Terre Boscaratto, una chiacchierata con Denis Boscaratto per approfondire la sua realtà, fatta di Prosecco, Colfondo Agricolo e ricettività
11 Gennaio 2025
Dopo qualche anno di conoscenza, in una splendida giornata di sole riusciamo ad andare a trovare Denis Boscaratto, protagonista dell’azienda che porta proprio il cognome di famiglia Terre Boscaratto.
Siamo a Susegana, a pochi chilometri dall’azienda Malibran, visitata una manciata di ore prima, e percorrendo una laterale della strada principale che porta a Conegliano, si arriva al cuore pulsante dell’azienda.
Assieme a Denis ci ripariamo dal rigido freddo invernale, all’interno della sala degustazioni, che funge anche da sala colazioni, per le tre camere della struttura ricettiva creata qualche anno fa. Ma prima di arrivare ai giorni nostri, ripercorriamo le tappe salienti di questa piccola realtà.
Ad inizio ‘900 queste terre erano abitate da una cinquantina di persone, che trovavano sede in una grande abitazione all’inizio della stradina precedentemente citata. Una sorta di borghetto autonomo che era al servizio della famiglia Collalto. Nel corso dei decenni i Boscaratto iniziarono a spostarsi nella parte più alta e collinare di questo grande appezzamento, dove, un tempo, a farla da padrone c’era il bosco. I bis bis nonni di Denis iniziarono una sorta di opera di rivalutazione di quest’area, disboscando parte degli alberi e iniziando a piantare la vigna, oltre a dare vita alla prima costruzione, con il duplice scopo di ricovero attrezzi e stalla. Nel frattempo, la famiglia Collalto vendette le terre ad un’altra famiglia storica di Conegliano, i Dal Vera che ampliarono la costruzione e fecero tenere la posizione di mezzadri ai Boscaratto, fino agli anni ’90, quando diventarono proprietari.
Il lato vitivinicolo non è mai stato abbandonato e non si è mai interrotta la tradizione iniziata da nonno Angelo e proseguita da papà Mario di coltivare la vigna, e ottenere l’uva finalizzata a produrre vino da vendere sfuso. Un tempo le varietà principali erano la Glera, ma anche il Merlot, seguite dal Tocai Friulano, Incrocio Manzoni e un filare di Moscato. Fisiologicamente il boom del Prosecco ha dirottato l’azienda a concentrarsi sulla Glera, tralasciando le altre varietà, come Moscato e Manzoni, che, con il senno di poi e a malincuore, sono state espiantate.
Gli anni duemila sono stati fondamentali per il restauro dell’abitazione, la sistemazione parziale della cantina “rimasta nella sua artigianalità” e per l’apertura del Bed and Breakfast, precisamente nel 2018.
Il protagonista della nostra chiacchierata ha fisiologicamente seguito le orme di famiglia, diplomandosi in seguito come geometra, ma dedicando sempre il suo tempo ed energie alla viticoltura e alla trasformazione delle uve. In fase adolescenziale tutti questi sacrifici hanno fatto riflettere Denis sul suo futuro, stanco di questo settore così faticoso e volenteroso di esplorare nuovi orizzonti. Così, nel 2000, iniziò il servizio civile, all’interno di una cooperativa di ragazzi diversamente abili. Un’esperienza che non si è limitata ad un solo anno, ma che lo ha coinvolto in un lavoro vero e proprio, durato dal 2000 al 2013. L’attività agricola non è stata abbandonata del tutto, supportando sempre la famiglia nelle varie lavorazioni di conduzione della campagna, ma anche nella raccolta delle uve e nella loro trasformazione. Durante la sua esperienza in cooperativa, è stato gestito anche un progetto di agricoltura sociale, nell’ambito della coltivazione e produzione di orticole biologiche.
Sicuramente nella sua prospettiva futura e nel suo DNA c’è sempre stata la volontà di tornare a condurre l’attività famigliare, non prima di aver sperimentato altre opportunità lavorative ed altri contesti sociali.
Nel 2013 è stata presa in mano l’azienda nella sua totalità, ribattezzandola Terre Boscaratto ed iniziando la produzione di vini Spumanti Prosecco Superiore di Valdobbiadene DOCG, integrando quello che era il Frizzante, che aveva preso vita tra il 2004 e il 2005 e ovviamente il Colfondo, vino prodotto da sempre, come da tradizione.
Il lavoro in cooperativa è stato fondamentale per formare una mentalità più ampia e aperta alla condivisione, non limitandosi alla sola azienda agricola. Questa volontà di fare rete e condividere ha fatto in modo che fin da subito ci fosse l’associazione alla FiVi, Vignaioli Indipendenti, oltre al voler aprire la cantina a più persone possibile, sia con la struttura ricettiva, ma anche con le numerose degustazioni.
Oggi Terre Boscaratto si presenta come una piccola azienda del territorio più a sud della DOCG Conegliano Valdobbiadene, con cinque ettari vitati, che fanno parte di un unico corpo. Qui troviamo un terreno prettamente argilloso, decisamente pesante e ostico da lavorare, soprattutto in caso di pioggia, ma che può presentare delle sfumature tra i vari filari, con terre più o meno fertili. A vista d’occhio si possono incontrare piante più scariche e piante più rigogliose e “la vera missione è quella di trovare il giusto equilibrio per ogni vite”.
Pur avendo svolto alcuni corsi di biodinamica e di agricoltura biologica, per approfondire le diverse metodologie, la conduzione della vigna che applica Denis è il risultato un bagaglio di esperienze fatte negli anni, grazie all’osservazione di ogni annata, basandosi sulle condizioni climatiche che la caratterizzano. Si cerca di trovare il giusto equilibrio tra costi, benefici e benessere del terreno, ritenendo che non abbia senso fare un numero spropositato di trattamenti, sprecando gasolio, compattando la terra e impiegando molto tempo, quando si può trovare un più corretto compromesso con alcune accortezze e trattamenti in determinati periodi dell’anno. La filosofia di base è quella di “osservare l’annata per giostrarsi nella conduzione, al fine di portare uva sana in cantina”.
Le bottiglie che vengono prodotte sono circa ventimila per anno, vendendo parte dell’uva, e avendo una potenzialità produttiva di almeno il doppio. Le etichette si dividono in due Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG: Extra Dry e Brut; il Colfondo Agricolo “Torgol”, che in dialetto significa “torbido”; un Frizzante (il primo vino in bottiglia prodotto dal 2003, se non consideriamo il Colfondo), che porta tappo a corona e sulla carta sarebbe un DOCG declassato a DOC e un Glera in versione tranquilla, da cui il nome “Tranquio”.
A completare la gamma, quasi ad uso personale e per la vendita in loco, si producono tre etichette di rosso: un Merlot; un Cabernet Sauvignon e un blend di Merlot, Cabernet Sauvignon e Marzemino, di cui quest’ultimo ne rappresenta il 50% dell’uvaggio. In questo caso si preferisce proporre tutti vini d’annata che non fanno alcun passaggio in legno, ma solo acciaio e talvolta cemento per il Merlot.
Prima di fare qualche assaggio andiamo a dare uno sguardo alla cantina, dove gli spazi sono parecchio limitati e troviamo sia vasche in acciaio, sia vasche in vetroresina e un contenitore in cemento.
Qui degustiamo qualche anteprima delle basi 2024, ottenute per lo più da singoli vigneti, potendo approfondire le diverse interpretazioni della Glera, che si presenta sotto diverse vesti.
In un paio di casi spiccando in aromaticità, mentre in un altro in ampiezza, con una ricca gamma di sentori e, dal vigneto più giovane, con una maggior timidezza, ma comunque in maniera delicata ed equilibrata.
La volontà è quella di ampliare la cantina, dedicandogli una struttura ad oggi già esistente, di fianco all’abitazione, così da poter crescere anche in numero di bottiglie, pur con l’idea di mantenere la spumantizzazione in una cantina terza e gli imbottigliamenti con la linea mobile.
Tornati al caldo della sala degustazioni assaggiamo il Colfondo Agricolo 2022, un’annata di cui Denis non era molto soddisfatto della base, evoluta nel corso del tempo in maniera positiva. Un vino che si presenta con note erbacee, un’insolita macchia mediterranea, erbe aromatiche, salvia e un sottofondo balsamico. In bocca la bolla è molto delicata, pur avendo un sorso che entra pieno, con una discreta spalla acida, sapidità e mineralità, per una moderata persistenza.
Per quanto riguarda questo vino della tradizione, molti sono stati gli esperimenti nel corso degli anni, con fermentazioni spontanee e indotte, fino a trovare la retta via di vinificazione per interpretare al meglio il territorio e la filosofia di Terre Boscaratto.
Nell’annata 2022 è stata prodotta una vasca di base per il Colfondo, imbottigliata per ultima, con alcune deviazioni di fermentazione. Da questa sono state ottenute trecento bottiglie, che possiamo definire “amatoriali” e non di certo dedicate al progetto del Colfondo Agricolo. Etichettate con un’etichetta differente, creata da un’illustratrice mettendo assieme un insieme di forme geometriche che sottintendono il caos di questo vino, viene fatta assaggiare solo in alcune rare occasioni. Dopo diversi mesi di evoluzione in bottiglia si è trasformato in un prodotto sicuramente meno deviato e più centrato, pur mantenendo al naso un sentore di volatile più alta rispetto al precedente, che però non da fastidio, spunti più freschi e pungenti, una costante nota verde ed erbacea, per un sorso con una buona acidità, discreta mineralità e sapidità, oltre ad una moderata persistenza.
Un ringraziamento a Denis e alla sua Terre Boscaratto, per lui maglietta numero 382!


