Caneva da Nani, in compagnia di Massimo a Guia (Treviso)

Caneva da Nani, alla scoperta del Prosecco di Massimo e della sua famiglia, in una delle tipiche caneve

19 Giugno 2021

Caneva da NaniSolo il tempo di parcheggiare e mi tuffo, assieme a Massimo, alla scoperta di Caneva da Nani, partendo dalla costruzione più recente, ancora in fase di completamento.

Da qualche anno, infatti, sono iniziati i lavori di ampliamento della cantina per le vinificazioni, che troveranno la loro ultimazione con una sala degustazioni vista vigneti. La struttura è semi-interrata e si può trovare un po’ di refrigerio nelle calde giornate estive. Cemento ed acciaio i principali vasi vinari e Massimo mi spiega che dopo la vendemmia manuale si procede con una pressatura dell’uva, di media con cicli di un’ora e mezza per evitare il rilascio di tannini, catechine e polifenoli. Tutte le lavorazioni sono effettuate per caduta ed il mosto lasciato una notte in acciaio, eseguendo una flottazione, pressurizzando l’aria tramite l’azoto, così da alzare a cappello la “feccia” più grossolana e successivamente procedere al travaso della parte più limpida e filtrazione tramite filtro sottovuoto della restante massa.

Caneva da NaniI mosti vengono fatti fermentare con lieviti selezionati da un ceppo del prosecco, ad una temperatura di dieci, dodici gradi. Pochi travasi ed alcuni rimontaggi per tenere in sospensione i lieviti ed arricchire il vino base prima delle spumantizzazioni.
Solitamente i vini non vengono filtrati prima di febbraio e il processo di presa di spuma dura in media quaranta giorni, evitando di produrre charmat lunghi.

La massa destinata al “Colfondo” viene lasciata in cemento, un vaso vinario più efficiente per lo stoccaggio secondo Massimo, e più diffuso se non fosse per le sue difficoltà di mobilità dovute al peso.

Spostandoci nella parte esterna di Caneva da Nani, si possono vedere una parte dei vigneti, che sono poco meno di otto ettari, sparsi tra i tre ettari a corpo dell’azienda, altri tre ettari a Miane, un ettaro a Cison di Valmarino ed alcuni piccoli appezzamenti in gestione e affitto anche a Valdobbiadene.

Caneva da NaniI terreni tra Miane e Guia, dove si trova l’azienda, sono simili, con una prevalenza di argilla, anche se verso Miane si trova un micro-clima più fresco e ventilato.

I trattamenti sono seguiti da un agronomo ed il lavoro viene effettuato in linea con le norme del consorzio, adottando metodologie convenzionali.

Dopo un giro tra vigne e cantina ci sediamo nella storica sala degustazioni e Massimo mi racconta la storia di Caneva da Nani, creata dal padre Giovanni e ad oggi co-condotta con il fratello Enrico, specializzato nei processi di cantina.

Caneva da NaniUna storia che vede come protagonista proprio Giovanni, soprannominato Nani, con alle spalle una storia da vignaiolo, poi interrotta per dedicarsi ad altre professioni. Il desiderio di riprendere la coltivazione della vite e delle vinificazioni era tanto e, grazie anche ai riscontri degli ex clienti che lo incitavano con frasi quali “se te fa el vin, vegno torlo da ti” (se fai il vino vengo a prenderlo da te), lo fecero ricominciare da zero l’attività.

Viste anche le competenze di costruttore, negli anni settanta sono stati posati i primi mattoni per costruire una cantina più favorevole alle vinificazioni e ripartire con la vendita di vini, prima sfusi e poi imbottigliati.
Una ripartenza da zero, dettata da un’estrema determinazione e passione, che ad oggi si è concretizzata nella strutturazione di un’azienda che produce centocinquantamila bottiglie, grazie anche all’acquisto di altre uve di qualità, provenienti da conferitori storici.

Caneva da NaniE’ il momento di assaggiare i vini di Caneva da Nani, partendo dal Metodo Classico, vendemmia 2017, che viene sboccato dopo ventiquattro e quaranta mesi. Una produzione limitata di circa duemila, tremila bottiglie per anno, che vengono vendute per lo più in cantina. Il ventiquattro mesi assaggiato presenta sentori fruttati, di fiori gialli, con un sottofondo di lievito e leggera crosta di pane. La bolla è fine ed il sorso elegante, fresco e con una buona mineralità.

Caneva da NaniPassiamo al Colfondo 2020 che sprigiona profumi di frutta fresca, mela verde, con note agrumate, principalmente di cedro e un leggero lievito sul finale. Pieno, avvolgente e dalla bolla abbastanza fine, con una buona acidità e persistenza al palato. I due vini sono imbottigliati e stoccati in azienda e il riposo per il metodo classico avviene orizzontalmente, mentre per il “Colfondo” la posizione è verticale, per consentire un diverso rapporto con i lieviti.

Caneva da NaniSempre 2020 il Brut, metodo charmat, anch’esso con sentori agrumati, mandarino, bergamotto, oltre ad una nota di pesca. Fresco, minerale, con una buona acidità e la bolla mai invadente.

Le vinificazioni inizialmente vengono svolte separatamente per poi assemblare i vini e trovare il giusto equilibrio tra i territori. Una curiosità nelle spumantizzazioni è che, oltre a durare circa quaranta giorni, vengono effettuate delle continue analisi e sgasature, al fine di ottenere bolle poco invadenti e delicate.

Caneva da Nani

Un assaggio anche dello charmat Extra Dry, dalle note fruttate e la costanza dell’agrume, che ipotizziamo dipendere dall’annata. Un quindici grammi zucchero, che non stanca, ben equilibrato con le sue parti acide e minerali.

Prima di salutare Massimo, un assaggio alla cieca di un vino bianco fermo prodotto in collaborazione con un amico ingegnere elettronico che ha piantato dei vitigni resistenti a Mel, in provincia di Belluno. Un blend di Bronner per il 50%, un 30% di Joannitter e il restante 20% di Glera, dei vigneti dei Caneva da Nani. Un po’ timido al naso, con una frutta e fiore velati, ma verticale, tagliente e di ottima mineralità in bocca, facendo emergere le caratteristiche del territorio dove sono piantate le prime due uve.

Oltre a qualche bottiglia di prosecco anche un regalo speciale, una delle poche bottiglie prodotte per un importatore americano, frutto dell’uvaggio di tre uve provenienti da tre diverse regioni d’Italia: un terzo di Glera, un terzo di Labrusco di Sorbara e un terzo di Moscato Nascetta Piemontese. Un rosato rifermentato in bottiglia, con un’etichetta emblematica, raffigurando i produttori in maniera stilizzata e dal nome “3Uei”, letteralmente “Three Way”, in italiano tre strade. Vedremo come si presenterà al naso ed al palato.

Caneva da NaniLe sperimentazioni in Caneva da Nani non mancano e sicuramente ci sarà occasione di tornarci per vedere i lavori ultimati e scoprire le novità.
Nel frattempo maglietta numero 57 per Massimo!

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