martedì, 15 giugno, 2021

Tre Mat – Valdobbiadene (Treviso)

Tra i vigneti dell’azienda Tre Mat con il tre volte matto Gianni e i suoi vini naturali

21 Settembre 2020

Appuntamento alle 16:30 ma Gianni è in ritardo e dopo aver conosciuto il padre Sante riusciamo a contattarlo telefonicamente, suggerendoci di chiedere a Sante due bicchieri, una bottiglia messa in fresca poco prima e di accomodarci nella terrazzetta immersa tra i vigneti della sua collina.

Tre Mat

Gianni ci raggiunge, in tenuta lavorativa poichè il suo primo impiego è quello di tecnico di impianti spina delle birre, e subito la domanda del perchè la sua azienda si chiama Tre Mat.

Letteralmente “tre volte matto” un nome derivato dai confronti con le altre aziende del territorio che:

  1. in prima battuta “lo accusavano” di vendere vino troppo vecchio per il mercato (spiegando dal canto suo che i veneziani e padovani una volta venivano a prendere il vino “sotto Pasqua” dell’anno successivo alla vendemmia, non ad ottobre dello stesso anno);
  2. ritenevano che Gianni tenesse il vino troppi mesi in autoclave;
  3. ed infine ritenuto “Mat” per il suo voler generare dei nuovi innesti da vigne che raggiungono la veneranda età di un massimo di 130 anni. Questo per preservare un DNA storico della vite, progetto in collaborazione con l’Università degli studi di Pisa.

L’azienda nasce nel 2009 un po’ per sfida, un po’ per passione, un po’ per gioco e dal confronto con il mastro birraio Gianni Pasa, di seguire dei processi di fermentazione simili alla birra, anche nel mondo del vino.

I terreni di Santo Stefano sono quelli dei nonni e si dividono in due appezzamenti di circa due ettari, uno più prossimo alla proprietà mentre il secondo sulle rive a sfiorare i 400 metri sul livello del mare.
Due diversi sottosuoli rispettivamente ad impasto misto e più ghiaioso il primo e con 40/50 cm d’argilla che anticipano una roccia in cui le radici delle viti sprofondano il secondo. Soprattutto quest’ultimo conferisce al vino un’importante carica minerale, unica caratteristica non replicabile in chimica.

Gianni nel corso degli anni ha abbandonato via via la poca chimica che utilizzava, sia in vigna dove vengono utilizzati propoli, oli essenziali, sia in cantina dove i lieviti sono indigeni e la solforosa è pari a zero. Nel 2020 sono stati eliminati sia rame sia zolfo e il raccolto è stato inferiore del 60%, cosa da non ripetere il prossimo anno.
E’ solo grazie alla sperimentazione, alle numerose prove in pianta e di vinificazione, che si riescono ad ottenere vini come quelli prodotti da questa piccola realtà.

La filosofia Tre Mat è quella di valorizzare il proprio territorio ottenendo un prosecco il più naturale possibile, come veniva prodotto un tempo. Una volta, quando i contadini si ritrovavano nelle cantine a giocare a carte e portavano una bottiglia a testa, rigorosamente con vetro scuro, al primo sorso era facilmente riconoscibile la provenienza del loro vino.
Un altro aneddoto del passato, che mi riservo di verificare, è che chi aveva il prosecco più dolce negli anni 50/60 possedeva un “Cartizze“, più caro degli altri perchè aveva una maggior aggiunta di zucchero, che a quei tempi era merce costosa.

Tre Mat

Oggi il mercato ha dato una svolta negativa a questo vino e quando alle prime fiere anche internazionali le persone passavano davanti allo stand dell’azienda e leggevano prosecco oppure Valdobbiadene, passavano oltre, associando questo alla scarsa qualità e la copiosa produzione.
Anche per questo motivo la decisione di usare una bottiglia trasparente per il “Vinell”, il rifermentato in bottiglia con i propri lieviti. Lieviti che sono indigeni perchè il vino non deve sapere da ananas, banane o melone, “a Valdobbiadene non ci sono nè ananas, nè banani nè meloni!”, afferma Gianni.

Deposta l’ascia di guerra, trovato l’antidoto per il dente avvelenato e placati gli animi a causa dell’evoluzione, meglio dire “involuzione” del mondo del prosecco ci focalizziamo sui vini prodotti e assaggiatati tra una chiacchiera e l’altra:
Vinell” 2018 frutto dell’appassimento in vigna per sei giorni delle uve Glera, Perera, Bianchetta e Verdiso (viene tagliato il tralcio e lasciato sospeso in pianta) così da far perdere liquidità e concentrando gli zuccheri.
Viene poi eseguita una macerazione di quattro giorni in tini aperti e sei mesi di acciaio per una prima fermentazione per poi rifermentare in bottiglia sui proprio lieviti.
Un vino intenso con profumi di mela, pera, pesca, un leggero zafferano, note agrumate, fiori gialli ed erbe aromatiche. Estremamente piacevole ed equilibrato, un bicchiere invita ad un secondo.

Tre Mat

Assaggiamo poi il “Tre Mat finalizzato“, con le stesse uve del precedente, il quale indossa la fascetta della DOCG, che dall’anno prossimo sarà messa da parte.
Una pigiatura del 60% delle uve per estrarre il mosto più nobile e rifermentazione in autoclave per ottenere un prosecco che esprime tutte le caratteristiche di questo vino delle colline di Santo Stefano.
Freschezza, acidità e mineralità emergono imperanti, con i sentori di pera, mela, agrume e una beva delicata, fine ed armonica.

Oltre a questi due vini Gianni produce il “Metodo B“, una sorta di metodo classico sboccato “a la volè” lasciando però alcuni lieviti.
Viene infine prodotto anche “Il Terra“, imbottigliato solo in magnum e prodotto solo in annate favorevoli. Un rifermentato in bottiglia senza zuccheri aggiunti, il quale se rifermenta si tiene altrimenti viene buttato via!

Tre Mat

Curiosi di vedere l’appezzamento più alto della proprietà di Tre Mat saliamo (con le scarpe meno adatte possibile) tra le colline fino a raggiungere il vigneto più antico con una pianta che raggiunge la veneranda età di 130 anni. La vegetazione è ricca, con erbe, salvia selvatica, ortiche e anche la fauna non manca con le buche scavate dai tassi e le centinaia di moscolini che svolazzano.

Prima di salutare Gianni ci svela che un suo obiettivo è quello di restaurare una vecchia casa incastonata in una grotta naturale al fine di creare una sala degustazioni e piccola cantina.

Vedremo se la prossima volta ci accoglierà li!

Guarda anche...

Ultimi post

Davide Vignato, dalla bocca del vulcano al calice, Gambellara (Vicenza)

Davide Vignato, un percorso dalle origini delle terre vulcaniche di Gambellara, ai vigneti fino agli assaggi dei suoi vini 17 Aprile 2021 Un incontro con Davide Vignato,...

Una mattinata con Davide Spillare a Gambellara (Vicenza)

In compagnia di Davide Spillare, che è andato contro tutti e tutto per inseguire il suo sogno, coltivare la vigna e produrre vino di...

Cantina Gregoletto, a Premaor, tra Valdobbiadene e Conegliano (Treviso)

Cantina Gregoletto, in compagnia di mamma Antonella e figlia Anna tra Conegliano e Valdobbiadene 10 Aprile 2021 Ad accogliermi nella Cantina Gregoletto sono Antonella e la...

Categorie