Franz Haas, sette generazioni di vignaioli che portano tutti lo stesso nome
26 Settembre 2020
La terza tappa dell’avventura Trentina, dopo un panino mangiato “al volo” in macchina, ci porta alla scoperta dell’azienda Franz Haas.

Ad accoglierci Andi, l’export manager di questa realtà che conta circa 60 ettari di vigneti e una produzione media di 370/380 mila bottiglie per anno.
Prima di inoltrarci nella storia della cantina un focus sui numeri dell’Alto Adige, territorio diviso principalmente in sette aree produttive: Bassa Atesina, Oltradige e Bolzano che compongono l’81% delle aree vitate, a seguire la Val d’Isarco, Val d’Adige Andriano, i Colli Meranesi e la Val Venosta.
In Alto Adige contiamo 12 cooperative che governano il 70% della produzione, il 25% è rappresentato da 35 tenute private e il restante 5% da piccoli vignaioli.
Le uve coltivate cono per il 60% a bacca bianca, in successione Pinot Grigio, Gewurtztraminer, Chardonnay, Pinot Bianco, Sauvignon e il 40% a bacca rossa tra le quali padroneggiano schiava e Pinot Nero.
Franz Haas è il nome completo delle ultime sette generazioni della famiglia e da il nome all’azienda, che ha visto la sua strutturazione sempre più solida dal lontano 1880 con Franz IV. Incontriamo, tra una chiacchiera e l’altra Franz VII, che ci racconta lo spiacevole episodio del giorno precedente alla nostra visita nel quale una grandinata inaspettata ha distrutto una copiosa parte di raccolto.
I terreni sono per lo più in alta quota dislocati tra Egna (245 – 425m), Trodena (825 – 1020m), Aldino (750 – 1150m), Montagna (260 – 790m) e, grazie al cambiamento climatico di questi anni e la volontà di espandere la produzione sempre più in alta quota, i risultati sono piacevolmente sorprendenti. Nel 2012 è stato piantato un vigneto di Pinot Nero a 1150 metri per la base dello spumante.
Generalmente il terreno è caratterizzato da roccia calcarea, dolomia, porfido e in parte minore sabbia, argilla, ghiaia.
La vendemmia dura circa due mesi e mezzo e le uve selezionate direttamente in vigneto. Il lavoro in vigna viene effettuato in maniera sostenibile, senza pesticidi, senza l’utilizzo di diserbanti (al massimo viene sfalciata l’erba) e con l’utilizzo limitato di rame e zolfo quando necessario.

Ci addentriamo nella cantina, dove nella prima stanza troviamo una sorta di museo con le antiche botti grandi dove in una di queste troviamo raffigurato Franz Haas V (lo abbiamo confuso con il nipote VII vista la somiglianza).
La costruzione è del 2002 e Andi aprendoci una porticina laterale ci fa scoprire un tunnel dove si può vedere la roccia in cui è stata scavata la cantina.

Ci spostiamo poi nella barricaia dove troviamo centinaia di botti di rovere francese e alcune opere d’arte dell’artista Riccardo Schwitzer che hanno dato vita alle etichette dell’azienda Franz Haas.
Una curiosità che ci svela è che per le tre diverse bottiglie di pinot nero prodotte vengono effettuate circa 30/40 diverse vinificazioni.
Andi ci accompagna nella nuova sala degustazioni, dove “fa un po’ freddino, ma le persone possono resistere una quarantina di minuti” in cui sono conservate le annate storiche dell’azienda. Mi cade l’occhio sull’unica bottiglia di Pinot Nero del 1989, ma purtroppo non è in vendita e rimango con il mistero di cosa ci si possa trovare al suo interno.
Dopo aver esplorato i luoghi salienti dove Franz Haas produce i suoi vini ci accomodiamo nella sala degustazione dello shop adiacente per poter assaggiare alcuni dei vini.
Leggo la lista e Andi contemporaneamente mi propone alcune etichette, intercettando a pieno i miei gusti.
Partiamo con il Pinot Bianco 2019 “Lepus” (dal latino lepre), vino equilibrato e di semplice beva, con una buona acidità e sapidità.
Passiamo a Manna 2018, dedicato alla co-proprietaria dell’azienda Maria Luisa Manna, cuvée di: 40% Riesling, 20% Chardonnay, 15% Gewurztraminer, 15% Kerner, 10% Sauvignon Blanc. Vino complesso, con una ricca aromaticità e profumi di rosa, frutta gialla, sambuco. Le uve di Chardonnay e Sauvignon vengono fermentate in barrique mentre le altre tre in acciaio per poi essere assemblate al fine di dar vita ad un vino complesso ed elegante.
Petit Manseng 2019, un vino aromatico, ma non troppo, con un buon equilibrio, fresco, minerale, sapido. Fermentazione in barrique per dieci mesi e riposo in bottiglia lo fanno diventare un vino di buon corpo e piacevolezza.
L’autoctono Lagrein 2018, dopo una macerazione in tini aperti riposa in tonneau per 10/12 mesi. Un vino ancora “rustico”, verde, spigoloso ma promettente nel suo avvenire, con sentori di violetta, erbe verdi, piccoli frutti a bacca rossa.

Andi ci delizia poi di un’ottima esperienza a base di Pinot Nero in due versioni dello stesso anno 2007. La discriminante è il tappo, stelvin versus sughero. Il primo ha mantenuto perfettamente freschezza, acidità acquisendo morbidezza ed equilibrio negli anni facendo provare emozioni positive ad ogni sorso, mentre il secondo (tappato con il sughero) aveva già concluso i suoi tempi migliori, ossidato sia nel colore sia nei sentori tendenti al marsalato che ne hanno reso quasi impossibile la beva.
Finiamo i Pinot con lo Schweitzer 2017 che affina 12 mesi in barrique (30% nuove mentre il resto fino al 4 passaggio). Ancora emozionato dalla precedente esperienza passa un po’ in sordina, ma viene in ogni caso apprezzato, anche se sarà un piacere re-incontrarlo tra qualche anno di affinamento.
Infine il Moscato Rosa che incanta per la sua eleganza e profumi intensi di rosa, cannella, buccia d’arancia e porta subito all’immaginazione un abbinamento con un buon formaggio.
Il futuro è in mano ai figli Sofia e Franz Haas Junior che vediamo attivi nell’azienda di famiglia in ruoli diversi e sicuramente ci sarà occasione di confrontarci più da vicino e con più calma!


