Monte Tondo, una serata tra nuove e vecchie annate dell’azienda di Soave (Verona)

Monte Tondo, una serata guidata da Marta, tra nuove e vecchie annate dell’azienda, un percorso iniziato dal Soave e concluso con Amarone e Recioto

27 Maggio 2021

Aperitivo infrasettimanale nell’azienda Monte Tondo di Soave, organizzato dall’amica Anna di Winelines, consulente di alcune piccole nicchie del panorama vitivinicolo italiano.

Monte TondoLa guida della serata è Marta, che co-conduce l’azienda Monte Tondo, basata a Soave, ma con vigneti sparsi in diversi territori della provincia veronese. L’attività viene svolta da tutti i membri della famiglia, con il papà Gino Magnabosco attivo tra le vigne; mamma Paola impegnata nell’agriturismo, il fratello Luca enologo che segue tutto il processo delle uve dalla pressatura all’imbottigliamento; la sorella Stefania che è responsabile delle vendite a livello locale e della parte amministrativa ed infine Marta che, oltre a condurre la nostra visita è attiva negli aspetti commerciali in tutto il mondo.

L’azienda è nata negli anni ’70, quando il padre di Gino, enologo di un’altra realtà del territorio, comprò alcuni terreni e, con il figlio, iniziò la coltivazione della vigna e la produzione di vino, dapprima venduto sfuso. Le vinificazioni un tempo venivano effettuate nel garage di casa, fintanto che fu creato un capannone e costruita la cantina, restaurata e rivestita in pietra nel 2000. La villa centrale, oltre ad essere la casa famigliare, è anche un bed & breakfast, aperto nel 2019, per offrire momenti di relax agli ospiti dell’azienda. Precedentemente, dal 2006 la struttura ricettiva era sita al secondo piano dell’azienda, proprio sopra la cantina!

All’inizio della sua avventura, Monte Tondo, contava solo un ettaro, un ettaro e mezzo ed è cresciuta gradualmente negli anni espandendosi in più zone del veronese.

Monte Tondo

Ad oggi l’azienda conta venticinque ettari in zona Soave, tra il Monte Tondo, Monte Foscarino e Monte Tenda, oltre a quindici ettari a Campiano, in Valpolicella, ad un’altezza di circa quattrocento, quattrocentocinquanta metri sul livello del mare ed infine un nuovo impianto di sette ettari sui Monti Lessini.

Una curiosità è che un quarto delle vigne piantate nei pressi del Monte Foscarino sono a “piede franco”, sopravvissute alla phillossera.

I suoli sono diversificati e variano da quelli più calcarei ai vulcanici ed un’ottima alleata è l’escursione termica tra giorno e notte, che favorisce, oltre alla sanità in vigna, l’espressione al naso e al palato dei vini dell’azienda.

Un lavoro che dal convenzionale si sta sempre più tramutando alle pratiche biologiche, con l’utilizzo di rame e zolfo, l’abbandono dei diserbi e la tecnica del sovescio dove possibile. Negli anni le proprietà dell’azienda si sono allargate consentendo, in alcuni casi, di avere meno vicini possibile e più parti isolate e attorniate da boschi, così da poter evitare contaminazioni con agenti sistemici e concentrarsi sulle sperimentazioni meno impattanti.

Il mantra è quello di produrre vini rappresentativi del territorio, con la possibilità di durare negli anni. Ogni anno l’azienda produce circa duecentocinquantamila bottiglie.

Monte Tondo

Dopo un piccolo excursus sulla storia di questa realtà ci sediamo nel portico vista vigneto per degustare i vini Monte Tondo, con una speciale selezione pensata per la serata.

Partenza con due bollicine a base Garganega, uno Charmat che rimane tre mesi in autoclave e un Metodo Classico di cui sono state fatte seimila bottiglie, alcune sboccate dopo sedici mesi ed altre, come quella che è stata assaggiata, dopo quaranta mesi di riposo sui lieviti.

Le uve sono vendemmiate a fine agosto, raccogliendo a mano solo quelle più belle, per essere dedicate alla produzione di questi spumanti.

Entrambi nove grammi di zucchero, litro, floreali e fruttati, con una frutta più fresca e meno matura nello charmat, tra la mela gialla, albicocca e agrume, per caricarsi di complessità nel metodo classico con profumi di pasticceria e crosta di pane. Entrambi minerali con bolle abbastanza fini, sorsi avvolgenti e persistenti al palato, soprattutto nel metodo classico.

In zona Soave sono solo cinque le aziende che spumantizzano la Garganega e l’idea di produrre una bollicina è stata proprio di Gino; la sua passione era talmente tanta che inizialmente andava a discapito delle vendite, a causa di un elevato consumo in azienda, con parenti, amici ed ospiti.

Monte Tondo

Una batteria di bianchi che si apre con il Soave DOC “Mito” e il Soave ClassicoMonte Tondo”. Mito viene prodotto con uve Garganega di pianura, raccolte a fine agosto e lasciato affinare in solo acciaio fino a dicembre. Un vino che segna l’ingresso nel mondo dei bianchi dell’azienda con la sua freschezza e facilità di beva. Sentori fruttati, erbacei, molto verticale e piacevole, con una buona mineralità ed acidità; caratteristiche che si ritrovano leggermente più accentuate anche nel fratello maggiore prodotto con uve provenienti dal Monte Tondo da cui prende il nome sia il vino sia l’azienda.

Le fermentazioni dei vini bianchi principalmente, sono quasi tutte spontanee senza l’inoculo di lieviti selezionati.

Monte Tondo

Si prosegue con un altro Soave DOC Classico Foscarino “Casette Foscarino” in due annate differenti 2019 e 2006 che all’interno vede un 10% di Trebbiano di Soave in aggiunta alla Garganega. Le uve provengono dall’appezzamento che gli dà il nome, caratterizzato da un terreno vulcanico. L’affinamento in questo caso, oltre all’acciaio, viene effettuato in barrique per circa sei, otto mesi. Il più giovane è fresco sia al naso sia al palato, presenta sentori fruttati, agrumati, con un sottofondo di erbe aromatiche e foglia di pomodoro, il legno è quasi impercettibile. Il 2006 ha assunto un colore quasi dorato, con profumi balsamici, eterei, di spezia dolce, frutta candita, vaniglia, ma conserva un’ottima freschezza, mineralità ed acidità al palato, oltre a godere di una grande persistenza.

Monte Tondo

Marta ci propone, a seguire, una mini verticale di Soave Superiore DOCG Classico “Foscarin Slavinus”. Il vigneto Foscarin Slavinus è situato in una zona impervia e quando suo padre lo vide la prima volta se ne innamorò. Il nome Slavinus proviene proprio dalla località ricca di slavine e molto difficile da domare. Nessuno lo voleva comprare a causa della sua posizione quasi eroica a trecentotrenta metri sul livello del mare, ma Gino ne vide il potenziale e lo acquistò.

La resa è decisamente più bassa degli altri vigneti, con una media di settantacinque quintali ettaro e la vendemmia viene effettuata intorno alla metà di ottobre per ottenere delle uve surmature.

Un superiore che è la massima espressione del territorio e di quest’uva, che abbiamo assaggiato nelle annate 2019, 2015 e 2008. Dopo la fermentazione spontanea il vino viene lasciato affinare tra acciaio e un mese di botte grande di rovere di slavonia.

Tutte e tre le bottiglie sono accomunate da sentori di frutta matura, sprigionano note tropicali, di pepe bianco, balsamiche e si può sentire l’evoluzione nei tre vini e la concentrazione dei profumi che si caricano sempre di più. Non ci sono ossidazioni e la freschezza è ancora interessante anche nel 2008 con una ricca mineralità, sapidità, spalla acida e lunghezza al palato.

Monte Tondo

L’ingresso nel mondo dei rossi di Monte Tondo è stato con una Corvina in purezza 2020, seguita dal Valpolicella DOC Superiore 2019. La Corvina è un rosso quotidiano, dalla beva fine ed elegante, con profumi che riportano ad una frutta rossa come la ciliegia appena maturata, ma anche un sottofondo speziato e leggero cacao. Una vinificazione e affinamento in sole vasche di acciaio per un vino elegante e dalla beva non impegnativa.

Il Valpolicella è prodotto con uve Corvina per più di metà, Rondinella e Molinara vendemmiate a mano e subito diraspate. Non ci sono uve dedicate alla produzione di questo vino, ma sono le stesse che poi verranno appassite per la produzione del fratello maggiore Amarone. Nel blend che compone il Valpolicella viene aggiunta anche una parte di uve appassite per circa quindici, venti giorni. L’affinamento è svolto in botti da cinquecento ettolitri per circa otto mesi ed il risultato è un vino fine ed equilibrato dai profumi di piccoli frutti di bosco, frutta nera, una buona speziatura ed al palato entra morbido, minerale, con una beva in linea con la Corvina, un tannino delicato e una ricca persistenza.

Monte Tondo

Passiamo poi al vino con cui è iniziata l’attività dell’azienda, una sorta di “vino del cuore”; il Cabernet SauvignonGiunone” 2018 e 2005. Le uve sono coltivate vicino alle Terme di Giunone, da cui prende il nome e sono al 20% di Merlot e all’80% di Cabernet Sauvignon di cui una parte viene appassita per circa un mese.
L’affinamento è di almeno otto mesi in barrique di primo e secondo passaggio. Al naso sono entrambi intensi con frutta rossa e nera mature, una parte erbacea tipica del Cabernet, una spezia che oscilla tra il pepe nero e la noce moscata. Queste note si accentuano nel 2005, con una frutta più evoluta, sotto spirito e dei terziari che sopraggiungono. Al palato sono entrambi strutturati, ben equilibrati e con un livello di morbidezza più elegante in quello meno giovane, che non ha perso né acidità né sapidità.

Monte Tondo

Una conclusione con l’Amarone della Valpolicella 2008, saltando il Ripasso e l’Amarone più giovane a causa del coprifuoco. L’uvaggio è composto da un 70% di Corvina e un 30% di Rondinella, uve che vengono appassite fino al mese di gennaio per poi ottenere un vino che affina almeno trenta mesi in barrique. Le note principali al naso sono di frutta rossa sotto spirito, frutta secca, spezie, tabacco dolce per un gusto pieno ed intenso, che avvolge il palato, un tannino morbido e un ottimo equilibrio. Lunga vita a questo 2008!

Prima di scappare Marta mi svela una delle novità più incombenti dell’azienda che consiste nell’introduzione sul mercato di una Durella Metodo Classico, le cui uve provengono dai nuovi appezzamenti acquistati. Ci sarà ancora qualche mese di attesa, poiché la prima sboccatura avverrà dopo trentasei mesi di riposo sui lieviti.

Monte Tondo

Monte Tondo ci ha deliziato di un super aperitivo esclusivo, dove non sono mancati “i rinforzi” durante gli assaggi, con salumi, formaggi locali e dei bigoli con due tipi di condimento.

Un’ospitalità fantastica, tra persone di cuore e Marta merita la maglia numero 46 Winetelling!

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