Nino Negri, alla scoperta di una delle più storiche e strutturate aziende della Valtellina, all’interno del paese di Chiuro
03 Dicembre 2021
Siamo all’interno del paese di Chiuro, tra la Valgella e Inferno, in un palazzo storico fortificato ed è qui che sorge l’azienda Nino Negri, una delle più storiche e strutturate realtà della Valtellina.
La giornata alla scoperta dell’azienda si apre con un po’ di storia e la visita alle principali e i più simbolici ambienti dove, ancora oggi, avvengono le vinificazioni ed affinamenti, accompagnato da Isabel, ragazza Lucana che lavora in un’altra azienda del gruppo GIV (Gruppo Italiano Vini, di cui fa parte la Nino Negri), “Re Manfredi”, momentaneamente chiusa.
La residenza storica risale al quindicesimo secolo ed è stata edificata dai Visconti di Milano come dono a Stefano Quadro, che ha difeso la vallata dall’attacco dei veneziani, proteggendola durante la battaglia di Loppio.
Nel diciannovesimo secolo lo storico palazzo passò nelle mani della famiglia Galli, la cui figlia Aurelia nel 1897, sposò Nino Negri.
La produzione di vino è sempre stata una costante e si può trovare ancora oggi una vecchia cantina, oggi adibita a barricaia, dove Stefano Quadro, prima di Negri, vinificava e affinava i vini di sua produzione.
La figura che ha segnato la svolta per questa azienda è stata sicuramente Carlo Negri, figlio di Aurelia e Nino, uno tra i primi diplomati in enologia in Italia; persona di grande conoscenza tecnica e lungimiranza commerciale, il quale vantò anche il primato di essere il primo esportatore dei vini di Valtellina in America.
La Nino Negri si è evoluta nel corso della storia, espandendosi sia in quantità di vino prodotto, sia nella qualità, valorizzando il territorio, ma non vivendo sempre momenti felici. Negli anni ’70 fu acquistata da un gruppo appartenuto ad un fondo svizzero che, da un lato, investì su grandi lavori di rinnovamento e tecnologie nei processi di cantina, dall’altro puntò sulla quantità produttiva piuttosto che sulla qualità, segnandone un graduale declino. Un rapporto concluso nel 1986 quando la cantina ritornò tra le fila italiane, con l’ingresso nel Gruppo Italiano Vini (GIV).
Dopo una panoramica sul territorio, esploriamo assieme ad Isabel i principali ambienti della Nino Negri, con alcuni spazi che si estendono fino a tredici metri sotto terra.
Nella già citata antica cantina, dove vinificava Stefano Quadro, oggi riposano delle botti da sette ettolitri e mezzo, dedicate ad alcune micro-vinificazioni. Percorrendo il labirinto di cunicoli, dove in alcuni scansi tra le pareti riposa qualche bottiglia di storiche annate, si arriva ad una sala nella quale sono costudite delle vecchie botti ovali in rovere, da dodici, quattordici, trentotto e trentanove ettolitri, utilizzate per l’affinamento di alcuni dei vini prodotti. Affascinante incontrare anche alcune botti, in questo caso di castagno, di un formato ancora più grande, duecento, duecentodieci e centotrentotto ettolitri, anche queste ancora in uso per l’affinamento di uno degli Sforzato prodotti.
Un’altra figura che ha segnato la storia dell’azienda è stato l’enologo trentino Casimiro Maule, che ha seguito la Nino Negri dal 1983 al 2018, anno nel quale è subentrato Danilo Drocco, attuale enologo e direttore.
Proseguendo il percorso, ci si affaccia alla cantina più moderna con vasche in acciaio dove vengono macerate e fermentate quasi tutte le uve, con lieviti di norma selezionati e con temperature costantemente monitorate. Infine la barricaia, all’ultimo piano, dove si trovano centinaia di barrique per l’affinamento delle varie tipologie di vino prodotto e si possono scorgere dei cassoni contenenti le bottiglie di Metodo Classico, che viene prodotto ormai dal 1979. Le barrique sono di diversi passaggi e solo lo Sforzato “5 Stelle” affina in botti di primo passaggio.
Parlando di vigne, oggi gli ettari vitati di proprietà sono trentacinque, ma si contano decine di conferitori storici che fin dagli anni ’80 collaborano con l’azienda, seguiti da vicino dagli agronomi della Nino Negri, che ne fanno rispettare alcuni standard di conduzione dei vigneti, promuovendo un’agricoltura il meno interventista possibile.
Con il supporto dei viticoltori che conferiscono le uve si arriva a stimare un totale di centocinquanta ettari vitati, per una produzione di circa ottocentomila bottiglie per anno.
Per assaggiare alcuni dei vini prodotti dalla Nino Negri ci spostiamo al piano superiore, dove c’è uno shop e punto accoglienza. Saltando i due bianchi, rispettivamente un Nebbiolo vinificato in bianco e un blend di Sauvignon, Chardonnay, Incrocio Manzoni, Traminer (che fa un affinamento di otto mesi in barrique), ci orientiamo subito su uno dei cavalli di battaglia dell’azienda: Castel Chiuro 2009, Valtellina Superiore Riserva.
Una delle ultime bottiglie a disposizione, non più in vendita essendo esaurito; vino il cui nome è dedicato alla storica residenza nel centro del paese di Chiuro, sede della cantina. Viene affinato almeno cinquanta mesi in botte di rovere, per poi sostare un altro lungo periodo in bottiglia. Emergono sentori di confettura, spezie dolci, liquirizia, sottobosco, note terziarie, smalto; per un palato fresco, complesso con una parte tannica tangibile ma setosa, buona mineralità e spalla acida; lunga la persistenza.
Un assaggio anche della sottozona Inferno, con il Valtellina Superiore 2018 dedicato a Carlo Negri, un Cru che affina circa un anno e mezzo in botte grande. Presenta al naso note di frutta rossa, confettura, noce moscata, pepe bianco ed alcuni sentori solfurei; al palato è fresco, minerale, con una buona struttura e tannino setoso, discreta acidità e buona persistenza.
La visita si sposta in uno dei luoghi più suggestivi della Valtellina, tra i resti del Castello di Grumello, dove la vista sulla vallata e sui vigneti è incantevole. Portando alcune scorte dalla cantina, abbiamo abbinato un piatto di lardo di montagna e miele prodotto in vallata al Cru di Grumello “Sassorosso” 2018.
Un vino che affina per venti mesi in barrique, per un terzo, e botti grandi per i due rimanenti terzi, esprimendo principalmente sentori fruttati, di piccoli frutti rossi, floreali, con fiori tendenti ai fiori secchi, spezie dolci, note erbacee ed eteree. In bocca abbastanza rotondo e strutturato, con una buona mineralità e discreta spalla acida, buona anche la persistenza.
Aspettando il risotto zafferano ed erbette di montagna un assaggio anche di uno dei vini più simbolici e premiati dell’azienda Nino Negri, lo Sforzato “5 Stelle” 2018. Vino ottenuto con le migliori uve Chiavennasca che vengono fatte appassire naturalmente in fruttaio per almeno tre mesi. Un affinamento in barrique nuove di almeno sedici mesi per poi riposare qualche altro mese in bottiglia. Vino dai sentori di frutta secca, frutta sotto spirito, cioccolato, vaniglia, tabacco, liquirizia, pepe nero, note balsamiche, per un palato intenso ed avvolgente, con un gran corpo ma un buon equilibrio tra alcolicità, acidità e tannino che si fa sentire, ma non in maniera invadente.
Dopo una passeggiata tra le rovine del castello godendo della meravigliosa vista, ritornati alla base qualche scorta di bottiglie e maglietta numero 117 per Isabel, in attesa di organizzare un tour delle cantine che risiedono nella sua regione, quanto prima!


