Inizio di giornata tra Conegliano e Vittorio Veneto in compagnia di Mara e Claudio per approfondire l’azienda l’Antica Quercia
09 Luglio 2024
Una mattinata di passaggio tra Conegliano e Vittorio Veneto, per scoprire l’azienda l’Antica Quercia, situata precisamente in una collina in località Scomigo di Conegliano. Ad accoglierci Claudio e Mara, rispettivamente il titolare e fondatore di questa realtà e la referente per quanto riguarda il commercio estero, ma anche parte dell’amministrazione e dell’accoglienza, trattandosi di un’azienda di stampo famigliare.
Per scoprire al meglio l’azienda e averne una panoramica a trecentosessanta gradi, ci incamminiamo verso il punto più alto della collina dove ha preso vita, a circa centocinquanta metri sul livello del mare. Qui si può notare una delle due querce secolari, di circa quattrocento anni, da cui prende il nome. Ci troviamo in una superficie complessiva di trenta ettari, di cui venti sono vitati, mentre le restanti parti ospitano la cantina, con le sue varie sale, settecento alberi di ulivo di varietà Leccino e Frantoio, prati e il bosco.
La collina ha un’origine morenica e trova una conformazione territoriale abbastanza uniforme, anche se si possono notare delle differenze tra le parti più alte, quelle laterali e quelle più basse. Al vertice della collina si trova un substrato molto sassoso, con una discreta materia organica (circa un terzo del totale), mentre spostandosi ai lati la fa da padrona la ghiaia ed infine ai suoi piedi, dove si lascia spazio ad un ambiente pianeggiante l’argilla viene meno e si ha una materia più grassa, di riporto, anche in questo caso ricca di scheletro e sabbia.
Parlando di vigna, la varietà protagonista è la Glera, piantata su dodici diversi appezzamenti, tra la zona più alta, più bassa e le rive, così da sfruttare le diverse matrici del terreno e le differenti esposizioni, lavorando le uve in maniera separata per poi destinarle ad un blend di più aree, oppure dedicarle ad un’unica etichetta. Oltre alla Glera si trovano: mezzo ettaro di Chardonnay e un ettaro nel quale sono piantate le uve per la produzione del Colli di Conegliano Rosso DOCG: Merlot, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Marzemino, raccolte e vinificate assieme per ottenere questo vino.
Da quando è stata acquistata l’azienda è stato fatto un grande lavoro di “restauro delle vigne” passando dal cordone speronato dei predecessori, i quali hanno puntato sulla meccanizzazione, al doppio capovolto.
C’è anche da sottolineare il fatto che all’inizio dell’attività di questa azienda le vigne piantate sulle rive della collina erano a giropoggio, trasformate antecedentemente all’arrivo di Claudio, a ritocchino.
La conduzione dell’Antica Quercia è biologica, certificata dal 2007 e dal 2018 l’azienda si è gradualmente convertita alla biodinamica, con un lungo processo, dove si sono fatti piccoli passi verso tale metodologia di lavorazione, anche se non è pienamente concluso. Ad oggi i trattamenti sono esclusivamente a base di rame e zolfo, si nutre il terreno con un compost frutto di letame organico e resti di potatura e vinacce, vengono utilizzati i preparati 500 e 501, oltre a seminare il sovescio a filari alterni, il quale non viene interrato, ma trinciato e lasciato tra le vigne, così da ottenere una pacciamatura naturale, nell’ottica di preservare l’umidità.
Si cerca, inoltre, di entrare in vigna il meno possibile, tagliando l’erba un paio di volte l’anno e lavorando il meno possibile la terra, intervenendo solo dopo la vendemmia per la semina del sovescio.
Prima di assaggiare i vini ci tuffiamo nella storia dell’Antica Quercia, che nasce ufficialmente nel 1967, grazie ad una famiglia di imprenditori in altro settore, la quale si è stabilita tra queste colline, grazie alla passione per il mondo del vino. Un tempo la Glera non era la sola protagonista, ma si potevano trovare anche Riesling, Chasselas e molto più quantitativo di uve a bacca rossa rispetto a quello che viene allevato oggi.
La proprietà è durata fino agli anni ottanta, quando il titolare, ormai anziano, è mancato e, dopo aver venduto l’azienda, i secondi proprietari sono durati altri quattro/cinque anni, per poi lasciare i terreni in stato di abbandono, al punto che il comune di Conegliano si occupava dello sfalcio dell’erba e del mantenimento della collina. Gli anni novanta sono stati caratterizzati dall’insediamento di una grande azienda spumantistica che utilizzava la cantina come centro di stoccaggio, con novemila ettolitri di capienza, potenzialmente gli stessi di oggi, utilizzati solo in parte.
Nei primi anni duemila L’Antina Quercia è stata acquistata dalla famiglia di Claudio, inizialmente come investimento finanziario, per poi diventare l’unica attività di Claudio, il quale ha lasciato, nel 2016, il suo lavoro principale, per dedicarsi a tempo pieno all’azienda.
Dando uno sguardo alla cantina si possono trovare spazi molto ampi, che ospitano diverse decine di serbatoi di acciaio ed autoclavi. I contenitori più grandi sono stati ereditati dalla proprietà precedente, mentre negli anni si è investito su vasche più contenute, proprio per rispettare le vinificazioni parcellizzate.
Scoprendo le varie stanze si possono anche trovare alcuni tonneau dedicati all’affinamento dell’unico rosso prodotto e qualche botte di grande formato, ormai diventate un elemento ornamentale.
Nel corso degli anni è stato inserito sia il cemento, con due tulipe, e due anfore di terracotta, in entrambi i casi per non smettere mai di sperimentare.
La conformazione dello stabile dove si trova la cantina è di stampo “quasi industriale”, con un’area dedicata a stalla, utilizzata forse solo in fase iniziale, alcune sale per le degustazioni, wine shop e un’area per il ricovero degli attrezzi.
L’azienda è supportata da un consulente enologo esterno, anche se ci si sta rendendo sempre più autonomi nelle vinificazioni e negli affinamenti, grazie a Giulia, che segue direttamente i processi di cantina. Le uve, vendemmiate a mano, arrivano tutte in beans e, nel caso degli spumanti, si procede immediatamente alla pressatura soffice, per ottenere il mosto fiore, l’unico utilizzato per la trasformazione in vino base. La mentalità aziendale è quella di far fermentare le uve dei singoli appezzamenti con un pied de cuve proveniente dal medesimo appezzamento, per poi procedere con il minimo intervento in ogni fase, aiutandosi con il freddo per la pulizia statica del mosto. A fine ottobre, inizio novembre si effettua la cuvée dei Prosecco, per poi far rifermentare la base almeno novanta giorni in autoclave, inoculando lieviti selezionati, neutri.
Le bottiglie prodotte sono circa ottanta/novanta mila, con un potenziale più elevato; le etichette che fanno parte della gamma dei vini l’Antica Quercia sono sette: Prosecco DOCG Extra Dry e Brut; un Prosecco DOCG Ancestrale; il Colfondo; uno Spumante ottenuto da uve macerate; Prosecco Tranquillo ed infine il Colli di Conegliano Rosso DOCG.
Per assaggiare i vini l’Antica Quercia ci sediamo tra le vigne, dove è stata creata un’area degustazione, sotto alla vecchia torre idrica, diventata un altro dei simboli dell’azienda. È stata, inoltre, restaurata una delle vecchie botti grandi per accogliere gli ospiti in caso di pioggia e mantenere i vini in fresca, grazie al frigo posto al suo interno. Cominciamo con il Prosecco DOCG Extra Dry “Arió” 2022, dal nome che richiama il termine “calvario”, essendo ribattezzate in questo modo le Rive, a causa della difficoltà di essere lavorate. Un vino dai sentori fragranti, che fanno emergere una mela croccante, polposa, una nota di gelsomino, ma anche timo. Al palato è ben bilanciato, con dodici grammi zucchero, ricco in spalla acida, buona sapidità, discreta mineralità e persistenza.
Passiamo al Prosecco DOCG Brut “Matiù”, dal nome che riprende l’appezzamento un tempo proprietà di un Matiuz, cognome molto diffuso a livello locale. Vino che regala note che si spingono verso la crosta di pane, ma anche lievito, pietra bagnata, tiglio e costanti sentori di erba aromatica, con uno spunto di mentuccia. In bocca entra diretto, verticale, con un’ottima spalla acida, buona sapidità, minerale e abbastanza persistente.
È il turno di “Su alto”, battezzato con lo stesso nome di una delle vette del Monte Civetta, poiché all’inizio della sua produzione le bottiglie venivano portate ad affinare a duemila metri, ad Alleghe, di fronte al Monte. Un ambiente dove il vino fermava la sua evoluzione, regalando un potenziale di vita più lungo. Oggi che la quantità tocca le circa ventimila se ne porta solo un bancale, in ottica sperimentale.
Assaggiamo il 2021, rifermentato con il mosto congelato dell’annata precedente, il quale regala sentori più pieni al naso, con note di lievito, erbe aromatiche, rosmarino, ma anche una nota agrumata, di buccia di cedro, per un sorso comunque dritto e teso, dalla buona freschezza, spalla acida, mineralità, sapidità e discreta persistenza.
Passiamo al Metodo Ancestrale ottenuto da una base di uve provenienti dal vigneto di Costa o Calvario. Il vino viene imbottigliato con circa venti/venticinque grammi di zucchero residuo, i quali consentono una rifermentazione in bottiglia in maniera naturale, la primavera successiva alla vendemmia. Un vino dell’annata 2022 che si presenta con note fermentative, di lievito, pasticceria, crosta di pane, tutte delicate ed integrate, ma anche con un tocco erbaceo, di rosmarino e di pepe bianco.
Anche in questo vino si rispetta la verticalità e freschezza degli altri al palato, con una buona spalla acida, mineralità sapidità e maggiore persistenza.
Il suo nome è “A” e in etichetta si sono voluti rappresentare gli aironi che ogni anno nidificano nel laghetto sottostante all’azienda; nome e rappresentazione che vogliono far emergere il lato etereo di questa tipologia di produzione, che sulla carta può essere la più semplice da ottenere, ma è il risultato di un grande lavoro in vigna e delle primissime fasi di trasformazione. Viene prodotto dal 2017, ma solo dal 2019, è permesso chiamarlo Prosecco, dal disciplinare.
Concludiamo con il Colli di Conegliano Rosso DOCG “Bruscade”, annata 2021, dal termine dialettale “bruscare” che significa “potare”. Blend di campo, con uve vinificate tutte assieme, diraspate e fermentate in acciaio in maniera spontanea, con follature due volte al giorno, per poi procedere con l’affinamento del vino dodici mesi in tonneau usati e dodici mesi in bottiglia. Un vino ancora nella sua fase di giovinezza, che regala note di frutti bosco, fragola, violetta, note ematiche, sanguinella, una leggera vaniglia, sottofondo erbaceo e una leggera speziatura. In bocca entra fresco, con una buona acidità, beva, bell’equilibrio tra morbidezza, sapidità e mineralità, oltre ad una buona persistenza.
Ritornando alla base, con il caldo che imperversa facendo emergere finalmente una tanto attesa estate, scopriamo che dal prossimo anno l’Antica Quercia aprirà una struttura ricettiva, con otto camere, ottenuta dal restauro di un vecchio casolare che fa parte della proprietà.
In attesa di vedere anche questa parte dell’azienda un ringraziamento a Mara e Claudio, con la maglietta numero 349!


