Nella piccola Maison Vigneronne di Piero Brunet, a Morgex (Aosta)

Un nuovo viaggio alla scoperta della Valle d’Aosta che si apre con la visita all’azienda Piero Brunet, nella parte più alta della Regione, a Morgex

16 Gennaio 2025

Partenza all’alba da casa per raggiungere l’azienda Piero Brunet, prima tappa di un nuovo viaggio alla scoperta della Valle d’Aosta. Ci troviamo nella parte più occidentale della Regione, ad una manciata di chilometri da Courmayeur e, di conseguenza, dal confine con la Francia.
Ad accoglierci c’è una rigida ma soleggiata giornata d’inverno, con qualche residuo di neve qua e là, iniziando a chiacchierare con il protagonista principale di questa piccola realtà, Piero Brunet.
Piccola parentesi, oltre a Piero, per tutto il tempo del nostro incontro siamo stati affiancati dal Border Collie Miss e da svariati lanci di pallone.

L’azienda è nata ufficialmente nel 1985, quasi per gioco, poiché Piero si è occupato per tutta la vita di idraulica. Le sue radici vanno però ricercate nella storia del territorio di Morgex et La Salle e di colui che lo ha fatto passare alla ribalta e conoscere a livello commerciale, tramite la vinificazione dell’unica uva autoctona della Valle d’Aosta il Prié Blanc.
Parliamo del Curè (parroco) Alexandre Bougeat, il quale, durante gli anni Sessanta, iniziò a vinificare questa varietà, che un tempo tutti possedevano e producevano per un consumo famigliare, mettendola per primo in bottiglia, con lo scopo di essere commercializzata. Fin da subito queste bottiglie riscossero molto successo, mettendo sotto i riflettori questa varietà, dapprima quasi sconosciuta nel resto del Paese, catturando le attenzioni di Luigi Veronelli.
Nel corso degli anni si creò una grande amicizia tra Don Bougeat e Veronelli, un grande estimatore del Prié Blanc, tanto che alla domanda di dover salvare un solo vino bianco da una catastrofe cosmica egli rispose “il Blanc de Morgex di Don Alexandre Bougeat”.

A metà anni Settanta il sacerdote mancò improvvisamente e le vigne furono prese in gestione dalla sorella Maria, che però abitava in Val d’Ayas e doveva viaggiare diverse ore in autobus per raggiungerle. Uno sforzo estremo che con il passare degli anni diventava sempre più impegnativo, fintanto che l’amica Pierina, mamma di Piero, le offrì letteralmente le chiavi di casa sua e una stanza d’appoggio per poter essere più comoda nella gestione dei vari micro-appezzamenti. Dopo circa una decina d’anni di attività e con l’aumentare dell’età, Maria decise di vendere le vigne e così Piero, che non aveva mai preso una cesoia in mano, decise di acquistare uno dei tre appezzamenti più grandi, quello che si trova in cima alla “Strada delle Vigne”, denominato “Lo Clliosei”. C’è da dire che, come quasi tutti gli abitanti di queste zone, anche mamma Pierina produceva un po’ di vino ad uso famigliare, ma non viene descritto come un prodotto di estrema qualità.

Già nel 1985 Piero ha commercializzato le prime bottiglie con l’aiuto del papà Mario, per poi migliorarsi con l’esperienza acquisita da tentativi ed errori, creando un proprio brand, senza però snaturare le origini da cui ha preso vita questa avventura. A partire dal 2005 c’è stato il supporto di un enologo in cantina, che ormai è lo stesso da un ventennio.

Tra le chiacchiere, possiamo vedere ancora oggi qualche bottiglia prodotta dal Bougeat e conservata da Piero, dove l’etichetta è stampata con un cliché di piombo e si trova raffigurata una cassapanca. Questa immagine è stata ripresa da Piero Brunet, che all’inizio della sua attività si recò in Val d’Ayas armato di macchina fotografica, treppiedi e faretti, per fotografare il cimelio di famiglia. “Di due rullini che ho scattato in bianco e nero non è venuta bene neanche una foto, ma qualche anno più tardi, con l’uscita del digitale, le ho fatte perfezionare e trovato la migliore per riprendere l’etichetta originale”.

Un altro aneddoto è che dopo una ventina d’anni dalla morte di Alexandre Bougeat, è stato invitato Luigi Veronelli da tutti i “Vignerons” locali, il quale ha passato due giorni a Morgex e La Salle tra le vigne e tra gli assaggi di Prié Blanc.

Oggi Piero Brunet conta circa settemila metri vitati, compresi tra i novecentocinquanta e i millecento metri di altezza, incrementando la quantità rispetto a quel fazzoletto di terra che oggi vede protagoniste piante di oltre cent’anni, ovviamente a piede franco. “Sono andato avanti piano piano, sempre per passione, con momenti positivi e momenti negativi, mica sempre tutto è stato un successo!”.

Queste terre sono caratterizzate da un’origine glaciale, frutto del ritiro di un ghiacciaio che giungeva fino ad Ivrea, il quale ha lasciato un terreno morenico, prettamente roccioso e una scarsissima quantità di humus. Una delle peculiarità di questa zona della Valle è che c’è un’ottima ventilazione e una grande escursione termica tra giorno e notte, anche se negli ultimi anni si sono alzate le temperature, soprattutto nel periodo estivo.
Tali caratteristiche impattano sulla sanità del vigneto e sugli interventi necessari per mantenerlo. In una stagione si effettuano circa cinque/sette trattamenti mirati. Non si utilizzano diserbanti, ma ci si aiuta con delle piccole macchine che trinciano l’erba, oltre al decespugliatore a spalla e si effettua la confusione sessuale per combattere gli insetti antagonisti. I trattamenti, ad oggi, vengono effettuati con un sistema di pompe e un tubo manuale collegato alla botte che si porta direttamente in vigna, solitamente tra le quattro e le undici di mattina nel periodo più caldo. Per ridurre i tempi si è deciso da quest’anno di introdurre l’uso di atomizzatori a spalla.

C’è da specificare che il ciclo vegetativo del Prié Blanc è molto corto, le gemme escono timidamente a metà aprile, ma poi “esplodono” di giorno in giorno, a vista d’occhio, fino alla vendemmia dei grappoli, che avviene solitamente tra il dieci e il venti di settembre. L’uva che si ottiene ha una grande delicatezza, presentando una buccia estremamente fine, quasi inesistente, rischiando la sua maturazione in caso di abbondanti piogge.
Il raccolto viene portato in cantina, ricavata nel garage di casa, dove si trovano cinque vasche d’acciaio e una piccola pressa. Non volendosi giocare il lavoro di tutto l’anno, si utilizzano dei lieviti selezionati per avviare le fermentazioni e, la base che presenta alcol più basso e maggiore acidità viene messa da parte per dare vita al Metodo ClassicoTale base non è soggetta ai controlli della DOC, per volontà di Piero, poiché vista la produzione così limitata, non avrebbe senso “sprecare” massa e bottiglie per entrare nel disciplinare, così viene consapevolmente declassata.

C’è l’obiettivo, a stretto giro, di volersi organizzare al meglio con le vendemmie, per anticipare leggermente quella delle uve dedicate allo Spumante.

Di media vengono prodotte tremilacinquecento bottiglie di Blanc De Morgex et de La Salle e cinquecento di Spumante Pas Dosé Stella dei Ghiacciai”, sboccato trenta mesi dopo aver affinato sui lieviti ed essere colmato con il vino base della nuova vendemmia. Le bottiglie vengono stoccate nella cantina sotto terra a fianco della sala degustazioni.

Per il prossimo futuro c’è l’idea di ampliare, ove possibile, questa attività, che sta avendo anche un seguito da parte del genero di Piero, Marco, il quale, durante il periodo del covid, ha iniziato a supportare il produttore sia nelle attività di campagna sia in quelle di cantina.

Prima di lasciare Piero Brunet per una seconda tappa in quest’area della Regione, abbiamo prelevato in anteprima un piccolo assaggio del suo Prié Blanc 2024, da una delle vasche. Pur essendo freddo troviamo un vino che ci regala note di fiori gialli, acacia, ma anche albicocca e ananas, una leggera nota erbacea per un sorso dritto, teso, con una buona sapidità, minerale e una discreta persistenza.

Una chiacchierata con Piero, che ci ha trasmesso la sua passione ed entusiasmo per la coltivazione di quei fazzoletti di terra e la produzione di pochissime bottiglie di vino per anno. Per lui maglietta numero 383.

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