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martedì, 16 Luglio, 2024

Ecosistema Niedermayr, assieme al suo protagonista Thomas Niedermayr, Appiano (Bolzano)

All’interno dell’ecosistema Thomas Niedermayr, tra varietà resistenti, vini prodotti con il minor impatto possibile, gatti, conigli e galline che scorrazzano libere

22 Luglio 2022

Thomas NiedermayrA sud-ovest di Bolzano, alle pendici del monte Gandberg si trova l’azienda Thomas Niedermayr, che prende il nome dal suo protagonista principale, Thomas, per l’appunto. Per richiamare anche il grande monte che svetta tra i vigneti l’azienda ha deciso di adottare anche un secondo nome, presente in tutte le etichette: Hof Gandberg, dove Hof, in lingua tedesca significa maso.

Thomas NiedermayrUna realtà che sembra ferma nel tempo, con accezione positiva, dove galline e pulcini scorrazzano liberi, la natura viene curata e preservata in un ecosistema di biodiversità, gli insetti non mancano (anche quelli più fastidiosi) e pure il passeggino del piccolo figlio di Thomas è un pezzo di antiquariato.

Thomas NiedermayrIl nostro incontro comincia con un calice di Souvignier Gris 2019, iniziato a commercializzare da pochi giorni. Un vino bianco che affina per circa un anno in botte grande per poi assestarsi tra gli otto e i dieci mesi in acciaio ed infine altri sei mesi in bottiglia. Al naso note di mela, pesca gialla, bergamotto, spunti erbacei, tiglio, pepe bianco, per un sorso fresco e minerale, con una buona acidità e discreta persistenza.

Thomas NiedermayrGià dal primo vino traspare la filosofia dell’azienda di impattare il meno possibile sui propri prodotti, partendo dalla vinificazione di varietà resistenti, che necessitano di molti meno trattamenti di quelle più classiche. Le fermentazioni in cantina sono tutte spontanee, filtrazioni e chiarifiche praticamente bandite.

Facendo qualche passo indietro nella storia dell’azienda troviamo il papà di Thomas Niedermayr, Rudy, che, rimasto orfano di padre, ha dovuto cimentarsi ben presto con la vita lavorativa. L’azienda di famiglia, un tempo, aveva sia una parte di campagna, orto e vigneto. Rudy si concentrò nella produzione del vino negli anni ’60 un po’ come facevano gli altri colleghi, nel pieno boom del consumismo e dell’avvento della chimica. Due concetti per niente famigliari con il produttore, legato alla natura e la naturalezza delle cose, così, dopo diversi viaggi, confronti e studi, iniziò un percorso di riduzione di questi agenti, per poi certificarsi BIO nel 1990, quando questa materia era ancora pressochè sconosciuta. Nel 1993 viene fondata la cantina e da quell’anno ci si è avvicinati sempre più alle nuove varietà, frutto delle ricerche dell’università di Friburgo. I viaggi di Rudy sono stati sempre più numerosi per studi ed approfondimenti su tali tematiche e dal 2005 circa, ha anche cominciato con qualche sperimentazione atta ad incrociare alcune di queste varietà mediante la produzione di nuovi semi piantati direttamente sulla terra.

Thomas NiedermayrAnche il biologico pian piano stava stretto alla filosofia del produttore che si concentrò nel capire il terreno ed il territorio circostante, per interpretare al meglio come agisce sui vigneti e sul vino. I primi sovesci con le leguminose e una nuova luce identificata nelle varietà resistenti furono l’inizio della svolta di questa cantina, in un percorso lento ed ignoto che li ha portati ai giorni nostri ad avere sempre più riconoscimento nel mondo del vino. Le varietà più classiche, Pinot Nero, Schiava, Sylvanner, Pinot Grigio, Chardonnay e Pinot Bianco, sono state via via espiantate per lasciare spazio alle resistenti.

Thomas NiedermayrOggi gli ettari vitati sono cinque in totale e si estendono tra i trecento e i settecento metri sul livello del mare, con terreni diversificati e substrati che spaziano da calcare, terra rossa, argilla e una costante dolomia più o meno affiorante. Due ettari sono a corpo, mentre gli altri sono dislocati nella parte più bassa del paese e un appezzamento di Bronner è a Merano, in un terreno povero di argilla, ma ricco di sabbia, ardesia e scisti. In vigna si adotta un presidio costante, con un lavoro del tutto manuale, dalla potatura, alla scacchiatura, sfogliatura, diradamento e i trattamenti, di media dagli uno ai tre per anno non vedono l’utilizzo del rame, ma solo bicarbonato, zolfo e argilla acida.

Thomas NiedermayrAltro tema lungimirante è l’utilizzo del tappo stelvin ormai da più di vent’anni su tutti i vini prodotti.

Thomas Niedermayr, al contrario dei cinque fratelli, è diventato il protagonista principale dell’azienda nel 2012, dopo un’esperienza in tutt’altro settore e la scuola in agraria che lo ha portato a viaggiare e lavorare in altre realtà vitivinicole (anche in una convenzionale).

Thomas NiedermayrContinuiamo gli assaggi con un Solaris 2018, che segue la stessa vinificazione del precedente vino, tranne che per un veloce contatto di dodici/diciotto ore con bucce, e rappresenta la varietà predominante in azienda, ormai da qualche anno; il ’99 è stata la sua prima annata di produzione. Qui le note agrumate si intensificano, con un pompelmo che lascia poi spazio ad un agrume candito, spunti pepati, di salvia per un palato più tondo del precedente, che modera le parti dure percepite al naso, mantenendo comunque mineralità e sapidità.

Thomas NiedermayrUn secondo Solaris è il “S.Alt”, con uve che provengono dalla vecchia vigna a cinquecento metri di altitudine, le quali stanno a contatto con le proprie bucce per circa tre giorni e dopo la vinificazione, il vino viene affinato per un anno in botti da mille litri. Il nome riprende la “S” di Solaris, affiancata dalla parola “Alt” (vecchio in tedesco), oltre a “Salt”, salato in inglese, richiamando l’aspetto sapido di questo vino, che ovviamente si percepisce al palato, oltre ad una buona mineralità, spalla acida e più persistenza. Un naso che invece regala note più concentrate che alternano spunti di miele a note verdi, di erba appena tagliata, foglia di pomodoro, fieno. Vino che non viene prodotto ogni anno, ma solo nelle annate più favorevoli, altrimenti le uve vengono destinate alla produzione del precedente Solaris.

Thomas NiedermayrUn quarto vino è il Bronner 2019 le cui uve restano a contatto qualche giorno con le bucce per poi procedere con la stessa modalità di vinificazione degli altri vini. Dopo qualche secondo, apertosi da una piccola riduzione, emergono note di mela, spezie dolci, spunti di pietra bagnata, un tocco incensato, per un sorso di beva, abbastanza minerale, con una discreta acidità e discreta persistenza.

In tutti i vini Thomas Niedermayr viene usato il legno, materiale il più possibile neutro, senza tostature, adottato solo per ossigenare la materia prima senza denigrarne annata e territorio di provenienza.

Thomas NiedermayrUna piccola pausa per toccare con mano il vigneto circostante, immerso in un giardino di fiori ed alberi da frutto. Tra i filari, oltre al sovescio, viene piantato il grano e alcune verdure, così da ottimizzare anche questa parte di terreno ed offrire un ulteriore beneficio alla vigna, non concimando da più di trent’anni. Qui si può notare anche un piccolo campo sperimentale, dove vengono piantati i già citati semi, frutto degli incroci delle varie piante, così da studiarne la loro crescita ed individuare quelli più resistenti al fine di riprodurli.

Thomas NiedermayrDi ritorno dalla campagna non poteva mancare una bolla, Metodo Ancestrale, “Freistil”, a base di uve Souvignier Gris, Bronner e Solaris, che si presenta come un vino estivo, di beva, con note fresche di lime, limone, fiori di gelsomino, per un sorso ricco in acidità, fresco, sapido e minerale.

Thomas NiedermayrUn tocco di aromaticità con il Sonnrain 2018, che trova al suo interno Solaris, Traminer e Moscato Giallo, uve vinificate separatamente e unite successivamente nel blend che dà vita a questo vino dai sentori di zagara, miele, pepe bianco, noce moscata, note di basilico, per un sorso dalla buona beva, delicato, minerale, con una discreta acidità e buona persistenza.

Thomas NiedermayrUn sorso anche di Pinot Bianco 2017, varietà espiantata nel 2019, che svolge una parte di fermentazione sulle bucce con i propri raspi, per poi affinare in legno per un anno, due in acciaio e almeno altri sei mesi in bottiglia. Al naso la frutta matura la fa da padrona, con una mela cotta, ma anche pepe bianco, note burrose, spunti di resina, per un palato più intenso, ma sempre fresco, con costante mineralità, sapidità e buona persistenza.

Thomas NiedermayrPrima del rosso entriamo nel mondo dei macerati di Thomas Niedermayr con un secondo Souvignier Gris 2018, con uve che di media restano a contatto in contenitori di acciaio aperti per tre mesi per poi finire la fermentazione a vasca chiusa e, dopo un travaso, riposare in legno per quindici mesi. “Abendrot”, il suo nome che in italiano significa “Rosso di Sera”, visto il colore tendente al rosso. Esprime sentori di arancia candita, miele di castagno, timo, note erbacee e balsamiche, di fieno bagnato, per un gusto non invadente, dal tannino velato, fresco, minerale, di buona sapidità e buona persistenza.

Thomas NiedermayrInfine l’unico rosso della giornata “Gandfels” 2019, con uve rosse che non menzioniamo, il quale segue lo stesso stile di vinificazione, con un anno di botte e acciaio, per sprigionare sentori di mora, lampone, spunti erbacei, “vinoso”, dalla buona beva, tannino sempre discreto e velato e costanti mineralità e sapidità.

Thomas NiedermayrLe bottiglie Thomas Niedermayr sono di media trentamila in un anno e per vedere l’ultimo punto del processo un giro finale in cantina è d’obbligo. Cantina edificata nel 2017, che ha sostituito la vecchia struttura sotto al fienile presente nella proprietà, dotata di moderne ma semplici tecnologie, aiutata anche da madre natura che ne dimezza la temperatura esterna, semplicemente grazie alle rocce che la proteggono e la posizione sotterranea. Thomas NiedermayrL’uva arriva in cassoni e per caduta viene pigiadiraspata per poi essere pressata o lasciata a contatto alcune ore o giorni dipendentemente dalla varietà. Due sale principali si dividono le vasche in acciaio e le botti, che spaziando dalle barrique alle botti grandi. Curiosi i disegni sulle barrique che invitano tutti i visitatori ad essere fotografate!

Tornando ai trentasei gradi di temperatura esterna, maglietta numero 173 per Thomas Niedermayr, ringraziandolo per aver aperto il suo fantastico ecosistema d’altri tempi.

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