Una semplice degustazione che si è trasformata nella partecipazione alla festa della vendemmia, assieme a Franco Terpin e alla sua famiglia in località Vallerisce San Floriano del Collio
02 Ottobre 2021
Un pomeriggio in località Valerisce, frazione di San Floriano del Collio, alla scoperta dell’azienda Franco Terpin.
Per raggiungere questa piccola realtà il simpatico navigatore ha avuto la brillante idea di mandarci in una stradina dissestata tra i vigneti, sicuramente favolosa alla vista, ma meno piacevole per gomme e sospensioni dell’auto.
All’arrivo, un profumo di grigliata di carne accompagna l’ingresso in cantina assieme a Daniela, moglie di Franco e parte attiva nell’accoglienza, amministrazione e commerciale.
Ci troviamo in un ambiente situato a otto metri sotto terra, circondati da ponca, che, grazie alla sua conformazione, favorisce un moderato ingresso di acqua ed umidità, oltre ad una temperatura costante quasi per tutto l’anno.

Il nostro incontro inizia subito con l’assaggio dei vini che si contraddistinguono per essere prodotti in maniera il più naturale possibile con un impatto bassissimo di solo rame e zolfo in vigna e l’idea di non inficiare nei processi di cantina, né con filtrazioni né con solforosa (utilizzata esclusivamente in dosi minime nella fase di imbottigliamento, se necessaria).
Gli ettari che oggi possiede Franco Terpin sono otto in Italia e sei in Slovenia, con una resa media di quaranta/sessanta quintali ettaro e una produzione di trenta/trentacinque mila bottiglie per anno, di cui la linea base, “Quinto Quarto” prodotta con le uve situate a fondo valle, ne occupa quasi metà, con una media di undici-quindici mila bottiglie.
Il famoso “Quinto Quarto”, linea base dell’azienda, è esaurito e la degustazione è iniziata con Jakot 2016, vino dai sentori di frutta molto matura, note di frutta secca, mandorla, miele, resina.
Le uve effettuano, per tutti i vini delle due fasce più alte, una macerazione sulle bucce che oscilla tra i quattro e i sei giorni, con una fermentazione che si avvia spontaneamente. Il riposo avviene in barrique esauste di rovere e acacia per circa un anno e durante il processo non avviene alcuna filtrazione. I vini Franco Terpin, prima di essere immessi nel mercato affinano in bottiglia almeno tre anni.
Dopo l’autoctono, l’internazionale Chardonnay 2015, che esprime sentori di frutta a piena maturazione, miele, note di erbe aromatiche e spezie dolci.
Un altro internazionale è il Sauvignon 2013, che, in questo territorio dove gli autoctoni la fanno da padroni, talvolta è stato penalizzato come il precedente. I profumi sono fruttati e floreali, con un’albicocca matura, frutta esotica e leggera speziatura; in questo caso è presente una minor balsamicità e più delicatezza, che si ritrova anche con un maggior equilibrio al palato.
Tutti i vini assaggiati si contraddistinguono per un’elevata mineralità e sapidità, infuse dal territorio, dove la ponca è la regina incontrastata, anche se ogni tanto si intervalla con un’argilla giallastra e qualche raro ciottolo.
La parte tannica non manca, soprattutto nella Ribolla Gialla 2015, in cui emergono le note dure, oltre al tannino una buona acidità, che trovano un equilibrio con la controparte alcolica e sicuramente donano una buona longevità a questo vino. Negli ultimi anni si è voluto allungare il periodo di macerazione sulle bucce per la produzione della Ribolla, portandolo a un mese; ovviamente bisognerà aspettare ancora un po’ per trovare le bottiglie sul mercato.
Coccolati da un sottofondo di uve in fermentazione in vasche aperte che riempiono una buona parte della cantina passiamo al Pinot Grigio 2016 prodotto con uve del Cru “Sialis”, una linea differente rispetto ai precedenti vini, prodotta solo negli anni migliori. Dal marcato colore che va oltre la buccia di cipolla al naso sprigiona note di frutta rossa, spezie, leggeri sentori di vaniglia, note mentolate, per un palato fresco, intenso, minerale, con una buona struttura, persistenza e discreta acidità.
La conclusione degli assaggi è con il Merlot 2013, le cui uve macerano per circa un mese per poi trarne un vino che affina almeno due anni in botte e dai quattro ai sei anni in bottiglia.
I principali sentori che sprigiona sono di frutta rossa, confettura, note di sottobosco, fungo, tartufo, liquirizia, per un palato fresco, minerale, sapido, con un’ottima acidità, intenso e persistente, con un tannino finale.
Proprio a fine degustazione fa irruzione nella sala Franco, intento fino a quel momento a grigliare carne e verdure per celebrare la festa di fine vendemmia, anche detta “Likof”.
Non sono servite nemmeno le presentazioni e, cogliendo il suo invito ci siamo catapultati tra amici e collaboratori per festeggiare insieme a loro.
La giornata è continuata in un clima di festa, con la famiglia Terpin che ha offerto cibo e vino a volontà, pur rispondendo alle mie domande per portare a termine il lavoro di descrizione dell’azienda.
In questa occasione è stato possibile toccare con mano ancor di più la passione e dedizione con cui viene portato avanti il lavoro da parte di Franco. Alla mia domanda di quali sono le pratiche che utilizza in vigna, mi fa vedere le mani, mani grandi e consumate, di chi le utilizza dalla mattina alla notte per portare a termine ogni anno la vendemmia e le varie lavorazioni che consentono di bere i suoi vini. Da sempre la famiglia Terpin e a Franco, quinto di sei figli, “è toccato” dedicarsi agli studi in agraria, pur non essendone estremamente entusiasta a vent’anni, ma “a quell’età non si capisce niente”.
Un tempo l’uva era destinata alla vendita e per una parte alla vinificazione al fine di ottenere del vino da vendere sfuso. Nel 1994 la prima svolta, con l’inizio degli imbottigliamenti, conducendo l’azienda dapprima in maniera più convenzionale, fino al 2000 in cui è stata intrapresa la strada delle macerazioni e della spinta verso il mondo del naturale e di inficiare il meno possibile su vigna e processi di cantina. Dal 2006 in poi ci si è dedicati alle vinificazioni di solo monovitigni, al contrario degli anni precedenti dove la gamma di etichette era composta principalmente da uvaggi.
Oggi l’azienda può contare l’aiuto di Valentina, una delle figlie di Franco e Daniela, dopo gli studi in agraria, si è appassionata a questo mestiere, e sta imparando il più possibile tutti i processi al fianco del padre per poter essere la nuova generazione dell’azienda.
Maglietta numero 88 per Franco e numero 89 per Valentina. Un grazie speciale per l’accoglienza e per aver fatto vivere questa esperienza tra famiglia e amici!


