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lunedì, 4 luglio, 2022

Con Jacopo a Ronco del Gnemiz, San Giovanni al Natisone (Udine)

Ronco del Gnemiz, assieme a Jacopo, ultima generazione di questa azienda simbolo del Friuli Venezia Giulia

Ronco dei GnemizUna mattinata friulana che comincia in compagnia di Jacopo, ultima generazione dell’azienda Ronco del Gnemiz, situata a San Giovanni al Natisone.

La storia di questa realtà comincia nel 1966 quando il nonno di Jacopo, che di professione era commercialista, comprò i terreni sulla collina dove ora sorge la cantina, con lo scopo di poter produrre il proprio vino da regalare ai clienti, nel periodo natalizio e non solo. Le prime due etichette a marchio Ronco del Gnemiz furono lanciate nel mercato con la vendemmia 1982 per il vino bianco e 1983 per il vino rosso; anni duranti i quali anche la mamma di Jacopo, Serena, è entrata in azienda, inizialmente per gestire la contabilità, ma in breve tempo coinvolta anche nella produzione.

Gli ultimi trent’anni sono stati caratterizzati dalla gestione dell’azienda da parte di Serena, con l’aiuto di alcuni consulenti agronomi ed enologi, fino ad arrivare all’ultimo decennio quando anche i tre figli Giovanni, Zeno e Jacopo si sono integrati, chi più chi un po’ meno, nella attività. Jacopo si è immerso, fin dagli studi, nel settore agrario ed enologico, studiando prima agronomia e poi enologia, a differenza dei fratelli, che hanno preferito studiare materie a carattere umanistico

Ronco dei GnemizGli ambienti principali della cantina di Ronco del Gnemiz vedono una sala superiore legata alla prima parte delle vinificazioni, con alcune barrique qua e là a causa degli spazi limitati, vinificando anche assieme o per conto di alcuni amici produttori locali, oltre ad uno spazio sotterraneo dove vengono svolti gli affinamenti, quasi tutti mediante l’uso di barrique.

Gli ettari vitati sono una decina, di cui sette sono a corpo, tutti attorno all’abitazione e cantina, mentre i restanti sono nei colli orientali.

La conduzione è biologica, certificata, anche se, per scelta, non viene indicato in etichetta, ritenendo che il vino debba essere prima venduto e poi consumato non per la presenza o meno di un simbolo. Si cerca di creare un ambiente favorevole per la pianta, con bassi dosaggi di rame e zolfo, sovesci periodici e nessun diserbo, considerando anche il fatto che la famiglia vive attorniata dai vigneti di proprietà.

Ronco dei GnemizIl nome Ronco del Gnemiz è stato coniato di conseguenza alla zona dove si trova la cantina, denominata appunto Ronco, traduzione friulana di “collina”, mentre Gnemiz è un cognome tipico di quella zona del Friuli oltre che di una parte della confinante Slovenia.

La produzione dell’azienda vede all’80% i vini bianchi come protagonisti con sei etichette di Sauvignon, due Tocai e tre Chardonnay; per quanto riguarda i vini rossi vengono prodotte principalmente due etichette, un taglio bordolese (90% Cabernet) e un taglio di Merlot e Refosco, “blend di campo”, essendoci piante miste delle due varietà nel vigneto. Nelle annate più favorevoli viene prodotto anche il “Dottor Palazzolo” dedicato al nonno, con le migliori uve di Cabernet e Merlot. I grappoli di uva a bacca rossa lasciati in pianta sono molto pochi, chiave di volta per ottenere vini di estrema qualità, che vengono affinati di media dagli otto ai quindici/venti mesi in barrique.

Ronco dei GnemizNel caso dei vini bianchi, la filosofia di Ronco del Gnemiz è quella di poter valorizzare le diverse interpretazioni e sfumature dei vigneti, che possono dare delle espressioni differenti anche se sono situati a poche decine di metri l’uno dall’altro. Ad incidere sui risultati finali sono sia le diverse esposizioni, sia il sottosuolo che è composto dalla tipica ponca, più solida nella parte alta della collina, mentre più limosa-sabbiosa nelle parti inferiori. I processi di vinificazione sono praticamente identici e il legno utilizzato è molto simile, questo a sottolineare come l’impatto sui vini è strettamente legato alla natura e non all’intervento dell’uomo.

La resa media oscilla tra i quaranta e i sessanta quintali e le uve a bacca bianca, raccolte a mano, vengono portate in cantina per essere pressate in maniera soffice, per poi restare in vasche d’acciaio per circa ventiquattro ore, dove iniziano la fermentazione, avviata con lieviti selezionati, per poi finirla in barrique, dove solitamente viene svolta anche la fermentazione malolattica, dipendentemente dalle annate.

Le barrique sono tutte di legno di rovere francese e vengono utilizzate di primo e/o secondo passaggio per l’affinamento dello Chardonnay, per poi passare al riposo del Sauvignon e Tocai dal terzo passaggio in poi.

Scortati dal cane Lapo ci sediamo attorno al tavolo della veranda esterna, godendo a pieno della bella giornata di sole, per assaggiare alcune delle bottiglie prodotte da Ronco del Gnemiz, che di media sono comprese tra le quindici e le diciassette mila per anno.

Ronco dei GnemizDue Sauvignon aprono la degustazione, entrambi annata 2020 dai nomi dei rispettivi vigneti: “Lozeta”, situato nella collina adiacente alla casa e “Salici”, ottenuto con le uve di una vigna del 1998.

Ronco dei Gnemiz

Il primo presenta un naso delicato, con note floreali, erbacee, di mela e salvia, una buona struttura e buona mineralità; mentre il secondo è più esotico, più vicino al varietale, che non è esasperato in entrambi i casi. La spalla acida si fa sentire e il territorio che infonde sapidità e mineralità pure, anche se nel secondo è leggermente più sotto tono.

Ronco dei Gnemiz

Passiamo al TocaiSan Zuan” 2020, dal nome della vecchia vigna limitrofa alla cantina, il quale sprigiona sentori di albicocca, pepe bianco, gelsomino, ginestra, note burrose, frutta secca; per un palato ricco ed avvolgente, con meno acidità rispetto ai vini precedenti, una buona mineralità, note di una tenue mandorla che ritorna in bocca e una buona persistenza.

L’etichetta che veste le bottiglie di Ronco del Gnemiz, che a prima vista sembrava rappresentare una collina, simboleggia, invece, un tralcio di vite con diverse qualità e conformazioni delle gemme.

Ronco dei GnemizPer finire uno dei vini rossi “Rosso del Gnemiz”, annata 2019, taglio bordolese con circa il 90% di Cabernet sia Franc che Sauvignon. Al naso un tripudio di frutta sia rossa sia piccoli frutti neri, oltre a note di cioccolato, liquirizia, vaniglia, sentori erbacei. In bocca fresco, ancora giovane e in fase di ricerca del proprio equilibrio, con una buona spalla acida, minerale e un tannino che si fa sentire, oltre all’ottima persistenza.

Ronco dei GnemizIn attesa di ritrovare Jacopo nella cantina di famiglia, o in Argentina o Borgogna, mete che vorrà esplorare sia dal punto di vista degustativo sia professionale, per lui maglietta numero 126.

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