Settimo Sobrero, seconda generazione di Francesco Sobrero, Castiglione Falletto (Cuneo)

Festa dei lavoratori iniziata in cantina, in compagnia della seconda generazione dell’azienda Francesco Sobrero, il mitico Settimo

1 Maggio 2023

La tanto attesa pioggia in Barolo non smette di scendere, un toccasana per le vigne, e per trovare riparo e passare una notte tra queste meravigliose colline, la scelta è ricaduta sulla struttura degli amici Federica e Flavio: Casa Sobrero, parte dell’azienda Francesco Sobrero. A poche centinaia di metri dal centro di Castiglione Falletto si trovano sia il relais sia la cantina che prende il nome dal cognome di famiglia. All’accoglienza la terza sorella, Francesca, in una struttura ricettiva nata nel 2012, dalle ceneri di una vecchia cascina che faceva parte di un vigneto acquistato qualche tempo prima. Sei camere ed un appartamento con a disposizione una piscina esterna e una meravigliosa vista sulle colline del Barolo. Pernottando al relais è compresa un’ottima colazione e i servizi che offre Casa Sobrero sono diversi, tra cui uno in particolare adatto a soddisfare la propria sete: l’ “honesty bar”, una zona bar corredata di frigo, di libero accesso per i clienti, i quali, per godere delle colline del Barolo possono usufruire anche di due bici elettriche, su prenotazione. La gestione è in mano a Federica e la filosofia con cui viene condotta Casa Sobrero è proprio quella di far sentire a casa gli ospiti, in un ambiente di famigliare tranquillità.

Dopo una notte con il sottofondo della pioggia, essendo la camera divisa su due piani ed il letto posizionato nel sottotetto e un risveglio in idromassaggio, presente nell’ampio bagno (anche questo con vista vigneti), comincia la scoperta dell’azienda, con una guida d’eccellenza come Settimo Sobrero, colui che ha negli anni ingrandito questa realtà per renderla come la vediamo oggi. La cantina si trova a poche decine di metri dal relais e si possono esplorare diversi ambienti, in un percorso che porta alla sala degli affinamenti. Lo stabile è stato negli anni ingrandito e restaurato e alcuni ambienti, come la sala di imbottigliamento e stoccaggio, sono ancora in fase di rinnovamento, oltre all’introduzione di un impianto fotovoltaico. Le uve a bacca bianca finiscono subito in pressa per poi essere lavorate ed affinate in acciaio, mentre quelle a bacca rossa fanno una macerazione più o meno lunga e le vinacce del Nebbiolo atto a Barolo vengono trasferite in una distilleria che produce la Grappa di Barolo Sobrero. Le fermentazioni sono controllate, innescate da lieviti indigeni (e solo in alcune annate selezionati) e regolato tutto il processo grazie all’utilizzo delle temperature. Per quanto riguarda il Barolo le fermentazioni avvengono in tini troncoconici di legno e si effettuano diversi rimontaggi, così da avere il cappello sempre bagnato. Le etichette di Barolo sono quattro: Ciabot Tanasio, Parusso, Villero e Pernanno (quello a cui è più affezionato Settimo); vini che si sommano a Nebbiolo; Barbera Superiore; Barbera; Dolcetto; una bolla (dal 2015) Alta Langa Metodo Classico a base Chardonnay 80% e Pinot Nero 20%; Langhe Bianco a base Chardonnay; Moscato d’Asti e Barolo Chinato. Etichette diverse poiché l’azienda si espande principalmente in due territori diversi: Castiglione Falletto, dove si ottengono i vini rossi, il Langhe Bianco e San Marzano Oliveto in cui sono piantati: Moscato, Chardonnay e Pinot Nero.

Immergendoci nella storia di questa realtà, troviamo il capostipite Francesco Sobrero, che ha avuto nove figli e la sua occupazione era quella di mezzadro. Nel 1917 il papà di Francesco si è trovato in difficoltà economica e ha dovuto vendere il vigneto di proprietà ad un cognato per pagare le cure mediche della figlia, contagiata dall’influenza spagnola. “Ho visto e vissuto la miseria”. A quei tempi si produceva vino ad uso famigliare e si viveva nell’ottica dell’auto sostentamento. Dopo alcuni anni di crisi i genitori di Settimo riuscirono a comprare qualche terreno e, a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 vi fu la divisione di quell’ettaro che erano riusciti ad accumulare, dando in eredità circa millecento metri di terra ad ogni figlio. Settimo iniziò l’attività vitivinicola assieme ad uno dei fratelli, il quale però non vinificava le uve prodotte, così la decisione di produrre bottiglie di vino di qualità e investire buona parte dei guadagni nell’acquisto di nuovi appezzamenti sia nella zona dove ci troviamo, ma arrivando anche a San Marzano Oliveto, una quindicina di anni fa.

Oggi gli ettari vitati sono circa sedici, con un ultimo impianto che risale a fine luglio 2022, il quale ha superato una delle annate più siccitose di questi ultimi tempi. La conduzione viene gestita da Flavio e la filosofia che si adotta è quella della sostenibilità e il minor impatto possibile, con trattamenti a base di zolfo, rame e prodotti sostitutivi a quest’ultimo, come la scorza d’arancio. La cantina Francesco Sobrero adotta anche il sovescio con un mix erbe che aiutano il terreno e, dal 2016, ha portato avanti la conversione BIO, ottenendo la certificazione nel 2019. Al primo di maggio di quest’anno deve essere ancora effettuato il primo trattamento antiperonosporico. Settimo continua dicendo “A me piace che la vigna sia pulita, l’erba non è che faccia bene alle vigne, crea malattie. Un tempo si tagliava e si zappava, oggi ci sono le macchine. Dico sempre che se vendiamo sei degli otto trattori che abbiamo andiamo a risparmiare gasolio e manutenzione e quando ci serve qualche lavoro chiamiamo qualche squadra conto terzi”.

Il racconto della storia dell’azienda Francesco Sobrero continua mentre scopriamo alcune aree della cantina, di circa duemila metri, costruita su due piani, a partire dal 1940, fino all’ultimo ampliamento dello scorso anno, 2022. Qui troviamo vasche in acciaio e cemento, riprese da qualche anno in seguito ad un restauro e una rivetrificazione, dopo essere state accantonate. La parte più affascinante è la sala dove riposano le botti, con una di queste che conta addirittura cent’anni, acquistata in Germania, di seconda mano, e ancora utilizzata per gli affinamenti. C’è anche una botte del 1982, l’annata di Flavio, l’unica rimasta di due che si erano comprate. “Una volta ho comprato quindici barrique dalla Francia e due perdevano e così quando hanno voluto i soldi gliene ho pagate solo tredici”.

È presente anche una riserva storica di bottiglie che dal 1964 arrivano ai giorni d’oggi e si può notare l’evoluzione che hanno avuto le etichette dal passato ai giorni nostri, in cui sono state ripensate in maniera semplice e “pulita”, con colore bianco e scritte poco impattanti “talvolta però mi sbaglio a leggere”. L’obiettivo è quello di conservare una quantità sempre maggiore di bottiglie per poi poterle offrire al mercato negli anni successivi rispetto alla vendemmia e messa in commercio.

Oggi si conta una produzione totale di circa ottantamila bottiglie considerando sia le etichette di vino bianco, la bolla e quelle ottenute da uve a bacca rossa (circa ottantamila). Con l’annata 2019 ci sarà anche in etichetta l’indicazione del Barolo BIO.

Tra le chiacchiere ci raggiunge anche Flavio che è entrato nell’azienda di famiglia poco dopo gli studi in enologia ad Alba e un’esperienza di sei mesi in un’altra azienda di Agliano Terme. Pur essendo nato e cresciuto nella cantina di famiglia, la sua prima vendemmia ufficiale è stata la 2003, a causa della grandinata del 2002, che non ha consentito la produzione del Barolo in questa annata. Con lui assaggiamo il vino a cui Settimo è più affezionato, il Barolo Pernanno 2016. Il motivo per il quale questo vino è quello a cui tiene di più è che negli anni Settimo Sobrero è riuscito a ricomprare quel vigneto che il nonno dovette vendere per pagare le cure mediche della figlia. Un vino ottenuto da vecchie vigne, con uve che restano a contatto con le bucce per due mesi in tini troncoconici, cappello sempre bagnato dai rimontaggi e affinamento, post-svinatura per tre anni, nello stesso vaso vinario. Un 2016 che regala sentori di frutti rossi, lampone, ciliegia, spunti balsamici, anice, spezie, note ematiche e terrose. In bocca è fresco e bilanciato, con un tannino che sta diventando fine, buona mineralità e ottima persistenza.

Ringraziando la famiglia Sobrero per l’esperienza passata assieme, per Settimo e Flavio magliette 243 244!

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