Primaterra, in compagnia di Tiziana e Camillo che, da appassionati del mondo del vino, enotecari e sommelier, sono diventati da più di vent’anni produttori
09 Marzo 2025
Siamo sempre sul versante nord dell’Etna in Contrada Sciaranuova, tra Passopisciaro e Randazzo, a circa ottocento metri sul livello del mare, dove, attraversato un cancello alla fine di una stradina sterrata, troviamo l’ecosistema Primaterra, creato da Tiziana e Camillo.
Sempre accompagnati da un maltempo che non lascia molta tregua, andiamo a scoprire l’azienda della coppia, cominciando da un puntuale giro tra le vigne, in compagnia dei cani Merlot e Pinot.
Tra un vigneto e l’altro scopriamo il loro percorso all’interno del mondo del vino, che conta quasi una quarantina d’anni. Camillo, infatti, ha svolto i suoi studi ad Imola, dove ha potuto frequentare anche il corso da sommelier, portando il know how appreso in Emilia, nella sua Sicilia, affermandosi come uno dei pilastri della fondazione, nel 2001, dell’Associazione Italiana Sommelier nella Regione. Il suo curriculum vede alcune esperienze nel
mondo della ristorazione, raccolte in un bagaglio culturale utile ad aprire quella che è stata la prima enoteca in località Acireale, quando nessuno ancora sapeva cosa fosse questa nuova entità di vendita e somministrazione di vino, ai tempi dei primi pub o delle vecchie “putie di vino”. Le domande più frequenti erano “ma qui dentro cosa si fa?”, “Si mangia? Si beve”.

In quest’avventura è stata coinvolta anche la compagna Tiziana, che proveniva da tutt’altre esperienza, essendo occupata nella storica agenzia di viaggi di famiglia aperta da suo nonno, ma contagiata dal mondo del vino.
L’enoteca diventò negli anni il punto di riferimento per il buon bere e per l’approfondimento del vino, organizzando anche iniziative di degustazione, corsi, o incontri con i produttori.
Nei primi anni 2000 si cominciava a parlare della rinascita della viticoltura sull’Etna, a pochi passi dai paesi natali della coppia, così da accendere in loro il desiderio di volersi informare sull’acquisto di un pezzo di terra vitato. Dopo alcune ricerche sul versante più vicino a casa, ad est, è stato spostato lo sguardo su quello nord, venendo a conoscenza di un’area in vendita.
In una giornata più uggiosa di quella del nostro incontro Camillo e Tiziana andarono a vedere il terreno, con tanto di casa da restaurare e, fulminati da quelle terre tra Etna e i Nebrodi, decisero di acquistare la struttura e gli appezzamenti limitrofi.
Nel corso degli anni l’enoteca è stata chiusa così come l’agenzia di viaggi, post covid, per dedicarsi alla passione per la viticoltura e la produzione di vino.
Il primo dogma è stato quello di voler mantenere un ambiente il meno contaminato possibile, con numerosi alberi da frutto quali peri, albicocchi, mandorli, noccioli ma anche castagni selvatici e il sorbo; piante spontanee utilizzate in cucina, come cavolicelli, strigoli, malva, aglio e finocchio selvatico, ma anche fiori che naturalmente colorano la proprietà.
La struttura abitativa è stata nel tempo restaurata, ricavando l’abitazione familiare, un paio di camere per ospitare qualche amico e la cantina per le vinificazioni ed affinamenti.
Parlando di vigna, purtroppo poco dopo l’acquisto, è scoppiato un incendio che ha coinvolto la proprietà e ha fatto bruciare gran parte dei vigneti più storici, oltre che gli alberi e piante vicine. Così nel 2004 è stato estirpato il vecchio vigneto, o quello che ne rimaneva, e, grazie ad una selezione massale da vecchi vigneti in cooperazione anche con altri produttori (con marze fatte produrre in un vivaio in Borgogna) si è creato il nuovo impianto vitato; lasciando riposare le terre per un anno così da effettuare una sorta di bonifica naturale.
Oggi si possono vedere diverse terrazze, piuttosto larghe e non disposte come d’abitudine su muretti a secco che possono contenere un numero limitato di filari. Questa opera di “ristrutturazione ambientale” è stata svolta da qualche proprietario precedente che si è preso la briga di sbancare le colline ed estrarre le numerose pietre che si possono notare a lato delle vigne, per creare dei mini Clos lavorabili in maniera più esemplificata. Contrada Sciaranuova è caratterizzata da una grande copiosità di pietre, che, prima di effettuare i nuovi impianti, sono state anche fatte macinare, rendendo il terreno sicuramente più ospitale.
Oggi gli ettari vitati sono due e mezzo (un tempo complessivamente divisi in cinque diverse proprietà), in un corpo unico, e, percorrendo la salita che porta in cima alla proprietà, si possono notare le varie epoche d’impianto, i diversi sesti, a cordone ed alberello oltre alle varietà. Curiosità è che tutti i filari, ma anche gli alberelli, sono sorretti da pali in castagno.
Il substrato è composto, come anticipato, da una grande copiosità di roccia lavica, che, nella parte più alta è già stata trasformata in terreni più sabbiosi. Le pietre sono preziose alleate, poiché assorbono l’acqua che viene rilasciata in maniera graduale, prevenendo, per quanto possibile, la siccità.
Negli appezzamenti più bassi e vicini all’abitazione sono presenti per lo più impianti di Nerello Mascalese che, al loro interno, contano circa un 10% di Cappuccio. Le parti più alte della proprietà sono dedicate alla varietà a bacca bianca autoctona di questo territorio: il Carricante. In realtà ci sono anche alcuni terrazzamenti al di sotto dell’abitazione, che sono stati dedicati al Moscato, essendo questa zona storicamente produttrice di un’uva dolce denominata Muscatedda.
La salita verso la vetta della proprietà ci porta a scoprire ulivi secolari, che hanno resistito ai vari incendi, o sono addirittura rinati dalle ceneri; tra queste un ceppo stimato almeno otto secoli.
Un’altra magia della natura è la presenza di piante naturalmente ibridate che crescono e sono cresciute spontaneamente nella proprietà, trovando anche spazio tra le rocce dei muretti a secco. Primaterra fa estrema attenzione a preservare questa eredità della natura, sperimentando anche alcune vinificazioni e avendo negli anni anche contagiato i collaboratori di campagna a sostenere e valorizzare tali piante.
In un’altra area si può notare una vecchia casetta di pietra, conservata nei suoi aspetti originari, con tanto di grondaia per la raccolta delle acque, mini-stalla per gli asinelli, camino e pozzo.
Una struttura che serviva come punto di appoggio per i lavoratori di queste terre, in cui potevano trovarvi un po’ di riposo. Assieme a Camillo apriamo il tema di un’eventuale ristrutturazione, che, a causa dei vari cavilli burocratici e i costi esponenziali è meglio chiudere nell’immediato. Ma riponiamo speranze che la piccola struttura possa trovare una nuova vita.
Dietro la casetta si nasconde un altro piccolo Clos circondato dal bosco e dai muretti a secco, allevato a Nerello Mascalese, sempre con una piccola percentuale di Cappuccio. Primaterra è praticamente composta da micro-appezzamenti dislocati e sarebbe sicuramente interessante provare a vinificarli separatamente per poter cogliere le diverse sfumature di ognuno, ma per mancanza di spazi e tempo, la missione non è così semplice.
La conduzione non prevede alcuna pratica impattante per la vigna e per l’ambiente circostante. Quando necessario si effettuano trattamenti di copertura con zolfo e pochissimo rame e, soprattutto nei primi anni, quando le piante sono ancora piccole, si utilizza del concime Bio, essendo l’azienda certificata. Di media i trattamenti sono due per anno e in annate favorevoli si riesce anche a non entrare in vigna, questo grazie anche al prezioso alleato che è il vento, il quale soffia puntuale in questa zona. Nei giorni d’estate, con temperature che sorpassano i trenta gradi, sembra di essere all’interno di un phon, ma quando cala la sera tra le 19:30 e le 20:00 il vento si ferma, la temperatura si abbassa e si gode di un clima ideale per stare all’esterno, prima che l’escursione termica porta ad indossare una felpa o un maglioncino.
Il pericolo più grande è quello in vendemmia, di regola intorno alla metà di ottobre, quando ci possono essere ristagni di umidità causati da pioggerelline e nebbie, che possono causare muffe inaspettate.
Un triste esempio è stato l’anno della peronospora, nel 2023, quando la produzione si è limitata a trecento bottiglie di vino rosato, su un potenziale che di media conta dodici mila bottiglie per anno.
Spostando il focus sul nome dell’azienda è stato scelto Primaterra, poiché né Tiziana né Camillo sono discendenti da viticoltori o produttori di vino, ma è anche un chiaro riferimento alle colate laviche che ad ogni passaggio “resettano” il terreno, regalando una nuova terra.
Lo scopo della coppia è stato fin da subito quello di produrre vini identitari, potenti, ma bilanciati con freschezza e acidità. I primi grappoli, degni di essere chiamati tali, si sono raccolti nel 2009 e la prima bottiglia è stata proposta sul mercato nel 2011. È necessario sottolineare che l’idea di base dell’azienda è quella di partire dalla conoscenza dell’ambiente e del territorio, per poi trasformare le uve come da tradizione, pur essendo ben consci dei limiti di un tempo, servendosi così delle competenze e delle tecnologie, pur limitate, del presente.
Oggi si producono circa seimila bottiglie nelle annate favorevoli che si dividono in un Etna Bianco a base Carricante; Etna Rosato, ottenuto con la tradizionale tecnica “Pista ammutta”, una sorta di salasso, che vuole preservare un colore non troppo scarico, corpo e aromaticità; due Etna Rosso, rispettivamente prodotti con uve dei terreni a corpo ed uve di circa settant’anni, provenienti da un appezzamento in Contrada Montedolce (a circa due chilometri di distanza, su substrato sabbioso e un clima leggermente più rigido), vinificate grazie ad un accordo con la proprietà. Infine, troviamo una piccolissima quantità di Passito, ottenuto dal Moscato, con piante di circa dodici anni, il quale si produce solo nelle annate migliori e tende ad essere un vino non troppo dolce, che mantiene la sua freschezza ed equilibrio.
Il processo, in questo caso, è esemplificato al massimo: l’uva viene fatta appassire, fermentare, si pigia e il vino che si ottiene si lascia a riposare in piccoli contenitori, coerenti con la quantità prodotta per poi effettuare una leggerissima solfitazione e imbottigliarlo. In una sola annata è stato prodotto un Metodo Classico, si trattava della 2012, con uve Nerello Mascalese, dal nome “Prima o poi”, poiché prima o poi sarebbe dovuto essere sboccato, ma la quasi totalità delle bottiglie è stata consumata con gli amici nel corso degli anni, senza grandi lavorazioni di sboccatura.
Prima di accomodarci nella sala degustazioni ricavata sotto all’abitazione di famiglia, non poteva mancare uno sguardo alla cantina, che comincia nella parte esterna, dove si ricevono le uve. Qui si possono scorgere tutti gli strumenti utili alla vinificazione, tra cui una piccola diraspatrice, il torchio e un paio di vasche utili alle fermentazioni, svolte spontaneamente.
Nella parte interna sono presenti alcune vasche in acciaio, di piccolo formato, oltre ad alcune barrique e tonneau di diversi passaggi, utili per l’affinamento del vino, senza influenzarlo con sentori eccessivi di legno.
Al caldo della sala degustazioni si possono notare le diverse bottiglie, anche di altre aziende, degustate dalla coppia, ma anche alcuni formati speciali creati in iniziative in loco, con artisti nazionali ed internazionali. Nel corso degli anni si sono svolte alcune sperimentazioni di affinamento sia sott’acqua che sottoterra, curiosi di assaggiarne i risultati alla prossima occasione!
Cominciamo gli assaggi con un confronto tra l’Etna Rosato 2013 e il 2023, trovando il primo vino in grande forma, sia al naso che al palato, il quale regala note di frutti rossi, arancia sanguinella, buccia di arancia candita, melograno, fragola in confettura, ma anche note mediterranee, di origano e un sottofondo balsamico. In bocca mantiene un’ottima beva, con spalla acida, mineralità, sapidità e buona persistenza. Una delle volontà di Primaterra è proprio quella di produrre “vini di sostanza”, i quali possano avere tutte le componenti minerali che permettano una grande durata negli anni.
Il 2023 è ancora un giovanotto, che presenta note tenui di piccoli frutti rossi, tra cui fragolina, lampone, ciliegia, un sorso dritto e verticale, spalla acida che aumenta, ma anche buona sapidità, mineralità e discreta persistenza.
Passiamo all’Etna Rosso DOC ottenuto dalle uve a corpo, annata 2016, con un affinamento di almeno tre o quattro anni in legno esausto, per poi riposare per circa lo stesso tempo in bottiglia.
Al naso si presenta con note di frutti di bosco, tendenti ad un sotto spirito delicato, che lasciano spazio a sentori evolutivi, di cioccolata, una spezia delicata, leggermente erbaceo, un tocco di sottobosco e note sulfuree. In bocca un’ottima beva ed equilibrio, con una buona spalla acida, note minerali e abbastanza sapide, tannino delicato e lunga persistenza.
Avendo citato i numerosi eventi che organizzano Tiziana e Camillo, non vediamo l’ora di poter tornare a Primaterra, magari creando un’iniziativa che unisca la Sicilia al Veneto.


