Borgo del Tiglio, con l’ultima generazione Mattia Manferrari, Brazzano (Gorizia)

Borgo del Tiglio, un vero e proprio borgo antico dove all’interno sorgeva un grande tiglio, a poche centinaia di metri dal centro di Brazzano

15 Gennaio 2022

Borgo del TiglioAll’interno del Borgo del Tiglio assieme a Mattia Manferrari, seconda generazione di questa realtà situata all’interno di un borgo del seicento, dove un tempo svettava un grande tiglio, ora sostituito da un esemplare più piccolo, che pian piano sta crescendo.

Il nome dell’azienda proviene dalla location dove risiede, una vecchia costruzione che nel passato era pensata per autosostentarsi, mediante attività di allevamento, macelleria, mugnaio, produzione di vino.

Borgo del TiglioLa storia di Borgo del Tiglio ha poco più di quarant’anni e comincia quando Nicola Manferrari, padre di Mattia, decide di abbandonare la sua precedente vita per dedicarsi alla viticoltura. Il padre di Nicola, Giuseppe, emiliano di origine, era un imprenditore nel settore dolciario ed acquistò un paio di ettari “da investimento”, in Friuli, terre d’origine della moglie Thea. La mamma di Nicola era farmacista e fece studiare il figlio la stessa professione per dare un seguito a questa attività.

Dopo la laurea e non sentendosi pienamente soddisfatto della professione di farmacista, Nicola prese la decisione di concentrarsi su quella vigna che un tempo veniva gestita per hobby, imparando e studiando sul campo l’arte del vignaiolo.

Borgo del TiglioOggi troviamo un’azienda che si estende su diciassette ettari, di cui otto sono vitati, oltre a due ettari in affitto; cinque sono a Brazzano, dove le terre hanno preso il nome di “flysch di Brazzano”, un altro paio nei pressi del Bosco di Plessiva, dove trova un terreno favorevole lo Chardonnay, tra terra rossa e argilla pesante ed i restanti appezzamenti a Ruttars, dove a farla da padrone c’è principalmente il calcare.

Borgo del TiglioSalendo tra le vigne dietro al Borgo si può vedere tutta l’estensione dei cinque ettari vitati a corpo, dove risiedono Friulano, Malvasia e Merlot e coprono un’area che va dalla chiesetta di San Giorgio al limite inferiore del Monte Quarin. Curioso notare un vigneto chiuso da alcune mura, una sorta di Clos, che Mattia mi spiega essere stato di due fratelli, Italo e Bruno, che, non andando d’accordo hanno diviso il piccolo Clos con una strada. Da qui viene prodotta una selezione di Malvasia denominata proprio “Italo e Bruno”.

I trattamenti seguono il sistema di lotta integrata, con un mix di pratiche sostenibili e poco impattanti per la natura, salvaguardando la produzione finale.

La seconda generazione di Borgo del Tiglio è rappresentata da Mattia, coetaneo classe 1989 laureato in biologia, che da quando era poco più che adolescente supporta il padre nei lavori di cantina e parte di campagna.

Uno dei grandi investimenti dell’azienda Borgo del Tiglio è stato quello di valorizzare il Friulano e negli anni si è cominciato a rendere un po’ più difficile la vita delle vigne, limitando le concimazioni, inerbendo i filari, così da creare un ambiente di maggiore stress ed abbassare le rese. Un modo di lavorare che si è modificato anche in cantina, questa volta con lo sguardo rivolto alla champagne e alle pressature soffici per estrarre solo una parte di mosto fiore, che si ferma al 40%-45% del succo estraibile.

Borgo del TiglioAppena sotto al vigneto più adiacente alla cantina è stata creata una sala di raccolta delle uve, che poi finiscono in pressa per caduta. Spostandoci nella parte interna degli edifici si possono vedere le numerose vasche in acciaio di diverso formato, puntando molto sulle micro-vinificazioni di uve provenienti da singoli appezzamenti e selezioni. Le uve bianche diraspate e pressate riposano una notte in acciaio per poi cominciare la macerazione, mentre le uve a bacca rossa restano a contatto per circa un mese, in tini di legno. In entrambi i casi la fermentazione si conclude in barrique, contenitori che nel 2006 hanno sostituito tutti gli altri formati di botti. Si utilizza un legno di rovere francese, dalle tostature dolci e non invasive, con l’introduzione periodica di una piccolissima percentuale di barrique nuove, in cui affina solamente una ridotta parte dello Chardonnay. Borgo del TiglioDi media l’affinamento per i vini bianchi è previsto per dieci mesi, mentre due anni per i vini rossi.

Per non intaccare la struttura originaria del Borgo l’imbottigliamento viene gestito in uno spazio ricavato, al di là della strada, all’interno del quale il vino arriva tramite un sistema di tubi, che permettono il trasporto del liquido per caduta, essendo posizionato ad un livello inferiore rispetto agli altri edifici.

Borgo del TiglioLe bottiglie prodotte da Borgo del Tiglio sono circa trentamila per anno, ma si contano un paio di spin-off che prendono il nome di “Milleuve” e “Milleponche”, due progetti che esulano dalla produzione principale, i quali vogliono, nel primo caso creare un blend di uve di proprietà, mentre nel secondo vinificare uve di territorio che provengono anche da altre aziende, creando due blend di qualità, rappresentativi di ciò che possono offrire le terre friulane. Nel caso di “Milleponche” le uve provengono anche oltre confine, dal Collio Sloveno (Brda), considerando questi territori come un’unica fascia morfo-geologica e ogni anno possono variare.

Borgo del TiglioDopo aver visto i luoghi più salienti e aver ripercorso una parte di storia di Borgo del Tiglio, alcuni assaggi della produzione cominciando con il Collio Bianco 2018 e Collio Bianco 2019, blend di Tocai, Sauvignon e Riesling Renano; fratello minore della punta dell’azienda “Studio di Bianco”. I primi due vini vengono affinati assieme, mentre il Riesling aggiunto in un secondo assemblaggio.

Borgo del TiglioUn 2018 dai sentori più fruttati, di pesca, mela, ma anche pepe e una nota burrosa, al contrario del 2019 dai sentori più verticali che tendono anche alla pietra bagnata, forse a causa della maggior percentuale di Riesling. In bocca entrambi pieni, minerali e di buona sapidità, con una maggior verticalità in linea con il naso del 2019, il quale gode di un maggior equilibrio.

Un assaggio di Friulano 2018, dal quale spiccano profumi di pesca gialla, erbe aromatiche, mallo di noce, note tostate e frutta secca, per un palato dove ritorna la mandorla amara, in un vino fresco, verticale, minerale, con un’inferiore spinta acida del precedere.

Tra un calice e l’altro un’apparizione anche del fondatore dell’azienda, Nicola Manferrari, che entra schivo nella sala degustazioni, giusto per un saluto e per capire l’entità del mio lavoro, per poi lasciarci velocemente agli assaggi in corso.

Borgo del Tiglio

Balzo al 2020 con uno Chardonnay, non ancora etichettato e non ancora disponibile sul mercato. Qui emergono al naso note floreali, di glicine, ginestra, agrume, mango, ma anche timo e un sottofondo di vaniglia. Avvolgente al palato, pieno, con una buona mineralità, abbastanza sapido e lungo; sarà sicuramente interessante poterlo assaggiare tra qualche mese o anno per capire la sua evoluzione.

Borgo del TiglioUna nota comune dei vini Borgo del Tiglio è l’ottimo equilibrio tra le parti dure e l’alcolicità, che non va sotto i tredici gradi e mezzo (nelle bottiglie assaggiate) e arriva, nel caso del Sauvignon a quindici gradi. I successivi assaggi sono proprio quelli di Sauvignon 2018 e Sauvignon selezione 2019.

Il primo vino presenta sentori moderati rispetto al varietale che sprigiona solitamente un Sauvignon, con note di fiori e frutti bianchi, scorza d’agrume e una leggera nota erbacea. Elegante e ben equilibrato, con una grande acidità a sostegno della parte alcolica, minerale e lungo.

Borgo del TiglioNel secondo vino, dai quindici gradi alcol, si percepisce maggiormente la nota erbacea, con sentori di erbe aromatiche, frutta matura, pesca, mango, ma anche pepe e spezie. Avvolgente e fine al palato, con un’ottima ampiezza e una generosa spalla acida.

A sorpresa anche un Sauvignon Selezione 2016, che tende a sprigionare sentori più legati alla frutta secca, note tostate e una parte che spazia tra la pietra bagnata e l’idrocarburo. In bocca mantiene comunque una grande freschezza, acidità e mineralità.

Borgo del TiglioNon poteva mancare la Malvasia, annata 2019, anche questa con sentori non troppo spinti verso la sua natura di semi-aromatico, con note di erbe aromatiche, frutta a polpa bianca, fiori, spunti minerali e di leggera frutta secca. In bocca una buona armonia, verticale, con buona mineralità, sapidità e discreta persistenza.

Borgo del TiglioInfine un rosso, taglio bordolese, a base di Merlot e Cabernet Sauvignon, annata 2016, con un affinamento di due anni in barrique, uno in acciaio ed almeno un altro in bottiglia. Al naso la frutta rossa emerge imperante, con il lampone, ma anche sottobosco e confettura per una freschezza e pulizia al palato, buona mineralità, discreta sapidità ed acidità, oltre ad un tannino setoso.

Borgo del TiglioUn viaggio tra passato e presente nell’azienda Borgo del Tiglio e, per la sua nuova generazione, rappresentata da Mattia, maglietta Winetelling numero 130.

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