In località Madonnina di Oslavia con Silvestro Primosic (Gorizia)

Primosic, assieme a Silvestro nell’azienda che porta il suo cognome, in località Madonnina di Oslavia

20 Novembre 2021

PrimosicUn sabato mattina dalla brezza frizzante mi porta ad Oslavia, nell’azienda Primosic, dove ad accogliermi è proprio il suo fondatore Silvestro Primosic, vendemmia 1941.

Ci accomodiamo all’interno della sala degustazioni per poter chiacchierare, sicuramente più al caldo!

La storia di questo territorio ha visto il dominio dell’impero Austro-Ungarico dal 1508 fino alla fine del primo conflitto mondiale e, prima che venisse raso al suolo dalla guerra, la produzione di vino e frutta era molto florida, destinando i raccolti ai mercati dell’impero.

Dopo il conflitto la ricostruzione è avvenuta in maniera piuttosto singolare per le famiglie che avevano perso case e possedimenti, pensando ognuna a ripristinare il proprio ecosistema, privando così il paese di un vero centro, sviluppando una serie di abitazioni in due chilometri circa di strada statale, oggi nota per le famose sette aziende vitivinicole che ne fanno grande il territorio.

Un ventennio di crisi, che non ha trovato un risvolto felice, a causa del secondo conflitto mondiale, al termine del quale il confine ha visto queste terre sezionate tra Italia, per un terzo, e Jugoslavia per i restanti due terzi.

Un confine che ha segnato la crisi del mercato del vino che si estendeva anche nelle terre assegnate alla Jugoslavia, riducendo drasticamente le vendite, che però hanno trovato la svolta, qualche anno dopo, nella vicina Trieste, rimasta orfana dell’Istria, dalla quale venivano acquistati i vini bianchi.

Correvano gli anni ’50 e iniziarono a formarsi le prime aziende vitivinicole, sulle ceneri delle vecchie attività contadine e dei vigneti rimasti con lo scopo di produrre vino ad uso personale.

PrimosicL’azienda Primosic in quegli anni stava iniziando a muovere i primi passi e fu una delle prime ad entrare nel neonato Consorzio Collio, di cui viene ancora conservata la bottiglia numero 1 di Tocai, datata 1967.

Il Tocai non era il vino di punta dell’azienda, che già in quegli anni concentrava le energie su Ribolla e Malvasia, che sono state promosse fin da subito, oltre che a Trieste, sulla piazza di Milano.

La storia di Silvestro Primosic lo ha visto immerso fin da bambino all’interno del mondo del vino. Orfano di padre veniva chiamato dai vignaioli della zona, per pulire le botti, vista la sua stazza minuta, fino ad arrivare alla prima vendemmia a sedici anni.

A dieci anni mi chiamavano a pulire le botti, con le dita insanguinate, visti i tartrati che si attaccavano e che bisognava scrostare…Non c’era nemmeno l’acqua, dato che in questa zona l’acquedotto è arrivato nel 1956”.

Un tempo l’azienda comprendeva anche altri alberi da frutto e bestiame, per avere tutto il necessario in casa, poiché “non c’era mica Amazon Prime!”. Al termine del servizio militare, nel 1964, la decisione di dedicarsi esclusivamente al mondo del vino e alla produzione delle uve autoctone, tra cui la Ribolla, Malvasia e “Pagadebiti”, che produceva grappoli da chilo; un tempo allevate tutte assieme.

PrimosicAgli inizi si imbottigliava qualche centinaio di bottiglie solo per presentare i vini alle manifestazioni, non per la vendita ai locali, concentrando le energie sulla produzione di vino sfuso. A metà degli anni settanta Silvestro Primosic inizia ad imbottigliare, condividendo il progetto con la moglie, che si è occupata di disegnare le etichette ed era l’addetta all’etichettatura stessa, applicandone fino ad un centinaio all’ora, tutte a mano ovviamente.

Un tempo si utilizzavano tutti contenitori di legno, per poi passare alle vasche in cemento ed infine all’acciaio e legno grande, anche se ai giorni d’oggi molte aziende stanno rivalutando il cemento, precedentemente smantellato.

PrimosicOggi l’azienda Primosic conta circa trenta ettari tra affitto e proprietà, tutti in Italia, e Silvestro viene supportato anche dai figli Marko, laureato in enologia, il quale si occupa anche della parte commerciale, e Boris, perito informatico che segue la parte di cantina, imbottigliamento e tutti i temi legati alla sfera informatizzata e burocratica dell’azienda.

Un mix di esperienza tra campo, cantina e tecnologia che fa produrre circa duecentodieci mila bottiglie per anno, numero che sarà destinato a calare, visto anche l’investimento sui vini macerati.

PrimosicI trattamenti in vigna sono tutti legati al rispetto dell’ambiente, in base alla certificazione SQNPI.
Non viene fatto alcun diserbo ma i terreni lavorati con una spolonatrice, si tende a lasciare tutto inerbito e, dove necessario, si concima con materia organica. Anche il sovescio è una pratica vista di buon occhio, soprattutto nei vigneti giovani, ai quali si vuole donare un po’ di azoto e potassio in più.

Il ricordo va al Silvestro ragazzino che con gli amici andava a recuperare i residui bellici della seconda guerra mondiale e li vendevano a qualche centinaia di lire. “Con i pallini di piombo ci facevamo 150 lire, mentre l’anello di rame delle granate valeva 500 lire”.  “Per questa attività si presidiavano gli scassi dei vigneti scavati con i badili, rigorosamente a mano dagli operai; questi, da contratto, percepivano 400 lire al giorno più due litri di vino”.

PrimosicLa scoperta dei principali ambienti dell’azienda Primosic è d’obbligo, con magazzino di stoccaggio e linea di imbottigliamento a fianco della sala degustazioni, oltre alle vasche d’acciaio, ma la parte più affascinante è nella sala sottostante, dove si trovano barrique e tonneau, vicino alle quali riposa una riserva di vecchie annate.

E’ proprio tra le vecchie annate che Silvestro “pesca” due bottiglie da assaggiare assieme a me, una Ribolla Gialla 1996 e un Sauvignon 1997.

PrimosicRitornando nella sala superiore gli assaggi sono cominciati dagli anni più recenti con la Ribolla GiallaThink Yellow” 2020 e la Malvasia dello stesso anno. Due vini emblematici del territorio, che affinano in soli contenitori d’acciaio, in cui troviamo rispettivamente sentori più fruttati, agrumi, albicocca, fiori gialli, nel primo, mentre la parte più aromatica, erbacea, di salvia, pepe bianco, nel secondo vino. In bocca in entrambi spicca una grande mineralità, figlia di questo territorio, sapidità, una spalla più acida per la Ribolla e una discreta persistenza.

PrimosicUna curiosità sul nome della Ribolla GiallaThink Yellow”, che in realtà non appare nella bottiglia, se non per il colore giallo dell’etichetta, è nella collaborazione con Porsche Italia, per l’iniziativa “Tiro Rapido” del 2005, un concorso di scrittura di romanzi “Gialli” in 911 minuti nelle eliminatorie, mentre in 551 minuti, corrispondenti a 9 ore e 11 minuti nelle fasi finali.

PrimosicIl terzo vino è un uvaggio di Chardonnay, Sauvignon e Tocai, vendemmiati lo stesso giorno e vinificati tutti assieme, oltre all’aggiunta postuma della Ribolla Gialla. Il suo nome è “Klin” dall’appezzamento in cui sono piantate le uve, e i maggiori sentori che esprime sono di frutta esotica, mango, pesca gialla matura, vaniglia, biancospino, pepe bianco, note di frutta secca; per un palato avvolgente e più complesso dei precedenti, affinando due anni in caratelli da seicento litri, per lo più usati.

Primosic produce tre vini macerati: Tocai, che macera di media due settimane; Pinot Grigio, una settimana, e la Ribolla Gialla, che sta a contatto con le bucce circa trenta giorni. Tutte e tre le uve restano a contatto con le proprie bucce in tini aperti, la fermentazione avviene per mezzo di un pied de cuve e l’affinamento previsto è di circa uno/due anni in botti da diciotto ettolitri e caratelli da seicento litri.

PrimosicDei tre assaggiamo la Ribolla di Oslavia Riserva 2017, nella quale le note di frutta diventano di frutta candita, note balsamiche, spezie, pepe bianco, erbe aromatiche. Vino pulito e ben equilibrato, che non stanca al palato entrando in bocca in maniera verticale, con una ricca acidità e mineralità, un leggero tannino e buona persistenza.

E’ il momento di un vino fuori serie, frutto, se vogliamo dirla tutta, di una prova di vinificazione e dai sentori che mi portano in una precisa zona della Francia.

PrimosicParliamo di una vendemmia 2007, blend di Chardonnay e Ribolla Gialla, affinate in tre tonneau, di cui l’ultimo è stato messo in bottiglia ad inizio 2021, trovando un destino più felice delle altre due botti.

Silvestro 70” (poiché avrebbe dovuto essere commercializzato per i settant’anni del produttore), un vino sfidante, dal carattere non prettamente friulano e i sentori di idrocarburo, pietra focaia, note fumè, spezie, che accompagnano un palato molto minerale, sapido, pungente e dalla ricca persistenza.

PrimosicDopo questa pausa quasi francese si ritorna al passato con l’apertura delle due bottiglie degli anni ’90, Sauvignon 1997 e Ribolla Gialla 1996, entrambi affinati in solo acciaio.

PrimosicIn tutte e due il livello e il tappo si sono mantenuti alla perfezione e, anche se una leggera ossidazione si è ovviamente fatta sentire, è stata mantenuta la freschezza, mineralità e piacevolezza del vino.

Il Sauvignon ha perso i caratteri erbacei, per spostarsi nei caratteri più ossidativi, di frutta secca, fiori appassiti, pepe; mentre la Ribolla Gialla ha mantenuto una parte più fruttata, di agrume e bergamotto e una maggior piacevolezza sia al naso sia al palato.

PrimosicUn’esperienza nella storia del territorio e dei vini di Primosic, grazie alla gentilezza e disponibilità di Silvestro, che mi ha accolto nella sua realtà. Sicuramente dovrò cogliere il suo invito a tornare, per assaggiare qualche altra chicca, ma intanto maglietta numero 111 per lui!

Torna in alto