Con Pier Paolo Monti, nell’omonima azienda di Monforte d’Alba (Cuneo)

Un pomeriggio in compagnia di Pier Paolo Monti, nell’azienda fondata negli anni novanta grazie alla sua passione per il mondo del vino

27 Giugno 2024

Pomeriggio in Barolo per scoprire l’azienda Paolo Monti, conosciuta grazie all’amico Federico, che trova il suo quartier generale a Monforte d’Alba. Ad accoglierci, oltre a Paolo, i piccoli Terrier, Otto e Zora, ottimi padroni di casa e cantina.
Seduti nella sala degustazioni, cominciamo ad esplorare la storia di Paolo, il quale ha iniziato la sua attività lavorativa all’interno dell’azienda di famiglia, nel settore delle costruzioni. Un lavoro che lo ha portato in diverse zone d’Italia, trovando sempre il tempo per esplorarle dal punto di vista vitivinicolo. Il vino è da sempre stato una passione di Paolo, tanto che il primo viaggio in auto, appena presa la patente, è stato in Champagne.
Uno dei primi di una lunga serie di viaggi sia in Francia, ma anche in numerose zone vitivinicole europee e mondiali, che hanno sviluppato in lui un sempre più crescente amore per questo mondo. Grazie al suo lavoro principale è stato contattato, nel 1995, per una consulenza tra le colline del Barolo, ad alcuni clienti svizzeri, che avrebbero dovuto acquistare un’azienda e costruire una cantina.

Il progetto alla fine non andò in porto, ma Paolo, assieme all’attuale socio Roberto Gerbino, enologo e consulente anche per altre cantine, decise di voler mettersi in prima persona a produrre vini in queste zone. Qualcosa in Piemonte si stava muovendo dal punto di vista vitivinicolo, erano uscite due grandi annate di Barolo, il 1989 e il 1990, oltre al movimento rivoluzionario dei Barolo Boys. Dopo aver cercato alcuni appezzamenti, il primo insediamento è stato proprio a Monforte d’Alba, a poche centinaia di metri dal centro del paese, in una collina in cui è sorta la struttura fisica della cantina. L’obiettivo iniziale era quello di produrre una Barberacon uno stile nuovo, piacevole, pulita”. Nel 1997 è uscita la prima Barbera, la quale, nel 1999 ha ricevuto alcuni premi, che hanno permesso di fare breccia nel mercato nazionale ed internazionale, facendo così scoprire la neonata azienda Paolo Monti. Una Barbera che è stata apprezzata anche dai più storici produttori di quest’area, i quali hanno spronato ed incentivato i due soci in questa attività.
Nello stesso anno si è investito nei primi appezzamenti di Nebbiolo atto a Barolo nella zona di Bussia, cominciando così a produrre anche questa tipologia di vino. Tre anni più tardi, nel 2002 Paolo ha lasciato il lavoro nel settore edile, dedicandosi a pieno regime alla produzione di vino.

Quando si poteva si aggiungevano ulteriori terreni”, fino ad arrivare ai diciotto ettari vitati di oggi, tutti racchiusi nel comune di Monforte d’Alba. Questi sono divisi in cinque appezzamenti, quello più grande a corpo, dove troviamo la maggior parte di Nebbiolo, ma anche Barbera; un secondo appezzamento a San Martino, dove si trovano le internazionali Chardonnay e Merlot; per poi passare a Bussia dove cresce il Barolo atto a Nebbiolo (una vigna datata 1971) e una parte di Barbera; sette ettari a Bricco San Pietro, dove troviamo Nebbiolo ed infine tre ettari tra le zone di Chiesa e Merenda, dove si trovano ulteriori vigne di Barbera e Nebbiolo.
Tra Bussia e la cantina la distanza è di circa nove chilometri e i terroir sono decisamente differenti. Nei primi appezzamenti il substrato è più magro, con una matrice prettamente sabbiosa, caratterizzata da sabbie molto chiare. Tra le vigne a corpo, invece, incontriamo una terra “più grassa”, con una componente più argillosa, pur non mancando la parte sabbiosa nell’area più alta, simile alla Bussia. Questi terreni sono più fertili e rigogliosi, i quali consentono una produzione più copiosa di uve, che viene controllata tramite portinnesti meno vigorosi.

Una parcellizzazione di vigneti che, come conseguenza, comporta una gestione molto articolata delle uve in vendemmia, raccolte tutte separatamente, filare per filare, ovviamente in maniera manuale in cassetta. La raccolta si può definire “itinerante” e dura diversi giorni, visti i diversi tempi di invaiatura delle uve (che arrivano anche ad una decina di giorni tra una vigna e l’altra), vinificate ed affinate singolarmente.
Le distanze e le differenze tra i territori sono un valore aggiunto per il prodotto finale, che è il riassunto di diverse caratteristiche che vengono assemblate con sapienza. Un processo che, grazie all’esperienza acquisita in questi anni, non viene effettuato solo in cantina, con i differenti blend, ma parte dalla vigna e da una determinata gestione che prescinde dalla destinazione delle uve prodotte.

La conduzione viene definita da Paolo Montitradizionale”, affidandosi a meno prodotti chimici possibile, ma non impedendosi il loro utilizzo, principalmente nelle annate particolari, come quelle che si sono incontrate negli ultimi cinque/sei anni. I preoccupanti cambiamenti legati alle stagionalità e alle caratteristiche climatiche di questo decennio rendono impossibile una programmazione o una costanza nella conduzione dei vigneti, lottando per salvaguardare il prodotto finale. “Preferisco avere i filari scompigliati o l’erba per terra e l’uva sana, piuttosto che avere la peronospora”. Non vengono in ogni caso utilizzati diserbanti, ma si lavora manualmente per la gestione del verde; proprio nella giornata del nostro incontro è arrivato un nuovo trattorino che ha la funzione di essere un diserbante automatico.

Dando uno sguardo alla cantina, si può vedere una sorta di labirinto di sale ed ambienti che sono stati costruiti in tre tranches, la parte originaria in fase iniziale dell’attività, un ampliamento tra il 2003 e il 2004 ed infine l’ingrandimento del 2015 che ne ha quasi raddoppiato gli spazi, implementando anche l’impianto fotovoltaico.
Nella parte superiore si trova l’area di ricezione delle uve, con la pressa, alcuni fermentini e numerose vasche in acciaio, sia di medio-grande formato, ma sempre più contenitori più piccoli, per la gestione delle singole parcelle. Le altre sale sono dedicate alla zona di imbottigliamento ed etichettatura e una parte di magazzino. La parte sottostante della cantina è dedicata al legno, soprattutto di piccolo formato, ma con la presenza anche di alcune botti più grandi. Tre ampie sale ospitano più di cinquecento barrique, sia nuove sia usate, tutte di fattura francese, le quali ospitano i vini divisi per parcella in affinamento.
Oggi le bottiglie prodotte sono circa cinquantamila, con una potenzialità di circa centoventimila, stante agli ettari vitati dell’azienda. Per arrivare a questi numeri è necessario consolidare la rete commerciale, gestita negli anni da Paolo in prima persona, ma, diventata nel tempo un aspetto che lo ha portato a non essere in azienda per molti mesi all’anno, fattore poco compatibile con gli aspetti di produzione.

Le etichette sono rappresentate da: l’unico bianco tra i rossi “L’Aura”, 70% Chardonnay e 30% Riesling Renano; Langhe Nebbiolo DOC prodotto con uve di San Martino; Nebbiolo d’Alba DOC Superiore (Superiore dal 2017), ottenuto da uve di Monforte, entrambi frutto di una breve macerazione e di un passaggio in legno usato per circa dodici mesi e tre mesi in acciaio. Troviamo poi il Barbera d’Alba DOC, prima etichetta dell’azienda che viene prodotta tutti gli anni, selezionando le uve da cinque vigne diverse e un affinamento in legno di circa quindici mesi in botte nuova e due mesi in acciaio. Viene prodotta anche una Barbera d’Alba Superiore DOC, ad oggi affinata per ventiquattro mesi in barrique nuove, oltre ad una sosta in acciaio, la quale diventerà una Riserva, nelle prossime annate.
Continuiamo con un taglio bordolese dalla contaminazione langhetta, il Langhe Rosso DOCDossi Rossi” con uve 40% Cabernet Sauvignon, 40% Merlot e 20% Nebbiolo, vinificate ed affinate per circa quaranta mesi in maniera separata. Solo nelle annate “super”, si produce un Langhe Merlot Doc, solamente quattro/sei barrique, dove il vino riposa circa sette anni. Nel corso del 2024 uscirà l’annata 2016, in sole novecentonovantanove bottiglie.
Tra le fila dei Barolo troviamo il Barolo DOCG di Monforte d’Alba, il “punto d’ingresso” e più “giovane” tra i Barolo di Paolo Monti. Appellativi virgolettati obbligatoriamente poiché questo vino esce comunque un anno dopo rispetto alla media dei Barolo DOCG. Tutti i Barolo vengono vinificati in acciaio, con fermentini e rotomaceratori, dove il vino resta da sette a dodici giorni a temperatura controllata. Qui avviene, in maniera spontanea, (come per tutta la gamma dei vini Paolo Monti) la prima fermentazione, alcolica e, subito dopo, il vino viene trasferito in barrique, mediamente tostate, all’interno delle quali l’acido malico si trasforma in lattico. Dopo le vacanze natalizie si effettuano alcuni travasi e il vino continua per circa diciotto mesi negli stessi vasi vinari. Dopo il periodo di affinamento si creano i vari blend e si lascia riposare la massa in legno ovale francese, non tostato, da millesettecento litri, evitando l’acciaio, per prevenire eventuali riduzioni.
Oltre al Barolo di Monforte viene prodotto il BaroloBricco San Pietro” (nelle annate ‘15 ‘16 ‘18 solo in grandi formati) blend di sette diverse vigne (tra cui una a piede franco), con uve vinificate separatamente. L’affinamento per questo vino è più lungo e anche il legno utilizzato è sia di primo che di secondo passaggio. Infine BaroloBussia” e RiservaBussia”, solo nelle migliori annate, con uve provenienti da vecchie vigne e utilizzando principalmente barrique nuove.

Peculiarità dell’azienda Paolo Monti è che sul mercato non sono quasi mai disponibili i Cru delle stesse annate, dipendentemente dall’andamento dell’annata stessa e dalla qualità delle uve.

C’è da sottolineare che ci sono alcuni cambiamenti in atto per quanto riguarda le etichette citate, poiché verranno presto introdotti un nuovo Barolo, un Nebbiolo, uno Chardonnay e un Barbera, quest’ultima a sostituzione di una delle due etichette che troviamo oggi in gamma. Una scelta che permette di avere vini di più immediata interpretazione e beva più “semplice” e fresca, così da penetrare nuove aree di mercato e uscire con alcune referenze prima di altre. La tendenza di Paolo Monti è quella di avere sul mercato vini con qualche anno di riposo in più, così da iniziare a poterne apprezzare al meglio le caratteristiche, altrimenti, per la metodologia di vinificazione ed affinamento, ci si troverebbe davanti a vini troppo giovani ed immaturi.

È il momento di assaggiare alcuni dei vini prodotti, cominciando dal Langhe BiancoL’Aura”, ma anche poiché il sole sorge proprio dietro alla cantina, baciando il vigneto da cui è prodotto questo vino, dal colore dorato. Un blend di 70% Chardonnay da cloni borgognoni 30% Riesling Renano con una parte delle prime uve che fermentano in barrique, mentre per il Riesling questo processo avviene per circa sei/sette mesi in acciaio a quattordici gradi. Dopo l’affinamento avviene l’assemblaggio, nel mese di luglio successivo alla vendemmia, per poi essere imbottigliato e riposare ulteriormente in vetro.
Un vino dai sentori di agrume, cedro, ananas, note tropicali, mango, ma anche leggera frutta disidratata, origano, un tocco di mentuccia e pepe bianco. In bocca entra con un buon corpo, ben bilanciato da una buona acidità, discreta mineralità e sapidità e buona persistenza.

Le etichette, disegnate da un amico grafico, riportano la lettera “M”, iniziale di Monti, oltre alla rappresentazione stilizzata del Monviso, monte ben visibile all’orizzonte dei vigneti a corpo.

Passiamo al Barbera D’Alba 2017, che ci regala note di frutti neri, frutti di bosco, mora, lampone, liquirizia, inchiostro, una nota balsamica, tocco di tabacco e sottofondo di cioccolato e vaniglia. In bocca entra pieno, ma con una buona freschezza, buona acidità, tannino che si fa sentire bello vivido ma non irruente e una buona lunghezza.

Continuiamo con il “bordolese langhetto” “Dossi Rossi” del 2016 dove arrivano al naso note di lampone, frutti rossi, note erbacee di peperone, una leggera foglia pomodoro, spunto terroso, di tabacco da pipa, cacao, grafite, per finire con sentori ferrosi, ematici ed un principio di sottobosco. Anche in questo caso una buona freschezza, verticalità, ma comunque importante corpo, buona mineralità, emerge il tannino donato dal Nebbiolo, comunque elegante e di buona persistenza.

Concludiamo con il BaroloBussia” 2014, l’unico Barolo prodotto in un’annata bistrattata dalla cronaca, a causa delle condizioni meteo avverse. Vino che si presenta con un tripudio di frutti rossi, lampone, marasca, note ematiche, fiori rossi, tabacco, cioccolato e note balsamiche di eucalipto. In bocca è in linea con lo stile dei precedenti vini, entrando con un sorso pieno, diretto, una buona freschezza, abbastanza sapido e minerale, tannino nella via della setosità e buona persistenza.

Curioso di assaggiare le nuove etichette inserite nella gamma dei vini di Paolo Monti, per lui maglietta numero 348!

Torna in alto