Marjan Simcic, in compagnia di Valerija che assieme al marito conduce questa storica azienda, appena al di là del confine tra Italia e Slovenia
02 Ottobre 2021
Attraversato il confine tra Italia e Slovenia, dopo qualche curva si arriva in località Ceglo, nella quale si trova l’azienda Marjan Simcic, appena al di là della strada rispetto ad un’altra istituzione slovena, visitata poco tempo prima, Movia Wines.
Una terrazza panoramica con tanto di piscina allieta l’attesa di Valerija, moglie di Marjan che ci ha guidati nel percorso alla scoperta dell’azienda. Una realtà che trae origini dai genitori, nonni e bisnonni del marito, il quale, arrivato nel 2021 alla sua ventitreesima vendemmia, rappresenta la quinta generazione di vignaioli ed è lui che ha dato una svolta in termini sia tecnici, filosofici e di numeri di bottiglie prodotte all’azienda, facendo diventare Marjan Simcic un’icona rappresentativa del Collio sloveno.
L’inizio della storia si fa risalire al 1860 quando il trisavolo di Marjan cominciò l’attività agricola a tutto tondo, come era usanza di un tempo. La svolta prima della seconda guerra mondiale, quando l’azienda contava già la sua rivendita di vino sfuso e, dopo un momento di declino, dettato dal conflitto bellico, la ripresa dell’attività fu legata al padre di Marjan che scelse di non conferire l’uva ai consorzi per dedicarsi ad una produzione di vino in autonomia.
Siamo tra Collio e Brda, due nomi per definire la stessa terra, da un lato Italiana, mentre dall’altro Slovena, con lo stesso significato letterale di “collina”.
Oggi si possono contare ventiquattro ettari, di cui ventidue vitati, divisi abbastanza equamente tra Italia e Slovenia, un confine che Valerija indica dalla terrazza panoramica, introducendo i vari appezzamenti e il loro posizionamento a macchia di leopardo, pur non allontanandosi troppo dal corpo centrale dell’azienda.
Aprendo una parentesi storica, dopo aver tracciato il confine, i governi dei due Paesi hanno stabilito un accordo per il quale le aziende slovene che avevano già dei terreni vitati in Italia potevano produrre il vino in Slovenia, pur attingendo da appezzamenti sul suolo italiano.
Vigne che sono dislocate in parti più o meno collinari e contano un’età media che raggiunge ormai il picco della qualità produttiva, con alcune eccezioni “più senior” come ad esempio il vigneto di Friulano, che in Slovenia è chiamato Sauvignon Vert, il quale raggiunge la veneranda età di novantadue anni.
Sono presenti anche alcuni cru, nelle parti collinari più alte, baciati da un’esposizione ottimale, con piante che di media contano quaranta/settant’anni.
La protagonista principale del territorio è la Ribolla Gialla, che copre il 22% degli ettari vitati della zona, risiedendo in questo territorio, coccolato dall’Adriatico da un lato e dalle Alpi dall’altro, fin dal tredicesimo secolo. L’altra protagonista di queste terre sta nel sottosuolo composto da ponca, che dona un carattere inequivocabile ai vini del Collio sloveno ed italiano.
I vigneti sono gestiti con il filo conduttore del massimo rispetto dell’ambiente, in un ecosistema che si vuole agevolare, intervenendo il meno possibile. L’approccio è quello della biodinamica, favorendo la biodiversità e utilizzando alcune pratiche, oltre alla riduzione di rame e zolfo, come sovescio o il compost auto-prodotto.
Dopo aver goduto di una fantastica vista Valerija ci ha guidati all’interno degli ambienti principali della cantina, partendo dal punto in cui arriva l’uva, vendemmiata manualmente, dopo un’attenta selezione in pianta.
Non c’è una ricetta standard per le vinificazioni di Marjan Simcic, ma ogni anno si valuta l’andamento del percorso delle uve per poi deciderne il destino in cantina. Vengono prodotte tre linee di vini: Brda Classic, che comunque si presenta già ben strutturata, la linea dei Cru Selection e la linea Opoka.
Ognuna di esse si distingue per le tipologie di vinificazione ed affinamento. Nella linea classica il vino affina solitamente in acciaio, a contatto con la propria feccia fine, per circa sei/otto mesi, per poi essere imbottigliato e lasciato riposare in bottiglia, senza fretta di essere immesso nel mercato. Le altre linee, prevedono processi di affinamento più lunghi in diversi vasi vinari e le uve vengono coltivate in precisi appezzamenti vitati.
Nei primi ambienti della cantina si possono vedere le grandi vasche d’acciaio e botti grandi di legno; proseguendo e salendo una scaletta si entra nella “Egg Room” dedicata alle anfore, principalmente in cemento sloveno da mille litri e un paio in ceramica da cinquecento litri. Questi vasi vinari sono dedicati alla vinificazione dei Cru, le cui uve stanno a contatto con le bucce circa due settimane per poi affinare tra legno grande e uova di cemento.
Viste le misure di questi contenitori vien da sé che Marjan Simcic è di sicuro uno sperimentatore, teoria confermata da Valerija, affermando che la sperimentazione è sicuramente uno dei segreti che li ha portati ad arrivare ai prodotti che oggi caratterizzano l’azienda.
L’ultima sala esplorata è la più nuova, denominata “Opoka Room”, una barricaia immersa nella roccia, dove riposano una parte dei Cru e i vini della linea Opoka. Le barrique sono per lo più usate e nella stanza ci sono, inoltre, botti grandi da venticinque ettolitri, tonneau e due uova di legno di produzione slovena, che catturano subito lo sguardo.
Anche se non si è visto Marjan Simcic, dalla sola visita alla cantina si è compresa la sua dedizione al lavoro, una professione non fatta di ricette, ma piuttosto di lavoro in vigna e successive decisioni, assaggi esperimenti, per arrivare ad un prodotto finale piacevole, “pulito”, equilibrato.
Le bottiglie prodotte sono circa centotrenta mila per anno con il 70% di vini bianchi e un 30% di rossi. Paradossalmente conosciamo questa zona come territorio di vini bianchi, ma per gli sloveni Brda è una zona più conosciuta per i rossi e nel Paese il consumo di questa tipologia è più elevato.
Spostandoci nella sala degustazioni, dove siamo contornati da bottiglie (vuote) delle migliori etichette provenienti da tutto il mondo, iniziamo ad assaggiare i vini prodotti da Marjan Simcic, partendo dal fu Tocai, chiamato in queste terre Sauvignon Vert. Un 2020 della linea Brda Classic affinato in solo acciaio, ottenuto da uve leggermente surmature, che restano a contatto con le proprie bucce per circa ventiquattro ore, presenta al naso note erbacee, agrumate, con un leggero agrume e frutta secca. L’ingresso al palato è fresco e pulito, verticale, con una nota amarognola che riprende la mandorla percepita al naso, buona mineralità e ricca sapidità, con una discreta acidità e persistenza.
Passiamo subito alla linea Cru Selection con il Pinot Grigio 2019, le cui uve, provenienti da una vigna di cinquant’anni, restano in macerazione per almeno quattro giorni. Dopo un riposo in botti grandi per più di un anno e un affinamento di alcuni mesi in bottiglia si presenta al naso con note di frutta matura, note di tabacco, erbe aromatiche, principalmente salvia, una leggera spezia. Ricco l’ingresso al palato, con un ottimo equilibrio tra mineralità, ricca sapidità, acidità e alcolicità, ottima anche la persistenza.
Appartenente alla stessa linea la Ribolla Gialla, Rebula in sloveno annata 2018 le cui uve restano a contatto circa otto giorni sulle bucce. Un riposo di poco meno di due anni in botte grande e successivo riposo in bottiglia. Si esprime al naso con una frutta più matura e complessa, frutta candita e secca, miele, sentori di erbe aromatiche e macchia mediterranea. In bocca entra fresco e diretto, con una buona acidità, mineralità e sapidità e un tannino finale che accompagna un’ottima persistenza.
Rimanendo sullo stesso vitigno, l’assaggio di Ribolla Gialla 2017 della linea Opoka, ottenuta dalle uve di un singolo vigneto di sessantadue anni. Macerazione sulle bucce in uova di cemento da mille litri per sedici giorni, pressatura soffice e riposo per dieci mesi nelle stesse uova di cemento e dodici mesi in tonneau.
Un affascinante colore dorato anticipa un naso ricco di frutta matura, miele, frutta candita, note minerali e iodate, un tocco di vaniglia. In bocca si presenta diretto con una straordinaria mineralità ed acidità, con un tannino che accompagna un susseguirsi di mineralità che ritorna su tutto il palato.
E’ il turno del Sauvignon Vert 2018, con uve provenienti dal singolo vigneto di Ronc Zegla, sempre appartenente alla linea Opoka. Una novità in casa Marjan Simcic le cui uve restano in macerazione un paio di giorni in tini di legno ed il vino ottenuto riposa per quasi due anni in botti di rovere da duemilacinquecento litri. Al naso presenta note fresche, erbacee, foglia di pomodoro e peperone, di fiori, sambuco, agrumi e una leggera spezia. Minerale, sapido, con una discreta acidità e una buona persistenza.
Un terzo Sauvignon assaggiato è il Blanc Opoka Cru, annata 2018. Le uve stanno a contatto per quattro giorni e il vino affina, dopo una pressatura soffice, in botti di rovere per circa quindici mesi. Al naso si presenta delicato, con note floreali, di frutta fresca, tra cui pesca, pera, ma anche sentori erbacei di foglia di pomodoro, basilico ed erbe mediterranee. In bocca è fresco, con una ricca sapidità, minerale, buona l’acidità e la persistenza.

L’ingresso nel mondo dei rossi con il Pinot Noir Opoka Cru 2017, ottenuto da uve di un vigneto esposto ad est e baciato dal sole principalmente nelle ore mattutine. Marjan assieme al padre sono stati i pionieri del Pinot Nero in queste colline, vigne piantate dopo un’attenta analisi del substrato e dell’ecosistema circostante, che si sono dimostrate entrambe caratteristiche favorevoli alla buona riuscita di questa varietà.
Un contatto con le bucce di due settimane in tini tronco conici, pressatura soffice e affinamento di più di due anni in barrique, di cui circa il 30% sono di primo passaggio.
Al naso un tripudio di frutta rossa tra cui ciliegia e fragoline, confettura, fiori rossi, violette e una nota di spezie; il tutto ad anticipare un palato succoso, dai toni freschi e vivaci, con un’ottima mineralità e sapidità. Il tannino è elegante ed accompagna una chiusura persistente ed equilibrata.
L’assaggio finale è stato di un altro internazionale d’adozione in queste terre, il Merlot 2016 appartenente alla linea Opoka. Poco meno di un mese di macerazione in acciaio, con circa il 30% delle uve che presenta i peduncoli, pressatura soffice e due anni di barrique di rovere francese, di cui, anche in questo caso, circa il 30% di primo passaggio. Dopo l’affinamento in bottiglia (nota comune di tutta la produzione di Marjan Simcic) godiamo di un mix di sentori fruttati, frutta rossa e nera, prugne, frutti di bosco, ma anche sottobosco, cuoio, pepe nero, rabarbaro, radice di liquirizia. In bocca è ricco e generoso ma al contempo fresco e non invadente, con ottime caratteristiche minerali, sapide ed una buona spalla acida; ottima anche la persistenza che coccola il palato per decine e decine di secondi.
Purtroppo Valerija ha dovuto tuffarsi in un’altra visita e non c’è stato il tempo per donarle una maglietta, ma confido nella speranza di incontrarci nuovamente.


