Con gli amici Luca e Marco alla scoperta dell’azienda Martoccia, Montalcino (Siena)

Assieme agli amici Luca e Marco, compagni di Prowein, alla scoperta dell’azienda Martoccia, a poche centinaia di metri dal centro di Montalcino

23 Marzo 2024

Una trasferta a Montalcino che non poteva mancare di un saluto agli amici Luca Brunelli e Marco Ciacci, compagni d’avventura del gruppo Vignaioli DOC, con cui ogni anno si espone al Prowein Trade Fair di Dusseldorf.
Siamo a circa cinquecento metri dal centro di Montalcino e, affacciandosi da una delle terrazze di questa realtà, si può ben scorgere il duomo del paese. Ci troviamo in un’azienda abbastanza recente, fondata proprio da Luca Brunelli, sui terreni di mamma Anna e papà Mauro, che vi abitano dagli anni sessanta. Entrambi provengono da famiglie contadine, ma non di vignaioli né tanto meno hanno svolto questa attività in prima persona.

Luca ha iniziato gli studi in ingegneria e, parallelamente, nel 1995 ha sfruttato la possibilità di acquistare alcuni terreni attorno alla proprietà, grazie anche ai fondi per giovani imprenditori agricoli, cominciando a piantare alcune vigne di Sangiovese. Ad un certo punto si è trovato davanti ad un bivio e la passione per il mondo agricolo e viticolo ha avuto la meglio, decidendo di dedicare la sua vita all’azienda.

Da quando è stata piantata la vigna, nel 1995, la prima bottiglia di Brunello di Montalcino prodotta è stata sei anni più tardi, nel 2001, annata che si ricorda come sfortunata, a causa delle ingenti piogge che l’hanno caratterizzata. Non che sia andata meglio l’anno successivo, il 2003, annata decisamente calda, anche dal punto di vista giudiziario, a causa degli scandali di “Brunellopoli” (che non vogliamo ricordare).

Il 2002 è stato l’anno in cui Marco Ciacci ha effettuato la sua prima vendemmia in azienda, dopo gli studi in scienze della comunicazione, per poi ritornarci poco meno di vent’anni dopo. Oggi è a fianco di Luca, sia negli aspetti commerciali, ma anche nell’operatività quotidiana, trattandosi sempre di una piccola azienda, dove tutti fanno un po’ tutto.

Agli albori di Martoccia, l’unica soluzione che Luca vedeva all’orizzonte era quella di uscire dai confini aziendali e territoriali, per dedicarsi all’espansione commerciale, vista la crescita in numero di ettari e in termini di produzione di bottiglie. Senza parlare una parola d’inglese la sua avventura commerciale è cominciata dal nord Europa, per poi spostarsi negli Stati Uniti e in Oriente, ottenendo un ottimo successo.

Oltre all’esperienza produttiva, si è intrapresa anche una carriera nella CIA-Agricoltori Italiani, prima a Montalcino, per poi passare a Siena, diventare presidente della Regione Toscana fino a raggiungere il ruolo di vice-presidenza nazionale.

Parlando di appezzamenti vitati, tutto è cominciato dal “pezzo di terra” di famiglia nel quale si è piantata la prima vigna si Sangiovese, per arrivare oggi a venticinque ettari, di cui dodici vitati; tre e mezzo atti a Brunello di Montalcino, due e mezzo di Rosso e al “generico” Sangiovese. Oltre alla vigna a corpo, una parte di vigneto è situata verso Buonconvento e un’altra area nella parte superiore del paese di Montalcino; questo è quello definito “più piccolo e disgraziato” trattenendo decisamente l’umidità e complicando le lavorazioni. L’altezza è compresa tra i trecento e i quattrocento metri sul livello del mare, con substrati ed esposizioni non uniformi, incontrando sia terreni più calcarei, lascito del mare, sia aree argillose e altre ricche di ciottoli. La vendemmia, a causa della difformità delle zone, può variare anche di un mese, arrivando nel 2023 a raccogliere le uve a metà ottobre “come una volta”.

Nel corso degli anni è stato deciso di acquistare una decina di ettari (di cui cinque vitati con varietà quali Sangiovese, Merlot e Colorino e cinque no) al di là di Cinigiano, a una ventina di chilometri dal corpo centrale di Martoccia. Ci troviamo nel mezzo di un momento di transizione, cercando di definire se incrementare o meno la produzione di bottiglie, con le uve ottenute ultimi vigneti citati.

La conduzione non è interventista, pur non essendo biologici, si cerca di non impattare con eccessivi trattamenti, ma se sono necessari non si vuole mettere a rischio la produzione anche perché “l’azienda vive di questo”. Lo scorso anno è stato effettuato anche un sovescio in alcune zone, a base di favino, il quale trattiene l’acqua, ma non è una regola fissa.

Uno sguardo alla cantina ci porta a scoprire che negli anni si è evoluta ed ingrandita per fare spazio all’incremento della produzione. La zona costruita inizialmente ospita oggi, da un lato, botti grandi di rovere francese, mentre dall’altro le vasche in acciaio, all’interno delle quali avvengono le fermentazioni, avviate da lieviti selezionati. Si denota dove è stato creato il primo ampiamento, aggiungendo una seconda area dedicata sempre all’affinamento dei vini, sia in botti grandi sia in tonneau. Il Brunello di Montalcino prodotto da Martoccia affina di media trenta mesi in botti grandi e più piccole, tra i sedici e i venti ettolitri; mentre le tonneau sono utilizzate qualora dovessero servire, principalmente per l’affinamento del Merlot.
L’ultima parte costruita è quella dedicata al magazzino, all’interno del quale avviene l’imbottigliamento e il riposo delle bottiglie, per un tempo decisamente più prolungato da quello indicato dal disciplinare.

Le bottiglie prodotte da Martoccia sono circa duecentomila per anno e sono tutte vestite con volti di donna, essendo il nome dell’azienda al femminile. Queste raffigurano la rielaborazione grafica di alcune opere dell’artista fiammingo “Kees Van Dongen”, scoperte da Luca qualche anno fa ad una mostra di Van Gogh ad Amsterdam, decidendo all’istante di voler utilizzare qui dipinti per le sue bottiglie.

Curiosità riguardante il nome Martoccia è che queste terre hanno avuto tale appellativo fin dal 1300, riportato anche nel regesto delle pergamene di Sant’Agostino, in cui le vigne della Martoccia sono oggetto di atti notarili e compravendite. Nel 1500 viene citata nel racconto storico “Giovanni Moglio da Montalcino” e nel 1553 si ritrova la Martoccia come luogo di accampamento dell’esercito tedesco.

Ritornando a parlare delle referenze prodotte dall’azienda, troviamo di media otto etichette: Brunello di Montalcino Riserva, prodotto solo nelle migliori annate; un Brunello Di Montalcino; “LucaIGT Rosso Toscana a base di Sangiovese; il Rosso di Montalcino; “Poggio Apricale”, con uve prevalentemente Sangiovese, Merlot e Colorino. Questi vini sono affinati tutti in botti di rovere francese, di diverso formato, in successione, per un massimo di quarantadue, trentasei, sedici, nove e tre mesi. A completamento della gamma di etichette troviamo un Chianti DOCG, a base Sangiovese, Canaiolo e Mammolo, un IGT Rosato a base di Sangiovese e un vino bianco con uve Trebbiano, Chardonnay e Malvasia.

All’inizio di questa avventura di Martoccia non c’erano né gli uffici, né tantomeno la sala degustazioni e la stanza con bagno dove abbiamo passato la notte. La struttura dove è si trova la camera è in fase di ingrandimento, per lasciare spazio anche ad altre due camere con bagno, ampliando l’offerta enoturistica. Si stanno anche finalizzando i lavori per la costruzione della piscina e, in realtà, l’azienda ha anche a disposizione un B&B, l’Affaccio, nel centro di Montalcino, in una delle piazze principali, Piazza Garibaldi.

Anche la cantina è in fase di sviluppo, avendo già in mano il progetto di ampliamento, con una nuova area, che prenderà posto davanti all’attuale struttura, in un’area terrazzata dove oggi ci sono gli amati ulivi di mamma Anna, con i quali si producono circa duecento litri di olio per anno.

Visto l’orario mattutino, poco consono alle degustazioni, qualche scorta di vini da assaggiare in Veneto, oltre alla promessa del riassaggio annuale a Prowein e ovviamente maglietta numero 317 per Marco e 318 lasciata a Luca.

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