Cascina Bertolotto, un nuovo volto di questa realtà di Spigno Monferrato (Alessandria)

Cascina Bertolotto, assieme all’amico Pio Manzoni, per scoprire il nuovo volto di questa storica azienda di Spigno Monferrato

11 Luglio 2024

Dopo circa cinque ore di macchina, raggiungiamo uno dei punti più a sud del Piemonte, quasi al confine con la Liguria, per andare a scoprire l’azienda Cascina Bertolotto, in cui ha iniziato a lavorare l’amico ed enologo Pio Manzoni, conosciuto qualche anno prima, al fianco di Gaspare Buscemi.
Una stretta strada tutta curve e tornanti, dai lati che lasciano intravedere la conformazione calcarea di questo territorio, porta al cuore pulsante della storica azienda, che precisamente si trova in regione Rocchetta, di Spigno Monferrato.

Ci troviamo in una realtà nata nel 1816, grazie ad una famiglia di agricoltori che coltivavano la vigna. L’attività principale era proprio la produzione di vino, dedicato alle messe, sottolineando il collegamento della famiglia con la vita ecclesiastica. Uno dei parroci del paese di Spigno Monferrato era tale Don Francesco Traversa, il quale creò le prime connessioni con la casa reale dei Savoia, che possedevano una tenuta di caccia a Roccaverano (paese della robiola), a pochi chilometri di distanza dall’azienda.

Nel corso degli anni si contano anche altre celebri forniture, sia politiche che ecclesiastiche, facendo arrivare i vini di Cascina Bertolotto sia al presidente della Repubblica. Sandro Pertini, sia al pontefice Giovanni Paolo Secondo. Nei primi anni 2000 Cascina Bertolotto è passata in mano all’ultima generazione della famiglia, in un periodo dove si accusava la crisi delle referenze dei vini prodotti e una mancanza di persone che raggiungevano l’azienda, non essendo proprio di passaggio.
L’azienda è stata acquistata da una persona esterna, Gianfranco Toso, e affidata, dal 2020, nelle mani della famiglia Galantini, i quali, pur provenendo da altro settore, hanno iniziato un’opera di rilancio di questa realtà, per poterla riportare ai fasti dell’epoca. Una delle prime iniziative è stato il progetto “Vite in Affido”, così da coinvolgere persone appassionate del mondo del vino ad avvicinarsi ancora di più alla viticoltura e alla produzione. I clienti hanno potuto e possono ancora oggi adottare uno o più filari, così da poter far produrre i propri vini direttamente in cantina, ricevendo poi le bottiglie, con etichetta a marchio, ma anche con alcuni servizi, tra i quali una o più notti nella struttura ricettiva dell’azienda. Cascina Bertolotto ha rivalutato, ormai da qualche anno, quelle che un tempo erano case coloniali e stalla, risalenti al 1600, creando una struttura ricettiva di sei stanze più una suite, che, a pieno regime (affittando l’intera struttura), possono ospitare fino a ventisei persone.
Per il prossimo futuro c’è l’obiettivo di investire nella ristorazione, aprendo una trattoria con l’intento di offrire piatti tipici della tradizione, oltre a proporre attività come la “caccia al tartufo”, essendo materia ben presente nei boschi circostanti. L’azienda dispone di altri cinque casolari, che a tendere saranno destinati ad essere restaurati ed ampliare l’offerta ricettiva, con degli appartamenti più isolati e riservati.

Parlando di vigna, gli ettari vitati che compongono Cascina Bortolotto, sono dodici, su quasi quaranta di proprietà, che racchiudono anche prati ed aree boschive. Metà dei vigneti sono disposti ad anfiteatro di fronte alla struttura ricettiva, deliziando il risveglio degli ospiti, in località Bertolotto, zona che ha battezzato l’azienda fin dalle sue origini. Qui si trovano varietà quali il CorteseBarberaDolcetto e Moscato, che fondano le proprie radici su circa venti centimetri di sabbia, lasciando poi spazio a calanchi e tufo, per poi trovare l’argilla. Peculiarità della zona sono: l’escursione termica tra il giorno e la notte e la costante ventilazione che proviene dal vicino, in linea d’aria, mare di Savona. La seconda area vitata si trova in località Gergi, a circa due chilometri dall’azienda, oggi più difficile da raggiungere a causa del crollo di un ponte limitrofo. Qui si trovano BrachettoDolcettoBarbera e Moscato, in un terreno molto simile, ma meno sabbioso e più roccioso, lasciando sempre spazio all’argilla. Due anni fa parte del Dolcetto è stata sovrainnestata con il Pinot Nero, piantando anche oltre due ettari (tra località Bertolotto e Gergi) della stessa varietà a corpo (estirpando il Dolcetto), volendo puntare sulla produzione di Alta Langa Metodo Classico.

La conduzione si può definire sostenibile, preservando gli insetti “amici”, come le api che vivono nelle arnie adiacenti alla vigna e cercando di allontanare i numerosi cinghiali e caprioli che scendono dai vicini boschi.
C’è l’idea di iniziare il percorso di conversione al biologico, forti del fatto che Cascina Bertolotto non ha confinanti ed è interamente prodotta dalle zone boschive.

Da due anni a seguire la cantina c’è l’amico Pio, con il supporto di un enologo consulente e Antonio che si occupa della campagna. Dopo la laurea in enologia a Milano ed alcune esperienze tra Toscana, Veneto e Friuli, Pio ha iniziato questa nuova esperienza nel Monferrato, che lo ha portato più vicino alle sue terre natali di Busto Arsizio.

Cascina Bertolotto, ad oggi, produce circa quarantamila bottiglie, divise in sette etichette: Moscato d’AstiBrachetto d’Acqui, entrambi imbottigliati dopo una rifermentazione in autoclave da una azienda esterna; Cortese dell’Alto Monferrato; un Rosato da uve NebbioloBrachetto secco; Dolcetto, in diminuzione a favore del Pinot Nero e la Barbera, l’unico vino che affina in barrique usate per otto/dieci mesi, con uve raccolte quasi sovramature, a metà ottobre. Le vinacce del Moscato e del Nebbiolo vengono portate in una vicina distilleria, dove si ottengono due grappe, rispettivamente bianca (Muscatela) e barricata (Nebbiolina).

Negli anni si sono sperimentate produzioni diverse e progetti a quattro mani, tra cui duecento bottiglie di un rifermentato a base di Moscato, con uve provenienti dalla vigna più antica (1956) sottostante; vino denominato “Gemma Occulta“.

Dando uno sguardo alla cantina si può vedere un’ampia area dove padroneggiano per lo più le vasche in acciaio, oltre ad alcune barrique, che verranno nel prossimo futuro disposte in uno spazio separato. Per molti anni si sono utilizzate anche vasche in cemento, oggi troppo usurate e parcheggiate nella parte esterna, con la volontà di riutilizzarle come elemento ornamentale e sostituirle con delle nuove.
La vendemmia avviene tutta mano, in cassette, che si portano sul tetto dell’azienda, dove vengono diraspate le uve e fatte arrivare, per caduta, direttamente nelle vasche d’acciaio termoregolate, per dare il via al processo di fermentazione con lieviti selezionati, oltre a svolgere gli affinamenti, mai troppo lunghi.

Per assaggiare i vini Cascina Bertolotto ci spostiamo nella sala degustazioni adiacente alla cantina, cominciando con il Cortese 2020 “Barabio“, un nome che deriva da Barabin, il folletto che fa gli scherzi ai bambini, ripreso in etichetta. Un vino dai profumi intensi, di agrume maturo, note tropicali, ananas, che torna in bocca, un tocco di anice stellato e sottofondo balsamico. Al palato un’ottima sapidità, minerale, con una discreta acidità e discreta persistenza.

Passiamo successivamente al Brachetto secco 2022 “La Tia“, nome ed etichetta che ricordano i tigli limitrofi alla vigna. Vino dai sentori di ciliegia fresca, amarena, agrume, sanguinella, petali di rosa rossa per un sorso comunque teso, verticale, con un buon corpo, equilibrato da una buona sapidità e mineralità, oltre ad una buona persistenza.

Passiamo al Rosato di Nebbiolo, dedicato alla moglie di Gianfranco, “Yallisa“, che si esprime con note di ciliegia più matura, ma anche fragolina di bosco, un leggero tocco erbaceo e di pietra bagnata. Vino teso, dalla ricca mineralità e sapidità, fresco, con una buona spalla acida e discreta persistenza.

Ci spostiamo nella parte esterna, dove la temperatura è calata di una decina di gradi e si dimostra ideale per assaggiare la Barbera “Re di Biss“, un nome che richiama l’animale mitologico che, sotto forma di grifone, si narra pietrificasse i serpenti.
Una Barbera Superiore, annata 2020 che si presenta al naso con note di frutti neri, sentori di tabacco, una leggera vaniglia, cioccolato, viola mammola, alloro, liquirizia, un leggero sottobosco e un tocco balsamico. Vino ricco in grado alcolico, ma ben bilanciato, con una buona mineralità, sapidità, spalla acida, tannino non invadente e ricco in persistenza.

Curiosi di toccare con mano gli sviluppi di questa realtà tutta in divenire, maglietta numero 350 per Pio!
Dopo una notte passata tra il vigneto e il bosco di Cascina Bertolotto, in compagnia del verso di più di qualche animale che abita la zona, si riprende il viaggio verso la scoperta di nuove cantine.

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