Degustazione, tour e pranzo tra tradizione ed innovazione a Dievole
02 Settembre 2020
Di qualche mezz’ora in ritardo arriviamo nella stupenda tenuta di Dievole accolti nella sala degustazioni dalla gentile Giulia che inizia a raccontarci la storia dell’azienda.
“Dio vuole” il significato del nome, che trae le sue origini nel 1090 quando gli appezzamenti di terra vitata furono affittati in cambio di 2 capponi, 3 pani e 6 denari d’argento.
Nel 2013 Dievole è stata acquistata dal miliardario argentino Alejandro Pedro Bulgheroni, da una famiglia Svizzera, con il concetto di rivalutare il territorio e i vini autoctoni.
600 gli ettari di proprietà, dei quali 156 a vigneto in un suolo prevalentemente roccioso con il tipico galestro che la fa da padrone e le vigne costrette ad andare in profondità al fine di trovare il giusto nutrimento. Biologica dal 2017 la filosofia che accompagna questa realtà è il rispetto della vigna e dell’ambiente che lo circonda inficiando il meno possibile sulla pianta rendendo favorevole un’ecosistema con piante complementari come orzo, miglio, favino, senape.
Dievole produce 450.000 bottiglie all’anno mantenendo una qualità dettata dal lavoro in vigna ed in cantina al fine di avere ottimi vini, cartina tornasole del territorio.
Dopo una breve introduzione Giulia ci versa il primo assaggio di un bianco dal nome “Campinovi“, 90% Trebbiano Toscano e 10% Malvasia che affinano sei mesi in botte di rovere francese. Un bianco di carattere con una sapidità marcata e la malvasia che emerge, pur essendo in minima parte. Spiccano i profumi di mela, fiori bianchi, acacia.
Ci catapultiamo subito sui rossi con il Chianti Classico DOCG 2017 90% Sangiovese, 7% Canaiolo, 3% Colorino, fermentazione in acciaio per 14/15 giorni e riposo in botti grandi (41/43 hl) di rovere francese per 13 mesi.
Un vino fresco, di beva non impegnativa, ingresso non complesso ma interessante con profumi delicati di frutta rossa, viola. Freschezza, mineralità e sapidità che sono un filo conduttore tra tutti i vini dell’azienda.
“Toccastelle” Chianti Classico DOCG 2016 da un vitigno di quarant’anni a 360 metri di altitudine. 14/15 giorni in cemento e un anno di botti grandi di rovere francese (41/43 hl) per un 85% Sangiovese, 10% Canaiolo, 5% Colorino.
I fiori sono più maturi e compare anche una più strutturata ciliegia ed amarena.
Arriviamo al Chianti Classico Riserva DOCG 2016, 95% Sangiovese e 5% tra Canaiolo e Colorino, nato per celebrare i 900 anni di storia dell’azienda Dievole. 14/15 giorni di cemento per poi passare per 18 mesi in botti grandi di legno francese e riposo di almeno 6 mesi in bottiglia.
I sentori si spostano verso una frutta più complessa e sotto spirito, note speziate, tabacco.
Prodotto per la prima volta nel 2015 in sole 3500 bottiglie assaggiamo il Chianti Classico Gran Selezione DOCG “Vigna di Sessina“, prodotto con le uve dell’omonimo vigneto 100% Sangiovese. Dopo la fermentazione in cemento seguono 24 mesi di botti grandi e un anno e mezzo di bottiglia. Qui vengono espressi sentori più strutturati che si avvicinano di più alla frutta secca, il pepe, liquirizia e tabacco.

Lasciando questi vini che promettono sicuramente un’ottima evoluzione trovando il giusto equilibrio negli anni ci spostiamo a visitare le cantine dove troviamo 50 moderne vasche in cemento e circa la stessa quantità di botti di legno grande.
Conclusa la visita salutiamo Giulia e ci accomodiamo, dopo uno sguardo alle vigne e al panorama incantevole, nel ristorante dell’azienda, dove banchettiamo con salumi formaggi tipici del posto e una tagliata, il tutto bagnato dai vini Dievole.
Non si poteva concludere in maniera diversa da Vin Santo e Cantucci.






