sangue di Drago”. Per la famiglia Donati maglietta numero 251.


