Prima tappa in Mamoiada alla scoperta di Pub Agricolo (Nuoro)

Pub Agricolo, prima tappa in Mamoiada alla scoperta di una delle piccole aziende emergenti di questo territorio

19 Luglio 2024

Giusto il tempo di scendere dall’aereo e recuperare un’auto a noleggio, per metterci in strada verso Mamoiada, con l’obiettivo di scoprire una delle piccole aziende emergenti di questo territorio: Pub Agricolo. Con noi in questa giornata Michele Mureddu, fondatore del progetto Destinazione Barbagia.

Ad accoglierci presso Pub Agricolo c’è Dario, uno dei quattro protagonisti che ha fondato la piccola realtà produttiva, assieme ai fratelli Marco, Delio e l’amico di una vita Giuseppe. La famiglia di Dario proviene dal settore edilizio, ma come tutte hanno da sempre avuto alcuni vigneti di proprietà con cui veniva prodotto vino per autoconsumo o per essere venduto a qualche amico o parente, in maniera che lui definisce “hobbistica”.
Stanco del campo edile e con l’intento di voler valorizzare le sue terre natali, nel 2016, si è pensato, assieme all’amico e ai due fratelli di produrre la prima bottiglia di Cannonau. Un progetto partito con molta passione e forse un po’ di fretta per arrivare a quel risultato tanto desiderato, anche se “il vino è fatto di tempo, pazienza e del giusto affinamento”.
Il nome dell’azienda Pub Agricolo è stato fisiologico, poiché i quattro sono anche i protagonisti principali di un altro progetto, nato circa vent’anni fa. Un locale/non locale, che viene creato durante le festività del posto, tra cui il Carnevale e Sant’Antonio. In queste occasioni si allestisce un’area nel centro del paese di Momoiada, al fine di creare un luogo di aggregazione per le persone del posto e non, che si ritrovano a consumare i vini della zona, ma anche birra artigianale e piatti della tradizione, tutto accompagnato da musica live e non. “L’evento inizia e finisce in determinate date, lasciando ai partecipanti il ricordo di quanto si è vissuto”. Con il vino e la piccola azienda omonima all’iniziativa si è voluto dare un seguito e far circolare il nome non solo in un tempo, volutamente, limitato.

Il logo scelto a rappresentare l’azienda è quello del teschio del toro, a cui manca un corno e presenta un buco sul cranio, a voler rappresentare la sua morte sul campo di battaglia, poiché “se muori a letto non sei così di spessore”.

Oggi l’azienda è composta da cinque ettari vitati, disposti in zone diverse del paese, con due principali macroaree: a seicento metri sul livello del mare, caratterizzata da un terreno proveniente dal disfacimento granitico, in questo caso più ricco; mentre la seconda area a settecentocinquanta metri, con piante più vecchie e un terreno più povero. Fino allo scorso anno era presente un’altra vigna in affitto, con piante che contavano una media di ottant’anni.
Pub Agricolo è partita con la conversione al biologico, fin dagli inizi, ottenendo la certificazione, interrotta lo scorso anno, per una questione meramente burocratica e per l’impegno “nelle scartoffie” che questa richiede, eccessivo per una piccola azienda. Questo non vuol dire che i trattamenti siano cambiati, cercando di utilizzare solamente zolfo e poco rame, con passaggi in vigna che, nelle stagioni più favorevoli, possono essere di un trattamento preventivo a giugno e uno eventuale ad agosto e una media di quattro/cinque per annata. Questo grazie anche al clima favorevole, caratterizzato da una buona escursione tra giorno e notte e una costante ventilazione. C’è da sottolineare che questa stagione promette molto bene, essendo piovuto il giusto nei mesi antecedenti a luglio, presentando un clima molto favorevole alla vigna.

La cantina è stata ricavata nel garage di famiglia, “impossessandosi” un pezzettino alla volta degli ambienti di mamma e papà, per dedicare sempre più spazio ai vasi vinari, che vedono come protagoniste vasche in acciaio ed alcune tonneau, che si sostituiscono ogni anno.
Le fermentazioni vengono svolte con lieviti selezionati, per essere ben certi che i ceppi attivatori non impattino sul prodotto finale, rischiando di modificarne quello che è lo stile gusto-olfattivo che si vuole proporre al consumatore. Durante questo periodo avvengono alcune follature manuali ed alcuni rimontaggi, al fine di ottenere un prodotto che sia il più pulito possibile. La filosofia è quella di voler tenere i vini in cantina, sia nei differenti vasi vinari, ma anche con un ulteriore riposo in bottiglia, in controtendenza a quanto si è fatto all’inizio o quanto era tradizione fare in questa zona, dove l’idea del vino è storicamente quella del vino d’annata.

Le bottiglie prodotte da Pub Agricolo, in annate che possiamo definire “normali”, sono dieci/dodici mila, che si dividono in quattro etichette: due rossi, un rosato e un bianco. Il primo vino nato è stato il CannonauPub Agricolo”, con uve provenienti da quasi tutte le aree vitate, che fermentano e affinano in acciaio. Una particolarità di questo vino è che ogni anno le etichette hanno qualche particolare che cambia, pur mantenendo il teschio del toro come protagonista principale. Nel 2016 è stata inserita la lucertola, essendocene state molte in vigna, il 2017 ha avuto come protagonista i ragni, mentre nel 2018 non è stato prodotto alcun vino, a causa della pessima qualità delle uve; nel 2019 si è inserita la scritta “Fuck Covid”, per poi passare al 2020 dove troviamo la donnola ed infine il gufo nel 2021.

Il secondo rosso è dedicato al nonno dei tre fratelli, Luigi, auto-soprannominatosi Baralla. Vino dal nome “Barallibus”, che al suo interno trova la selezione delle migliori uve di Cannonau provenienti dall’appezzamento vitato più alto dell’azienda, circa un ettaro e mezzo, dove soffia il Maestrale e la resa è di circa trenta quintali ettaro, di media. Questo vino viene affinato per circa un anno in tonneau di rovere francese di primo passaggio. La peculiarità di tali bottiglie è che sono avvolte da una particolare etichetta rappresentante un fumetto, con alcune scene di vita del nonno ed alcune persone care all’azienda. Il 2017 è stata la sua prima annata e si è voluto raffigurare nonno Luigi che entra in una vineria invitando il barista a “buttargli da bere”. Sempre il nonno era solito esclamare una sorta di filastrocca “Vino vinello, come sei bello! Mi fai girare il Cervello. Brutto birbone ti metto in prigione”. Una frase che è stata ripresa in etichetta, pur sostituendo la parola “vinello” con “monello”.
L’intendo di Pub Agricolo era quello di inserire tutte le informazioni inerenti al vino, anziché in una retro-etichetta, o raggruppate in un unico punto, sottoforma di narrazione e dialogo tra il barista e il nonno, cosa non consentita a livello burocratico.
Nell’annata 2019 oltre a Baralla si è rappresentata un’amica del team, mancata qualche anno fa, la quale schiaffeggia simbolicamente il nonno e appare con un palloncino con scritto “Sorpresa”. Luigi, intento a bere, fa cadere il bicchiere ed esclama “Che mi scenda un colpo!!! Chi è stato”. Infine nell’ultima annata, la 2020, troviamo un nonno ringiovanito, rappresentato nel locale, con il volto di un bambino baffuto. Restiamo in attesa di scoprire la 2021, anche se abbiamo ricevuto un piccolo spoiler.

Dopo i rossi, tra le etichette di Pub Agricolo, troviamo un rosato di Cannonau, frutto di una pressa diretta delle uve, giusto per ottenere un colore poco più carico della buccia di cipolla. Il suo nome è “Pinaku”, che in dialetto significa “roncola”, parola che contiene il termine inglese “pink”. Infine un bianco a base di Canonnau, Vermentino e Granatza, vinificate separatamente, con la prima uva pressata nell’immediato, la seconda macerata a freddo, mentre l’autoctona Granatza viene lasciata sulle bucce per qualche giorno, donando così un colore dorato al prodotto finale, affinato in solo acciaio.

Gli assaggi, seduti attorno ad una botte riutilizzata come tavolo d’appoggio, cominciano con il “Pub Agricolo” 2019, che si presenta al naso con sentori di frutti di bosco, un tocco erbaceo, erbe aromatiche, tra cui emerge l’alloro, petalo di rosa rossa, spunto di sanguinella, inizio di sottobosco. In bocca entra fresco con un grado alcolico elevato che viene ben equilibrato dalla buona mineralità, discreta sapidità, tannino abbastanza delicato, e buona persistenza.

Passiamo al fratello maggiore Barallibus, sempre del 2019, nel quale si accendono le note di frutti rossi, aumentano la sanguinella e le note ematiche, un tocco di vaniglia, leggero sottobosco e cioccolato, con un gusto ben equilibrato, più tondo, comunque fresco, pieno, persistente e un tannino abbastanza delicato.

Un ottimo inizio per scoprire le cantine della Mamoiada, con tanto di maglietta Pub Agricolo, in attesa che venga consegnata a Dario quella di Winetelling!

Torna in alto