Con Daniele nella storica Simon di Brazzan, a Brazzano di Cormons (Gorizia)

Un incontro con Daniele, che ha ereditato dal nonno la passione per la viticoltura e porta avanti con dedizione l’azienda di famiglia, Simon di Brazzan

15 Gennaio 2022

Simon di BrazzanA poche decine di metri dal Borgo del Tiglio, dove sorge l’omonima azienda si trova la cantina Simon di Brazzan, condotta da Daniele, che ha ereditato la passione per la viticoltura dal nonno materno Enrico, mancato nel 2021 alla veneranda età di centotrè anni.

I genitori di nonno Enrico, avevano acquistato la proprietà nel 1920, creando una sorta di ricovero per i contadini che si muovevano a piedi o con i carri, per raggiungere le campagne da lavorare.

Fino al 1986 l’azienda era una piccola cantina, con una stalla adiacente, che produceva principalmente vino sfuso. Negli anni c’è stato un salto generazionale che ha escluso i genitori di Daniele dalla conduzione aziendale, rendendo quest’ultimo, dopo gli studi in agraria, il protagonista di Simon di Brazzan, a fianco del nonno.

Gli anni ’80, nel pieno del boom del consumismo, sono stati segnati da una svolta che ha visto l’avvicinamento al mondo dei trattamenti convenzionali, facendo emergere in Daniele un’allergia ad un componente antibotritico e, oltre al problema fisico, una sorta di avversità filosofica che ha scaturito la volontà di tornare a metodi di coltivazione più vicini alla terra e alla natura. Più di vent’anni fa la decisione di abbandonare il mondo convenzionale, con i commenti e pareri avversi di molti, i quali insinuavano che la scelta lo portasse a perdere i frutti del suo lavoro.

Simon di BrazzanNei primi anni duemila, esplorando il mondo dei vini macerati, le fermentazioni spontanee e conoscendo alcuni produttori di Oslavia, l’avvicinamento alla biodinamica, potendone approfondire i concetti e le pratiche con un corso condotto proprio in Friuli. Fin da subito sono state messe in pratica le tecniche apprese e l’azienda ha cominciato a lasciare i vigneti inerbiti, abbassando il vigore produttivo, piantare leguminosi, crocifere e graminacee, adottando il sovescio, il quale viene sfalciato solitamente nel mese di maggio. Le concimazioni sono effettuate, quando necessario, con letame proveniente dall’unica stalla di Cormons, lasciato maturare in cumuli. Oltre ai più classici rame e zolfo, si adottano anche i composti 501 e 500K, rispettivamente corno silicio e corno letame (rielaborato, con l’inserimento di preparati da cumulo), per favorire da un lato la fotosintesi della pianta captando la luce solare, mentre dall’altro per avere una sorta di messaggero o starter che possa innescare determinati processi favorevoli al terreno.

La terra è come l’uomo e i suoi microorganismi hanno le stesse necessità, di vivere, mangiare e respirare. Il benessere della terra si riflette prima sulle vigne e poi in ciò che beviamo”.

Oggi l’azienda è composta da quattordici ettari e mezzo, che si estendono tra Dolegna, Cormons, Brazzano e Mariano, in zone per lo più ai piedi delle colline, con terreni che sono caratterizzati rispettivamente da: sasso e argilla, argille più pesanti, terreni alluvionali, argille.

Simon di BrazzanIl nome Simon di Brazzan proviene, oltre che dal paese di Brazzano nel quale sorge l’azienda, dalle generazioni passate, che trovano come protagonista la nonna del nonno Enrico, che, rimasta vedova, ha chiamato con sé un “famej”, uomo che un tempo poteva prendersi cura della sua famiglia e gestire le proprietà. Il suo cognome era Simon e da allora la famiglia è stata da sempre chiamata con questo soprannome, pur portando un altro cognome.

La cantina, adiacente alla casa, è rimasta quella di un tempo, con qualche moderno aggiornamento. Qui le uve arrivano in beans in maniera più tempestiva possibile, circa quaranta minuti dopo essere stata vendemmiata manualmente. I grappoli vengono selezionati, diraspati e prendono una diversa strada a seconda della tipologia di vinificazione: per uve mature la sosta in pressa è di una notte, per poi procedere con la fermentazione in acciaio o legno grande, mentre per uve molto mature, con acini passiti, la macerazione in tini di legno è d’obbligo per estrarre, grazie all’alcool, aromi e zuccheri preziosi; entrambe le fermentazioni avvengono mediante un pied de cuve.

Simon di BrazzanTra i vari piani della cantina si possono vedere, oltre alle vasche d’acciaio, botti da ventiquattro ettolitri e tonneau da sette ettolitri, preferendo i formati più grandi alle barrique.

L’obiettivo di Daniele è quello di fare vini corretti, anticipando gli imprevisti e non esasperando i processi come la macerazione sulle bucce, con una produzione che oggi si attesta sulle settantamila bottiglie, oltre all’aggiunta di circa altre trentamila bottiglie di una linea “inferiore”.

Simon di BrazzanSpostandoci nella sala degustazioni, all’interno della casa, un assaggio di alcune delle etichette prodotte da Simon di Brazzan, partendo dal Friulano 2020, che come la Malvasia, il Sauvignon ed il Pinot Grigio, è un blend di diversi processi: macerazione di circa venticinque giorni, affinamento in acciaio ed affinamento in legno.

Un vino che si presenta al naso con delicate note di frutta, pesca per lo più, e si caratterizza per i sentori di erbe aromatiche come il timo, sprigionando anche un’intensa nota di thè verde. Verticale e diretto al palato, con un’ottima mineralità, discreta acidità e buona lunghezza. Sentori che si accentuano nel fratello maggiore, il FriulanoTradizion” 2018, le cui uve restano a contatto per circa venticinque giorni, con follature due volte al giorno, per poi affinare trenta mesi in botti grandi di legno. Le erbe aromatiche la fanno da padrone, con la salvia, ma anche note speziate, di pepe bianco, frutta più matura. Avvolgente ma al contempo delicato, con uno spessore maggiore del precedente, ottima mineralità e persistenza.

Simon di BrazzanDopo il Friulano la Malvasia e il Sauvignon 2020, con il primo vino che tende a sprigionare note fruttate, di pera, ma anche timo, una leggera salvia; mentre il Sauvignon più legato a note erbacee, di peperone, foglia di pomodoro, un sottofondo speziato. In bocca entrambi minerali e sapidi, con un’ottima freschezza e verticalità, un’acidità che spicca di più nel Sauvignon e una discreta persistenza.

Simon di BrazzanSimon di BrazzanIl secondo macerato di casa Simon di Brazzan è un Pinot Grigio, annata in questo caso 2019 nel quale emergono profumi di piccoli frutti a bacca rossa, ciliegia, rabarbaro, spezie dolci, per un gusto pieno ed avvolgente, una buona mineralità ed acidità ed un finale lungo al palato.

Per concludere gli assaggi non si può rifiutare un tagliere di salame e formaggi che la mamma di Daniele gentilmente ha preparato, oltre al MerlotCentenario” 2018, dedicato al nonno Enrico e prodotto per la prima volta con la vendemmia 2016. Un vino dai profumi di frutti rossi sotto spirito, sottobosco, tabacco dolce, note tostate, liquirizia, spezie, noce moscata, per un sorso verticale, forse ancora un po’ giovane, con una discreta acidità e un tannino ben presente ma non invadente; oltre ad un’ottima lunghezza.

Simon di BrazzanQuesto vino per la famiglia di Daniele ha un significato molto profondo ed è stato un omaggio al nonno, capostipite dell’azienda, accompagnato da un libro commemorativo che racchiude i momenti più importanti del centenario che va dal 1918 al 2018. Sul libro e sull’etichetta del vino è riportata una dedica che recita: “La terra, i lieviti, la vite. E una vita. Per noi, nonno Enrico sei tutto questo. Compi cent’anni. Tu stesso sei una vite di cent’anni, vitale e piena di linfa. Per noi sei stato come i lieviti per il vino: ci hai fatto cambiare, crescere, ci hai fatto trasformare come l’uva che diventa mosto, e poi vino. Sei stato come la terra, siamo cresciuti con te e grazie a te, radicati nei nostri campi. Siamo tutti grappoli. Seguiamo i tuoi insegnamenti, nonno, e quelli della Natura. Buoni cento anni”.

Simon di BrazzanUna dedica emozionante, letta da Daniele e accompagnata da qualche sorso di “Centenario”, prima di imboccare la strada del ritorno, ma con la promessa di tornare a condividere qualche calice e chiacchiera.

Ovviamente prima di partire qualche scorta di bottiglie e maglietta 131 a Daniele di Brazzan!

Torna in alto